venerdì 14 giugno 2024
Frittelle di spinaci, zucchine e feta
Spinaci e zucchine vi hanno stancato?
Beh, allora metteli dentro queste frittelle!
Anche senza glutine, se dovesse servire.
Le trovate su Starbooks!
mercoledì 13 settembre 2023
Covrigi
Incantata dalla foto su Nistisima mi ero ripromessa di realizzarli al più presto.
Poi si sa, "al più presto" prende connotazioni da era geologica nella vita quotidiana...
Ora, complice un'amica vegana, il libro in questione è sempre in giro, in casa arabafelice, e soprattutto sempre aperto!
I
covrigi sono in pratica molto simili a bagel e pretzel, con i quali
condividono la bollitura prima del passaggio in forno e, spesso, la
tipica forma.
Georgina Hayden dice che la ricetta è in realtà rumena, arrivata da quelle parti grazie ai fornai ebrei e mediorientali.
Nella versione originale la bollitura non era prevista, ma il passaggio è caldamente raccomandato per un risultato ottimale.
Anche
il topping non è tradizionale, con i fiocchi di cipolle, quegli onion
flake che trovo ovunque nei supermercati delle mie parti.
E con i
semi di papavero, che invece, udite udite, da me non solo non si trovano
ma sono severamente vietati per motivi legati al bando di ogni droga
possibile ed immaginabile, dato che possono contenere tracce di oppio e
hanno un blando contenuto di morfina.
Non siamo gli unici eh! Sono banditi anche a Singapore, in Cina e negli Emirati Arabi.
Inoltre possono falsare il risultato dei test antidroga comunemente usati negli aeroporti causando dei falsi positivi.
Insomma, se li fate pensate che c'è chi, banalmente, al loro posto ha dovuto usare semi di nigella.
Voi, fatevi conquistare dal lato proibito e andata di originale :)
COVRIGI
per 8 pezzi
1 cucchiaio di zucchero semolato
7g di lievito di birra disidratato
500g di farina forte per pane, più dell'altra per spoverizzare
1 cucchiaino di sale fino
3 cucchiai di olio d'oliva o di girasole
2 cucchiai di bicarbonato di soda
1 cucchiai di semi di papavero
1 cucchiaio di semi di sesamo
sale in fiocchi
1 cucchiaio di fiocchi di cipolla disidratata
Mettere
lo zucchero in contenitore alto e stretto insieme al lievito e versarvi
sopra 260ml di acqua tiepida. Mescolare e lasciare riposare per 5
minuti.
Versare la farina in una ciotola capiente e mescolarla con il
sale. Fare un buco al centro e unire l'acqua con il lievito aiutandosi
con una forchetta per amalgamare. Aggiungere 2 cucchiai di olio,
mescolare finchè il tutto sta insieme quindi versare il tutto sul piano
di lavoro leggermente infarinato ed impastare per 5/10 minuti, finchè
liscio ed elastico. Metterlo in un contenitore leggemente unto, coprire e
lasciar lievitare fino al raddoppio.
Quando l'impasto è pronto
rovesciarlo sul piano di lavoro e sgonfiarlo. Dividerlo in 8 pezzi
uguali e dare o la forma di un classico pretzel o quella arrotolata
mostrata qui, realizzata dividendo ognuno degli 8 pezzi in due filoncini
lunghi circa 30cm. Pizzicarne le estremità per farle stare insieme
quindi arrotolare, fermando le altre estremità nello stesso modo a
formare un anello. Trasferire su due teglie unte, coprire e lasciar
lievitare fino al raddoppio (circa 20 minuti).
Preriscaldare il
forno a 220 gradi. Mettere una pentola capiente piena d'acqua sul fuoco,
portare a bollore ed aggiungere il bicarbonato. In una ciotola
mescolare semi di sesamo, di papavero, sale in fiocchi e fiocchi di
cipolla. Usando un grosso mestolo forato o un colino per frittura
immergere un pezzo alla volta per 30 secondi, scolarlo bene e rimetterlo
in teglia. Quando sono tutti pronti ungerli con l'olio rimasto e
spolverizzare con il mix di semi.
Cuocere in forno per 15-20 minuti, finchè ben coloriti ma ancora morbidi all'interno.
Far raffreddare e servire.
NOTE
- ricetta precisa al grammo, cosa che con i lievitati, vuoi per le diverse farine, vuoi per le condizioni ambientali, non è mai scontata. Nonostante il caldo secchissimo, e il fresco in casa secco da aria condizionata l'impasto è risultato perfetto con le dosi di liquido indicato. Dato che la cosa mi causa sempre un certo patema, la sottolineo con soddisfazione .)
- la lavorazione indicata è a mano, ed in effetti l'impasto lo consente senza problemi. Per la solita, cronica, personale pigrizia ho utilizzato l'impastatrice ma devo dire che l'impasto in mano è veramente un piacere da maneggiare.
- ricetta tutto sommato veloce, dato che la quantitàdi lievito consente di non dover attendere molto il raddoppio. Unico passaggio più indaginoso, ma nemmeno più di tanto, è la bollitura che va fatta rigorosamente un pezzo per volta. Ma trattandosi di 30 secondi direi che c'è poco da lamentarsi...
- la formatura è molto semplice e ben spiegata. Nulla vieta di procedere anche con la forma da pretzel classico.
- il topping con la cipolla disidratata e i semi è veramente il quid in più. Morbidi dentro, croccanti fuori, da annoverare tra le ricette non solo da rifare, ma da raddoppiare, triplicare...perchè veramente non bastano mai.mercoledì 14 giugno 2023
Feta croccante in pasta phyllo e miele
Immagino che nessuno, o quasi, sia pronto ad alzarsi a contestare il
detto universale per cui qualunque cosa, fritta, diventi mille volte più
buona.
Possiamo poi andare per il sottile e precisare, quello si,
che la frittura debba essere realizzata a regola d'arte, arte che ahimè è
molto meno facile di quel che sembri.
Qui in realtà non dovendo
preparare nessuna pastella ma solo controllare che l'olio sia alla
giusta temperatura le difficoltà si riducono praticamente quasi allo
zero.
L'autrice dice che ha mangiato questo piatto durante una
vacanza in Grecia e la reazione all'assaggio fu estasi ma anche rabbia,
per non averci pensato prima lei stessa.
Un abbinamento
semplicissimo, pochi ingredienti, che però si trasforma in un piatto da
leccarsi i baffi, le dita e chi più ne ha, più ne metta.
Idem per me: basita dalla semplicità, quasi dall'ovvietà dell'abbinamento per poi rimanerne colpita appena l'ho assaggiato.
La feta la metto ovunque, giusto dentro la pasta phyllo mi mancava!
Successone su tutti i fronti.
Fatene tanti.
E tanti saranno sempre pochi!
FRIED FETA PARCELS WITH HONEY
per 2 persone
da Persiana Everyday di S. Ghayour
olio di semi, per friggere
un blocco di feta da 200g diviso in quattro
un foglio di pasta phyllo (circa 48cm x 25cm) diviso in quattro
2 cucchiai colmi di miele chiaro
Scaldare
l'olio in padella, in modo che abbia circa un centimetro di spessore
(per testare la temperatura immergere un pezzetto di pasta phyllo, se
frigge piano facendo qualche bolla va bene, se invece sfrigola molto è
troppo caldo).
Foderare un piatto con carta da cucina.
Avvolgere ogni pezzetto di feta in uno dei pezzi di pasta phyllo, sigillando bene aiutandosi con un pochino di acqua o olio.
Immergere
ogni pezzo (con la chiusura verso il basso) nell'olio e cuocere un paio
di minuti, girandoli poi per continuare la cottura dall'altro lato.
Dovranno risultare croccanti e ben dorati.
Farli scolare sulla carta preparata quindi servire accompagnando con un filo di miele.
NOTE
-
la ricetta, se così possiamo chiamarla, è un mero esercizio di
assemblaggio. L'autrice taglia in 4 il blocco di feta da 200g ricordando
come quello mangiato da lei in vacanza fosse invece lasciato intero e
fritto in un unico pezzo. Sicuramente vincente l'idea di creare pezzi
più piccoli e vi confesso che in realtà, avendoli già rifatti, la
seconda volta ho tagliato il blocco in 8 parti. Ancora più sfiziosi e
decisamente più comodi da mangiare.
- insomma, stiamo parlando di formaggio in un guscio croccante ed un filo di miele. Non immagino esista qualcuno che possa resistere a un bis, come minimo (tranne chi non ama il formaggio). Idea dall'eccezionalità inversamente proporzionale alla difficoltà di preparazione.
Perfetto per tutti gli aperitivi estivi, sia tiepido che a temperatura ambiente.
Fateli!
lunedì 22 maggio 2023
Sandwich uova, tonno e curry
I tramezzini erano la grande passione di mia madre che se
ne concedeva pochi, in realtà, rigorosamente presi nei bar selezionati
che li preparassero con tutti i crismi.
Perchè non sono io a doverlo
dire, ma ogni tanto se ne vedono di usciti da film dell'orrore. Senza
ripieno, o posizionato alla bell'e meglio solo sul lato in mostra, per
poi scoprire che il resto è vuoto.
Con il pane secco o vecchio, o spruzzato di acqua per farlo sembrare fresco (visto con i miei occhi).
Farciture banali o improbabili quando vogliono sembrare originali.
Insomma, anche quella del tramezzino è un'arte.
E la prima regola è che il ripieno sia strepitoso!
Qui
sicuramente il problema non si pone: la farcia è un filo anche troppo
buona, tanto che si rischia di finirsela a cucchiaiate.
Non so se a
casa vostra si usi pranzare a panini e finger food sul divano davanti
alla tv: da noi solo in occasioni particolari che spaziano da finali dei
Mondiali ad attentati spaventosi, e tutto quello che si trova in mezzo
...come la cerimonia di incoronazione di un nuovo sovrano, durante la
quale sono stati offerti con successo ;)
DEVILLED EGG TUNA SANDWICHES
da The Joy of Better Cooking di A. Zaslavsky
per 4 persone
4 uova a temperatura ambiente
185 g di tonno in scatola scolato
2 lunghi gambi di sedano affettati sottili
uno scalogno finemente affettato
1/2 mazzetto di coriandolo, foglie e rametti finemente affettati (più dell'altro del guarnire)
185 g di maionese (possibilmente la Kewpie)
2 cucchiaini di curry in polvere
un cucchiaino di coriandolo in polvere
un cucchiaino di sale in fiocchi
2 cucchiai di burro ammorbidito
8 fette di pane da toast
un cetriolo affettato molto sottile
Per cuocere le uova mettere un pentolino d'acqua sul fuoco e adagiarle dentro usando un mestolo forato. Abbassare la fiamma in modo che sobbolla appena e lasciar andare per 5 minuti. Togliere quindi il mestolo con le uova dal pentolino e passarle subito sotto l'acqua corrente. Una volta fredde, pelarle.
Mettere il tonno, il sedano,
lo scalogno ed il coriandolo in una ciotola insieme alla maionese, il
curry in polvere e il coriandolo in polvere. Amalgamare cercando di non
sminuzzare troppo il tonno. Aggiungere le uova e unire anch'esse, quindi
salare ed assaggiare: se piace, a questo punto si può aggiungere un po'
di pepe.
Imburrare metà delle fette di pane e farcirle con il composto di tonno, finendo con una striscia di cetriolo. Usare le fette rimaste per chiudere i sandwich, quindi tagliarli a strisce e servire con coriandolo extra e cetrioli.
NOTE
- l'autrice racconta che questo è un grande classico della sua famiglia che lei ha solo leggermente modificato lasciando i tuorli morbidi in modo che si fondano meglio con gli altri ingredienti. Suggerisce di provare anche a sostituire il tonno con del pollo, il pane con quello senza glutine se dovesse servire. Oppure ancora, per realizzare un antipasto con poco sforzo, suggerisce di acquistare dei vol-au-vents pronti e farcirli con il ripieno.
- una nota a parte necessita la maionese suggerita. Non so se in Italia si trovi quella della marca indicata, Kewpie, che è un brand giapponese che ha conquistato chef e scaffali dei supermercati in mezzo mondo. La particolarità? Il sapore delicato ed intenso allo stesso tempo, indescrivibile. Realizzata con soli tuorli, non uova intere, ha anche la consistenza ideale per essere mischiata ad un ripieno o usata per creare decorazioni che reggereanno perfettamente la forma. Cercatela per curiosità, facendo attenzione a comprare quella che nasce per il mercato giapponese e non quella americana, la cui ricetta leggermente diversa la rende meno buona dell'originale. Al solito qui da me si trova facilmente al super.
- imburrare il sandwich prima di farcirlo mi è sembrato un po' ridondante. Really? E soprattutto, perchè? Non aggiunge nulla in termini di sapore dato che è poco, non isola il panino perchè comunque va imburrato un solo lato. Insomma, l'ho fatto per amor di ricetta ma non cambierebbe nulla se lo si evitasse.
- piccola nota sul coriandolo fresco: impossibile che entri a casa mia, è stato sostituito come al solito con prezzemolo.
lunedì 5 dicembre 2022
Noci pecan speziate
Un consesso che sembra l'ONU.
Signore da ogni Paese del mondo e dai molti passaporti si affollano ad un buffet a cui tutte abbiamo contribuito.
Chi più, chi meno.
Quei dim sum, i famosi ravioli cinesi, sono invitantissimi, ma sono solo dieci.
Siamo una ventina almeno.
La signora che li ha portati e realizzati parla poco inglese, ma abbastanza da spiegare che ne ha portati pochi perchè magari non tutti li conoscono e non verranno assaggiati.
A pensare male si fa peccato, lo so.
Ma non mi scaccio dalla testa l'idea che giusto quelli le siano avanzati...
Un casco di banane.
Sarebbe un Christmas brunch, ma capisco che la signora pensa alla nostra salute e tiene a ribadire che immaginando la presenza di molte portate poco sane ci ha pensato lei, a rimetterci in riga.
Un barattolo di curcuma.
Si, avete letto bene.
Un'altra auto-proclamatasi guru di non so bene cosa se ne prende il merito e con fare piuttosto imperioso ci invita, o sarebbe meglio dire ordina, di metterne ovunque per presunti miracoli per salute, bellezza e forma fisica.
Su di lei gli effetti tardano ad arrivare, ma non l'ho detto e sto cercando di non pensarlo.
Prima di essere fraintesa, il buffet è strapieno.
Torte, pasticcini di ogni tipo, salati di ogni foggia.
La signora vegana per cinque giorni a settimana si aggira sconsolata.
Ahimè non è weekend ancora, non può toccare nulla a parte le banane.
Poi vede queste.
Si prende la ciotola.
Se la porta al tavolo.
Se le mangia.
Si incarta la rimanenza.
Ne condivide un paio giusto con la tizia della curcuma, che evidentemente approva.
Dove le hai comprate, mi chiedono.
Spiego brevemente come si facciano.
Too much work. Troppo sforzo, rispondono.
Le venderesti?
Non le vendo, ma vi invito caldamente a replicarle quanto prima.
Metterete d'accordo vegani, celiaci. E guru del momento :)
SPICED CANDIED PECANS
di D. Lebovitz
210 g di noci pecan non tostate
55 g di zucchero a velo
3/4 di cucchiaino di sale in fiocchi
mezzo cucchiaino di pepe di Cayenne
2 cucchiaini di acqua (da valutare)
Preriscaldare il forno a 170 gradi e foderare una teglia con carta forno.
In una ciotola mischiare lo zucchero a velo, il sale, il pepe di Cayenne e 1 cucchiaino e mezzo di acqua.
Amalgamare ed unire le noci pecan, mescolando in modo che siano ricoperte.
Non aggiungere l'acqua tutta insieme, se il composto è troppo liquido non si attacca alla frutta secca.
Valutate quanto aggiungerne, vi metto la foto di come è il composto prima di andare in forno.
Versare le noci pecan sulla teglia preparata, separandole un po'.
Cuocere per 10-12 minuti, mescolandole un paio di volte, finchè saranno ben colorite e brillanti.
Far raffreddare completamente prima di servire, o conservare in un contenitore ermetico, separando quelle che si saranno attaccate tra loro in cottura.
NOTE
- queste sono il male, e non dite che non vi avevo avvisato. Fatene TANTE.
- si conservano benissimo anche due settimane, oltre non ci sono arrivate. Perfette per aperitivi e regalini homemade.
martedì 15 novembre 2022
Tartellette di sfoglia con cipolle caramellate e caprino
La regola è quella e non si cambia: le ricette in casa arabafelice non si ripetono.
Se
ne provano tante, sempre nuove, con quell'ansia che viene dal
possedere un numero di libri inversamente proporzionale al tempo a
disposizione, sapendo che la maggior parte non prenderà mai vita.
Rarissime
le eccezioni alla suddetta regola, che contemplano che la ricetta in
questione sia come minimo un capolavoro assoluto di cui non sia stato
trovato emulo minimamente accostabile.
Fanno parte del gruppo un paio
di ricette di Yotam Ottolenghi, due di Martha Stewart, una di Nigella
Lawson. Alla santissima trinità in questione si aggiunge, ebbene si,
questa degli Hairy Bikers dal loro The HB Perfect Pies.
Per quanto semplice possa sembrare il risultato è, credetemi, al di sopra di qualsiasi aspettativa ed immaginazione.
Inutile
che vi elenchi i complimenti, le richieste di condividere la ricetta,
la preghiera di portare "quegli affari con le cipolle" a qualunque cena o
buffet in cui fosse presente qualcuno che già li aveva assaggiati.
Più
emblematico che sia l'unica, dicasi l'unica ricetta al mondo che
preveda le cipolle come elemento principale che il mio augusto consorte
mangi, e di gran gusto.
E se gli chiedete il perchè, ricordandogli
che i bulbi in questione vanno annoverati tra quelli che considera la
sua personale kryptonite, la risposta è "ma qui ci stanno benissimo".
Quindi
anche in considerazione delle feste che arriveranno presto e delle idee
a riguardo che non bastano mai, ho deciso di inaugurare il cesto di Natale con queste tartellette divine.
Non
storcete il naso alla sfoglia pronta: ne esistono di qualità
eccellente! E nemmeno al procedimento piuttosto semplice: non è una
benedizione ogni tanto potersi semplificare la vita? ;)
CARAMELISED RED ONION & GOAT'S CHEESE TARTS
da HB Perfect Pies degli Hairy Bikers
per 6 pezzi
50g di burro
4 cipolle rosse medie, tagliate a metà e poi affettate sottilmente
50 g di brown sugar
3 cucchiai di aceto di vino rosso
3 cilindri di caprino
2-3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
pepe macinato al momento
origano fresco o prezzemolo per guarnire
un rotolo di pasta sfoglia da 375g
farina per spolverare
latte per spennellare
Fondere
il burro in una pentola antiaderente quindi aggiungere le cipolle.
Cuocere su fuoco molto dolce per circa 30 minuti, finchè saranno ben
ammorbidite, mescolando ogni tanto.
Aumentare il fuoco e cuocere altri 3-4 minuti mescolando sempre, finchè cominceranno a colorire.
Aggiungere quindi lo zucchero e l'aceto e cuocere per 5 minuti, mescolando, finchè la maggior parte del liquido sarà evaporato.
Togliere dal fuoco e lasciare da parte.
Srotolare la pasta sfoglia e stenderla su una superficie infarinata finchè sarà circa 4cm più lunga. Tagliarla in 6 rettangoli uguali, metterli in una teglia, bucherellarli con una forchetta e spennellarli leggermente con del latte. Cuocere in forno preriscaldato a 200 gradi per 10 minuti, quindi toglierli dal forno ed abbassarli delicatamente con una spatola.
Dividere le cipolle tra i rettangoli di pasta. Tagliare il formaggio a fette, ed ogni fetta a metà, quindi mettere 2 pezzi su ogni rettangolo. Condire con del pepe nero.
Cuocere immediatamente oppure mettere da parte
fino a 10 minuti prima di servirli (ma se manca più di un'ora alla
cottura tenerli in frigo.)
Infornarli per 6-8 minuti finchè la pasta sarà ben colorita ed il formaggio comincerà a fondere leggermente.
Trasferire
i rettangoli sul piatto da portata e condirli con un filo d'olio.
Guarnire con origano o prezzemolo e servire tiepidi.
NOTE
- più semplice di così si muore. Unica attenzione va posta alla cottura delle cipolle, che deve essere molto dolce e prolungata. Ho le piastra ad induzione per cui riesco a regolare il calore perfettamente in modo che rimanga costante senza rischio che bruci nulla. Con la fiamma me la cavo meno bene, ma suggerirei l'uso di uno spargifiamma per massima sicurezza.
- le cipolle con il burro, poi caramellate con zucchero e aceto: fatene tante perchè non solo si riducono in modo impressionante dopo la cottura, ma parte del calo, ehm, fisiologico, potrebbe essere causato da frequenti, necessari, assaggi.
- le indicazioni sulla sfoglia vengono date su un rotolo già steso di determinato peso che mi pare di aver visto anche in Italia. Io qui la trovo solo in panetto e quello è stato usato, dopo averlo opportunamente steso.
- oltre ad essere buonissime hanno il pregio di possono essere preparate in anticipo e, a scelta, cotte all'ultimo momento. In alternativa negli anni sono state anche cotte e leggermente scaldate al momento non perdendo nulla dello charme di cui vi ho già abbondantemente parlato :)
lunedì 29 marzo 2021
Praline alle noci pecan
Due dolci sono probabilmente i più tipici, ed i più amati, dalla
comunità Creola di New Orleans e da quella Cajuns: uno lo avete già
visto ed è il Bread Pudding, l'altro le praline.
Nel
periodo della schiavitù le persone di colore erano particolarmente
apprezzate come cuochi e soprattutto pasticcieri. Alcuni riuscirono
addirittura a riscattarne e crearsi una professione di successo.
Per
tutti gli altri invece fu espressione di inventiva e utilizzo delle
proprie radici e tradizioni allo stesso tempo, seppur spesso in ambienti
ostili.
E se il Bread Pudding fu il modo in cui gli chef creoli
mostrarono come utilizzare degli avanzi per creare un dolce ricco e
straordinario, le praline lo furono in ugual modo: inizialmente
realizzate con sola melassa(sottoprodotto del processo di raffinazione
dello zucchero) che veniva fatta bollire, erano chiamate "hard times
candies" ovvero le "caramelle dei tempi di magra".
Quando lo zucchero
smise di essere un prodotto di lusso le praline lo annoverarono
finalmente tra gli ingredienti insieme a frutta secca, sesamo, a volte
cornflakes.
Erano vendute per la strada e nelle aree pubbliche dalle schiave di colore.
Di chiara ispirazione francese oggi le praline sono forse il dolce simbolo di New Orleans.
Così
amate che sono diventate oggigiorno uno dei gusti di gelato più
diffusi: il famoso "pralines&cream", ovvero gelato alla vaniglia con
noci pecan caramellate e variegatura al caramello morbido.
E credetemi, vale tutta la pena provarlo ;)
PRALINES
da Jubilee di Toni Tipton-Martin
per circa due dozzine
300 g di brown sugar
300 g di zucchero semolato
3 cucchiai di melassa (o dark corn syrup)
250 ml di panna fresca da montare o latte intero
80 g di burro
250 g di noci pecan tostate e spezzettate grossolanamente
un cucchiaino di estratto di vaniglia
un pizzico di sale
Foderare una teglia con carta forno e lasciare da parte.
In
un pentolino a fondo spesso mettere i due tipi di zucchero, la melassa e
la panna e porre su fuoco medio/alto, mescolando finchè lo zucchero si
scioglie.
Portare a bollore e far cuocere per circa 5 minuti finchè
il composto addensa un po' ed una goccia fatta cadere da un cucchiaio in
una ciotola di acqua fredda si addensa subito in una pallina morbida
(in alternativa usare un termometro da zucchero, il composto deve
arrivare a 116 gradi Celsius).
Fare molta attenzione in questa fase perchè lo zucchero a queste temperature può provocare ustioni molto serie.
Togliere da fuoco e immediatamente unire le noci pecan, il burro, il sale e la vaniglia.
Mescolare vigorosamente con un cucchiaio di legno per almeno due o tre minuti, finchè il composto prende consistenza.
Lavorando
con una certa velocità versare cucchiaiate colme di composto sulla
teglia preparata. Far riposare finchè le praline saranno completamente
fredde.
Conservare in un contenitore ermetico.
NOTE
- le praline non sono difficili ma serve un minimo di esperienza nel lavorare lo zucchero. Per quel che mi riguarda ho usato il termometro ed in effetti ci sono voluti più di cinque minuti per raggiungere la temperatura richiesta. Farlo ad occhio se non si ha pratica non è consigliato, pena ottenere un composto che non si addensa.
- sono buonissime! Si sciolgono in bocca, non risultano assolutamente troppo dure, sono una vera delizia. Sono ovviamente molto dolci, e dire che il pizzico di sale ci sta bene anche un po' più abbondante.
- il brown sugar è zucchero semolato addizionato di melassa. La definizione ulteriore di "dark" e "light" indica il quantitativo di melassa aggiunta e quindi il colore più chiaro o scuro. Nella ricetta non è specificato quale usare ed ho scelto il light dato che comunque poi c'è un'aggiunta ulteriore di melassa.
- ho usato la panna, e l'autrice avvisa che se si usa il latte intero le praline verranno più piatte.
- a me ne sono venute di più, ho superato la trentina. Ma evidentemente le ho fatte più piccole degli originali.
lunedì 30 novembre 2020
Tartufini facilissimi alle barrette Daim
Potrei raccontarvi della simpatica conoscente inglese che del Coronavirus ha sempre riso.
Ha riso di me la prima volta che mi ha visto con la mascherina, quando ancora nemmeno era obbligatoria.
Ha riso delle misure "esagerate" ed ha illustrato, non richiesta, la sua teoria in merito.
Una specie di calderone di poteri oscuri, piani diabolici, controllo delle menti e forse altro, ma il mio cervello si è rifiutato di registrare.
Ha riso dei morti, si, perchè sarebbero morti comunque (parole sue).
Something behind, diceva.
Cioè c'è qualcosa dietro.
Sono passati mesi.
Lei è tornata in Inghilterra.
E solo da poco ha scritto per dire che si, il virus lo aveva preso anche lei negli ultimi tempi in cui era ancora in Arabia.
Quegli ultimi tempi in cui lo sapeva e non ha informato nessuno delle persone che ha incontrato.
La sottoscritta compresa.
Ha chiesto scusa, dicendo che è stata tanto male.
E forse non era un'influenza come pensava.
Che la notte non respirava e pensava di morire.
Le è andata bene, anche se ora a distanza di mesi sta perdendo moltissimi capelli.
Un effetto collaterale passeggero, pare.
Niente, non ve lo racconto perchè non provo particolare pena.
Ed ho bisogno di tempo per valutare quanto di un delitto perfetto riesco ad organizzare.
Nel frattempo, godetevi questi! :)
EASY DAIM TRUFFLES
da Scandikitchen Christmas di Bronte Aurell
per 30 pezzi
200 ml di panna fresca
180 g di cioccolato fondente spezzettato (o al latte, se si preferiscono più dolci)
50 g di burro
un paio di cucchiai di cognac, oppure caffè
2 barrette Daim (da 28 grammi ciascuna) spezzettate finemente
cacao in polvere per la copertura
Scaldare la panna fino a farle raggiungere il bollore quindi spegnere immediatamente il fuoco e aggiungere il cioccolato fondente.
Una volta che si sarà fuso aggiungere anche il burro ed il cognac, se si usa, oppure il caffè.
Mescolare bene e far raffreddare completamente a temperatura ambiente.
Aggiungere quindi i Daim spezzettati e mettere il tutto in frigo per almeno una mezz'ora prima di formare i tartufini.
Nell'operazione, dice l'autrice, si fa parecchio caos perchè il composto è morbido, infatti alcuni preferiscono usare uno scavino per melone. Con le mani vengono benissimo comunque, basta dividere il composto in 30 pezzi ed arrotolarli a formare delle palline.
Farle freddare in frigo prima di passarle poi nel cacao.
Tenere in frigo ma servire dopo averle tenute a temperatura ambiente per 15 minuti.
NOTE
- non sono particolarmente dolci, quindi valutate se volete aggiungere un pochino d zucchero a velo nell'impasto o farli direttamente con un cioccolato non troppo amaro. Qui sono stati graditi come li vedete ;)
- le barrette Daim in Italia credo le venda l’Ikea...da me si trovano nei supermercati.
venerdì 13 novembre 2020
Triangoli di pasta phillo al formaggio e pistacchi
Della pasticceria mediorientale si dice di tutto ma soprattutto che sia troppo zuccherina e spesso stucchevole.
La
tradizione di innaffiarla spesso con sciroppo di zucchero (che,
ricordiamo, oltre a contribuire al sapore funge da conservante naturale
nella tradizione di un luogo dal clima impietoso e dove i frigoriferi
sono arrivati in epoca realtivamente recente) non incontra sempre il
gusto occidentale.
Beh, ha sempre incontrato il mio, ma non faccio testo :)
Qui invece sfatiamo il mito: il dolce qui sopra....non lo è assolutamente!
O
meglio la pasta phillo è neutra, il ripieno presenta pochissimo
zucchero, di sciroppo c'è solo la giusta quantità e serve a dare quel
tocco caratteristico che altrimenti mancherebbe.
Il ripieno è
buonissimo, d'altronde non dobbiamo andare lontano in Italia per
incontrare anche alle nostre latitudini dolci che prevedano il
formaggio.
E se riuscite a trovare il mastice di Chio , beh, l'esperienza sarà assicurata su tutti i livelli.
Sono dolci che si mangiano soprattutto nel mese di Ramadan ma ormai si trovano ogni periodo dell'anno.
Le
bancarelle che l'autore ricorda dalla sua infanzia ora sono state
sostituite da bellissime pasticcerie quasi ovunque, e sostituita anche
l'usanza di friggerli invece che cuocerli al forno.
Ma sono buonissimi lo stesso, fidatevi ;)
FILO TRIANGLES WITH CREAM CHEESE, PISTACHIO AND ROSE
per 12 pezzi
da Falastin di Sami Tamimi
10 fogli di pasta phillo di ottima qualità (ognuno 31 x 38cm)
120 g di burro fuso
per lo sciroppo
100g di zucchero semolato
un cucchiaino e mezzo di succo di limone
tre quarti di cucchiaino di acqua di rose
per il ripieno
450g di formaggio cremoso
2 cucchiaini di amido di mais
55 g di zucchero semolato
mezzo cucchiaino di sale
un quarto di cucchiaino di mastice di Chio (o gomma Yemenita) oppure pasta di vaniglia
per la guarnizione
20g di pistacchi sgusciati, tritati quanto più finemente possibile
un cucchiaio e mezzo di petali di rosa essiccati (facoltativi)
Per
prima cosa preparare lo sciroppo: mettere 55ml di acqua e i 100 g di
zucchero in un pentolino su fuoco medio/alto. Portare a bollore girando
con un cucchiaio di legno ed a questo punto unire il succo di limone.
Far sobolllire piano per 2 minuti quindi unire l'acqua di rose e
togliere subito dal fuoco.
Lasciare da parte.
Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Preparare il ripieno semplicemente mescolando gli ingredienti molto bene, finchè il tutto sarà amalgamato. Lasciare da parte.
A
questo punto stendere un foglio di pasta fillo sul piano di lavoro e
spennellare con il burro fuso. Sovrapporre un altro foglio, imburrare e
procedere in questo modo finchè si avranno 5 strati di fillo. Imburrare
anche l'ultimo.
Meglio lavorare con una certa lena perchè la pasta fillo secca velocemente se lasciata all'aria.
Ora
usando delle forbici affilate tagliare la pasta in 6 quadrati da 12cm
di lato (bisognerà regolare i bordi per ottenere la dimensione
desiderata).
Versare circa 35g di ripieno al centro del primo
quadrato, lasciando un paio di centimetri sui bordi. Piegare a metà a
formare un triangolo pressando bene i bordi senza schiacciare il
ripieno, quindi imburrare anche all'esterno.
Appena i 6 triangoli sono nella teglia continuare ripetere il processo con il resto della pasta fillo e del ripieno.
Una volta che i 12 triangoli sono pronti ed imburrati cuocerli per circa 22 minuti o comunque finchè ben dorati e croccanti.
Togliere
dal forno, far riposare 10 minuti quindi irrorarli con lo sciroppo, con
i pistacchi tritati ed i petali di rosa, se si usano, e servirli.
NOTE
- il dolce non presenta alcuna difficoltà: la pasta phillo non va piegata in modi complicati, il ripieno si prepara semplicemente mescolando gli ingredienti e il forno lavora da solo. Unica attenzione va messa alla velocità di lavorazione della pasta phillo che come sapete secca alla velocità della luce se lasciata all'aria per troppo tempo.
- qui da me si trovano due tipo di pasta phillo, una sottilissima per i dolci, appunto, ed una leggermente più spessa per i piatti salati. Se da voi ci sono entrambe usate la prima, il guscio croccante sarà quasi impalpabile e i dolci ancora più buoni.
- il mastice di Chio (o gomma Yemenita) non è quello che si compra dal ferramenta :) ma una resina locale che ha un sapore molto pungente appena si mette in bocca ma pian piano rilascia aromi di agrumi via via che si scioglie. E' molto particolare e in caso non la troviate l'autore suggerisce la vaniglia al suo posto, non perchè assomigli ma perchè non c'è nulla che ci si possa avvicinare come sapore, nè come sensazione.
- l'acqua di rose è minima, si sente appena come è giusto che sia. La distanza tra un dolce ed una saponetta è sempre minima, quando si usa questo ingrediente: compratelo di ottima qualità.
- sono divini! Nemmeno complicati, saranno buonissimi con il tè del pomeriggio ma anche per accompagnare il caffè del dopopranzo. In questo caso forse li realizzerei ancora più piccoli.
venerdì 25 settembre 2020
Fagottini velocissimi al formaggio
Avete presente quelle ricette che solo a leggere gli ingredienti sapete che piaceranno a tutti.
Quelle
ricette che non nascono per arrivare a tavola ed essere mangiate
educatamente con le posate ma vanno consumate lì per lì accanto ai
fornelli.
Quelle ricette che sono goduria pura, e fa parte della
goduria anche l'inevitabile ed immancabile ustione del palato: ne vale
tutta la pena.
Come vale tutta la pena di doverle friggere, a maggior
ragione se l'impasto si fa in un attimo, nessuna attesa nè
lievitazione, il ripieno in un lampo e la cottura anch'essa prende non
più di tre minuti!
Di una facilità disarmante ma di una soddisfazione senza pari.
E pazienza se vi ho già svelato come va a finire ;)
- la pasta frigge in un attimo, ma va stesa molto sottile. Gonfia in cottura e rimane croccante per qualche ora. Dopodichè diventa inevitabilmente più morbida, ma comunque buonissima.
lunedì 8 giugno 2020
Donut in due ingredienti e due minuti!
Una settimana da sballo.
Almeno nella testa, ma questo già basta.
Ebbene si, da una settimana ci avevano allentato le restrizioni ed il coprifuoco comincia alle 8 di sera invece che alle 3 del pomeriggio.
Ma soprattutto, udite udite, bar e ristoranti aperti per mangiarci, moschee di nuovo ad accogliere i fedeli, negozi riaperti.
Tre mesi che non usciamo.
Secondo il mio augusto consorte vanno calcolati tipo anni dei cani, per cui sembra che non si esca da minimo il triplo del tempo.
Sempre che non si contino i miei viaggi settimanali al supermercato, ormai diventati slalom ridicoli per evitare l'incontro ravvicinato con qualsiasi altro essere umano e benefica pratica dell'apnea sotto mascherina ogni qual volta qualcuno mi sembri a meno di due metri.
Non usciamo il primo giorno, aspettiamo il weekend.
Mi dimentico nell'ordine le chiavi di casa.
Gli occhiali da sole.
Il consorte gli occhiali da vista.
Due deficienti.
Il centro commerciale a cui puntiamo per una commissione di cui necessitiamo da tempo ovviamente presenta barriera all'ingresso per misurazione temperatura.
Per motivi che mi sfuggono viene presa sulla mano e sulla fronte: immagino sia per fare media dato che alla prima ho 42 e alla seconda 34.
No comment.
Ci viene rimisurata con le stesse modalità nell'ordine poi per ingresso al supermercato, ingresso in negozio ed ingresso al ristorante che essendo pomeriggio è vuoto per cui decidiamo di inaugurare la stagione con una roba tra merenda ed aperitivo che ci farà da cena.
E non importa che ognuno di questi esercizi sia all'interno del centro commerciale che ci ha già autorizzato all'ingresso.
Via di corsa, che anche se il coprifuoco lo abbiamo alle 20 alle 19 il centro commerciale chiude ed il ristorante alle 18:30.
E commentiamo che si, dai, è un traffico ma ci voleva, ed abbiamo visto che la vita sulla Terra è ancora presente e poi aver trovato dopo mesi le fette biscottate non ha prezzo.
Mattino successivo: battiamo ogni record.
Dopo ben una settimana di allentamento delle restrizioni, ci richiudono per picco nel numero di contagi!
Per ora solo la città di Jeddah, ma aspetto con fiducia che estendano la cosa anche ad altre, la mia compresa.
Come si dice, è stato bello finchè è durato.
E si che uscire con guanti e mascherina con 50 gradi all'ombra mi è sembrato stupendo :D
Esperimenti da lockdown ben riusciti: questi mini donuts battono tutti i record! Velocissimi (avete mai visto una ricetta di fritto che cominci dal mettere l'olio a scaldare? Io no!) ma soprattutto di un buono inaspettato.
Fate lo sforzo e glassateli, che così diventano proprio come i donuts americani.
E semplicissimo anche adattarli alla versione vegan.
Due ingredienti, due minuti: ci vuole più a dirlo che a farli ;)
Preparare una padella a bordi alti con almeno due dita di olio e metterla su fuoco medio.
Mescolare in una ciotola farina e yogurt. Si otterrà una pasta della consistenza quasi di quella per bignè.
Mettere la pasta in una tasca da pasticceria senza bocchetta e tagliare in modo da ottenere delle palline di due centimetri di diametro che vanno tagliate con le forbici direttamente sul fuoco e fatte cadere delicatamente.
Potete in alternativa usare un sacchetto per alimenti tagliandone il bordo o in caso estremo due cucchiaini ma in questo caso i mini donuts avranno una forma meno regolare (ma saranno comunque buonissimi!)
Friggerli a fuoco medio finchè saranno ben dorati, quindi scolarli su carta da cucina e farli raffreddare.
Preparare la glassa: mescolare il burro fuso con lo zucchero a velo ed unire qualche cucchiaio di latte fino ad ottenere una pastella semiliquida. La densità della glassa dipende da voi: più o meno liquida, più o meno densa a seconda di quanta ne vogliate sui donut.
Versare metà dei donut nella glassa, farli ricoprire per bene e scolarli su una gratella con un mestolo forato.
Aggiungere del cacao in polvere alla glassa rimasta e ricoprire i donut rimasti.
Attendere che la glassa si rapprenda prima di servirli.
NOTE
- se non avete la farina autolievitante usate 140g di farina comune addizionata di un cucchiaino e mezzo di lievito per dolci.
- se non volete glassarli sono buonissimi anche solo rotolati nello zucchero semolato. Ma consiglio caldamente il passaggio extra della glassa: per amanti ed intenditori è uguale a quella sui donut americani! Potete farla più o meno densa a seconda di come vi piaccia...a me bella spessa, è la parte migliore ;)
- se avete la pazienza dei santi, quella che non ho io e si vede dalla foto, la glassa rapprende ed asciuga perfettamente lasciando i mini donut all'aria per un'oretta circa. Io li ho toccati prima perchè mi ero stancata di aspettare :)
lunedì 16 dicembre 2019
Brunsli, i biscotti di Natale! (gluten free e senza lattosio)
Magari l'avete letto e non ci avete fatto caso.
Ma il fatto che l'Arabia Saudita abbia finalmente aperto ai visti turistici dopo essere stata pressocchè inaccessibile per moltissimo tempo è un fatto epocale.
Saranno presenti regole e restrizioni ma più blande, le donne dovranno vestire modestamente ma non saranno obbligate alla tradizionale "abaya" e coppie non sposate potranno condividere la stessa camera d'albergo!
Quelle che vi sembrano ovvietà qui sono veramente passi da gigante.
E sorprendentemente, sono arrivate loro.
Le domande.
Quei lettori sconosciuti che mi scrivono di solito per chiarimenti sulle ricette, qualche complimento gentile, ed in qualche caso qualche insulto (yes!).
Stavolta i lettori sconosciuti mi fanno finalmente domande su dove viva, e se valga la pena venirci.
Ora, tutto dipende da cosa cercate.
L'Arabia Saudita è un Paese splendido, con una natura sorprendentemente varia e siti spettacolari come quello di Mada'in Salih, patrimonio dell'Unesco.
Non è Dubai, e nemmeno gli USA.
E tanto meno un Paese del terzo mondo, anzi tutto il contrario.
Quindi, ricapitolando:
Ma la corrente c'è?
Santo cielo, si. E siccome l'elettricità si paga pochissimo è tutto illuminato a livello stadio del Maracanà per la finale del Mondiale.
Internet c'è?
Santo cielo, si. D'altronde come lo scrivo questo blog? Non ci sarà wifi libero ovunque ma vi basterà entrare in uno degli onnipresenti Starbucks.
Ma i locali e i bar?
Locali notturni e bar come in Occidente, no. Una marea di ristoranti, locali dove fumare la shisha o tirare tardi. Alcolici e carne di maiale, no. Cibo di ogni tipo, e siate coraggiosi negli assaggi. La pasta al dente e la pizza buona magari le mangiate a casa, ok?
Il mare è attrezzato?
Grazie al cielo, no. Stabilimenti orripilanti con sdraio in fila no, ma ahimè arriveranno. Godetevi il Mar Rosso con una gita in barca ed un'immersione (non è bello allo stesso modo il Golfo Persico) ricordandovi che per mettervi in bikini dovrete trovare spiagge isolate o riservate agli occidentali.
E' caro?
Dipende. Se andate a cena al Ritz Carlton o al Nobu Hotel, si. Se mangiate nei localini per la strada, no.
Ci sono malattie?
No, non è richiesta alcuna profilassi ed anzi a noi residenti sono richieste analisi e vaccinazioni prima di entrare nel Paese per mostrare che non siamo portatori di alcun contagio.
L'acqua c'è?
Santo cielo, si. L'acqua in bottiglia costa più cara delle bibite, dato che è sempre importata. Avrete acqua a volontà per in Arabia Saudita è presente il desalinizzatore più grande del mondo. Piuttosto, non sprecatela (anche se vedrete prati all'inglese innaffiati a 50 gradi per tenerli in vita contro ogni regola della natura)
Ma ne vale la pena?
Santo cielo, mi tocca dire di nuovo, ma che domanda è. Qualunque posto vale il viaggio e specie se è stato oscuro ed inaccessibile per tanto tempo. Abbiate chiaro in testa cosa cercate, ed informatevi: se avete un po' di spirito d'avventura e siete curiosi di scoprire un mondo tanto diverso da sembrare un universo parallelo, si. Se dovete tornare a casa per raccontare che gli spaghetti non li sanno cucinare, che le spezie puzzano, che le strade non sono chiare e che non potete bere alcolici (tutte sentite con le mie orecchie) state a casa che risparmiate :)
Ed in tutto questo lo confesso: sono ben contenta di essermela goduta quando potevano farlo in pochi.
Non me la rovinate, ora ;)
Natale in Arabia non si festeggia ufficialmente ma come dicevo nei post precedenti è un mese che ci si scambia regali per farsi gli auguri prima delle varie partenze.
Questi hanno riscosso lo stesso successo dei precedenti, con in più il fatto che possono essere mangiati anche dai celiaci e dagli intolleranti al lattosio.
E sono facilissimi!!!
Sempre grazie a quel genio di Yotam Ottolenghi ;)
Mescolare in una ciotola la farina di mandorle, lo zucchero semolato, lo zucchero a velo, il cacao, la buccia d'arancia, il mix 5 spezie e il sale.
Aggiungere gli albumi (non montati) girando finchè il tutto sta insieme.
Avvolgere in pellicola per alimenti e mettere in frigo per un'ora.
Stendere l'impasto tra due fogli di carta forno ad uno spessore di circa un cm e mezzo e tagliare i biscotti. Reimpastare i ritagli e continuare fino ad esaurimento.
Spolverizzare ogni biscotto con zucchero semolato e cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 12 minuti, finchè la base sarà leggermente croccante ed il centro ancora morbido.
Far raffreddare e servire.
NOTE
- il mix di cinque spezie cinesi (five spice mix) ormai si trova abbastanza comunemente (Naturasì, supermercati forniti, online). E' una miscela di spezie macinate che racchiude cannella, chiodi di garofano, anice stellato semi di finocchio e pepe nero. Dà un gusto veramente natalizio :)
- quanti biscotti vengono dipende ovviamente dalla dimensione degli stampini, i miei erano abbastanza piccoli e ne ho ottenuti 27.
- l'impasto crudo dura qualche giorno in frigo e da cotti durano anche una settimana in una scatola ermetica.
- a me non piace molto l'abbinata cioccolato/arancia per cui ne ho lasciato metà senza scorza grattugiata.
mercoledì 27 novembre 2019
Il fudge più buono del mondo (gluten free e senza uova)
Di nuovo quel periodo dell'anno nella vita expat: quando le vacanze si avvicinano e ci si comincia a fare gli auguri per tutte le feste, da Thanksgiving a Natale, per anticiparsi dato che poi a breve quasi tutti partono.
E di nuovo il fantozziano scambio di regali di cui vi ho parlato già lo scorso anno e che, credetemi, non è migliorato affatto.
Anzi.
Complice il grande movimento ambientalista del momento ecco che l'ispirazione è stata il DIY, il regalo fai da te.
Niente sprechi, usiamo quello che abbiamo in casa, attiviamo la fantasia.
Bellissima idea, in teoria.
Nella pratica un po' meno, dato che nell'ordine ho rimediato: primo, un sapone fatto in casa con ingredienti che sono stati definiti "preziosi e segreti" dalla signora che lo ha realizzato.
Temo una vaga presenza di candeggina però, visto il segno che mi ha lasciato sulle mani appena ho provato a usarlo: funzionerà meglio come detersivo per le superfici, immagino.
Una candela fatta con avanzi di cera : e qui l'idea poteva essere vincente, peccato che la cera sia stata versata in un contenitore che appena accesa si è sciolto con lei.
Un'esortazione a pensare alla caducità delle cose umane?
Leggermente meglio è andata col cibo, d'altronde assaggiare specialità di altre culture e Paesi è una delle mie passioni.
I dolcetti filippini i migliori insieme ad alcune variazioni di brigadeiros brasiliani chiamati "brigadeiros gourmet" e di cui devo riuscire a farmi dare la ricetta a costo di minacciare con le armi.
Meno poetica la signora che ha portato una scatola di cioccolatini acquistata ma, ahimè, dalla quale ne mancavano alcuni.
Ha candidamente ammesso che non le fossero piacuti, ma meglio riciclare che buttare.
No comment.
Ma vince la coppa la tizia americana che ha portato dei tipici biscuits, quelli che accompagnano il tacchino al Ringraziamento, al formaggio.
Divini, ve lo giuro.
Tampinata dalla sottoscritta, prima ha ringraziato.
Poi ha cominciato a balbettare.
Che formaggio avesse usato, non lo ricordava.
Farina, burro?
Forse.
Per ammettere solo per sfinimento oh dear, I have no idea. They are from a box!
Fatti con apposito preparato pronto.
Pazienza :)
Questi erano nei vassoi che ho regalato e non c'è stato nessuno che non se ne sia mangiato metà prima ancora che l'evento fosse finito. Dunque, fudge ne avete visti altri su queste pagine ma qui è un altro livello proprio: scioglievoli, buonissimi, irresistibili. La droga.
Impossibile smettere di mangiarne.
Fatene tanti.
E regalateli al prù presto, anche se la prova costume è lontanissima, ancora :D
Foderare una teglia quadrata da 20cm con carta forno.
Preparare il burro nocciola: mettere il burro in una piccola casseruola a fondo spesso su fuoco medio/alto. Cuocere senza mai perdere di vista e mescolando ogni tanto finchè si forma la schiuma, l'odore diventa quasi di nocciole tostate e si formano dei residui sul fondo di color pane tostato, insomma scuri.
Togliere dal fuoco (continuerà a cuocere un pochino ancora col calore residuo) quindi trasferirlo in una ciotola.
Sciogliere il cioccolato nel modo preferito, a bagnomaria o al microonde se si è pratici col metodo.
Aggiungere quindi al cioccolato il burro nocciola, il latte condensato, il caffè solubile e mezzo cucchiaino di sale.
Mescolare bene e il composto comincerà ad addensare e prendere l'aspetto di terra bagnata (sic!).
Assaggiare un pezzetto ed aggiungere altro sale a piacere tenendo però presente che dell'altro ne andrà sulla superficie.
Versare il tutto nella teglia preparata e usare una spatola bagnata per livellare (ma con le mani si fa meglio).
Aggiungere dei fiocchi di sale, coprire e mettere in frigo almeno due ore (ma meglio una notte) finchè sarà facilmente tagliabile in quadretti.
Meglio usare un coltello scaldato sotto l'acqua del rubinetto (ma perfettamente asciugato).
Durano oltre una settimana in frigo o un mese in freezer, ma portare a temperatura ambiente prima di gustare.
NOTE
- l'unico passaggio a cui fare attenzione è quello della preparazione del burro: consiglio di usare un pentolino chiaro in modo da vedere bene la trasformazione del burro e non rischiare di bruciarlo.
-il composto appare un po' granuloso quando comincia ad addensare, non preoccupatevi, lavorate velocemente e dopo che sarà rassodato sarà perfetto!
mercoledì 12 giugno 2019
Halloumi in padella con menta, mandorle e sesamo
Questo non è il piatto che potrete preparare comodamente in anticipo, per poi servirlo con la messa in piega impeccabile come la tovaglia.
Questo è un piatto che prima dovete aver voglia, molta voglia, di mangiare.
Per ricordarvelo mentre sarete in cucina e toccherà a voi stare davanti alla padella.
Non ci sarà tempo di tovaglie appena stirate perchè non ci arrivererebbe comunque, in sala da pranzo.
Serve che i vostri amici siano intorno.
Che abbiano tutti parecchia fame.
Che a nessuno, voi in primis, interessi di quello schizzo d'olio sui fornelli.
Che ci siano risate, ed un po' d'impazienza
Che ad ogni pezzo che scolate ricordiate che è non bollente, ma lavico, e che per pietà lo lascino un minuto far amicizia con tutto il resto prima di avventarcisi.
Che abbiate voglia di farvi prendere un po' in giro con la storia del tocco finale dello chef, quando completate col filo di miele che in ricetta è solo sussurrato, ma ad occhio è la morte sua.
E pazienza se vi diranno che fanno prima con le mani che con la forchetta.
Un meze, questo, nel vero senso della parola.
Quindi un assaggio pre-pasto che pasto lo diventa in un baleno dato che le dosi mostrate qui sotto probabilmente mi sono servite per ciascun commensale, e non l'intera brigata!
Meze più che una parola è un concetto, e lo trovate uguale nell'idea e poco dissimile nella sostanza in Grecia, a Cipro, in Turchia e bene o male tutti i Paesi appartenuti all'impero Ottomano.
Stesso concetto che appartiene ai Paesi arabi, indicato però con una parola diversa, in cui gli assaggi che precedono i pasti mettono a dura prova anche gli appetiti più robusti!
Questo in foto non fate l'errore di sottovalutarlo per l'apparente semplicità: è il connubio di sapori e temperature che ne fa, ve lo anticipo, un vero capolavoro.
Spezzettare grossolanamente le mandorle, condirle con poco olio, i semi di sesamo ed un generoso pizzico di sale e pepe. Metterle in una teglia e cuocere in forno per circa 10 minuti, finchè dorate.
Far raffreddare.
Staccare le foglie dai rametti di menta e tritarle grossolanamente, quindi unirle al composto di mandorle quando sarà completamente freddo.
Tagliare l'halloumi a fette da circa un centimetro.
Mettere una larga padella antiaderente sul fuoco e versarsi poco olio, tanto quanto basta a coprirne appena la base.
Friggere quindi le fette di halloumi per circa 2 minuti per lato, finchè saranno ben colorite.
Servire immediatamente, cospargendo con il composto di mandorle e menta e con spicchi di limone ad accompagnare.
- ricetta semplicissima e di una bontà a cui non si crede se non si assaggia. Come stia la menta con l'halloumi l'avevo già scoperto in una bakery locale che con i due ingredienti ha realizzato uno dei suoi sandwich di punta diventato forse il mio preferito: provate perchè è incredibile quanto l'una esalti l'altro.
- l'autrice quasi sottovoce dice che non ha messo il miele tra gli ingredienti per non risultare noiosa, visto che è presente spessissimo in tutto il libro: ma un filo, come si intravede in foto, ci sta d'incanto.
- in una ricetta in cui l'halloumi è ingrediente principale ovvio che questo debba essere di ottima qualità. A volte se ne trovano tipi che sembrano blocchi di sale! Cercatene uno buono.
- velocissimo a prepararsi, velocissimo a sparire, è uno di quei piatti dove tocca che uno si sacrifichi e frigga mentre gli altri mangiano (che poi tanto sacrificio non è, diciamolo, che ci si tiene per sè i pezzi migliori...) dato che è da caldo che dà il meglio di se.
- ne mangi un pezzo e ne vuoi un altro, ed un altro, ed un altro ancora. Mi raccomando di prendere tutto insieme, formaggio/menta/mandorle/sesamo/miele per sviluppare subito la dipendenza che ne deriva. Andateci piano col sale in aggiunta, specie se il vostro halloumi è del tipo molto saporito di suo.
venerdì 17 maggio 2019
Falafel al forno con pomodorini secchi
A vederlo da fuori non gli avreste dato una lira.
Che poi "da fuori" dove, che il baracchino era tutto all'aperto?
Sperduto sulla strada che da certe spiagge meravigliose, che non sono sulla lista delle più belle del mondo solo perchè inaccessibili ai tizi che compilano le guide turistiche, portava all'altrettanto sperduto paese dove abbiamo vissuto tanti anni.
Sperduto tra Mecca, Medina e Mar Rosso.
Così sperduto che non c'era indirizzo, ma capivi che eravamo vicini dall'assembramento di macchine parcheggiate.
Ed il profumo appena ti fermavi.
Rigorosamente noi ragazze in macchina, che il luogo era solo per uomini.
I mariti in fila, davanti ad una specie di affare che definire un bancone forse è azzardato ed ottimistico allo stesso tempo, decorato con una fila di lucine da albero di Natale.
E tutti gli altri a guardarci, ma con curiosità non altro, che una manciata di uomini occidentali con donne bionde al seguito non era uno spettacolo comune.
Tornavano in macchina con un cartoccio bollente che a casa non ci è mai arrivato: perchè quei falafel, fatti con non so cosa, fritti con il cielo sa cosa, conditi chissà come sono rimasti i più buoni della mia vita.
E ti bruciavi le dita, il palato e la lingua.
Ma eccome se ne valeva la pena.
Da allora, non c'è falafel che abbia retto il confronto.
Men che mai le versioni al forno che per carità, sono buone e sane: ma non minimamente paragonabili.
Del falafel conservano il nome, la forma e parte degli ingredienti.
E' che a chiamarli polpette di legumi ci si perdeva un po' ;)
Mettere tutti gli ingredienti nel robot da cucina e utilizzando la funzione a scatti amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo.
Porzionare l'impasto usando un porzionatore da gelato in tante palline ed arrotondarle leggermente tra le mani, quindi mettere i falafel su una teglia coperta con carta forno e cuocere per circa 30 minuti, o comunque finchè una lama inserita all'interno uscirà pulito.
- nella ricetta viene utilizzato aglio arrostito, che in effetti è più delicato come aroma rispetto a quello fresco. Per realizzarlo basta sbucciare alcuni spicchi d'aglio e cuocerli in forno a 200 gradi per 10 minuti. Possono poi essere conservati appena freddi.
- l'autrice raccomanda di servirli con dell'hummus, e così ho fatto: in effetti questo genere di preparazione è sempre a rischio di risultare un po' secca, anche se questi rimangono piuttosto morbidi anche grazie di pomodorini.
- ovvio che siano falafel un po' sui generis: i veri falafel sono fatti rigorosamente con legumi ammollati in acqua e non cotti! realizzarli con legumi cotti vuol dire vederli aprirsi durante la frittura, ed infatti li fa cuocere solo al forno che in questo caso è necessità, non solo una opzione più salutare.
- viene omesso un particolare secondo me fondamentale, ovvero che il composto nel frullatore va lavorato il meno possibile: se frullate troppo il tutto si trasforma in una crema ingestibile. Avendo già fatto questo errore da me in passato ero preparata, ma avrei gradito fosse ribadito perchè è un passaggio fondamentale.
- sono buoni, come aperitivo vanno via subito e non ne è rimasto uno nonostante non siano paragonabili a quelli fritti. Sono un'altra cosa :) Mi raccomando il limone che ci sta veramente bene.
lunedì 3 dicembre 2018
Praline al cioccolato millegusti (gluten free e senza cottura)
Avete presente gli inviti pre-Natalizi della comunità expat di cui ho parlato nel post precedente?
Ebbene, in quelli veramente cool c'è un numero di persone spropositato.
Che sia chiaro, manco la padrona di casa le conosce tutte per davvero: porta la tua amica, la tua vicina, qualcuno che faccia numero ed occupi un posto sul divano.
E che possa parlare dopo dell'evento magnifico a cui si è trovata...
Pare che più siano affollati, più vengano cosiderati chic.
Ebbene, ma perchè la chiccheria sia completa, deve avvenire lo scambio regali.
Con perfette sconosciute?
E diciamo che di quelle che conosci te ne piacciono, ehm, due al massimo e alle altre augureresti volentieri una dissenteria il giorno della Vigilia?
Ma così va, e ci adeguiamo.
Regole ferree: ognuna porta un regalo incartato in modo che non se ne possa scorgere il contenuto.
Valore di ciascun pensiero attorno al'equivalente di quindici/venti euro.
Tutti i pacchetti, anonimi, vengono messi su un tavolo.
Ciascuna di noi ne pescherà uno a caso, che verrà scartato davanti a tutti, ma il mittente resterà sempre segreto.
E qui, ve lo dico, c'è da prendere il popcorn, ed un posto sul divano.
Perchè ho assistito a scene che avrebbero fatto impallidire tutti, da Billy Wilder a Woody Allen.
La signora expat media, infatti, gradisce spendere tremila euro in una borsa per sè stessa, ma certo non quindici per una perfetta sconosciuta.
E non obiettate che basterebbe non partecipare all'evento: non esiste.
Quindi nell'ordine ho visto scartare un pacco di Digestive.
Giuro, e nemmeno della McVities, ma di una orrida marca locale.
Una candela profumata per ambienti, che non sarebbe stata affatto male se non che era già stata accesa in precedenza e quindi un palese, triste riciclo.
Una specie di portapenne orridamente ricamato, evidentemente a mano, che sarebbe lezioso anche a casa di Hello Kitty.
Ma il bello è che nessuno ha fatto una piega, con punte di savoir faire da far impallidire i reali di mezzo mondo.
Fino a lei.
Che scarta avida il suo pacchetto e non crede ai suoi occhi.
Beh, non ci creno nemmeno io: una penna.
Prima che vi facciate strane idee: non una Montblanc. Una biro. Rossa.
E qui l'aplomb della signora è andato a farsi benedire, e ci è toccato sorbirci una predica sul fatto che insomma, se non si vuole partecipare amen, ma se si accettano le regole bisogna seguirle, avere buon senso e bla bla bla.
Non che avesse torto, sia chiaro.
Ma il divertimento che ne ho ricavato io, quello si non ha prezzo ;)
Sempre e comunque no comment :) ed invece è la ricetta che dovete fare s.u.b.i.t.o!!!!
Non si cuoce nulla, si sporca una sola ciotola e con l'impasto base si possono realizzare tanti gusti diversi.
Divertentissime da fare anche con i bambini, che aspettate???
Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo.
Per praticità si può fare tutto nella ciotola dell'impastatrice utilizzando il gancio a K.
Formare delle palline e rotolarle a scelta nello zucchero a velo, nel cocco, negli zuccherini colorati, nelle nocciole....
OPPURE:
Dividere il composto in 4 parti da 200 grammi l'una, lasciare una al naturale ed aromatizzare le altre in modo diverso:
- Al lampone: unire a 200g del mix un cucchiaio di confettura di lamponi, mescolare bene, quindi formare le palline e rotolarle in lamponi essiccati ridotti in polvere o zuccherini rosa.
- All'arancia, solo per adulti: aggiungere a 200g del mix 2 cucchiai di Cointreau e la punta di un cucchiaino di buccia d'arancia grattugiata. Rotolare quindi le palline in zuccherini al cioccolato.
- Alla mandorla, solo per adulti: aggiungere a 200g del mix 2 cucchiai di liquore all'Amaretto quindi rotolare le palline in mandorle tostate e tritate.
NOTE
- le praline possono essere conservate anche due settimane in frigo o surgelate per tre mesi. Offritele però a temperatura ambiente.
- se la preparazione è diretta ad un celiaco assicurarsi che l'avena sia certificata gluten free (l'avena lo è naturalmente ma spesso trattata in stabilimenti insieme ad altri cereali e quindi contaminata).
mercoledì 14 novembre 2018
Bon-bon alle mandorle, cocco e cioccolato bianco (senza glutine e senza cottura)
Se ieri avete visto una preparazione sontuosa, ricca, e come dicono gli inglesi a bit time consuming.
Oggi dimenticate tutto.
Poteva l'elemento più cialtrone della banda Starbooks non essere attirata dalla ricetta ovvio, che fosse golosissima.
Ma, altrettanto ovvio, che fosse velocissima.
Che sporcasse poco.
Che si presentasse in modo adeguato a a far fare la porca figura di vanpeltiana memoria.
Ebbene, la risposta l'avete già indovinata.
Ieri siete stati in cucina una giornata, oggi vi ci tengo al massimo in due blocchi da dieci minuti.
Poco sforzo, massimo risultato: fanno un figurone nelle scatole dei pensierini natalizi, sui vassoi a complemento di un caffè.
E nessuno, dico nessuno, è riuscito a mangiarne uno solo...
Tranquilli, non vi faccio una testa così raccontandovi per filo e per segno delle origini arabe del marzapane.
Però sono gli arabi ad aver importato dolci di mandorla lavorata con sciroppo di zucchero in Sicilia, dove poi con le dovute elaborazioni sono diventati patrimonio preziosissimo della cultura gastronomica locale.
Addirittura il nome "marzapane" è diretto discendente di una parola araba che in realtà non indicava i dolci in sè ma un contenitore che li conteneva....
Insomma, pare che abbia tutte le scuse per non farmela sfuggire ;)
Dividere il marzapane in 20 pezzi, lavorare ogni pezzo ad ottenere una pallina quindi metterle tutte in frigo in modo che siano ben fredde quando verranno ricoperte con il cioccolato.
Temperare il cioccolato bianco (che può essere insidioso, ma la via più semplice è sciogliere metà del cioccolato a bagnomaria, quindi togliere dal fuoco, unire l'altra metà e mescolare in modo che il tutto si raffreddi velocemente)
Infilzare quindi una pallina di marzapane con uno stecchino ed immergerla nel cioccolato fuso in modo che sia uniformemente ricoperta. Passarla quindi nel cocco rapè e lasciar asciugare su una teglia coperta con carta forno. Procedere fino ad esaurimento delle palline.
A questo punto decorare con lo spray, se lo si desidera.
NOTE
- non sono buoni, sono divini. Il marzapane che ho usato io è il Niederegger, probabilmente uno dei migliori in circolazione, che conservavo e veneravo da alcuni mesi al pari di una reliquia.
Come accennato, usare quegli agglomerati di zucchero dei supermercati non vi farà ottenere lo stesso risultato. Se voleste farlo in casa, trovate una ricetta della stessa autrice qui .
- essenziale aromatizzare l'impasto per creare un piacevole contrasto tra il dolce dell'interno e della copertura: la buccia d'arancia ci sta magnificamente e conferisce quel profumo "natalizio" che i dolcetti altrimenti non avrebbero senza.
- il cocco è il tocco da maestro, e soprattutto aiuta a creare dei dolcetti belli da vedere.
Palle di neve, sia chiamano, per un motivo...piuttosto trovo un po' ridondante la richiesta di temperare il cioccolato bianco, notoriamente difficile da maneggiare, visto che poi tanto questo viene ricoperto dal cocco. Ma al solito, è la cialtrona che parla :) e comunque il metodo indicato nel post è il più semplice in assoluto.
Sapete già tutti che un cioccolato bianco di scarsa qualità non si scioglie bene e diventa un agglomerato di grumi inutilizzabile, quindi investite in uno degno del suo nome.
giovedì 28 giugno 2018
Mini torte salate al formaggio e composta di fichi, in tre ingredienti!
Diciamocelo che hanno una marea di virtù!
Non solo si possono realizzare in anticipo, ma sono così versatili che le possibili combinazioni tra guscio e ripieno risultano quasi infinite rendendole uno dei piatti in cui più di tutti è possibile scatenare fantasia e creatività.
Specie nella bella stagione poi le tantissime varianti di torte salate risultano un piatto comodissimo anche da trasportare in spiaggia o per una scampagnata facendo spesso da piatto unico che piace a tutti.
Il grande cuoco del Rinascimento Bartolomeo Scappi ne ha lasciato nel suo ricettario un lungo elenco che divide tra quattro modelli: quello milanese, il genovese, il bolognese ed il napoletano.
Tutte simili come struttura ma ovviamente differenti per gli ingredienti e ripieni utilizzati.
E non solo la fanno da padrone nella cucina italiana: sono molto diffuse anche in quelle di altri Paesi, basti pensare alle tante varianti presenti nella cucina dell'est-europeo (mi viene in mente la Gibanitsa serba e la Spanakopita greca) ed a quelle che si trovano anche qui in Medio Oriente, dove la pasta phillo viene riempita di verdura, carne od entrambi gli ingredienti e poi arricchita con spezie, uvetta e frutta secca.
E fattore da non sottovalutare: il tutto arriva in tavola in mezz'ora scarsa!
formaggio a scelta, io ho usato del Brie
composta di fichi


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