mercoledì 27 novembre 2019

Il fudge più buono del mondo (gluten free e senza uova)



Di nuovo quel periodo dell'anno nella vita expat: quando le vacanze si avvicinano e ci si comincia a fare gli auguri per tutte le feste, da Thanksgiving a Natale, per anticiparsi dato che poi a breve quasi tutti partono.
E di nuovo il fantozziano scambio di regali di  cui vi ho parlato già lo scorso anno e che, credetemi, non è migliorato affatto.
Anzi.
Complice il grande movimento ambientalista del momento ecco che l'ispirazione è stata il DIY, il regalo fai da te.
Niente sprechi, usiamo quello che abbiamo in casa, attiviamo la fantasia.
Bellissima idea, in teoria.
Nella pratica un po' meno, dato che nell'ordine ho rimediato: primo, un sapone fatto in casa con ingredienti che sono stati definiti "preziosi e segreti" dalla signora che lo ha realizzato.
Temo una vaga presenza di candeggina però, visto il segno che mi ha lasciato sulle mani appena ho provato a usarlo: funzionerà meglio come detersivo per le superfici, immagino.
Una candela fatta con avanzi di cera : e qui l'idea poteva essere vincente, peccato che la cera sia stata versata in un contenitore che appena accesa si è sciolto con lei.
Un'esortazione a pensare alla caducità delle cose umane?
Leggermente meglio è andata col cibo, d'altronde assaggiare specialità di altre culture e Paesi è una delle mie passioni.
I dolcetti filippini i migliori insieme ad alcune variazioni di brigadeiros brasiliani chiamati "brigadeiros gourmet" e di cui devo riuscire a farmi dare la ricetta a costo di minacciare con le armi.
Meno poetica la signora che ha portato una scatola di cioccolatini acquistata ma, ahimè, dalla quale ne mancavano alcuni.
Ha candidamente ammesso che non le fossero piacuti, ma meglio riciclare che buttare.
No comment.
Ma vince la coppa la tizia americana che ha portato dei tipici biscuits, quelli che accompagnano il tacchino al Ringraziamento, al formaggio.
Divini, ve lo giuro.
Tampinata dalla sottoscritta, prima ha ringraziato.
Poi ha cominciato a balbettare.
Che formaggio avesse usato, non lo ricordava.
Farina, burro?
Forse.
Per ammettere solo per sfinimento oh dear, I have no idea. They are from a box!
Fatti con apposito preparato pronto.
Pazienza :)

Questi erano nei vassoi che ho regalato e non c'è stato nessuno che non se ne sia mangiato metà prima ancora che l'evento fosse finito. Dunque, fudge ne avete visti altri su queste pagine ma qui è un altro livello proprio: scioglievoli, buonissimi, irresistibili. La droga.
Impossibile smettere di mangiarne.
Fatene tanti.
E regalateli al prù presto, anche se la prova costume è lontanissima, ancora :D






BEST CHOCOLATE FUDGE
da Food52
per una teglia quadrata da 20 cm
70 g di burro non salato
560 g di cioccolato fondente tritato col coltello (o comunque tagliato in piccoli pezzi)
una lattina da 397 g di latte condensato zuccherato
un cucchiaino di caffè solubile
mezzo cucchiaino di sale in fiocchi (tipo Maldon) più altro da cospargere sopra


Foderare una teglia quadrata da 20cm con carta forno.
Preparare il burro nocciola: mettere il burro in una piccola casseruola a fondo spesso su fuoco medio/alto. Cuocere senza mai perdere di vista e mescolando ogni tanto finchè si forma la schiuma, l'odore diventa quasi di nocciole tostate e si formano dei residui sul fondo di color pane tostato, insomma scuri.
Togliere dal fuoco (continuerà a cuocere un pochino ancora col calore residuo) quindi trasferirlo in una ciotola.
Sciogliere il cioccolato nel modo preferito, a bagnomaria o al microonde  se si è pratici col metodo.
Aggiungere quindi al cioccolato il burro nocciola, il latte condensato, il caffè solubile e mezzo cucchiaino di sale.
Mescolare bene  e il composto comincerà ad addensare e prendere l'aspetto di terra bagnata (sic!).
Assaggiare un pezzetto ed aggiungere altro sale a piacere  tenendo però presente che dell'altro ne andrà sulla superficie.
Versare il tutto nella teglia preparata  e usare una spatola bagnata per livellare (ma con le mani si fa meglio).
Aggiungere dei fiocchi di sale, coprire e mettere in frigo almeno due ore (ma meglio una notte) finchè sarà facilmente tagliabile in quadretti.
Meglio usare un coltello scaldato sotto l'acqua del rubinetto (ma perfettamente asciugato).
Durano oltre una settimana in frigo o un mese in freezer, ma portare a temperatura ambiente prima di gustare.


NOTE

- l'unico passaggio a cui fare attenzione è quello della preparazione del burro: consiglio di usare un pentolino chiaro in modo da vedere bene la trasformazione del burro e non rischiare di bruciarlo.

-il composto appare un po' granuloso quando comincia ad addensare, non preoccupatevi, lavorate velocemente e dopo che sarà rassodato sarà perfetto!


venerdì 15 novembre 2019

Chutney di Natale


Anche i chutney, come tante altre che mi sono sembrate inizialmente stramberie, fanno parte delle scoperte della vita expat.
La prima volta che me ne hanno offerto uno non avevo idea di cosa fosse, cosa farci e nemmeno ne avevo mai sentito il nome.
Una signora inglese me lo regalò ormai diversi anni fa, fatto da lei: grazie al cielo la curiosità ebbe la meglio sui molti dubbi e reticenze che ancora avevo allora.
Mi si aprì un mondo, ed oltre a mangiarli volentieri li preparo molto spesso anche solo per regalarli dato il successo che riscuotono e la versatilità che li contraddistingue.
Nati in India e poi regalati al resto del mondo in primo luogo dagli Inglesi, quelli classici hanno in genere una base di frutta e verdura cotte in aceto e spezie.
Anche se il primo chutney commercializzato in realtà non fu indiano ma proprio inglese, col  nome di Major Grey, ovvero la figura molto probabilmente inventata del militare inglese che ne era ghiotto così tanto da averne preparato una sua versione a base di mango.
In questo di Delia Smith il mango non c'è, ma c'è tutta la frutta secca che la fa da padrone sulle tavole di Natale: datteri, prugne ed albicocche secche.
Da qui il nome di chutney di Natale.
Ed anche perchè fa bellissima ed originale figura tra i regali homemade da farsi per forza di cose in anticipo ;)

CHRISTMAS CHUTNEY
per un barattolo dalla capacità di un litro
350 g di prugne secche denocciolate
275 g di albicocche secche
275 g di datteri snocciolati
450 g di cipolla
570 ml di aceto di mele
50 g di sale
un cucchiaino da caffè raso di zenzero fresco grattugiato o un cucchiaino colmo di quello secco
75 g di bacche di pimento (pepe garofanato)
450 g di zucchero demerara
 
 Tagliare in cubetti sottili la cipolla e la frutta secca. L'operazione può essere comodamente fatta in un robot da cucina o a mano, dotandosi di un buon coltello e tanta pazienza.
Quando l'operazione è conclusa mettere l'aceto in una larga casseruola con il sale e lo zenzero ed infine le bacche di pimento avvolte in una garza e ben chiuse in modo che non possano fuoriuscire.
Mettere sul fuoco ed all'arrivo a bollore versarvi la frutta secca tagliuzzata, la cipolla e lo zucchero.
Lasciar sobollire piano senza coperchio per circa un'ora e mezza o comunque finchè il chutney risulterà addensato.
Non dimenticarsi di mescolare di tanto in tanto durante la cottura.
Per verificare che sia pronto passare un cucchiaio sulla superficie del chutney: dovrà lasciare un solco che non viene immediatamente riempito dall'aceto.
Nel frattempo preparare i barattoli che vanno ben lavati, asciugati e scaldati in forno moderato per 5 minuti.
Versare il chutney nei barattoli tiepidi e chiuderli bene, capovolgendoli.
Etichettare i barattoli una volta freddi e far riposare un mese prima di assaggiare.


 NOTE

- il lavoro non è particolarmente gravoso se si usa un robot da cucina: mai mi sarebbe venuto in mente, nè avrei avuto onestamente tempo e pazienza, per mettermi a tagliuzzare tutto con il coltello. Si pesa, si mischia e si cuoce. Tutto qui.

- le bacche di pimento sono introvabili, per cui ho sopperito con un po' di pimento in polvere. Attenzione solo al sale, che per me era perfetto così ma ricordo che il sale all'estero sala meno che in Italia (giuro, e tutte le straniere o chi vive in altri Paesi lo confermerà)

- tempo di cottura perfetto al secondo ed anche dose per i barattoli : invece che uno grande ne ho riempiti quattro più piccoli.

-  il gusto di questo chutney è deliziosamente agrodolce e veramente natalizio. Si abbina benissimo a carni fredde, maiale, salsicce ma anche con del formaggio stagionato (il Cheddar per Donna Hay, io direi un bel pecorino a latitudini italiche.

- last but not least, deve riposare un mese prima di essere assaggiato: quindi realizzandolo ora sarà perfetto per Natale. E diciamolo, è il regalo veramente per tutti: l'amico gourmet, quello celiaco ed anche il vegano!

martedì 12 novembre 2019

Anatra arrosto con salsa di ciliegie e vino rosso


Anatra a casa mia per molto tempo è stato sinonimo di festa grande.
Pressocchè introvabile alle mie latitudini precedenti, quando con fare furtivo il commesso del supermercato mi sussurrava che ne erano arrivate un paio mi precipitavo all'acquisto "tanto per".
E poco importa che non fosse Natale, Capodanno, o alcuna Eid del Paese che mi ospita: si festeggia a prescindere dall'occasione, no?
Ora che invece vivo a latitudini più generose confesso che appare in tavola più spesso, complice il fatto di essere uno dei piatti in assoluto tra i preferiti dell'augusto consorte ed il fatto che con le dovute accortezze viene buonissima senza troppo lavoro.
Con le dovute accortezze, ho detto: che mi sono state rifilate anatre secche e stoppose da perderci i denti e il fiato per soffocamento...
Di questa ricetta Delia Smith dice di farla e rifarla da oltre trent'anni, e che nonostante ne abbia provate tante sempre a questa ritorna.
Mi ha strappato un sorriso leggendo gli ingredienti e trovando abbondante vino nella salsa: conoscendo la passione della signora per gli alcolici comprendo meglio la predilezione ;)


ROAST DUCK WITH CHERRY SAUCE
per 4 persone
un'anatra pulita e pronta per la cottura di circa 2.25, 2.27 kg
sale in fiocchi
pepe macinato al momento
del crescione fresco, per accompagnare
per la salsa
275 g di confettura di ciliegie di ottima qualità, meglio se acidula
225 g di vino rosso
 
Preriscaldare il forno a 220 gradi.
Tamponare bene l'anatra con carta da cucina quindi usando uno spiedino bucherellare le parti più grasse della pelle, specie quelle tra le zampe ed il petto.
Condire l'anatra generosamente con sale e pepe ricordando che il sale aiuta ad ottenere una pelle più croccante.
Porla su una grata con una teglia sotto ( se non si possiede una grata realizzare qualcosa di simile usando della carta alluminio in modo che l'anatra non anneghi nei suoi succhi e nel grasso che rilascerà) quindi mettere il tutto in forno in uno dei ripiani alti.
Dopo 20 minuti abbassare la temperatura a 180 gradi e lasciare l'anatra cuocere per circa 2 ore e mezzo (30 minuti in più in caso di anatra da quasi 3 kg)
Ogni tanto svuotare la teglia in cui si raccoglie il grasso (conservatelo, è favoloso per le patate arrosto!)
Per realizzare la salsa mescolare vino e confettura quindi porre il tutto sul fuoco facendo bollire piano per 10 minuti o comunque finchè sarà leggermente addensato.
A fine cottura la pelle dovrà risultare croccante, in caso contrario prolungarla di cinque minuti.
Far riposare l'anatra altri cinque minuti prima di tagliarla in porzioni.
Servirla con la salsa a parte ed il crescione ad accompagnare.
 
 
NOTE 

- la ricetta è tutto sommato semplice, solo un po' lunga. Attenzione al peso dell'anatra per aggiustare i tempi di cottura. Il fatto di asciugarla e di salarla abbondantemente sono passaggi essenziali per ottenere quella pelle croccante che tutti si litigheranno.

- essenziale anche cuocerla su una griglia in modo che non anneghi nel suo stesso grasso. E assolutamente, conservatelo come indicato e fateci le patate arrosto: vedrete il paradiso!

- la salsa di accompagnamento è deliziosa. Non risulta troppo dolce grazie al vino ed alla scelta di una confettura abbastanza aspra. Ci sta divinamente.

- Anatre ne ho cotte tante, e di solito lo faccio a bassa temperatura ma la botta di calore iniziale dona un bel colore e, nuovamente, favorisce la formazione della pelle croccante di cui sopra.
 

martedì 29 ottobre 2019

Patate al forno con barbabietola, trota affumicata e caviale di salmone




Giorni fa mi è capitato sotto gli occhi il tweet di Alessandro Pipero, la mente eclettica e geniale dietro il noto ristorante romano che porta il suo nome.
Ebbene, diceva che se dai a tot numero di persone un piatto di pollo e patate, tutte inizieranno dalle patate.
Battute becere a parte, le patate hanno un appeal che pochi altri cibi possono reclamare.
Qual è la ricetta più cliccata e visitata del mio blog personale?
Non una di quelle goduriose torte, o quei biscotti strani.
E' una teglia di patate al forno.
Per carità, cucinate secondo i dettami di Heston Blumenthal, ma sempre patate al forno sono.
E le patatine fritte, quelle che nessuno ordina al ristorante e poi ci si azzuffa per l'unica porzione del tavolo?
O ancora, perversione segreta, certe chips in busta che nemmeno compro più per non dover fare lo sforzo di resistere alla tentazione.
Questo per dire che non solo le patate mi piacciono, ma mi piacciono in tutti i modi anche semplicemente lessate.
Per cui vedere questo piatto ed amarlo subito è stato un attimo.
L'assaggio, solo la conferma che l'amore era ben riposto :D





BAKED POTATOES WITH SMOKED TROUT, DILLED BEETROOT, CREME FRAICHE AND KETA
per 2 persone
da From the Oven to the Table di Diana Henry

2 grosse patate
sale in fiocchi e pepe macinato al momento
60 g di barbabietola lessata (non sott'aceto)
1 cipollotto finemente tritato
mezza cucchiaiata di aneto tritato, solo le foglie
20 g di burro non salato
75 g di trota affumicata
una spruzzata di succo di limone
60 g di crème fraiche
25g di uova di salmone
radicchio rosso o di Treviso per accompagnare


Preriscaldare il forno ventilato a 190 gradi (200 se statico).
Spazzolare le patate e pungerle con i rebbi di una forchetta. Mentre sono ancora umide salarle spolverizzarle con i fiocchi di sale, questo favorirà la formazione di una buccia più croccante (cuocerle avvolte nell'alluminio la rende invece morbida)
Mettere le patate in una teglia senza che si tocchino quindi inumidire la teglia con poca acqua fatta cadere agitando le mani bagnate.
Cuocere per circa un'ora, un'ora e mezzo: il tempo dipende dalla misura delle patate e da quante se ne cuociono (più patate, più tempo).
Per controllare la cottura premerle leggermente: devono essere morbide sotto la buccia ma non sfarsi. Per sicurezza infilzare con uno spiedino che deve poter entrare facilmente fino al centro.
Mentre le patate cuociono tagliuzzare la barbabietola e condirla con sale e pepe, quindi mescolarla all'aneto ed al cipollotto.
Pronte le patate aprirle in due, condire leggermente le due metà e mettere su ciascuna un po' di burro.
Coprire quindi con il mix di barbabietola e la trota tagliata a pezzi, spruzzare con succo di limone quindi aggiungere della crème fraiche e delle uova di salmone.
Condire con una macinata di pepe e servire con il radicchio scelto.

NOTE

- L'autrice dice che per quanto possa suonare strano, questo è forse il piatto che preferisce in tutto il libro. Per capire davvero va assaggiato: questa non è una patata bollita condita, è un piatto unico magistrale. La base quasi neutra della patata incontra la sapidità della trota affumicata e del caviale di salmone. Cuscinetto tra le due parti la barbabietola esaltata dal cipollotto come non credevo e la crème fraiche. Insomma, un mosaico perfettamente azzeccato.

- piatto semplicissimo, in realtà di mero assemblaggio, ma costoso come sottolinea la stessa Diana Henry. Ma merita di essere realizzato con prodotti eccellenti, e non succedanei più economici e decisamente cattivi che si trovano facilmente in vendita. E soprattutto prendetevi la briga di cuocere le patate al forno come indicato, e non lessarle: il risultato è di un altro livello.

- tiepida, col tocco del burro che si fonde al contatto, è la morte sua. Una cena regale, per la sera che re e regina vogliono mangiare tranquillamente a casa :)

martedì 22 ottobre 2019

Roast beef con radicchio, blue cheese e noci con salsa al buttermilk




Chiedetemi di portare un primo.
Un'insalata o qualunque piatto di contorno.
Un dolce, se proprio si vuole farmi contenta.
Ma non chiedetemi di cucinare un secondo di carne.
Arrosti, stufati e compagnia bella non appaiono spesso sulla mia tavola: complice il fatto che di carne rossa ne mangiamo sempre meno, ed il clima in cui viviamo, quell'estate perenne che in caso fa optare casomai per un carpaccio, piuttosto che per un roast-beef.
Eppure mi piacciono tanto e vorrei saperli cucinare bene, non per niente mi sono dotata recentemente di termometro per la carne (per la cronaca, mai usato)
Il piatto che vedete qui mi ha ispirato subito per la semplicità e relativa velocità di preparazione che in pratica in un colpo solo mi forniva secondo e contorno per la cena di compleanno del mio augusto consorte.
Se poi aggiungiamo che va pazzo per i formaggi erborinati il gioco è fatto.
Diana Henry sottolinea come questo sia un piatto certamente costoso, visto il pezzo di carne, le insalate particolari, il formaggio ricercato e la frutta secca quindi da riservare per celebrazioni e feste comandate.
E credetemi, ad assaggiarlo vorrete festeggiare qualunque cosa, tutti i giorni :D





ROAST FILLET OF BEEF WITH CRIMSON LEAVES, BUTTERMILK, WALNUTS AND CASHEL BLUE CHEESE
per 8 persone

per il roastbeef

un filetto di manzo da circa 1,8 kg
sale in fiocchi e pepe macinato fresco
un cucchiaio di olio di semi d'arachide oppure sego

per l'insalata

250 ml di latticello
3 cucchiai di panna acida
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiai di aceto balsamico bianco
un cucchiaino di senape di Digione
un piccolo spicchio d'aglio tritato
400 g circa di un mix di radicchio tardivo di Treviso, radicchio e radicchio rosso
75 g di noci leggermente tostate
150 g di formaggio Cashel Blue sbriciolato

Preriscaldare il forno ventilato a 210  gradi.
Portare la carne a temperatura ambiente quindi condirla molto generosamente con sale e pepe, nel frattempo scaldare l'olio o il sego in una padella capiente.
Una volta che il grasso fuma rosolare la carne per bene da tutti i lati.
Trasferirla quindi in una teglia e cuocerla per 10 minuti, quindi ridurre la temperatura a 190 (sempre forno ventilato) e continuare la cottura per altri 20 minuti.
Sfornare e coprire subito la carne con alluminio, dei panni da cucina o magari un vecchio asciugamano in modo che sia completamente chiusa e farla riposare per 15 minuti.

Nel frattempo preparare il condimento per l'insalata: mescolare con una forchetta il latticello, la panna acida, l'olio, l'aceto balsamico bianco, la senape e del sale e pepe. Assaggiare e regolare eventualmente di sale.

Adagiare le foglie di insalata (spezzare le più grandi) in una ciotola bassa o un largo piatto da portata quindi versarvi sopra le noci e il formaggio sbriciolato.
Versare parte del condimento ma badare a non annegare le foglie nel liquido.
Affettare la carne e servirla con l'insalata ed il resto del condimento a parte.


NOTE

- con l'atavica paura di sbagliare la cottura e rovinare il bellissimo pezzo di carne che avevo per le mani mi sono attenuta al peso ed ai tempi di cottura indicati col cronometro in mano. Il risultato è stato perfetto. La carne è stata rosolata in autentico beef dripping spacciato dalla mia cara amica scozzese, se lo trovate ha una marcia in più rispetto al solo olio. Neanche a dirlo, la carne di partenza deve essere ottima.

- il dressing è buonissimo! Non solo è perfetto con le insalate scelte ma è stupendo anche con la carne. Ne viene abbastanza ed infatti è stato servito a parte, e tutti se ne sono serviti una seconda se non terza volta. Viene usato il latticello (buttermilik) che ormai si trova anche alle italiche latitudini. In alternativa esistono indicazioni on line per farne una versione casalinga assolutamente accettabile.

- il Cashel Blue Cheese usato è un erborinato irlandese, che trovo facilmente nel bellissimo supermarket dove mi servo di solito ed ha un banco dei formaggi da fare invidia. Non so quanto facilmente sia reperibile in Italia ma qualunque buon erborinato che sia abbastanza delicato andrà benissimo.

- le singole componenti di questo piatto sono tutte piuttosto semplici, la carne si cuoce da sola, il dressing va solo mescolato, il formaggio e le noci spezzettate. Il risultato finale dato dall'assemblaggio delle singole parti porta ad un piatto che invece è sorprendente, elegante, molto raffinato nei sapori e perfettamente bilanciato.

venerdì 18 ottobre 2019

Pancakes proteici con crema al cioccolato


Avete presente quando prendete una cosa con il chiaro intento di farne uso buono, saggio e moderato?
Facendovi pure i complimenti per la scelta tanto oculata.
Eh si, perchè una crema spalmabile che vanta l'87% di zuccheri in meno rispetto alle note creme spalmabili, ed un contenuto altissimo di proteine fa gola proprio per questi motivi.
Non avevo grandi aspettative: di solito quello che è la versione sana o comunque meno peccaminosa di un cibo in commercio il risultato non  quasi mai esaltante.
Meglio, mi dico, ne mangerò meno.
Poi la crema, anzi le creme arrivano.
Tre gusti per non farci mancare niente.
Apro per prima quella nocciola e cioccolato.
Il cucchiaino, timido.
Ne prendo una punta.
Santo cielo.
Non è buona: è buonissima.
Il cucchiaino non è più timido.
Arriva l'augusto consorte, curioso.
Che mangi?
Niente, dico, una cosa delle mie, mezze dietetiche, sicuro non ti piace.
Ci ho provato.
E soprattutto sperato.
Di solito è sempre piuttosto scettico davanti ai miei piatti fit, tofu strapazzato, frittate di albumi, yogurt con proteine in polvere, barrette proteiche e via dicendo.
Acchiappa il barattolo di quella bianca.
Non ti piace quella, è al cioccolato bianco.
Fammi provare.
Il delirio: ci siamo dati un contegno e una calmata solo perchè si raccomanda di non superare una certa dose giornaliera.
La ricetta di oggi nasce proprio dal volersi dare un contegno: perchè credetemi, sta benissimo da sola sopra il cucchiaino :D


In tutto questo, ma avete visto che bella la nuova faccia del sito? Tutto merito del lavoro meticoloso, accurato e soprattutto paziente di Sara Bardelli  , a cui va un grazie grande come una casa :)


PANCAKES PROTEICI CON CREMA AL CIOCCOLATO
per 4 piccoli pancakes come in foto

40 g di farina di avena
50 g di yogurt greco 0% di grassi
110 g di albume
la punta di un cucchiaino di lievito per dolci
dolcificante a piacere, facoltativo
crema proteica MyProtein al cioccolato e nocciola (oppure al cioccolato al latte)

Mescolare la farina di avena con lo yogurt ed il lievito (aggiungere il dolcificante ora, io non lo metto).
Montare gli albumi a neve e unirli delicatamente al composto.
Scaldare una padella antiaderente e cuocere il composto a cucchiaiate su fuoco medio/basso da entrambi i lati.
Servire con la crema proteica (o con quello che volete :)

NOTE

- potete raddoppiare o triplicare la dose per avere una scorta di pancakes. Teneteli in frigo e scaldateli un attimo nel tostapane prima di servirli.

- i pancakes sono naturalmente senza glutine, ma verificate che l'avena acquistata abbia il simbolo che ne certifica il gluten-free.







mercoledì 16 ottobre 2019

Dolce magico al lime, cocco e frutto della passione





Lo sapevo che sarebbe arrivato il momento.
Il momendo di usare quei frutti della passione che tanto amo, e che tanto raramente trovo.
Per cui quando il miracolo succede invece di mangiarmeli tutti in santa pace davanti al bancone della cucina, cosa che comunque ha il suo perchè, li svuoto e congelo la polpa.
Il momento arriva in cui sfogliando il nuovo libro di Diana Henry non vedo solo un dolce che li contiene: ma un dolce che insieme usa il mio amato lime e l'amatissimo cocco.
Se aggiungiamo che l'augusto consorte, appena uscito da un piuttosto lungo periodo-mirtillo è ora anche lui in era cocco-dipendente, il gioco è fatto.
La descrizione poi farebbe capitolare chiunque: non solo si prepara in un attimo ma viene fuori, parola dell'autrice, una specie di miracolo per cui la parte inferiore risulterà tipo un budino lontanamente simile ad un curd e la parte superiore invece uno strato di torta.
Seguo pedissequamente le istruzioni.
In un attimo il piatto di ceramica è nella teglia che lo conterrà per la cottura a bagnomaria.
Verso l'impasto, una nuvola.
Verso l'acqua.
Il disastro.
Non so quale diavolo, quale pensiero, cosa mi abbia ottenebrato per un attimo.
Sta di fatto che l'acqua del bagnomaria invece di finire nella teglia grande finisce sull'impasto.
Me ne accorgo subito, ma subito in questi casi è già tardi.
Non c'è soluzione se non buttare tutto.
E dare fondo nuovamente, ahimè, alla preziosa scorta di passion fruit ;)




BAKED LIME, PASSION FRUIT AND COCONUT PUDDING 
per 4/6 persone

125 g di burro a temperatura ambiente (più dell'altro per la teglia)
200 g di zucchero semolato tipo Zefiro
4 uova grandi (tuorli ed albumi separati)
75 g di farina autolievitante
50 g di cocco rapè
400 ml di latte intero
succo e buccia finemente grattugiata di 3 lime
5 grossi frutti della passione ( o 6 piccoli)
zucchero a velo, per la finitura
panna densa, per servire


Preriscaldare il forno ventilato a 170 gradi ed imburrare una teglia da 2 litri di capacità.
Mettere burro e zucchero nel robot da cucina e montarli finchè il composto sarà chiaro e leggero. Aggiungere i tuorli ed azionare velocemente le lame per un attimo, quindi unire la farina ed il cocco, alternandoli con il latte, mescolando finchè si otterrà un composto omogeneo.
Unire da ultimi la buccia ed il succo di lime quindi versare il composto in una ciotola.
Aprire i frutti della passione a metà e versare la polpa, aiutandosi con un cucchiaino, in un colino posto sopra l'impasto. Schiacciare bene il composto (i succhi verranno rilasciati meglio) ed infine unire al composto anche due terzi dei semi (scartare i rimanenti).
Montare gli albumi a neve ferma quindi usando un cucchiaio di metallo unirne un terzo all'impasto per ammorbidirlo ed infine il resto, con movimenti dal basso verso l'alto.
Versare il tutto nella teglia preparata e posizionarla in una teglia da forno più grande in cui andrà versata acqua bollente sufficiente ad arrivare a metà della teglia con il composto.
Cuocere per 45 minuti.
Fare intiepidire il dolce quindi servirlo con zucchero a velo e la panna densa.


NOTE

- come l'autrice stessa sottolinea, è un dolce facilissimo.  Il robot da cucina fa il grosso e le fruste il resto. Anche passare la polpa di passion fruit dal colino prende veramente un attimo e in un lampo il dolce è in forno (se non combinate guai come me :)

- il risultato è magico come dice Diana Henry: riprende quello che è il padre di tutte le "torte magiche" che per un po' hanno invaso la blogosfera, ovvero il tipico Lemon Pudding australiano che ha proprio la caratteristica di separarsi in cottura in due strati, uno budinoso l'altro più simile ad una classica torta.

- sul sapore, dico solo che ce ne siamo finiti metà in due subito, in piedi in cucina. Era il dolce per il nostro anniversario di matrimonio, nessuno obbligava che dovesse anche arrivare integro a tavola :)  non si riesce letteralmente a smettere di prenderne un altro cucchiaio, ed uno ancora...

- buonissimo tiepido ma altrettanto buono freddo, il giorno dopo.

- la thick cream, la panna densa non zuccherata usata per accompagnarlo ci sta benissimo. Non omettetela per nessun motivo.

martedì 17 settembre 2019

Mini pies con patate, caprino ed origano




Faccio subito mea culpa: le torte salate non mi fanno impazzire.
Sarà che nella maggior parte delle volte in cui mi vengono propinate e non posso per cortesia dire di no mi ritrovo davanti ad una pasta molle, un ripieno indefinito e sapori indistinti.
Per questo mi fa orrore anche la nomea di "svuotafrigo"spesso loro attribuita, che mi fa pensare che solo il cielo sa cosa ci sia dentro e sia meglio preteggersi rimanendo in beata ignoranza.
Che per carità, sembrano piatti facili ma non lo sono assolutamente: devi azzeccare la cottura del guscio, gli aromi, la consistenza del ripieno.
Io stessa non ne cucino mai a meno che costretta, e solo quel paio di ricette veramente buone del repertorio (entrambi su questo blog, tra l'altro).
Quindi perchè questa scelta?
Primo, me ne piace la dimensione. Più lavoro ovviamente che una pie singola ma decisamente più abbordabili per l'occhio in primis.
Secondo, l'autrice rivela nell'introduzione come la sua pie preferita sia un grande classico inglese, la Homity Pie, in pratica un guscio di brisée con un ripieno di patate, porri, cipolle e formaggio che fa la sua apparizione più o meno durante la Seconda Guerra Mondiale ma vive un periodo di estrema popolarità negli anni sessanta.
Una pie vegetariana, quindi, e come tale attualissima per il trend del meatless ora tanto in voga.
 Rivista, corretta ed alleggerita diventa quello che vedete qui.
Come non darle una chance allora? ;)


POTATO, SPRING ONION & GOATS' CHEESE HAND PIES
da Bazaar di S. Ghayour
(per 6 pezzi)

250 g di patate a pasta gialla (o patate nuove)
250g di formaggio caprino morbido
un cucchiaio di origano secco
3 bei cipollotti affettati finemente per intero
circa 15 g di foglie di dragoncello finemente tritate
una confezione da 320g di pasta sfoglia di buona qualità già stesa
un uovo leggermente battuto
un cucchiaino di semi di nigella
sale in fiocchi e pepe nero macinato al momento

Bollire le patate per 15 minuti quindi scolarle e lasciarle raffreddare.
Tagliare quindi le patate in due nel senso della lunghezza, quindi tagliare ogni metà a fettine (mezze lune, le chiama l'autrice :)
Mettere il caprino, l'origano, i cipollotti ed una generosa quantità di sale e pepe in una ciotola capiente e lavorare tutti gli ingredienti insieme. Aggiungere quindi le patate ed il dragoncello, mescolando finchè il tutto sarà omogeneo.
Preriscaldare il forno a 200 gradi e foderare una teglia con carta forno.
Tagliare la pasta sfoglia in sei quadrati quindi dividere il ripieno in sei porzioni tondeggianti.
Mettere quindi una pallina di ripieno al centro del quadrato di sfoglia e raccogliere i quattro lembi del quadrato sul ripieno in modo da chiuderli pizzicando la pasta (non devono essere perfetti).
Trasferire i pacchettini sulla teglia preparata, spennellarli con l'uovo, spolverizzarli con i semi di nigella e cuocerli per 25-30 minuti finchè ben dorati.
Servire subito.



NOTE 

- più che "pies" nel senso stretto della parola sono più qualcosa di simile a dei panzerotti ripieni: mille volte meglio! Il ripieno è morbido ma non cola, la pasta croccante, la dimensione facile da aggredire.
E come il titolo richiama, da mangiare con le mani.

- sono buonissime, qui veramente vedo un ibrido ben riuscito tra Medio Oriente ed Occidente: il ripieno della pie inglese nella forma ed invece il  guscio di tanti sfizi dello street food, e non solo, mediorientale. Solo per citarne alcune può ricordare nella forma la fatayer che si vede ovunque dalle mie parti, pasta ripiena di laban (il formaggio di yogurt che nel gusto acidulo può ricordare un caprino), carne o spinaci (o tutti insieme), e nei sapori la manakeesh, una sorta di pizza aperta coperta di formaggio e spezie. Immancabili, in entrambi i semi di nigella che sono per me l'aroma vero di un bazaar.  Una nota dell'autrice in merito sarebbe stata interessante.

- perchè ovviamente di qualcosa mi devo lamentare: odio profondamente quando nella lista ingrediendi si trovano diciture tipo qui sopra "confezione di pasta sfoglia da 320g". Essendo ormai assodato che viviamo nel mondo in cui sussurro qualcosa a Milano ed in tempo reale la sentono a Tokyo, ed assodato che certi chef/cuochi/foodblogger si rivolgano ad un pubblico internazionale ed eterogeneo, che fatica sarà mai dare le dimensioni del foglio usato.
La mia confezione  di pasta sfoglia era da 490g, per dire...ho solo ritagliato dei quadrati che mi sembravano delle dimensioni di quelli del libro. Nè Ottolenghi ma nemmeno una Martha Stewart od una Nigella hanno mai lasciato al caso questi solo apparentemente piccoli dettagli.

- buonissime tiepide ma deliziose anche a temperatura ambiente, sono state finite in un baleno. Sai la scusa che tanto sono piccole...:)

venerdì 13 settembre 2019

Biscotti al cioccolato, cannella a peperoncino (senza farina e senza lattosio)




C'è niente di più confortante di un biscotto?
L'autrice racconta nell'introduzione alla ricetta del suo essere estremamente esigente in materia: bisogna che sia croccante fuori e morbido dentro per conquistarla.
Meglio se con del cioccolato o magari della frutta secca.
Alla sottoscritta invece togliete davanti tutto ciò che sappia di frolla, burro e finisca in shortbread perchè non solo non ne rimangono, ma c'è il rischio che manco vengano cotti dati gli assaggi, piccoli ma continui, agli impasti crudi.
Che poi è stata sempre una libidine senza fine, questa degli assaggi precottura, perchè soggetta alle infornate...e non è che si cuociano biscotti tutti i giorni, ahimè.
Ora invece dalle mie parti, in quei supermarket giganti che non bastano ore a finire i corridoi e mi fanno sempre l'effetto di un luna-park, hanno fatto la loro apparizione le confezioni di "cookie-dough" ovvero impasto crudo pronto per essere mangiato e quindi senza ingredienti deperibili.
Sorprendo me stessa nel non averle ancora provate: non so se mi trattenga di più il numero aberrante di calorie per un bocconcino minuscolo o il fatto che temo cocente delusione.
Vi saprò dire :)
Qui invece il biscotto non è nemmeno un biscotto, ma quasi una meringa e come tale a grosso rischio dipendenza per la sottoscritta.
Perchè se al cioccolato posso resistere senza problemi (tranne se bianco) alla meringa dire no è già più complicato.
Quindi, un biscotto-non-biscotto, una meringa-non-meringa.
Come è finita? ;)





SPICED CHEWY CHOCOLATE COOKIES
da Bazaar di S. Ghayour
per 20 pezzi circa

4 albumi
300 g di zucchero a velo, setacciato
50 g di cacao amaro setacciato
un generoso pizzico di sale
150 g di gocce di cioccolato fondente
3 cucchiaini di caffè solubile sciolto in 3 cucchiaini di acqua tiepida
2 cucchiaini di pasta di vaniglia
2 cucchiaini di cannella in polvere
mezzo cucchiaino di peperoncino in polvere
25 g di burro per la teglia

Preriscaldare il forno a 180 gradi e foderare la leccarda più grande che avete con carta forno.
Montare gli albumi con le fruste elettriche finchè saranno ben sodi e lasciare da parte.
In un'altra ciotola mescolare lo zucchero a velo, il cacao, il sale ed infine le gocce di cioccolato.
Ora con delicatezza unire le polveri agli albumi montati insieme a tutte le spezie, facendo attenzione a non mescolare ma piuttosto usando la spatola con un movimento rotatorio dal basso verso l'alto.
Appena il tutto è omogeneo ungere la carta forno con il burro (aiuta a far staccare i biscotti).
Usare un cucchiaino colmo di impasto per ogni biscotto, non di più, e lasciare almeno 2.5 cm tra uno e l'altro perchè in cottura si allargano moltissimo.
Usare più impasto per ciascun biscotto è sconsigliato, altrimenti diventano difficili da rimuovere.
Cuocere per 12 minuti, risulteranno ancora morbidi una volta tolti dal forno ma induriscono raffreddandosi. Non toccarli finchè freddi quindi usare una spatola piatta per rimuoverli dalla carta forno con delicatezza.

NOTE

- i biscotti sono semplici da fare e molto buoni. Unici inghippi possibili: va azzeccata la cottura che come ormai abbiamo ripetuto alla nausea dipende sempre dal proprio forno: nel mio sono stati perfetti 11 minuti invece dei 12 prescritti, e non vanno lavorati/mescolati troppo pena un impasto liquido e smontato. Il segreto è nella velocità ;)

- l'impasto a base di albumi, senza farina e con il cacao a dare struttura non è certo una novità (Martha Stewart docet, solo per citarne una). Quello che rende i biscotti più interessanti è certamente l'uso delle spezie, il peperoncino in primis.


- come ho già detto sono molto buoni e con il pregio di essere naturalmente gluten-free e, se si sostituisce il burro con cui ingere la teglia, anche senza lattosio. Si conservano molto bene in un barattolo per diversi giorni, anzi forse sono ancora più buoni il giorno dopo quando il croccantino dell'esterno si è assestato e rimane il cuore "gooey"come sorpresa ad ogni morso.

martedì 10 settembre 2019

Peperoni arrostiti con melassa di melagrana



Sarà perchè da me è sempre estate.
Sarà perchè fanno tanto Mediterraneo, ed ogni volta che li offro l'esclamazione più comune è oh, so Italian!
Sarà perchè arrostirli nel forno è una passeggiata.
Sarà perchè sono tra le verdure che trovo più spesso.
A caro prezzo, come tutto ciò che è fresco.
Ed in tutte le stagioni, che tanto qui ce n'è una sola e ci siamo messi il cuore in pace.
Sarà perchè non necessitano di granchè, dopo la cottura: condimento e via.
Quindi si, peperoni se ne vedono parecchi in casa arabafelice.
E qui viene il bello.
Perchè di solito vado di olio, aceto e origano.
Origano serio, eh, quello del giardino di mia sorella che dico sempre dovremmo vendere e che quando lo trasporto in valigia lo respirano a pieni polmoni pure i doganieri, sorridendo.
Basilico, quelle rare volte che ne ho trovato.
Ma appena qui ho letto melassa di melagrana tra gli ingredienti non ho potuto resistere: non solo finalmente un condimento diverso da provare, ma perdipiù uno che sembra chiamarmi a gran voce, vista la facilità con cui posso reperirlo.
La trovo al supermercato, ma ad ogni latitudine la trovate anche online: specie da quando diversi cuochi l'hanno proposta, Ottolenghi solo per citarne uno...
Non vi anticipo come  è andata a finire, ma un indizio ve lo do: cominciate a cercarla :)


ROASTED PEPPERS & POMEGRANATE VINAIGRETTE
da Bazaar Di S. Ghayour
per 6 persone
500 g di peperoni baby oppure 6 peperoni lunghi (rossi e gialli)
3 cucchiai di olio d'oliva
50 g di pistacchi grossolanamente tritati
sale in fiocchi (di Maldon se possibile)
per condire
3 cucchiai di melassa di melagrana
2 cucchiai di aceto di vino rosso
2 cucchiai di olio d'oliva
sale in fiocchi

Preriscaldare il forno alla temperatura massima e rivestire una teglia con carta forno.
Mettere i peperoni, precedentemente aperti a metà e privati dei semi, nella teglia con la pelle rivolta verso l'alto. Condire con l'olio ed il sale quindi cuocere finchè saranno ben arrostiti, circa 15 minuti.
Nel frattempo mescolare gli ingredienti del condimento, aggiungendogli un pochino di sale.
Trasferire quindi i peperoni su di un piatto da portata, versarvi sopra il condimento, i pistacchi tritati e servire.

NOTE

- ricetta di mero assemblaggio e quindi facilissima. Non so che forno abbia l'autrice del libro ma nel mio i peperoni non erano ancora ben arrostiti dopo un quarto d'ora: è andata meglio dopo quasi mezz'ora.

- il tocco di classe del piatto è l'uso della melassa di melagrana, comunissima nella cucina mediorientale e quindi diciamolo, pane per i miei denti :) non è altro che succo di melagrana che viene fatto ridurre fino a raggiungere una consistenza densa e sciropposa. Non è difficile realizzarlo in casa, in realtà, ma ovvio che da me si venda ovunque. La sua caratteristica è di NON essere dolce come ci si potrebbe aspettare, può assomigliare di più quasi ad una riduzione di vino o ad un ottimo balsamico invecchiato che ad uno sciroppo dolce. Se la acquistate, meglio quella che non ha zucchero aggiunto perchè più autentica. E' buonissima  anche nuda e cruda su una insalata di pomodori, o su qualunque verdura arrostita.

- non viene fatta menzione della pelle dei peperoni, che quindi non ho tolto come invece faccio di solito. Nessuno ha protestato, solo un commensale ho visto che l'ha rimossa con precisione chirurgica. In ogni caso viene via molto facilmente dopo la cottura.

- il piatto è buonissimo ed ancora meglio se lo lasciate riposare anche un giorno intero prima di servirlo. Nulla è avanzato, nemmeno il condimento che è stato tirato su col pane...

mercoledì 14 agosto 2019

Gelato al mango e lime, in tre ingredienti (vegan e gluten free)





Alla vigilia di un Ferragosto caldissimo per mille motivi, non solo per i cinquanta gradi che allietano le nostre giornate, non posso non condividere al volo una ricetta che definire strepitosa è poco.
Strepitosa per la velocità con cui si realizza.
Strepitosa per i pochi ingredienti necessari.
Strepitosa per essere talmente facile che non può non riuscire.
Sprepitosa perchè mette tutti d'accordo: non solo è buonissima, ma casualmente senza glutine e vegana.
Se vi serve un dessert quindi che rispecchi queste caratteristiche l'avete trovato.
Yotam Ottolenghi, il genio a cui va attribuito, dice che è un mix di flaky, icy and creamy: insomma, una vera chicca al palato.
Provate, provate, che dire che merita è poco... ;)




SUPER EASY, NO-CHURN MANGO ICE CREAM
di Yotam Ottolenghi
per 8-10 porzioni circa


800 g di polpa di mango sciroppata
400 g di panna di cocco (coconut cream, vedere la nota)
4 cucchiaini di buccia di lime grattugiata
80 ml di succo di lime (ne ho messo circa la metà)

per lo zucchero al lime
un cucchiaio di zucchero semolato
mezzo cucchiaino di buccia di lime grattugiata
6 foglie di lime Makrut (lime thai) tagliate a striscioline

Mettere la polpa di mango (scolata dal liquido) in un frullatore con la panna di cocco, la buccia ed il succo di lime. Frullare finchè il tutto sarà omogeneo quindi versare in un contenitore da circa 2 litri di capacità, coprire e mettere in freezer per almeno 9 ore.
Pere lo zucchero al lime, mettere tutti gli ingredienti in un macinino fino ad avere un composto fine (o in alternativa tritare molto finemente le foglie di lime, quindi unirle allo zucchero e buccia di lime.
Servire il gelato in coppette decorato con lo zucchero al lime e volendo del lime addizionale spremuto.


NOTE

-la coconut cream o panna di cocco (o anche crema di cocco come ho visto tradurre in Italia...) NON è, ovviamente il latte di cocco comune ma la parte più grassa che da esso viene prelevata. Si trova nei negozi di specialità etniche ma spesso anche nei Naturasì e, ovviamente, on line.

- la dose di lime indicata nella ricetta lo rende piuttosto aspro, se temete che sia troppo mettetene la metà come ho fatto io e comunque si sentirà senza però essere il sapore prevalente.

- la polpa di mango sciroppata si trova comunemente nei supermercati dalle mie parti, se non doveste reperirlo potete optare per del mango fresco o surgelato ma verificare poi all'assaggio se serva un po' di zucchero.

- le foglie di lime del tipo indicato non so onestamente quanto siano facilmente reperibili in Italia: usate quello che trovate :)

lunedì 15 luglio 2019

Cheesecake dolce-salata in coppa con composta di ciliegie


Vacanza in terra natìa in lingua expat non ha lo stesso significato che per gli altri mortali.
E' missione, spedizione, raid a seconda di come la si guardi.
Missione, tra le tante stavolta, rinnovo carta di identità scaduta dell'augusto consorte.
Il viaggio all'ufficio competente è preceduto da studi matti e disperatissimi, che il numero del comune per le info a riguardo diede come risposta un laconico"ne so quanto lei".
Eh si, perchè i residenti all'estero, scopro, non ricevono a differenza dei connazionali residenti in patria la carta d'identità elettronica ma ancora quella cartacea, per la quale secondo il sito del comune non occorre prendere appuntamento.
Niente di più facile.
Ci presentiamo forniti di foto, documenti alternativi, prova di residenza estera e pure le forbici, che l'ultima volta anni fa mi rimproverarono di non aver tagliato da me le foto e che loro forbici non ne avevano!
L'addetto alla distribuzione dei numeri d'ordine è gentile, ma non sa nulla della regolamentazione diversa per i residenti esteri.
Chiamerà la responsabile.
La signora arriva, già torva, e prima ancora che possiamo aprir bocca esordisce con un bel "oggi non è giornata".
Mi tappo la bocca e spieghiamo cosa ci serve.
Solerte, chiede se non abbiamo altri documenti.
Ma certo, abbiamo i passaporti.
Ebbene, allora vi bastano quelli.
Basiti, insistiamo che la carta di identità è scaduta.
Proclama che avendo i passaporti non è considerata emergenza (!) e sparisce blaterando chiudendosi a chiave, ebbene si, nel suo ufficio.
Insistiamo, bussiamo. Niente.
E' barricata e non esce.
Andate a Lourdes, vi aiutano,  esclama l'addetto ai numeri d'ordine.
Addirittura, gli risponde mio marito ridendo amaro.
Ma siamo noi a non aver capito: intende l'URP, non Lourdes, l'ufficio relazioni con il pubblico.
Dove in effetti ci danno ragione e fanno intendere che siccome il responsabile della sezione è in ferie la signora che lo sostituisce è un po' nervosa di suo...
Torniamo quindi da Lourdes, o URP, con con nuovo addetto che stana la signora ancora rinchiusa a chiave.
Sbraita meno, ora, si vede che questo è un suo superiore.
E qui la domanda fatidica.
Ma insomma, perchè la volete 'sta carta d'identità.
Stizzita, innervosita, arrabbiata.
Lei, non io.
Ma sto per diventarci.
Forse perchè è mio diritto averla e suo dovere darcela?
A questo non controbatte.
Allora andate a Fiumicino, all'aeroporto, dove vi rilasciano quelle in emergenze.
Ora basta.
Anche il mio augusto consorte, santo in questa vita come lo fu nella precedente e di certo nella prossima, non ce la fa più.
La voglio qui, ora, di carta.
Al volo chiedo anche il nome, della solerte responsabile.
Chissà, la proporrò per un encomio.
Cede.
Appuntamento la settimana successiva.
Carta avuta in cinque minuti.
Ma che bello lo sguardo preoccupato di quando le ho chiesto se volesse le mie forbici :D


Sempre no comment. Invece i commenti si sprecano per questo dolce che se mai servisse, conferma che Ottolenghi non sbaglia mai un colpo.
Tre componenti da fare in anticipo quando vi pare dato che si conservano benissimo per giorni. Casualmente gluten free! Una crema divina, non troppo dolce, la composta a bilanciare ed il crumble per una nota croccante: mi saprete dire ;)


SWEET AND SALTY CHEESECAKE WITH CHERRIES
da Simple di Yotam Ottolenghi 
per 6-8 porzioni

100 g di feta
300 g di formaggio cremoso tipo Philadelphia (intero, non quello light)
3 cucchiai di zucchero semolato
un cucchiaino di buccia di limone grattugiata
130 ml di doppia panna da montare (vedere la nota)

per il crumble
100 g di nocciole spellate, tagliate grossolamente
2 cucchiai di burro freddo di frigo 
80 g di farina di mandorle
25 g di zucchero semolato
un cucchiaio di sesamo (o sesamo nero)
un pizzico di sale

per la composta di ciliegie
600 g di ciliegie surgelate denocciolate (fatte scongelare)
90 g di zucchero semolato
4 anici stellati
4 strisce di buccia d'arancia (ricavate da una sola arancia)


Usando una spatola cercare di rendere la feta cremosa e senza grumi (ho usato un frullatore). Unire il Philadelphia, lo zucchero e la buccia di limone e mescolare. Unire la panna e montare finchè il tutto prende consistenza tanto da mantenere la forma. Conservare in frigo.

Per il crumble, preriscaldare il forno a 200 gradi. Mettere nocciole, il burro tagliato a cubetti, la farina di mandorle e lo zucchero in una ciotol. Usando le dita intridere il burro con il composto (ci vuole un po' di pazienza, ma ci si riesce) finchè si formeranno delle grosse briciole. Unire quindi il sesamo ed il sale, quindi versare in una teglia e cuocere per circa 12 minuti o comunque finchè ben dorato.

Per la composta, mettere ciliegie, zucchero, anice stellato e buccia di arancia in un pentolino. Cuocere su fuoco medio/alto e calcolare dal bollore circa 10-15 minuti finchè il tutto sarà leggermente addensato (addenserà di più  raffreddandosi). Far raffreddare a temperatura ambiente e togliere buccia di arancia ed anice stellato.

Quando pronti a servire il dolce versare un po' del composto di formaggio in delle ciotole o coppe individuali. Guarnire con del crumble, un po' di composta, ancora del crumble e servire.
Volendo, velare con un filo d'olio d'oliva (che non ho messo).


NOTE

- la crema di formaggio può essere realizzata qualche giorno in anticipo e tenuta in frigo, idem la composta di ciliegie. Anche il crumble può essere realizzato e conservato in un contenitore ermetico.

- vengono usate ciliegie surgelate e denocciolate che non faccio fatica a trovare dove vivo. Vanno benissimo anche quelle fresche ovviamente.

- vengono volutamente più composta e più crumble di quelli che serviranno per la ricetta: ma sono buonissimi, dice Ottolenghi, anche semplicemente su dello yogurt. 

venerdì 14 giugno 2019

Gelato alla ricotta, timo e miele (senza gelatiera)


Mia madre aveva un modo sicuro per far divertire noi bambine, quando era tempo di gelati: ci chiedeva se quello che stavamo mangiando fosse un gelato caldo o uno freddo.
Giù risate tutte le volte, e dopo la risposta.
Si, perchè la distinzione tra gelati caldi e freddi esiste eccome, solo che i gourmet li chiamano in un altro modo :)
I primi erano quelli avvolgenti, cremosi, che rimanevano in bocca quasi come una mousse.
I secondi, ovvio, quelli a base di frutta ed acqua che davano sempre l'impressione di mettere in bocca del ghiaccio.
Avendo sempre prediletto i secondi e nella fattispecie quello al limone che per piacermi doveva essere così aspro da risultare immangiabile ai più e praticamente nella forma di blocco appena staccatosi da un iceberg a cui solo i miei denti resistevano, ho più o meno snobbato i caldi relegandoli a roba per signorine.
Con solo poche debite eccezioni.
Questo che vedete qui è stato realizzato perchè l'augusto consorte va matto per i dolci con la ricotta ma soprattutto perchè dopo mesi di latitanza l'ho ritrovata al supermercato e comprata d'impulso.
Ovvio che in un dolce che la preveda come ingrediente principale questa debba essere eccezionale: quindi non inorridite per la provenienza.
L'eccezionalità alle mie latitudini sta nel trovarle, certe cose.
Ed eccezionale la ricetta, ve lo anticipo.
Di un gelato che più caldo non si può :D



RICOTTA, HONEY AND THYME ICE CREAM
da Taverna di Georgina Hayden
per 8 persone

500 g di ricotta
100 g di zucchero semolato tipo Zefiro
3 rametti di timo
400 ml di doppia panna da montare
mezzo limone
100 ml di miele

Mettere nel robot da cucina la ricotta, lo zucchero e le foglie di timo e azionare a scatti fino a rendere il composto omogeneo.
Montare a parte la panna fino a che sarà gonfia ma non secca ed unirla al composto di ricotta.
Grattugiare finemente la buccia di limone ed incorporarla insieme al miele.
Versare in un contenitore con coperchio e mettere in freezer per almeno sei ore prima di servirlo.

NOTE 

- l'autrice mette subito le mani avanti presentandolo come un no-churn ice cream, ovvero uno di quelli per cui non serve la gelatiera per cui veramente semplicissimo. Eppure, raccomanda, non fatelo attratti perchè è facile: il risultato è un dessert non solo buonissimo ma veramente elegante.

- la ricotta lavorata con lo zucchero ed il miele non sarà una sorpresa per noi italiani che abbiamo dolci meravigliosi con la stessa base. Il timo è il mio nuovo amore nei dolci e dona una freschezza, se si possa donare freschezza ad un gelato, veramente unica: non fate senza pena un dessert buono ma banale.

- i dieci minuti di preparazione si intendono compreso il lavaggio delle poche stoviglie usate. Il brutto è dover aspettare le sei ore di freezer, cercate di non finirlo tutto come ho fatto io a forza di assaggi per vedere se fosse già abbastanza consistente...

mercoledì 12 giugno 2019

Halloumi in padella con menta, mandorle e sesamo


Questo non è il piatto che potrete preparare comodamente in anticipo, per poi servirlo con la messa in piega impeccabile come la tovaglia.
Questo è un piatto che prima dovete aver voglia, molta voglia, di mangiare.
Per ricordarvelo mentre sarete in cucina e toccherà a voi stare davanti alla padella.
Non ci sarà tempo di tovaglie appena stirate perchè non ci arrivererebbe comunque, in sala da pranzo.
Serve che i vostri amici siano intorno.
Che abbiano tutti parecchia fame.
Che a nessuno, voi in primis, interessi di quello schizzo d'olio sui fornelli.
Che ci siano risate, ed un po' d'impazienza
Che ad ogni pezzo che scolate ricordiate che è non bollente, ma lavico, e che per pietà lo lascino un minuto far amicizia con tutto il resto prima di avventarcisi.
Che abbiate voglia di farvi prendere un po' in giro con la storia del tocco finale dello chef, quando completate col filo di miele che in ricetta è solo sussurrato, ma ad occhio è la morte sua.
E pazienza se vi diranno che fanno prima con le mani che con la forchetta.
Un meze, questo, nel vero senso della parola.
Quindi un assaggio pre-pasto che pasto lo diventa in un baleno dato che le dosi mostrate qui sotto probabilmente mi sono servite per ciascun commensale, e non l'intera brigata!
Meze più che una parola è un concetto, e lo trovate uguale nell'idea e poco dissimile nella sostanza in Grecia, a Cipro, in Turchia e bene o male tutti i Paesi appartenuti all'impero Ottomano.
Stesso concetto che appartiene ai Paesi arabi, indicato però con una parola diversa,  in cui gli assaggi che precedono i pasti mettono a dura prova anche gli appetiti più robusti!
Questo in foto non fate l'errore di sottovalutarlo per l'apparente semplicità: è il connubio di sapori e temperature che ne fa, ve lo anticipo, un vero capolavoro.



FRIED HALLOUMI, MINT AND ALMONDS
per 4 persone
da Taverna di Georgina Hayden
50g di mandorle
olio d'oliva
mezzo cucchiaio di semi di sesamo
sale e pepe macinato al momento
6 rametti di menta fresca
250 g di halloumi
mezzo limone
 
 Preriscaldare il forno a 200 gradi.
Spezzettare grossolanamente le mandorle, condirle con poco olio, i semi di sesamo ed un generoso pizzico di sale e pepe. Metterle in una teglia e cuocere in forno per circa 10 minuti, finchè dorate.
Far raffreddare.
Staccare le foglie dai rametti di menta e tritarle grossolanamente, quindi unirle al composto di mandorle quando sarà completamente freddo.
Tagliare l'halloumi a fette da circa un centimetro.
Mettere una larga padella antiaderente sul fuoco e versarsi poco olio, tanto quanto basta a coprirne appena la base.
Friggere quindi le fette di halloumi per circa 2 minuti per lato, finchè saranno ben colorite.
Servire immediatamente, cospargendo con il composto di mandorle e menta e con spicchi di limone ad accompagnare.
 
 NOTE 

- ricetta semplicissima e di una bontà a cui non si crede se non si assaggia. Come stia la menta con l'halloumi l'avevo già scoperto in una bakery locale che con i due ingredienti ha realizzato uno dei suoi sandwich di punta diventato forse il mio preferito: provate perchè è incredibile quanto l'una esalti l'altro.

- l'autrice quasi sottovoce dice che non ha messo il miele tra gli ingredienti per non risultare noiosa, visto che è presente spessissimo in tutto il libro: ma un filo, come si intravede in foto, ci sta d'incanto.

- in una ricetta in cui l'halloumi è ingrediente principale ovvio che questo debba essere di ottima qualità. A volte se ne trovano tipi che sembrano blocchi di sale! Cercatene uno buono.

- velocissimo a prepararsi, velocissimo a sparire, è uno di quei piatti dove tocca che uno si sacrifichi e frigga mentre gli altri mangiano (che poi tanto sacrificio non è, diciamolo, che ci si tiene per sè i pezzi migliori...) dato che è da caldo che dà il meglio di se.

- ne mangi un pezzo e ne vuoi un altro, ed un altro, ed un altro ancora. Mi raccomando di prendere tutto insieme, formaggio/menta/mandorle/sesamo/miele per sviluppare subito la dipendenza che ne deriva. Andateci piano col sale in aggiunta, specie se il vostro halloumi è del tipo molto saporito di suo.
 
 

martedì 21 maggio 2019

Budino di semi di chia ai frutti rossi e cardamomo


Faccio mea culpa subito alla prima riga.
Eh si, perchè se c'è qualcosa che mi incuriosce è proprio ogni nuova uscita nel campo dei super food.
Mode, direte voi, e non si sbaglia di molto.
Che poi super food non esistono, sia chiaro: esistono cibi che fanno meglio di altri, ovvio.
Ma da qui a gridare al miracolo de ne passa.
Con i semi di chia è stato amore a prima vista, già da alcuni anni.
Si vive benissimo anche senza, non fraintendetemi.
Niente di assolutamente necessario.
Ma mi piacciono i pudding come questo che è una delle mie colazioni a rotazionecon l'oatmeal e òe omelette di albumi, e le marmellate senza zucchero per cui sono un valido aiuto.
Come tanti cibi che si mangiano per "sentito dire" perchè la cugina di vostra nonna ha detto che fanno bene, meglio informarsi prima di assumerli, quanto meno per farlo in maniera corretta: è di poco tempo fa il caso di una ragazza negli USA ricoverata in emergenza per ostruzione dell'esofago.
La signorina in questione ha pensato bene di ingerire i semi di chia senza ammollarli prima, ed ha bevuto molta acqua dopo, con il risultato che si sono gonfiati a posteriori ostruendo l'esofago.
Quindi regola numero uno: assorbono quasi 30 volte il loro peso in liquido, ed in un iquido vanno lasciati gonfiare prima di gustarli.
E' vero invece che sono ricchi di Omega 3, di fibre e che hanno un altissimo potere saziante.
Se come me allora amate il genere, non potete non provare  questa versione ai frutti rossi che è poi ovviamente vegana, dato che si usa latte vegetale, e senza glutine.
E mi raccomando l'ammollo :)


RED BERRY CHIA PUDDING
da Deliciously Ella- The Plant Based Cookbook
per due porzioni
100 g di more surgelate, o altri frutti di bosco a scelta
i semi di un baccello di cardamomo, macinati
100 ml di latte di cocco (in cartone, non quello in scatola) o altro latte a base vegetale
2 cucchiai di sciroppo d'acero
50 g di semi di chia
poco limone spremuto

Frullare la frutta surgelata con il latte scelto (per me di mandorla), il cardamomo, lo sciroppo d'acero ed il succo di limone fino ad ottenere un composto omogeneo. Se non si possiede un frullatore amalgamare il tutto schiacciando la frutta con una forchetta.
Versare il tutto in una ciotola ed aggiungere i semi di chia, mescolando bene per prevenire eventuali grumi.
Far riposare circa 10 minuti mescolando spesso in modo che il tutto si addensi in modo omogeneo.
Conservare in frigo.


NOTE

- come dice anche l'autrice, se si ha intenzione di lasciare il pudding in frigo per la notte meglio poi allungarlo con un po' di latte extra, dato che dopo tutte queste ore risulterà piuttosto denso.

- dieci minuti a me non sono mai bastati, con nessuna marca di semi di chia: di solito diventano commestibili dopo minimo mezz'ora.

- sono di parte perchè questa è molto spesso la mia colazione che letteralmente adoro: di solito, per risparmiare tempo la frutta la metto sopra. Frullare tutto insieme è molto più buono, per non parlare del tocco del cardamomo che lo fa diventare quasi un dolce.

- volendo rendere la preparazione ancora più golosa, o magari per farla provare ad un novizio del genere, l'autrice suggerisce di creare delle coppette a strati con un po' di chia pudding, yogurt o yogurt di latte di cocco, ed una spolverizzata di granola.

- il latte vegetale può essere quello che preferite: cocco, soia, avena, nocciola. Uso molto il latte di mandorla quindi quello ho utilizzato.

- il giudizio su una ricetta simile è veramente subordinato al gusto personale: personalmente amo alla follia, l'augusto consorte guarda disgustato.
Ma se amate il genere come me, non potreteche adorarla!


venerdì 17 maggio 2019

Falafel al forno con pomodorini secchi


A vederlo da fuori non gli avreste dato una lira.
Che poi "da fuori" dove, che il baracchino era tutto all'aperto?
Sperduto sulla strada che da certe spiagge meravigliose, che non sono sulla lista delle più belle del mondo solo perchè inaccessibili ai tizi che compilano le guide turistiche,  portava all'altrettanto sperduto paese dove abbiamo vissuto tanti anni.
Sperduto tra Mecca, Medina e Mar Rosso.
Così sperduto che non c'era indirizzo, ma capivi che eravamo vicini dall'assembramento di macchine parcheggiate.
Ed il profumo appena ti fermavi.
Rigorosamente noi ragazze in macchina, che il luogo era solo per uomini.
I mariti in fila, davanti ad una specie di affare che definire un bancone forse è azzardato ed ottimistico allo stesso tempo, decorato con una fila di lucine da albero di Natale.
E tutti gli altri a guardarci, ma con curiosità non altro, che una manciata di uomini occidentali con donne bionde al seguito non era uno spettacolo comune.
Tornavano in macchina con un cartoccio bollente che a casa non ci è mai arrivato: perchè quei falafel, fatti con non so cosa, fritti con il cielo sa cosa, conditi chissà come sono rimasti i più buoni della mia vita.
E ti bruciavi le dita, il palato e la lingua.
Ma eccome se ne valeva la pena.
Da allora, non c'è falafel che abbia retto il confronto.
Men che mai le versioni al forno che per carità, sono buone e sane: ma non minimamente paragonabili.
Del falafel conservano il nome, la forma e parte degli ingredienti.
E' che a chiamarli polpette di legumi ci si perdeva un po' ;)



BAKED SUN-DRIED TOMATO FALAFEL
per dieci pezzi grandi o una ventina piccoli
una lattina da 400g di fagioli bianchi di Lima, scolati e sciacquati
metà lattina da 400 g di ceci, scolati e sciacquati
90 g di pomodori secchi sott'olio (peso da scolati) e 2 cucchiai del loro olio
2 spicchi d'aglio arrostiti
una manciata di prezzemolo tritato
2 cucchiai di passata di pomodoro
poco limone spremuto
sale e pepe
 
 Preriscaldare il forno a 220 gradi.
Mettere tutti gli ingredienti nel robot da cucina e utilizzando la funzione a scatti amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo.
Porzionare l'impasto usando un porzionatore da gelato in tante palline ed arrotondarle leggermente tra le mani, quindi mettere i falafel su una teglia coperta con carta forno e cuocere per circa 30 minuti, o comunque finchè una lama inserita all'interno uscirà pulito.

NOTE

- nella ricetta viene utilizzato aglio arrostito, che in effetti è più delicato come aroma rispetto a quello fresco. Per realizzarlo basta sbucciare alcuni spicchi d'aglio e cuocerli in forno a 200 gradi per 10 minuti. Possono poi essere conservati appena freddi.

- l'autrice raccomanda di servirli con dell'hummus, e così ho fatto: in effetti questo genere di preparazione è sempre a rischio di risultare un po' secca, anche se questi rimangono piuttosto morbidi anche grazie di pomodorini.

- ovvio che siano falafel un po' sui generis: i veri falafel sono fatti rigorosamente con legumi ammollati in acqua e non cotti! realizzarli con legumi cotti vuol dire vederli aprirsi durante la frittura, ed infatti li fa cuocere solo al forno che in questo caso è necessità, non solo una opzione più salutare.

- viene omesso un particolare secondo me fondamentale, ovvero che il composto nel frullatore va lavorato il meno possibile: se frullate troppo il tutto si trasforma in una crema ingestibile. Avendo già fatto questo errore da me in passato ero preparata, ma avrei gradito fosse ribadito perchè è un passaggio fondamentale.

- sono buoni, come aperitivo vanno via subito e non ne è rimasto uno nonostante non siano paragonabili a quelli fritti. Sono un'altra cosa :) Mi raccomando il limone che ci sta veramente bene.

martedì 14 maggio 2019

Banana Bread vegan e senza glutine



Pieno Ramadan, dalle mie parti.
Tutti i musulmani si astengono dal mangiare e dal bere dall'alba al tramonto, e per fortuna che qui il tramonto è ben prima che nei vostri cieli europei.
A noi che musulmani non siamo tocca nascondersi per poter mangiare sui luoghi di lavoro, mentre leggiamo circolari che ricordano delle severe multe in cui si può incorrere se si mangia o beve in pubblico, fosse anche solo un chewing-gum: botte da 500 euro alla volta, e fustigazione in caso di recidiva.
Per cui, capirete, stiamo bene attenti :)
Tutto cambia al momento dell'iftar, ovvero il pasto con cui si rompe il digiuno che dove vivo avviene per ora verso le 18:15: e non pensate ad una semplice colazione.
O meglio pensate alla colazione più luculliana che abbiate mai fatto in vacanza, seguita da pranzo e cena di Natale e Capodanno tutti insieme.
Questo per un mese intero.
Non vi racconto nemmeno i buffet di iftar a cui siamo stati invitati, perchè Ramadan è anche un momento di socializzazione e condivisione.
Nonchè, per alcuni, anche il momento di stupire con il buffet più ricco o variegato, ahimè, perdendo un po' di vista il significato ultimo di questo mese sacro (perchè Ramadan non è, come ho sentito di recente, il nome di una festa: è il nome di un mese)
Da molto tempo superata la tradizione della rottura del digiuno con qualche dattero e del latte, ora le signore di mia conoscenza si dirigono verso un'altra direzione: ok mangiamo, ma mangiamo healthy.
Se vegan, meglio.
Se vegan e gluten free si fa bingo, nella erronea considerazione che basti mangiare alcuni cibi o non mangiarne altri per passare per persone che tengono alla propria salute.
Conosco i miei polli, e questo loaf è sembrato perfetto per mettere tutti d'accordo ad un recente invito.
It tastes so fresh! And healthy! 
Scoppia di salute ad ogni morso, mi dicono.
Eviterò comunque di ricordare che si, sarà senza uova, burro o farina comune.
Ma da qui a farlo essere senza calorie, la strada è ancora lunga :D


BANANA BREAKFAST LOAF
da Deliciously Ella- The Plant Based Cookbook
430g di banane ben mature, senza buccia
150g di farina di mandorle
125g di farina di grano saraceno
un cucchiaino di lievito per dolci
un cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiaini di cannella
un pizzico di sale
190 ml di sciroppo d'acero
55 ml di aquafaba (acqua di conservazione dei ceci in scatola, oppure la loro acqua di cottura)
2 cucchiani di aceto di mele
20 g di noci pecan 
 Preriscaldare il forno a 190 gradi e foderare uno stampo da plumcake (23cm x 13cm x 7cm) con carta forno.
Mettere le banane in una ciotola e schiacciarle con una forchetta, ovviamente più saranno mature più l'operazione sarà semplice e rapida. Unire quindi la farina di mandorle, quella di grano saraceno, il sale, la cannella, il lievito ed il bicarbonato. Amalgamare quindi unire i liquidi mescolando fino ad ottenere un composto omogeneo.
Versare nello stampo preparato e decorare con le noci pecan tagliate a metà.
Infornare e cuocere per 45-50 minuti o comunque finchè una lama inserita  al centro del dolce uscirà pulita.
Una volta cotto far riposare il dolce nello stampo per almeno dieci minuti prima di trasferirlo su una grata da pasticceria per farlo raffreddare completamente.

NOTE

- dolce semplicissimo che si prepara veramente in dieci minuti, unica accortezza è di azzeccare la cottura. A me ci è voluta un'ora perchè fosse completamente cotto. Qui posso dire che è difficile stracuocerlo quindi se avete il dubbio cinque minuti in più meglio di cinque in meno.

- più sono mature la banane più il dolce verrà bene, ovvio. Quindi non siate impazienti e fatele arrivare al punto giusto. Lo sciroppo d'acero probabilmente può essere leggermente ridotto se le banane sono veramente molto, molto mature e quindi ben dolci di loro.

- l'ingrediente magico è l'aquafaba, l'acqua di cottura o di conservazione dei ceci che come i vegani di tutto il mondo sanno si comporta un po' come l'albume donando una certa leggerezza alle preparazioni. Essendo comunque un dolce denso e compatto (e la'aquafaba utilizzata molto poca) non so dire se faccia una reale differenza.

- l'autrice suggerisce di renderlo più ricco aggiungendo delle gocce di cioccolato all'impasto oppure di servirlo con yogurt di cocco ed altro sciroppo d'acero. Ma vi assicuro ch è già ottimo così com'è, soprattutto quando capita un pezzetto di pecan sotto i denti. Probabilmente ancora più buono il giorno dopo.

- è molto buono, piaciuto a tutti e soprattutto oltre che vegano è senza glutine per cui si prendono due piccioni con una fava in caso di necessità.
 

giovedì 2 maggio 2019

Ciliegie in agrodolce


Lo so che se si trovano ciliegie degne del loro nome la cosa migliore è mangiarsele senza ritegno così come sono.
Lo so a ragion veduta, visto che sono la causa dell'unica, memorabile, devastante indigestione della mia vita diversi anni fa.
E se me lo chiedete: si, ne è valsa tutta la pena e lo rifarei pure!
Subito dopo, arriva questa ricetta: non avete idea dello sciroppo che venga fuori, l'aceto non lo sentite più, un aroma indescrivibile.
Come usarle?
Se siete molto generosi, le fate e regalate i barattoli creando un esercito di persone che vi sarà grato a vita.
Se siete mediamente generosi, le fate e le offrite a complemento di creme, dolci, gelati, sulla panna montata, sullo yogurt.
Se non lo siete, conservatele.
Ed ogni tanto, andate a pescare dal barattolo ;)

SWEET PICKLED CHERRIES
da How to Eat a Peach di Diana Henry
per un barattolo da un litro
500 g di ciliegie
325 ml di aceto di vino bianco
450 g di zucchero semolato
1/2 bastoncino di cannella
6 grani di pepe nero
2 chiodi di garofano

Pungere le ciliegie con un ago da cucito o uno spiedino (questo eviterà che scoppino) ma lasciare il picciolo almeno ad alcune perchè saranno più belle da vedere.
Scaldare l'aceto con le spezie e lo zucchero girando di tanto in tanto finchè questo sarà sciolto.
Aggiungere quindi le ciliegie e far sobollire piano per quattro minuti quindi scolarle usando un mestolo forato e metterle in un barattolo (ovviamente sterilizzato se le ciliegie vanno poi conservate).
Togliere anche tutte le spezie dal liquido di cottura e farlo bollire finchè diventerà un po' sciropposo, addenserà poi di più man mano che raffredda.
Una volta freddo versarlo nel barattolo con le ciliegie, lasciando qualche centimetro di spazio tra il bordo ed il tappo che andrà ben chiuso.


NOTE 

- l'autrice raccomanda la sterilizzazione dei barattoli prima di invasarle. Usate il metodo preferito, lei raccomanda o il lavaggio a mano e l'asciugatura in forno molto basso oppure quello in lavastoviglie. E non scordate i tappi che dovranno essere resistenti all'aceto!

- questa ricetta, fatta con ciliegie nate in USA ed arrivate in Arabia Saudita ma nonostante questo inaspettatamente buone, è una rivelazione. Anzi è LA rivelazione. Rifatte già almeno tre volte dopo che ho scoperto che in pratica alla fine l'aceto non si sente più ma rimane uno sciroppo che a parte le indicazioni del menù stesso è ottimo sul gelato, sui dolci, lo yogurt.
Con le melanzane sono state assolutamente strepitose ma anche, ehm, direttamente in bocca dal barattolo.

- siamo di nuovo davanti all'idea di cucina turca, anzi all'idea dei sapori, più che ad una realizzazione fedele in tutto e per tutto all'originale. Il tocco vincente di Diana Henry ha con queste ciliegie a complemento del menù un colpo da maestro, a ricordarne in un attimo (ed in un boccone) i favolosi contrasti.

lunedì 15 aprile 2019

Tatin di pomodori arrostiti e cipolle caramellate



Racconta Anna Jones nell'introduzione della ricetta che questo è uno dei piatti che fece parte, poco più di due anni fa, del menù del suo matrimonio.
Si è sposata in Galles o meglio su un'isola di fronte alla coste del Galles che può essere raggiunta solo a piedi e solo in periodo di bassa marea, camminando su di un sentiero di pietre.
Una celebrazione solo per le famiglie e pochi, selezionati amici ed un menù, questo ve lo dico io, tutto vegetariano che è spaziato tra insalate di ogni tipo, crude e cotte, la tating qui sopra in versione solo leggermente più arricchita ed due dolci, la classica torta nuziale ed a complemento delle meringhe al brown sugar servite con lemon curd, ciliegie e crema chantilly.
Quello che non racconta è che la mattina del matrimonio pioveva, e la camminata sulle pietre che separano la terraferma dall'isola deve essere stata una vera avventura...mi auguro avesse scarpe di ricambio.
Il menù non l'ha cucinato da sè ma è stata opera di due amici chef, Sara e Stuart, tranne i dolci che invece sono stati realizzati  da due amiche, note food writer inglesi (manco a dirlo :)
La tatin che vedete qui non è esattamente quella del matrimonio ma ci va molto vicino, e se lo dice la sposa in persona direi che ci possiamo fidare.



A WEDDING-WORTHY TOMATO TARTE TATIN
da The Modern Cook's Year di Anna Jones
per una teglia da 24 cm
un kg di bei pomodori maturi
olio d'oliva
3 cipolle rosse, affettate
un cucchiaio di aceto di vino rosso
un cucchiaino di brown sugar o miele fluido
un piccolo mazzetto di timo oppure origano
25 g di burro, per imburrare
farina per spolverizzare
una confezione da 375g di pasta sfoglia di ottima qualità
un uovo bio leggermente battuto
50 g di capperi baby, scolati dal liquido di conservazione ed asciugati con carta da cucina

Preriscaldare il forno a 120 gradi.
Tagliare i pomodori a metà e metterli in una teglia da forno, lato tagliato verso l'alto, e condirli con sale, pepe e due cucchiai di olio.
Farli cuocere per 3-4 ore, finchè risulteranno arrostiti e quasi caramellati.
I pomodori più piccoli potrebbero metterci meno tempo degli altri quindi tenere sempre d'occhio la preparazione.
Preparare quindi le cipolle: scaldare un cucchiaio d'olio su fuoco medio in una padella ed aggiungere le cipolle affettate. Cuocere per dieci minuti finchè saranno ben morbide quindi aggiungere aceto, zucchero, le foglie di qualche rametto di timo o origano, sale e pepe.
Cuocere su fuoco bassissimo per 30-40 minuti finchè il tutto risulterà morbido ed appiccicoso.
Imburrare una padella di ghisa oppure una padella spessa che possa andare in forno da circa 24 cm di diametro e sistemarvi i pomodori, con il lato tagliato verso il basso, quasi a formare un mosaico, cercando di farceli stare tutti e non preoccupandosi se qualcuno risulterà sovrapposto.
Spargervi sopra le cipolle caramellate.
Stendere la pasta sfoglia su un piano infarinato allo spessore di circa un centimetro quindi tagliare un cerchio leggermente più grande della teglia usata.
Posizionarla sui pomodori e cipolle rincalzando i bordi in modo che il ripieno ne risulti racchiuso.
A questo punto può essere messa in frigo.
Quando si è pronti a cuocere preriscaldare il forno a 220 gradi. Spennellare la pasta con l'uovo e cuocerla per 25-30 minuti, finchè dorata ed il ripieno farà qualche bolla lungo il bordo della pasta.
Mentre la torta cuoce preparare i capperi: scaldare qualche cucchiaio di olio in una padella e versarvi i capperi bene asciutti. Diventeranno croccanti e si apriranno in pochi secondi.
Scolarli su carta da cucina.
Appena la torta è cotta farla riposare cinque minuti a temperatura ambiente quindi far scivolare una lama tra il bordo e la teglia prima di invertirla su un piatto da portata.
Cospargere con i capperi e servire.

NOTE

- la tatin è molto semplice nella realizzazione dato che viene usata pasta sfoglia acquistata ed il tempo più lungo è quello dell'attesa di arrostire i pomodori. Ma l'operazione può essere fatta un giorno prima ed effettivamente ripaga moltissimo in termini di sapore. Forse la parte più noiosa è asciugare i capperi, piuttosto!

-  i miei pomodori erano di misura media e sono stati perfettamente nella teglia indicata. L'autrice consiglia di usarne di misure diverse ed anche di colori diversi, se disponibili. L'effetto finale sarà splendido.

- la cottura della tatin è avvenuta in una teglia apposita che possiedo che ha bordi non troppo alti ma stondati ed il piatto che si adatta perfettamente per poterla invertire ma funziona benissimo con qualunque teglia, purchè ne ungiate molto bene la base.

- i capperi fritti sono una bella scoperta anche se di misura mignon non ne ho trovato e mi sono acconteta dei classici. Però come spesso accade il bello è ciò che a prima vista è invisibile agli occhi: ovvero lo strato di cipolle caramellate. Senza, il piatto sarebbe veramente banale, o comunque niente di speciale.

- L'ho cotta leggermente di più di 30 minuti perchè volevo che la sfoglia fosse ben dorata, dato anche che viene indicato di stenderla piuttosto spessa e quindi temevo potesse rimanere cruda all'interno. In effetti più sottile non reggerebbe il peso del ripieno!
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