mercoledì 27 marzo 2013

Starbooks di Marzo 2013: Sorbetto al cioccolato fondente











Ci sono ricette che mi ispirano subito, ed in genere sono quelle che vedete su queste pagine.
Opposte per concezione, di sicuro.
Quelle con tonnellate di burro, zucchero, burro di arachidi e Philadelphia.
E quelle "senza".
Non perchè, grazie al cielo, ci siano in casa intolleranze o allergie con cui fare i conti.
Ma per la curiosità di scoprire se abbiano nulla da invidiare a quelle "con".
Sono state postate ricette con due soli ingredienti.
Ed ora che ci penso anche una che ne prevedeva uno solo.
Senza burro, zucchero, uova, farina...e la dimostrazione che torte e biscotti vengono lo stesso.
Della ricetta testata oggi per lo Starbooks del mese, ovvero Avventure al Cioccolato di Paul A. Young, non mi ha colpito la lista degli ingredienti.
Piuttosto quello che nella lista non c'è.
Non c'è latte.
Non c'è panna.
Solo acqua, cacao, zucchero e cioccolato.
Può venire lo stesso un sorbetto cremoso e vellutato?
Provare è l'unica soluzione.
Procedimento a prova di...me.
Ovvero il più semplice del mondo.
Non c'è nemmeno da sciogliere il cioccolato da parte, visto che lo sciroppo di acqua, zucchero e cacao lo farà per noi, fuori dal fuoco e quindi scongiurando ogni rischio di bruciarlo.
Ammetto di aver esitato un attimo a vedere il composto galleggiare nel contenitore.
Ma ho imparato che in cucina, come in tanti altri campi, è questione di fede.
Credici fortemente, e succederà.
Anche se è solo un sorbetto.
Ed è successo.
Non si stacca subito dalla lingua, all'assaggio, e benedirete il fatto che non vi lasci subito da quell'abbraccio.
Il sorbetto al cioccolato non è il mio preferito, dato che quello al limone la vince su tutti.
Ma d'ora in poi sarò tormentata dai dubbi in proposito ;-)

Come ho detto questo sorbetto è un paradiso. Naturalmente gluten free, si adatta benissimo anche ai vegani, dato che non comprende alimenti di origine animale.
Come tutte le ricette che prevedono l'uso di pochi ingredienti la qualità degli stessi è fondamentale: per cui il sorbetto sarà buono tanto quanto il cioccolato ed il cacao che deciderete di usare.
E ultima nota: comprate il libro, esiste anche in italiano!


Le altre cioccolatosissime proposte di oggi dalla banda Starbooks:

Arricciaspiccia con   Cioccolata calda in stile atzeco
La Gaia Celiaca con  Ganache all'acqua





SORBETTO AL CIOCCOLATO FONDENTE

220 g di zucchero semolato
mezzo litro di acqua
40 g di cacao amaro
155 g di cioccolato fondente al 70%
3 cucchiai di liquore tipo Grand Marnier, Cognac, rum o Whiskey (facoltativo)


Mettere l'acqua sul fuoco e portare a bollore.
Appena bolle aggiungere lo zucchero ed il cacao, abbassare il fuoco, girare bene e lasciar fremere per 3 minuti di orologio da quando riprende una leggera ebollizione.
Togliere dal fuoco e versare in una ciotola dove sarà stato messo il cioccolato spezzettato.
Girare per far sciogliere il tutto e far riposare 15 minuti, quindi aggiungere il liquore se si usa.
Far raffreddare completamente quindi se si possiede una gelatiera versarvi il composto ed azionarla.
Se non si possiede una gelatiera versare il tutto in un contenitore e mettere in freezer, mescolando di tanto in tanto con una forchetta.


NOTE:

- il gelato qui riprodotto è stato realizzato senza gelatiera.

- non omettete il liquore che è presente in quantità minima ma grazie all'alcol contribuisce alla cremosità del sorbetto.

- dura anche oltre un mese, avendo cura di toglierlo dal freezer poco prima di servirlo e mescolarlo vigirosamente con una forchetta.


lunedì 25 marzo 2013

Fideuà con maionese alla tahine


Mi sembra di averlo accennato su queste pagine, un paio di volte.
Ebbene si, vivo sul mare.
Il Mar Rosso per essere precisi.
Dovrei essere inondata da pesci, crostacei e molluschi a non finire.
Specie per merito, o colpa, dell'augusto consorte che spesso ama trascorrere i fine settimana immerso, è il caso di dirlo, nella sua amata pesca in apnea.
Bene.
Senonchè qui arriva la filosofia.
La filosofia della pesca secondo l'augusto.
Dunque, non si prendono pesci troppo piccoli, che devono avere il tempo di crescere.
Non si prendono bestie troppo grandi, che si faranno una bella figura come trofeo per le foto ma spesso non hanno carni tenere come altre di taglie più umane.
Non si pesca più di quello che si può mangiare nello stesso giorno della pescata.
Beh, unica eccezione ma la capirete, la volta che ha preso un tonno.
Da solo.
Con il fucile.
Ed un amico che provvidenzialmente si trovata nelle vicinanze e l'ha aiutato prima che l'animale avesse la meglio.
Tonno sott'olio fatto in casa per diverso tempo, ma vuoi mettere la soddisfazione?
Non si spara a nulla che non sia ampiamente commestibile.
Chiamiamola pesca sostenibile.
Sostenibilissima anche dalla sottoscritta, visto che il pescatore si tramuta in pescivendolo in men che non si dica e qualunque cosa abbia portato a casa l'ha sempre anche accuratamente pulita, squamata e sfilettata.
Meno sostenibile dalle piastrelle della cucina, da cui poi tocca staccare squame per mezza giornata ma consideriamolo un dettaglio trascurabile.
Come vada a finire la maggior parte delle volte mi sa che già lo immaginate.
Un bel niente.
A parte l'evidente divertimento.
Meno male che c'è la filosofia, però.
Ed a dispetto di quel che si pensi aiuta anche in questi casi.
Con una frase ormai nell'archivio storico di casa arabafelice.
L'augusto consorte la pronuncia sempre con la stessa espressione.
Di accettazione dell'ineluttabile.
Il mare prende, il mare dà. 
Oggi ha preso.
Nulla da obiettare.
Solo che a me per cucinare questo piatto è toccata una visita al locale mercato del pesce.
E lì nemmeno la filosofia ha potuto aiutarmi.
Ma il perchè ve lo racconto un'altra volta ;-)


Mi sembra più che chiaro che la ricetta di oggi partecipi all'MT Challenge di questo mese, in cui Mai ci ha sfidato a ricreare un piatto della tradizione catalana: la fideuà.
Talmente bello e appetibile per i nostri gusti che non ho osato cambiare una virgola, tranne ovviamente i pesci usati per il brodo e la salsa di accompagnamento.
Ma d'altronde un tocco arabo non si poteva non darlo...;-)





FIDEUA' CON MAIONESE ALLA TAHINE
dalla ricetta di  Il colore della curcuma
 per due persone

150 g di spaghetti spezzettati (circa 3cm)
4 grossi pomodori ben maturi
uno spicchio d'aglio
150 g di gamberoni
150 g di calamari
poca paprika
poco zafferano di pistilli
sale, olio extravergine

per il brodo

acqua
sale
una grossa cipolla
pesce vario ( per me Najil e Hamour, varietà del Mar Rosso)

per la maionese alla tahine

un uovo intero
olio di semi
sale
tahine (pasta di sesamo)

Preparare il brodo il giorno prima, mettendo il pesce in acqua fredda insieme alla cipolla a pezzi.
Far bollire per mezz'ora abbondante, schiumando di tanto in tanto.
Filtrare.
Il giorno dopo scaldare una larga padella con poco olio extravergine e tostare gli spaghetti spezzettati, facendo attenzione a non bruciarli. Metterli da parte.
Nella stessa padella cuocere velocemente i gamberi ed i calamari puliti, salandoli alla fine.
Mettere da parte anche questi.
Ora aggiungere un po' d'olio sempre nella stessa padella e versarci altro olio insieme a l'aglio tritato molto fine.
Unire ora i pomodori spellati e tagliati molto finemente, facendo restringere il soffritto.
Unire ora lo zafferano sciolto in poco brodo e la paprika.
Girare bene e unire il brodo preparato il giorno prima, e quando questo raggiunge il bollore aggiungere la pasta tostata.
Cuocere secondo i tempi di cottura della pasta, unendo calamari e gamberi verso la fine.
Agggiustare di sale e servire con la salsa preparata in questo modo: mettere nel robot con le lame un uovo intero e poco sale. Con le lame in funzione versare a filo dell'olio di semi ( quello d'oliva lo trovo troppo forte per questa preparazione) finchè il tutto addensa, questione di un minuto.
L'olio che serve è parecchio, circa 250 ml o poco più.
Togliere la maionese dal robot, aggiungere due cucchiai colmi di salsa tahine e aggiustare di sale.

NOTE:

- la preparazione sembra laboriosa ma basta organizzare il lavoro. Brodo il giorno prima, ed anche la salsa dura benissimo una giornata in frigo.

- usate una padella bassa e larga ma comunque ben capiente, dalla mia ha rischiato di debordare tutto diverse volte per averne mal calcolato la capienza.


mercoledì 20 marzo 2013

Starbooks di Marzo 2013: Tartufi di cioccolato bianco alle fragole e pepe rosa



Va bene che è cioccolato.
Va bene che è bianco, che l'augusto consorte ama quanto la sottoscritta.
Ma forse stavolta sarà chiedere troppo.
Siamo pur sempre in casa di colui che considera le spezie un'invenzione del demonio, pepi e simili armi di distruzioni di massa e la cannella semplicemente un lavandino.
Pazienza, sai che sofferenza sapere che dovrò mangiarmeli tutti io.
Le premesse sono buone, visto che guarda interessato le fragole che cuociono mentre io studio accuratamente i passaggi sul libro dello Starbooks del mese, ovvero Avventure al Cioccolato di Paul A.Young.
Fai la marmellata?
No, non faccio marmellate.
Le preziose tavolette di cioccolato bianco nascoste bene bene, che qui non si trovano spesso.
Le tiro fuori che lui è ancora in cucina.
Ti prego! Una sola!
Devo essere dura, o non ne avrò abbastanza per realizzare i dolcetti.
Una negoziazione degna dei colloqui Israele-Palestina porta alla risoluzione finale che sarà lui a ripulire il pentolino in cui lo scioglierò.
Certo, sempre tacendo quel piccolo, insignificante particolare.
Lo sciolgo si, il cioccolato.
E lo mischio con le fragole.
Ma lo annego nel pepe rosa.
Temo, e parecchio.
L'ingordo sarà punito?
Porgo il pentolino con nonchalanche.
Non voglio guardare.
Ora farà una di quelle facce buffissime che vengono solo a lui.
E dirà una di quelle frasi assurde che vengono solo a lui e mi faranno ridere per sempre.
Urca, silenzio.
Buono quest'affare.
Ma va.
C'è un sapore che non riconosco, ma sta bene.
Non chiameremo CSI questa volta.
Confesso subito, anche perchè nel pepe rosa tra poco devo rotolarceli...
L'ha detto lui, eh.
Non sono più l'uomo di una volta.
Chissà se voleva essere un complimento alla cuoca :-)

Allora, se c'è cibo che può portare alla perdizione è questo. Vellutato, scioglievole, bilanciatissimo nei sapori senza che nessuno sia preponderante.
Il pepe rosa, giuro, non si può far senza.
E manco a dire che sono di una facilità disarmante: provate e tutti vi chiederanno se sono appena arrivati da qualche raffinata pasticceria parigina ;-)
Una ricetta da appuntare, e da conservare per sempre.
Ed a cui non cambiare una virgola!



Le altre ricette testate oggi sono:

Vissi di cucina con  Pesto al cioccolato
Ale only kitchen con  Crackers al cacao






TARTUFI DI CIOCCOLATO BIANCO ALLE FRAGOLE E PEPE ROSA
per circa 40 pezzi

200 g di fragoline di bosco o fragole comuni
75 g di zucchero di canna
200 g di panna liquida fresca
450g di cioccolato bianco
10g di pepe rosa, pestato

per la copertura

300 g di cioccolato bianco
15 g di pepe rosa, pestato grossolanamente

Lavare molto bene le fragole o fragoline e metterle in un pentolino insieme allo zucchero.
Cuocere su fuoco medio/basso finchè saranno ridotte ad una purea e il volume sarà diminuito di circa la metà. Questione di minuti, eh!
Passare la purea ad un colino per eliminare eventuali residui (non l'ho fatto) e rimetterla nel pentolino insieme alla panna ed al pepe rosa pestato.
Far sobollire piano per due minuti, quindi spegnere il fuoco e versare il tutto in un'altra ciotola contenente il cioccolato spezzettato.
Girare con una spatola finchè sarà sciolto, quindi lasciar raffreddare a temperatura ambiente e poi in frigo. La ricetta indica come tempo due ore, ma dato che è molto morbida meglio una notte.
Il giorno dopo prelevare piccole porzioni del composto con un cucchiaino e rotolarle velocemente tra le mani per dare una forma sferica.
Spolverizzare le mani con amido di mais o zucchero a velo per facilitare l'operazione, ma siate delicati!
Mettere le palline in frigo (molto meglio in freezer) e temperare il cioccolato bianco per la copertura.
Non l'ho fatto, lo ammetto, ma se voleste cimentarvi queste le istruzioni: mettere due terzi del cioccolato in un pentolino e porre quest'ultimo su un bagnomaria.
Appena il cioccolato è sciolto allontanarlo dal calore e mescolando vigorosamente aggiungere il restante terzo. Mescolare finchè il composto raggiunge i 26 gradi ad un termometro da pasticceria.
Se non si ha un termometro, toccare il cioccolato che dovrà sembrare a temperatura corporea.
Rimettere il pentolino sul bagnomaria e fargli raggiungere la temperatura di 31 gradi.
Il cioccolato è quindi pronto da usare.
Io ho semplicemente sciolto il cioccolato bianco e vi ho immerso le palline ben fredde di freezer ad una ad una, che andranno poi rotolate nel pepe rosa.
Far rassodare e servire.



NOTE:

- come ho detto il temperaggio non è fondamentale per la riuscita della ricetta, ed io ho fatto senza.

- i tartufi resistono in frigo diversi giorni.


lunedì 18 marzo 2013

Crostatona di mirtilli



























Un colpo secco.
E la porta della mia aula si spalanca.
Ma non è ancora orario di lezione.
Non faccio in tempo a fare le rimostranze per chiunque abbia avuto l'ardire di entrare senza nemmeno bussare come medito nel nanosecondo che ci metto ad alzare gli occhi dal foglio che sto leggendo.
Sono due.
Arabi.
Alti.
Enormi.
Scuri in volto.
Non sorridono, non parlano.
Di certo non mi salutano.
Si fanno avanti con fare minaccioso.
La paura ha tante forme.
Questa non è uguale a quella che fa morire dal ridere chiunque sappia ormai che urlarmi "bu!" da dietro un angolo mi fa trasalire in modo piuttosto colorito.
E' quella che paralizza il respiro.
Che mi fa sentire fisicamente il sangue che se ne va via dalla mia faccia.
Non so chi siano i due energumeni piombatimi in classe di primo mattino.
Nono sono genitori, nè di certo nuovi alunni.
Non pensate che sia idiota se ho pensato subito a due terroristi.
Ma esperienze passate nel settore mi hanno insegnato a stare allerta, sempre ;-)
Mi levo le scarpe piano sotto la cattedra, che per scappare i tacchi non mi serviranno.
Mi alzo al rallentatore, la portafinestra non è lontana.
Mannaggia al ragazzo delle pulizie che la chiude sempre a chiave.
Acchiappo una penna, riuscirò a cacciargliela in un occhio prima di soccombere?
Venderò cara la pelle.
Aspetta però, sono ancora viva.
E i due tizi onestamente mi ignorano.
Stanno studiando la porta e la finestra.
Suona il telefono sulla cattedra.
Signorina, il telefono.
Solerti e attenti, per essere terroristi.
Ed anche un filino troppo ben vestiti.
Sento la cornetta che mi trema sull'orecchio.
Un preside ormai disperato mi avvisa che le guardie del corpo del principino da poco nuovo alunno della nostra scuola oggi faranno un'ispezione di sicurezza nei luoghi deputati ad accoglierlo.
Troppo tardi.
Ho già perso almeno cinque anni di vita dallo spavento.
E mi darò dell'idiota per il resto della vita.
Nonostante lavori circondata dai carri armati della Guardia Nazionale a scoraggiare chiunque voglia farci, diciamo così, visite indesiderate.
Conto i giorni, ora.
Al prossimo colloquio con i genitori :-)


Una classicissima ed americanissima pie, oggi,  o crostatona che dir si voglia :-) E' di un buono esagerato, con la brisèe friabile e burrosa come piace a me e il ripieno di frutta all'ennesima potenza.
Facile facile, vi stupirà il risultato, credetemi.
E se i mirtilli non vi piacciono provate con altri frutti di bosco che vi ispirino di più: mi raccomando però non omettete l'amido dal ripieno, che fa la differenza tra un sughetto delizioso e un gran pasticcio ;-)




BLUEBERRY PIE
per una tortiera da 22-24 cm
da Pies and Tarts di Martha Stewart

300g di farina
un cucchiaino raso di sale
un cucchiaino raso di zucchero
226 g di burro freddo
acqua fredda quanto basta, circa 50 ml o poco più

per il ripieno

900 g circa di mirtilli freschi o surgelati
50g di zucchero semolato
35 g di amido di mais
la punta di un cucchiaino di cannella
un cucchiaio di succo di limone

un tuorlo e poca panna (o latte) per spennellare

Per la pasta: mettere farina, sale, zucchero e burro freddissimo a pezzetti nel robot o nell'impastatrice.
Lavorare il tutto azionando la macchina solo ad intermittenza, finchè il tutto apparirà come grosse briciole e qualche pezzo di burro sarà ancora visibile.
Unire quindi un paio di cucchiai di acqua ghiacciata e riazionare la macchina sempre ad intermittenza, unendo il resto dell'acqua a poco a poco ma valutando sempre la consistenza: appena il tutto comincia a stare insieme è pronto.
Versare l'impasto su pellicola trasparente e mettere in frigo per almeno un'ora.
Se non si possiedono nè robot nè impastatrice mischiare farina, zucchero e sale. Unire quindi il burro ben freddo tagliato a pezzi piccoli e intriderlo con pazienza di farina usando le punte delle dita.
Quando la farina è tutta intrisa unire l'acqua ed aiutandosi con una forchetta e il meno possibile con le mani lavorare in modo che il tutto stia insieme. Far quindi riposare in frigo.
Stendere parte della pasta con un mattarello infarinato a circa mezzo centimetro abbondante di spessore e foderare una teglia da crostata con i bordi alti.
Mescolare i mirtilli con lo zucchero, l'amido, la cannella e il succo di limone. Versare subito nella teglia ed usare il resto della pasta per realizzare delle strisce.
Battere il tuorlo con la panna o il latte e spennellare i bordi e le strisce di pasta, spolverizzandole con zucchero semolato.
Mettere la torta in frigo per almeno 30 minuti (o in freezer).
Cuocere a 200 gradi per circa 20 mimuti, quindi abbassare il forno a 180 e continuare la cottura finchè la pasta sarà ben colorita.
La ricetta dice di proseguire la cottura per 55 minuti, ma nel mio forno è servito meno tempo!
Non toccare la torta da calda!
Farla riposare a temperatura ambiente almeno 3 ore prima di servirla.

NOTE:

- la pasta cruda può essere conservata in frigo una settimana, oppure congelata.

- il ripieno va realizzato e usato subito, non lasciatelo riposare.

- far attenzione ad usare una teglia con i bordi abbastanza alti, il ripieno è parecchio.

- volendo, la fetta di dolce può essere servita con poca panna semi-montata o una pallina di gelato alla vaniglia.

- la pasta è una brisèe, quindi abbastanza neutra. Non aumentate nè zucchero nè sale ;-)


mercoledì 13 marzo 2013

Starbooks di Marzo 2013: Pancakes al cioccolato venezuelano con salsa al cioccolato e sciroppo d'acero










Non che in genere mi lasci influenzare dal giudizio altrui.
O almeno mi sono sempre vantata di non farlo.
Ma certo aver letto sulla copertina del libro scelto per lo Starbooks di questo mese quella frase di Nigella Lawson un po' mi fa pensare.
Già il titolo in sè direbbe tutto : Avventure al cioccolato, di Paul A.Young.
"An inspiration", lo decrive la mia amata cuoca inglese.
Ah però.
Non credevo che Nigella avesse bisogno di ispirazioni di alcun tipo.
Ma sfoglio le pagine e comincio a capire.
Tutto è color cioccolato, e non solo per l'ingrediente principale di ogni ricetta.
La copertina ti viene voglia di addentarla: sembra una barretta gigante.
Questi pancakes li ho voluti fare subito.
Avete presenti essere assolutamente certi che una ricetta riesca?
Questo il caso.
Pure furbissima: basta frullare tutto insieme nel robot.
Mentre ripulisco il tagliere dalle briciole di cioccolato, si intende.
Ma è fine settimana, da queste parti.
L'augusto consorte arriva come un'ape sul miele, guidato dal profumo.
Però qualcosa non funziona.
Dunque, c'è cioccolato ovunque.
Sul tagliere.
Sul piano.
Sui fornelli perchè me ne è caduto un pochino.
Nel pentolino che contiene quella salsa magnifica che sarà di accompagno.
Anche l'aria della stanza ne è piena.
E lui guarda un po' deluso la padella che cuoce i pancakes che saranno la nostra merenda.
Cos'è, un burger?
Mannaggia, mi sa che è ancora sotto choc.
E' che in casa arabafelice ultimamente si burgerizza un po' tutto.
E cosa ci sia dentro si scopre solo alla fine.
Mi viene troppo da ridere, mentre mi cadono le braccia.
Una specie, mi viene da rispondere.
Assaggiare e non parlare, tutt'uno.
Non può perchè la bocca è troppo piena.
Troppa salsa sul boccone.
Può solo spalancare gli occhi.
E fare un verso di giubilo.
Ma da oggi smetto di dire che preferisco i dolci con la frutta :-)

Dunque, un libro con un titolo simile non può che promettere bene. 
Per ora mantiene, visto che questi pancakes sono assolutamente divini, preparati con una farina rustica che li rende interessanti al di là dell'ovvio appplauso per il cioccolato.
Che come avrete notato è sia dentro che fuori!
Non avete voglia di andare subito a sbirciare dalle altre Starbookers? ;-)



Ecco le cioccolatosissime proposte di oggi:

Menu Turistico con  Sciroppo al cioccolato
La Gaia Celiaca con  Tartufi al Muscovado
La Apple Pie di Mary Pie con  Vinaigrette al cioccolato
Le chat egoiste con Trifle ai quattro cioccolati






PANCAKES AL CIOCCOLATO VENEZUELANO CON SALSA AL CIOCCOLATO E SCIROPPO D'ACERO
per circa 12 pezzi

30 g di cioccolato Venezuelano ( o un buon fondente)
170 g di farina di grano saraceno o di farro
un uovo grande
70 g di brown sugar oppure zucchero muscovado
290 ml di latte
2 cucchiaini di bicarbonato
un cucchiaino di estratto di vaniglia
burro per la padella

per la salsa

240 ml di sciroppo d'acero
un pizzico di sale marino
100 g di cioccolato fondente al 70%


Per prima cosa grattugiare finemente il cioccolato (l'ho fatto con la mezzaluna)
Quindi metterlo nel robot insieme alla farina scelta, l'uovo, lo zucchero, il latte, il bicarbonato e la vaniglia.
Frullare finchè il tutto sarà liscio e omogeneo.
Far riposare ed intanto preparare la salsa: mettere il sale in un pentolino insieme a due cucchiai di acqua su fuoco basso e farlo sciogliere. Aggiungere quindi lo sciroppo d'acero e portare a una leggerissima ebollizione.
Togliere dal fuoco e versare in una ciotola in cui sarà stato messo il cioccolato spezzettato grossolanamente, girando finchè non sarà sciolto.
Scaldare una padella e imburrarla.
Versare un paio di grosse cucchiaiate per ogni pancake e cuocerli su fuoco medio finchè si vedono delle bolle in superficie.
Girarli con una spatola e cuocerli per pochi attimi anche dall'altro lato.
Tenere i pancakes al caldo coperti con carta alluminio finchè non ci cuoce tutto il composto.
Servirli inondati con la salsa...e siate generosi, ne assorbono parecchio!

NOTE:

- pancakes possono essere cotti con qualche ora di anticipo e scaldati pochi secondi nel microonde.

- in alternativa il composto crudo può essere conservato una notte in frigo, coperto, e cotto la mattina.

- lo sciroppo può essere preparato con settimane di anticipo e tenuto in frigo. Scaldarlo leggermente prima di usarlo, dato che rassoda parecchio al freddo.

- il tag gluten free si riferisce ai pancakes solo se preparati con farina di grano saraceno e NON di farro.



lunedì 11 marzo 2013

Panini al burro ripiegati






Lo noto subito da come entra in classe.
Il nuovo studente ha già un codazzo dietro, e mi chiedo come abbia fatto a farsi già degli amici avendo messo piede a scuola da poco più di dieci minuti.
Faccino furbetto, non c'è che dire.
Almeno saluta educatamente, rivolgendomi un'occhiata incuriosita.
Ricambio, chiedendogli il nome.
Accidenti, ha un accento favoloso per essere arabo.
Ho vissuto quasi tutta la vita a Miami, miss.
Ottimo.
Ma se l'apparenza inganna, questo è il caso.
Il ragazzo armeggia con il cellulare mentre sto parlando.
Lo fulmino con lo sguardo, ed è un compagno a sussurrargli che la regola in classe prevede che se vedo il telefono una seconda volta questo diventi mio a tempo indeterminato.
Sorrisino di sfida, il suo.
Ma lo mette via.
Riprendo a parlare.
Tre minuti e fa cadere un libro che peserà cinque chili.
Scommetto quello che volete che l'ha fatto apposta, ma faccio finta di niente.
Solo la sua voce, ora.
Sopra la mia.
Miss, mi tempera la matita?
Ha di nuovo quel sorriso irritante.
Gelo sulle facce dei compagni.
Sorrido, mentre osservo che a sedici anni suonati può farlo da solo senza pericolo.
Non è soddisfatto, si vede.
Nemmeno io, a dire il vero.
Se questo è quello che mi aspetta da qui alla fine dell'anno bisognerà che inizi un corso di training autogeno.
La mia lezione continua.
La sua maleducazione, anche.
Miss, da dove viene?
Non gli rispondo, mentre noto che un compagno gli scrive Italy sul quaderno.
Italy! Allora sei Miss Maccheroni!
Non si dovrebbero avere raptus contro ragazzini indifesi.
E non ne ho avuti.
Ma è uno dei pochissimi allievi che ho sbattuto fuori dall'aula.
Mio padre non sarà contento, miss.
Vero. Nel sapere come ti comporti, mio caro.
Esita.
Ma lo invito alla porta con un sorriso.
Solo dopo mi viene spiegato dal preside che si asciuga la fronte con apprensione: è il figlio di un principe, dobbiamo avere un certo riguardo!
Come no.
Ed oltre ad averlo, magari glielo insegniamo anche ;-)


Lascio da parte la principesca maleducazione :-) e passo a descrivervi meraviglie dei paninetti qui sotto.
Non sono complicati da fare, ed hanno una forma curiosa. Sul sapore lascio immaginare...finiti tutto nello spazio di un buffet, buonissimi sia soli che accompagnati ;-)
Provate, e se avanzano si congelano!!!



PARKER HOUSE ROLLS
per circa 30 pezzi
da Martha's American Food di Martha Stewart

198g di burro 
un cubetto di lievito di birra oppure 8 g di quello disidratato
313 ml di latte tiepido
3 cucchiai di zucchero
2 cucchiaini di sale
3 uova intere
660 g di farina, circa


Imburrare (oppure coprirla con carta forno) una teglia rettangolare da circa 24cm per 32cm e lasciarla da parte.
Sciogliere il lievito, sia che si usi quello fresco che quello secco, in 125 ml ( presi sdai 313 ml che servono per la ricetta) di latte appena tiepido, lasciandolo riposare per circa 5 minuti.
Mettere il latte rimanente in un pentolino, appena bolle togliere dal fuoco e mettervi subito 85 g di burro (presi dal totale della ricetta), lo zucchero, il sale e girare finchè il burro fonde.
FAr intiepidire.
Ora mettere 540g di farina (presi dal totale della ricetta) nella ciotola della planetaria e versarvi al centro il mix di lievito, il composto di latte e burro e le uova intere.
Impastare con il gancio a uncino per circa 2 minuti, quindi versare l'impasto su un piano infarinato e impastare per circa 5 minuti, finchè non sarà più appiccicoso.
Aggiungere il resto della farina poco a poco, sempre impastando.
Mettere l'impasto in una ciotola, ungerlo di burro ee coprire con un panno da cucina.
Far lievitare circa un'ora e mezzo.
Riprendere l'impasto, lavorarlo brevemente e farlo riposare altri 10 minuti.
Dividerlo a metà e stendere ogni metà in un rettangolo di circa 25cm per 30cm, lasciandole spesse, coprirle con pellicola e metterle in frigo 30 minuti.
Prendere una delle due metà stese e dividerlo in 5 strisce da circa 5cm, e tagliare successivamente le strisce in rettangoli.



Ora imburrare con il restante burro fuso la metà di ogni rettangolo, e ripiegarlo su se stesso, senza arrivare fino alla fine...la foto è più chiara di me :-)

Fare lo stesso con il secondo rettangolo di pasta, e adagiare i paninetti sovrapponendoli leggermente nella teglia con la parte ripiegata verso il basso a formare strisce continue.


Coprire con un panno e far lievitare circa 30-40 minuti.
Spennellare con il burro rimasto e cuocere quindi in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 15-20 minuti (dipende dai forni).
Servire tiepidi o a temperatura ambiente, staccandoli delicatamente l'uno dall'altro.

NOTE:

- le dosi bizzarre ( 198g...) sono dovute alla conversione dalle cups americane. Non mi piace arrotondare ;-)

- i panini cotti si possono surgelare.

- non sono dolci! Sono panini da buffet e vanno benissimo con accompagnamenti sia salati che dolci.

- il lievito può essere diminuito se si preferisce, aumentando i tempi di lievitazione. Nella ricetta originale ce n'è comunque di più di quello usato da me qui.


giovedì 7 marzo 2013

Shendetlie, ovvero torta di miele e noci




Accidenti, in quanti mi avete scritto dopo il post di lunedì.
Non pensavo, onestamente, di sollevare un polverone simile.
D'altronde una parolaccia ricevuta che sarà mai, nel mare di carinerie che invece trovo di solito nella mia posta.
Ma è come le notizie dei telegiornali: solo quelle brutte balzano agli onori della cronaca, e le belle passano nel dimenticatoio.
Basta, invertiamo il corso delle cose.
E dico un grazie grande come una casa.
Per ogni parolaccia che arriva (e ne arrivano, eh) ci sono decine di pensieri che mi stupiscono.
A qualcuno faccio compagnia, e mi riempie il cuore di meraviglia.
A qualcuno risolvo una cena.
A qualcuno faccio simpatia, per la mia vita scombinata: le mie ricette no, non le piacciono...troppo strane. Ma mi legge volentieri per farsi una risata.
A qualcuno interesso per la parte fitness, e via di scambi di chiacchiere su cardiofrequenzimetri, interval timers, bootcamp e sudore.
A qualcuno solletica l'idea della vita tra le dune, e quanto mi piace raccontarla lo sa solo chi deve tapparmi la bocca per farmi smettere.
A qualcuno serve la torta di compleanno, e le conversioni dalle odiate cups americane.
A qualcuno viene in mente di chiedere come faccia a trovare tanti ingredienti tra le dune, ma è solo questione di cercare bene :-) e sul resto meglio che taccia ;-)
A qualcuno è venuto in mente solo di salutarmi all'alba, ricordando che da me, due ore avanti rispetto all'Italia, era già mattinata piena.
A qualcuno viene la curiosità se io sia vera, o piuttosto un robot. Un generatore di post. Un uomo, addirittura!
A qualcuno scatta la domanda sull'augusto consorte: ma come diavolo si chiamerà?
A qualcuno viene in mente di dirmi che si, finalmente ha svelato quel certo arcano.
Poi c'è qualcuno, invece, che vuole regalarmi qualcosa.
A volte un ricordo, un pensiero.
A volte una ricetta.
Che ha una storia, un percorso, o sarebbe meglio dire un viaggio.
Che la porta, per le vie atruse della vita, fino a me.
Sono certa che la persona deliziosa che mi ha passato questa cucinata qui sotto si debba essere pentita, per un attimo: con quante domande l'ho tartassata, poverina! 
E' un dolce della sua terra, l'Albania.
Avevi ragione, Lory Larosh: è proprio buono.
E grazie te lo dico qui, se ancora mi leggi :-)


Dunque, Lory mi informa che il nome del dolce vuol dire "salutare" , e mi piace proprio: forse per la presenza del miele, o dello zucchero che tira su il morale e la pressione? ;-)
E' buonissimo, semplice da realizzare ma non banale: ottimo se si hanno parecchi ospiti da sfamare, una festa, un buffet, o semplicemente una colazione o merenda nutriente.
Deve essere preparato per forza in anticipo e regge benissimo diversi giorni, grazie allo sciroppo di cui imbevuto: vi ho fatto venire voglia di provarlo?
E da oggi nasce l'etichetta "le ricette dei lettori": spero di arricchirla presto!



SHENDETLIE
per una teglia 30cm x 20cm

3 uova
un bicchiere di zucchero (usare come misurino un bicchiere della Nutella)
3 cucchiai di miele
200 g di burro
3 bicchieri di farina
un cucchiaino di bicarbonato
2 tazzine da caffè di noci tagliate finemente
un tuorlo per spennellare

per lo sciroppo

3 bicchieri di zucchero
2 bicchieri e mezzo di acqua
un cucchiaino di succo di limone 


Lavorare le uova intere con una frusta, non a lungo.
Unire lo zucchero, il miele, il burro sciolto, la farina, il bicarbonato ed infine le noci.
L'impasto sarà più sodo rispetto a quello delle torte classiche.
Versarlo nella teglia imburrata (o coperta con carta forno) e livellarlo con un cucchiaio.
Sbattere il tuorlo con poca acqua e spennellarlo sul dolce, e volendo fare delle strisce sottili con i rebbi di una forchetta.
Come tocco personale ho anche aggiunto dei gherigli di noce sulla superficie, come decorazione.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per almeno 35 minuti, ma controllare con lo stecchino.
Lasciarlo raffreddare completamente.
Preparare lo sciroppo: mettere zucchero, acqua e succo di limone in un pentolino.
Calcolare cinque minuti di orologio da quando prende il bollore e spegnere il fuoco.
Versare quindi lo sciroppo caldo sul dolce freddo, e lasciare riposare almeno quattro, cinque ore prima di mangiarlo, tagliato a quadrotti.






NOTE:

- l'autrice raccomanda l'uso di una tortiera rettangolare, se si usa una tonda assicurarsi che non sia a cerniera perchè fuoriescirebbe lo sciroppo.

- il dolce è forse ancora più buono dopo una notte di riposo, ed è altrettanto appetitoso freddo di frigo.


lunedì 4 marzo 2013

Torta con la panna montata dentro (senza burro nè olio)














Non è un obbligo.
Non è un lavoro.
Non è il Pronto Soccorso.
E' solo un blog.
Personale, come mi ricorda Blogger.
Quindi è un hobby, se non sbaglio.
Da curare se si può, e quando si può.
Dedicandogli il tempo che si può.
E spesso parte di quello che non si potrebbe, a dirla tutta.
C'è sempre qualcuno a fare una domanda.
A chiedere un chiarimento.
Felicissima di rispondere, sempre.
E non ditemi che non lo faccio sempre piuttosto in fretta.
Poi si chiude la saracinesca per un paio di settimane.
Avviso pure, che non sarò collegata: non perchè in mia assenza ci sia il rischio che cada il mondo, no.
Ma data la mole di posta che ricevo mi spiacerebbe che qualcuno avesse l'impressione che ne infischio altamente.
Benissimo.
Poche righe che mi sembravano chiare.
Torno, e oltre trecento email ad aspettarmi a casa.
Mi piace leggerle, come sempre.
Per la maggior parte mi si augura di passare una bella vacanza.
Qualcuno ha rifatto un dolce, ed è venuto bene.
Qualcun altro necessita di un'idea per un buffet, ok.
Mi diverto, lo ammetto.
Ma ho avuto la pessima idea di lasciare un post programmato, ovvero per chi non lo sapesse un post che si pubblica automaticamente in un giorno ed un'ora precisi.
Ci ho messo dentro la pastinaca.
E tante domande su cosa sia!
No, aspetta, non sono tante domande.
E' la stessa persona che mi ha mandato dodici, dico dodici email per chiedermi cosa fosse.
Pazienza, le vedo tutte insieme.
Meno male le leggo tutte prima di rispondere.
All'ultima, l'autrice è giustamente stufa di non ricevere lumi.
Anche perchè qualcuna l'ha pure mandata due volte in un giorno solo.
E mi apostrofa, dato che secondo lei non le rispondo perchè non mi va.
Con una parola che inizia per S.
Continua per T.
E prima che vi venga il dubbio, no, non è il mio nome di battesimo, dato che la terza lettera è una R invece di una E.
Uhm.
Che bella la libertà.
Di fare clic su "cestino".
Sono certa che la stessa domanda la signora in questione possa rivolgerla a Google, che sarà di sicuro meno suscettibile di me.
Oppure semplicemente senza scadere dalle basiche, vecchie buone maniere.
Che credetemi, saranno considerate obsolete, ogni tanto.
Ma non passano mai di moda ;-)


Passiamo oltre, che è meglio!
Da qualche giorno in libreria trovate il nuovo libro di Roberta d'Ancona, intitolato Cucina Italiana 2.0- A tavola con i foodblogger, Giunti Editore.
Come non ringraziarla pubblicamente per avermi coinvolto in questo bellissimo progetto, insieme ad altre ventuno compagne di ricette?
E, giuro, ancora piena di meraviglia vi invito a dargli un'occhiata, in libreria: troverete dei menù creati apposta per l'occasione da ciascuna di noi.
Il mio?
Furbissimo, neanche a dirlo ;-)



Con la ricetta di oggi è stato amore a prima vista: spenta la tv e sono corsa in cucina.
Morbidissima, delicata, la torta che vorrei ogni mattina sul tavolo. Da personalizzare come si preferisce, aggiungendo gocce di cioccolato o frutta secca....provatela, perchè è davvero buonissima e mi raccomando : cuocetela poco! ;-)


                                                        WHIPPED CREAM CAKE
da una puntata del Martha Stewart Show
per uno stampo con il buco da 26 cm

270 g di farina
375 ml di panna fresca da montare
180 g di zucchero
3 uova grandi
2 cucchiaini di lievito per dolci
un pizzico di sale
buccia di un limone oppure estratto di vaniglia
gocce di cioccolato, facoltative
zucchero a velo, per servire


Montare la panna finchè sarà ben soda.
Con le fruste in funzione unire un uovo alla volta e montare solo finchè il tutto sarà amalgamato (se continuate troppo si smonta tutto!), roba di pochi secondi.
A parte mescolare farina, zucchero, lievito, sale e l'aroma scelto. Unire poco alla volta al composto di panna, mescolando piano con una spatola o un cucchiaio di legno.
Unire le gocce di cioccolato, se gradite, e versare in uno stampo a ciambella.
Cuocere in forno preriscaldato a 185 gradi per circa 25- 30 minuti, verificando comunque con la prova stecchino.
Far raffreddare, cospargere di zucchero a velo e servire.




NOTE:

- se si frulla troppo la panna con le uova il tutto smonta inesorabilmente, e la torta non verrà soffice.

- il dolce non va stracotto, o diventa secco: attenzione quindi al vostro forno, nel mio è bastata meno di mezz'ora. Per questo è meglio cuocerlo in uno stampo a ciambella.

- il dolce cotto dura un paio di giorni ben avvolto nella pellicola.

- il dolce si può congelare, ben avvolto nella pellicola. Si possono congelare anche le singole fette, in modo da poter scongelare solo ciò che si desidera consumare.

- è perfetto accompagnato da marmellata, Nutella o...il velo di burro che nell'impasto non c'è ;-)

- infarinate le gocce di cioccolato prima di unirle al composto, per evitare che affondino. Altro accorgimento utile è di aggiungerle ben fredde di freezer.

- viste le tante domande in merito, lo stampo del dolce è questo qui.


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