giovedì 24 novembre 2022

Dolce di semolino all'arancia, mandorle e cannella (vegan)

 

 

Un dolce che non sia Pandoro o Panettone ma racchiuda i profumi del Natale?
Magari adatto ai commensali vegani o con qualche intolleranza a uova e latticini?
Beh, lo trovate qui!

martedì 15 novembre 2022

Tartellette di sfoglia con cipolle caramellate e caprino

 

 

Un'idea sfiziosa per le prossime feste che vi farà pregare gli ospiti di farne ancora, e farne tante...se siete curiosi è tutto qui!

lunedì 17 ottobre 2022

Tartellette al limone e tè matcha

 


 

Ricordate qualche anno fa, quando non eri nessuno se non bevevi tè matcha ad ogni ora del giorno e della notte e non eri un foodblogger degno di questo nome se non annoveravi almeno un paio di ricette che lo includessero nel tuo repertorio?
Ebbene, il matcha lo bevo da tempo immemorabile perchè mi piace molto ma ricette mai realizzate: primo, non tutti ne gradiscono il sapore anche se dicono il contrario.
Secondo, le mode mi spingono inevitabilmente a fare il contrario :)
Ora, le virtù del tè in questione sono note ma ahimè non certo quella che sento spesso che "faccia dimagrire": se lo andate a raccogliere di persona, vi caricate le foglie per qualche chilometro, le essiccate e polverizzate probabilmente avrete un consumo calorico tale da poter incidere sulla questione.
In caso contrario mettetevi l'anima in pace e bevetelo quindi solo se vi piace sul serio.
Anche l'autrice ricorda che il colore delle tartellette che vedete qui potrebbe far venire in mente che siano in qualche modo salutari: assolutamente no, il tè è annegato nello zucchero e nella panna, quindi eventuali benefici stroncati sul nascere.
Ma sono buonissime, oltre che ipnotiche: fate la prova? ;)

 

 

MATCHA & LEMON POSSET TARTS
da A Good Day to Bake, di B. Ebuhei
per 5 pezzi

95 g di burro a cubetti
50 g di zucchero a velo
un cucchiaino di pasta di vaniglia
2 tuorli
190 g di farina
un quarto di cucchiaino di sale

per il ripieno
100 g di zucchero semolato fine
la buccia grattugiata di un limone
3 cucchiai di succo di limone
2 cucchiaini e mezzo di te matcha, più altro per spolverizzare
300 ml di panna ad alto contenuto di grassi

 

Sbattere il burro, lo zucchero e la vaniglia a mano o meglio con delle fruste elettriche fino ad ottenere un composto denso e omogeneo. Unire i tuorli e battere ancora finchè il tutto sarà amalgamato, raccogliendo anche  quello che si sarà depositato sui lati della ciotola.
Aggiungere infine farina e sale mescolando brevemente solo il tempo perchè il composto stia insieme.
Compattare l'impasto e avvolgerlo nella pellicola per alimenti formando un grosso rettangolo che andrà in frigo per un'ora o comunque finchè ben freddo.

Preparare 5 stampini da 8cm di diametro, non serve imburrarli. Stendere la pasta su una superficie leggermente infarinata fino allo spessore di 3-4 mm e tagliare 5 cerchi più grandi degli stampini.
Pressare ogni cerchio nello stampino facendo attenzione a premere anche lungo i bordi e lasciare dell'eccesso di pasta che venga fuori.
Mettere gli stampini in frigo 20 minuti e preriscaldare il forno a 180 gradi.

Una volta che saranno ben freddi tagliare l'eccesso di pasta che esce dagli stampini e bucherellare il fondo con una forchetta. Foderare la pasta con della carta forno stropicciata tra le mani facendola aderire bene su tutti i lati e riempire con riso o con le apposite sfere di ceramica e cuocere per 12-15 minuti finchè i bordi saranno leggermente dorati.
Togliere la carta ed il riso e cuocere altri 10-12 minuti, fincè dorati uniformemente. Lasciar raffreddare.

Intanto preparare il ripieno: scaldare su fuoco medio basso lo zucchero, la buccia di limone e il succo portando ad ebollizione in modo che lo zucchero si sciolga. Versare il matcha in una ciotolina ed aggiungervi un cucchiaio dello sciroppo al limone appena preparato. Mescolare vigorosamente per ottenere una pasta ed aggiungere quindi un altro paio di cucchiai di sciroppo.
Cercare di eliminare più grumi possibile (se si possiede la frusta da tè matcha, usarla) prima di aggiungere tutto lo sciroppo rimasto.

In un altro pentolino scaldare la panna mescolando spesso fino ad ebollizione. Togliere dal fuoco e versarci lo sciroppo con il matcha mescolando bene. Passare il composto da un colino a maglie fitte per eliminare gli ultimi grumi.
Riempire i gusci di pasta con il composto e far raffreddare completamente a temperatura ambiente prima di passare in frigo per un paio d'ore. finchè il ripieno sarà rassodato.
Spolverizzare con altro matcha prima di servire.


NOTE

- l'autrice dice che il dolce si mette insieme in "no time" e non richiede alcuno sforzo. Ora, "no time" magari no: bisogna impastare i gusci, far riposare la pasta, foderare gli stampini e farli riposare di nuovo prima di cuocerli, quindi aspettare che raffreddino prima di farcirli. Tutto questo ha preso un tempo discreto...

- non ci sono molte indicazioni sulla lavorazione della pasta. Il burro dovrebbe essere freddo, qui non si menziona, ed il composto toccato il meno possibile con le mani.Nonostante si indichi di lavorarlo con le fruste elettriche non ci sono molte indicazioni a riguardo quindi si presuppone che lo si sappia preparare.

- il ripieno è divino! Il posset di suo è già un tocco di genio della cucina britannica, un dolce che definirei furbo se ormai l'aggettivo non fosse inflazionato. Usarlo per un ripieno non mi era mai capitato, ed è stata una sorpresa. Vellutato, buonissimo e poi il colore!

- il tè matcha in polvere autentico costa parecchio ma ha tutto un altro sapore rispetto a surrogati, polveri colorate, estratti sintetici. Se deciderete di preparare la ricetta procuratevene uno degno di questo nome perchè farà la differenza.

 

venerdì 14 ottobre 2022

Flatbread alla paprika e halloumi

 

 

Di flatbread è pieno il mondo, nel vero senso della parola.
Chapati, naan, roti, paratha, pita, batbout, hobz solo per citarne alcuni che vanno dall'India al Medio Oriente passando per L'Europa e per tornare in casa nostra le italianissime piadine o il pane carasau, senza che mi addentri fino alle focacce non lievitate mangiate dagli antichi Romani.
Se negli impasti troviamo delle differenze date dalla presenza o meno di un agente lievitante, di un grasso e a volte dello yogurt, quello che sicuramente accomuna questi pani è la forma, ovvio, ma anche la velocità di preparazione e cottura, almeno per gran parte di essi.
Quello della ricetta di oggi non fa eccezione: un impasto veloce, senza troppi fronzoli, reso lavorabilissimo dallo yogurt e dal burro.
Profumatissimo dalla paprika.
Saporitissimo dall'halloumi, il formaggio cipriota per eccellenza, di cui sono ripieni prima della cottura.
E come se non bastasse vengono accompagnati da quella che in pratica è una semplice, ma sempre vincente, insalata di pomodori.
Ora, pane e pomodoro non saremo certo noi italiani a dover imparare quanto siano buoni insieme.
L'autrice rivela nell'introduzione di preparare questa ricetta come accompagnamento ad altri piatti e ritrovarsi invece a pasteggiare solo con esso.
Quindi seguite il suo, ed ora anche mio, consiglio e raddoppiate se non addirittura triplicate la dose: non andranno sprecati :)

 

 SMOKED PAPRIKA AND HALLOUMI FLATBREADS
da A Good Day to Bake di B. Ebuhei
per 6 pezzi

50g di burro non salato
2 cucchiaini di paprika affumicata
320 g di farina forte per pane (più altra per spolverare)
un cucchiaino di zucchero semolato
un cucchiaino di sale
7 g di lievito di birra disidratato
120 g di yogurt bianco naturale
120 ml di acqua tiepida
120 g di halloumi grattugiato

per i pomodori:
150 g di pomodorini ciliegia tagliati grossolanamente
uno spicchio di aglio tritato
un cucchiaio di olio d'oliva
mezzo cucchiaino di sale
una manciata di origano fresco finemente tritato

Fondere il burro in un pentolino su fuoco medio finchè schiumoso. Aggiungervi la paprika e cuocere un paio di secondi prima di rimuovere dal fuoco e versare il tutto in un contenitore per farlo raffreddare.
In un'altra ciotola mischiare farina e zucchero. Aggiungere sale e lievito (ciascuno in un angolo diverso, in modo che non vengano direttamente a contatto) quindi creare un avvallamento al centro dove versare lo yogurt, l'acqua ed il burro alla paprika mescolando fino ad avere un composto grezzo.
Lavorare l'impasto per 6-8 minuti sul piano di lavoro leggermente spolverato di farina fino ad ottenere un composto liscio.
Metterlo in una ciotola leggermente unta, coprirlo e farlo lievitare in luogo tiepido per 40-60 minuti (non è necessario che raddoppi).
Trascorso il tempo di lievitazione dividere l'impasto in sei porzioni uguali. Appiattire ogni pezzo con le dita in un cerchio di circa 10 cm e mettervi parte dell'halloumi, ripiegando poi i bordi verso il centro chiudendo bene a formare una pallina che andrà poi stesa con il mattarello  (la parte con la chiusura verso il basso) fino ad ottenere un cerchio di circa 15 cm.
Scaldare una padella antiaderente su fuoco alto.
Cuocere un pane alla volta per circa 2-3 minuti per lato (se non si servono subito tenerli in caldo in forno tiepido).
Per i pomodori, condirli con l'aglio, il sale e l'olio. Unire l'origano poco prima di servire i flatbread.

 

NOTE

- come accennato impasto facilmente lavorabile e proporzioni tra ingredienti liquidi e polveri assolutamente perfette. Talmente è piacevole da maneggiare che ho optato per un impasto a mano piuttosto che nella mia grande amica planetaria.

- lievita per poco tempo, d'altronde non è certo il lievito che scarseggia tra gli ingredienti...vero che l'impasto è ricco e l'autrice vive in clima ben diverso dal mio. Se preferite, diminuitelo aumentando il tempo di riposo.

- la lavorazione e stesura non presentano alcun problema: veramente una preparazione a prova di principiante. La farina forte per pane non ha altre indicazioni più specifiche, ma al super dalle mie parti la trovo esattamente con questa dicitura. La formatura è semplice e la cottura ancora di più.

- viene fuori un pane morbido e saporitissimo, quasi sfogliato, con un profumo di paprika che non  è assolutamente preponderante ma accompagna senza coprire. Buonissimo tiepido sul momento (a tavola è arrivato...finito) ma sorprendentemente rimasto ottimo anche il giorno dopo, sia il pezzo scaldato che quello a temperatura ambiente. L'halloumi del ripieno è il più famoso formaggio cipriota che è perfetto da fare alla piastra o comunque in preparazioni che ne richiedano la cottura perchè mantiene la sua consistenza anche con il calore.

venerdì 16 settembre 2022

Crema di fagioli alla paprika

 

 

La ricetta qui sopra non appartiene alla tradizione cipriota ma a quella serba, anche se l'occasione in cui viene servita rimane la stessa, ovvero quell'alimentazione di magro che accompagna alcune feste religiose.
Tutto il mondo è paese, si dice.
Ed ho sorriso molto leggendo come la nonna (baka) dell'autrice raccomandasse che questa ricetta dovesse per forza realizzarsi con parecchio olio.
Se si teme l'olio, questo piatto non sarà mai come l'originale della baka Mara.
Mi ha ricordato un parente di mia nonna che era famoso per condirsi l'insalata, ogni santa sera, con un litro di olio.
Avete letto bene: un litro.
Per carità, di olio eccellente, di sua produzione, ma sempre olio.
E quando il medico gli ordinò di diminuire drasticamente la dose, la moglie provò, per iniziare, a mettergliene mezzo litro.
Raccontava sempre che dalla stanza accanto arrivava immancabile l'esclamazione "ma stasera olio non ne hai messo per niente!"
Ora, cosa sia molto o poco ha valenza diversa per ciascuno di noi.
Qui vi raccomando di seguire le indicazioni e addirittura abbondare, come faceva anche baka Mara: le nonne sono sagge, e sanno bene cosa serva per rendere un piatto semplice più appetitoso.
Una cascata di grasso :)


BAKA MARA'S MELJANAC
da Nistisima di G. Hayden

per 4-6 porzioni

200 g di fagioli cannellini secchi oppure 2 barattoli da 400g di fagioli in scatola
1 carota
1 cipolla
3 foglie di alloro
qualche grano di pepe nero
sale
8 cucchiai di olio di girasole
1 cucchiaio di farina comune
un cucchiaino colmo di paprika dolce
2 spicchi d'aglio

 

Se si usano i fagioli secchi ammollarli in acqua fredda abbondante per una notte, quindi scolarli, versarli in una pentola e coprirli con acqua. Pelare e tagliare grossolanamente la carota e metà della cipolla e aggiungerle alla pentola insieme alle foglie di alloro e il pepe.
Portare a bollore su fuoco alto quindi ridurre la fiamma e far sobollire piano per un'ora/ un'ora e mezzo o comunque finchè i fagioli saranno teneri.
Scolarli quindi in un colino ed eliminare le verdure, le foglie di alloro ed il pepe.
Metterli di nuovo nella pentola e schiacciarli con uno schiacciapatate (se si usano i fagioli in scatola scolarli e versarli nella pentola come quelli cotti in casa)  finchè diventeranno una crema abbastanza liscia ma non così omogenea come fosse un purè.
Aggiustare di sale.

Pelare ed affettare finemente il resto della cipolla. Aggiungere 4 cucchiai di olio in una padella media. Sarebbe ideale averne  almeno 5mm a coprire la base della padella. Porla su fuoco  medio/basso e cuocere la cipolla per circa 10 minuti così che si ammorbidisca e diventi dorata. Unire quindi la farina e la paprika mescolando velocemente ed appena il tutto diventa una pasta toglierla dal fuoco, facendo attenzione che non brucino nè la cipolla nè la paprika che altrimenti darebbero un sapore amaro al piatto.
Versare questa pasta sui fagioli schiacciati  e mescolare, quindi trasferire il tutto in un piatto da portata.
Pulire la padella con della carta da cucina quindi  rimetterla sul fuoco e aggiungere gli ultimi 4 cucchiai di olio.
Pelare e affettare l'aglio quindi aggiungerlo alla padella.. Friggerlo su fuoco dolce e quando sarà appena dorato versarlo insieme all'olio sui fagioli.
Servire subito, con del pane tostato o abbondante pita.

 

NOTE

- ricetta semplice ma curiosa, era la prima volta che cucinavo i fagioli unendoli a un roux e annegandoli nell'olio. In realtà l'olio viene infuso di aromi diversi, cipolla e aglio si fondono perfettamente, il roux si scioglie nei fagioli ed il grasso rende il tutto divino. Si, perchè sono sicuramente i fagioli più buoni che abbia mai cucinato (pari merito con hummus, of course)

- necessita ovviamente di un pane o della pita per mangiarlo. Ma assicuro che ci sono stati coraggiosi che ne hanno ingurgitato cucchiaiate anche senza nulla... capisco che possa risultare non particolarmente bello, o invitante ma fate un atto di fede perchè merita.

- non sarà una sorpresa sapere che il piatto è buonissimo anche freddo, e forse migliore il giorno dopo: aromi e profumi si fondono ed amalgamano ancora meglio. Pochi secondi di microonde secondo me ne esaltano comunque il sapore meglio che se mangiato freddo di frigo.

martedì 13 settembre 2022

Koulouri, il pane di Cipro

 

Se avete viaggiato tra Grecia e Turchia, o semplicemente curiosato tra siti di ricette di questi Paesi, sicuramente avrete incontrato il Koulouri nella sua forma più comune: anelli di pane croccante ricoperti di sesamo venduti spesso per strada.
Si perchè è uno street food per eccellenza, o meglio la versione greca di una barretta proteica dati gli ingredienti di cui spesso è arricchito: tahine, frutta secca, semi. Ha origini antichissime e pare sia nato come cibo dato agli schiavi proprio per le sue proprietà nutritive.
Thessalonika ne rivendica la paternità, insieme ad un paio di città turche.
La versione cipriota, invece, prende la forma di un filone allungato, ricoperto sempre di sesamo e con la caratteristica forma incisa.
Tre ingredienti differenziano questo pane dal cugino greco: il mastic, il mahlepi e i semi di anice.
L'autrice scrive di essere conscia delle difficoltà di reperire i primi due, ma invita a fare lo sforzo di cercarli perchè è ciò che dà unicità alla preparazione.
DIfficile anche solo descriverne l'aroma: basti sapere che trasformano quello che sarebbe un pane comune in un'esperienza veramente nuova.
Una autentica " Cypriot koulouri experience" come la definisce l'autrice.


KOULOURI
da Nistisima di G.Hayden

7 g di lievito secco disidratato
1 cucchiaio e 1/2 di zucchero semolato
1 pezzetto di mastic (vedere la nota)
2 pezzi di mehlepi (vedere la nota)
500 g di farina forte per pane, più dell'altra per spolverare
un cucchiaino di sale fino
1/4 di cucchiaino di cannella
2 cucchiai di olio d'oliva, più dell'altro per ungere
4 cucchiai di semi di sesamo
2 cucchiani di semi di nigella
mezzo cucchiaino di semi di anice

 

Versare 330 ml di acqua tiepida in una brocca e unire il lievito ed un cucchiaio di zucchero, quindi lasciare da parte per un paio di minuti.
Nel frattempo macinare il mastic e il mahlepi, separatamente, insieme ad un cucchiaio di farina (preso dal totale) fino ad ottenere una polvere fine.
Versare il resto della farina tranne un cucchiaio che verrà lasciato da parte in una ciotola capiente insieme al sale, la cannella, il mastic e il mehlepi.
Mescolare bene quindi creare un foro al centro e versarvi l'acqua con il lievito insieme all'olio, girando con una forchetta.
Potrebbe essere necessario aggiungere ancora un paio di cucchiai di acqua, l'impasto deve essere morbido e non secco.
Quando il tutto sta insieme rovesciare la ciotola sul piano di lavoro ed impastare per 10 minuti.
Far attenzione a non infarinare troppo il piano.
Trasferire l'impasto in una ciotola pulita e leggermente unta, coprire con un panno da cucina e lasciare lievitare in un luogo tiepido per circa un'ora/un'ora e mezzo o comunque fino al raddoppio.


Quando l'impasto è pronto rovesciarlo sul piano di lavoro e sgonfiarlo.
Arrotolarlo in un lungo cilindro di circa 30 cm e posizionarlo in diagonale su una teglia da forno unta.
Ora usando un taglierino o un coltello ben affilato praticare 10 tagli nel cilindro, senza arrrivare fino in fondo, e aprire leggermente le fette con le dita.
Mescolare il cucchiaio di farina lasciato da parte con 2 cucchiai di acqua fino a creare una pasta molto morbida che verrà usata per spennellare il pane.
Mescolare semi di sesamo, di nigella e di anice quindi spolverizzarli sul pane in modo che aderiscano bene, facendo attenzione che il tutto risulti in una copertura abbastanza uniforme.
Coprire con un panno e lasciar lievitare ancora 30 minuti.


Preriscaldare il forno a 220 gradi e mettere dell'acqua a bollire.
Versare 150 ml di acqua bollente in un piccolo contenitore da forno e metterlo alla base del forno quando si inforna il pane.
Cuocere 22-25 minuti, quindi controllare che sia ben dorato.
Far raffreddare 10 minuti prima di servire.

 

NOTE

- la preparazione è molto semplice. L'impasto è basilare, con tutti gli ingredienti uniti e lavorati insieme. La particolarità come accennato nell'introduzione è l'aggiunta di questi ingredienti inusuali. Da me si trovano senza problemi al supermercato nel reparto spezie e frutta secca e sono vendute in granuli trasparenti piuttosto duri. Ne risulta un aroma complesso, a dispetto della facilità di preparazione.

- il risultato è un pane dalla mollica morbida e profumatissima. La crosticina croccante crea un bel contrasto con l'interno, ed è molto bello da vedere. Non si conserva benissimo nei giorni successivi, ma il problema non si pone dato che ne staccherete una fetta alla volta fino a finirlo in un baleno...

- molti dei piatti del libro vengono accompagnati nella foto proprio da questo koulouri, dato che si presta benissimo ad essere inzuppato in salse, dip e preparazioni cremose. Fa una bellissima figura anche al centro del cestino del pane!


mercoledì 31 agosto 2022

Modesta di ciliegie

 


Da poco la mia amica Alessandra ha fatto su Instagram uno splendido excursus ricordando le regole basilari per l'organizzazione perfetta di un invito.
Il menù, gli abbinamenti, gli aperitivi.
Persino le armi da usare contro ospiti in anticipo.
O quelli che vogliono a tutti i costi intrufolarsi in cucina mentre vorremmo soltanto abbatterli nel corridoio, pur di non far vedere il lavandino pieno e tutti i cassetti aperti.
Certo che l'ordine della cucina passa in secondo piano quando gli ospiti in onore dei quali date la cena, una famiglia di quattro persone appena diventata expat e quindi ancora parecchio spaesata e che volete aiutare ad inserirsi nel contesto locale, decide di non presentarsi proprio.
Un quarto d'ora di ritardo che diventa mezz'ora.
Mi esce il fumo dalle orecchie e sono in difficoltà con gli ospiti già presenti che intanto imbottisco di sfizi e antipasti.
Mezz'ora diventa in un baleno quarantacinque minuti.
Sarà successo certamente qualcosa, non rispondono al telefono.
L'arrabbiatura diventa ansia, ma durerà poco.
Il campanello allo scoccare del cinquantesimo minuto di ritardo.
Ho buttato la pasta, gli altri dovrò pur sfamarli.
Entrano sorridenti, allegri, spensierati.
Non una scusa.
Li guardiamo un po' sgomenti, chiedendo se vada tutto bene.
Si, certo.
Ma le bambine volevano tanto andare a vedere il McDonald's locale, le abbiamo accontentate.
Rispondere a tono pare non sia previsto dalla buona educazione?
L'augusto consorte sceglie il silenzio.
Io divago.
Qualcun altro fa una battuta, ora almeno abbiamo tutti ancora più fame.
Men che meno.
Avendo mangiato ormai da McDonald's sono più che sazi.
Sai ci pareva brutto far mangiare le bambine da sole.
Ci guardano, spilluzzicano, vagano per il soggiorno.
Pietà, mai più.
Ma ricordatevelo, che la buona educazione vi salva la vita.
Perchè vi da la forza di resistere agli impulsi omicidi :)


Allora, questo dolce capisco possa sembrare fuori stagione ma, primo, io stagioni non ne ho :D secondo si fa e viene meglio con le ciliegie surgelate.
Una roba semplice ma dall'effetto finale incredibile: e se interessa, anche vegano!



MODESTA DI CILIEGIE
da
AAA Accademia Affamati Affannati
per una teglia da 26 cm di diametro

700 g di ciliegie snocciolate surgelate (o fresche, se le avete)
una tazza di acqua (vedere le note per la dimensione della tazza)
una tazza di farina
una tazza di zucchero
burro per imburrare la teglia e per la superficie (o grasso vegetale per la versione vegana)

 

 Imburrare abbondantemente una teglia di porcellana che possa andare poi in tavola e versarvi le ciliegie snocciolate. Dovranno stare ben strette.
A parte battere insieme l'acqua, lo zucchero e la farina, quindi versare la pastella ottenuta sulle ciliegie in teglia in modo che penetri tra la frutta.
Cospargere con qualche  fiocchetto di burro quindi cuocere in forno preriscaldato a 220/240 gradi per circa 20 minuti, finchè la superficie sarà ben caramellata.
Servire caldo, accompagnato da gelato alla vaniglia ma è buonissimo anche fredda di frigo.

 

NOTE

- la tazza in questione deve poter contenere 200g di peso.

- il dolce andrebbe servito caldo/tiepido e così faccio quando ho ospiti. Di mio, lo adoro preso direttamente dal frigo

- Artemisia dice che è ininfluente usare ciliegie fresche o surgelate: qui ssi trovano solo quelle surgelate  quindi non mi sono posta il problema.


 

martedì 21 giugno 2022

Tortino di avena al forno con mirtilli e yogurt

 Quella tra l'avena e la sottoscritta è una lunga storia d'amore.
Nata dall'incontro casuale con un porridge, o oatmeal a seconda di come preferiate chiamarlo, preparato a regola d'arte in un hotel, di quelli con i buffet infiniti ed i cuochi ad ogni stazione dove vorresti fare colazione per sempre.
Da allora, e parliamo ormai di anni, l'ho mangiato religiosamente a colazione ogni giorno con pochissime eccezioni.
Con la frutta, senza, il burro di arachidi, le proteine, lo yogurt.
Inondato di cannella tanto da cambiare colore.
Caldo, rigorosamente, che non importa che la temperatura oscilli tra 50 e 30 gradi tutto l'anno.
Fornello no, che non stupirà nessuno che l'innata cialtroneria di chi scrive imponga che la ciotola con tutti gli ingredienti venga messa nel microonde per un tot precisissimo di minuti e secondi che ha richiesto, all'inizio, il sacrificio di un paio di porzioni per testarlo alla perfezione.
Non potevo quindi rimanere indifferente a quella che è tra le ricette più popolari tra la community online del Pinch of Nom: qui in versione "baked", quindi cotta in forno invece che sul fornello.
La comodità è la stessa, nel senso che si cuoce quando volete e poi si può addirittura congelare, e scongelarlo nel micro di cui sopra.
E' talmente buono che, scrivono le autrici, da colazione può diventare facilmente un dessert, uno snack, quello che volete.
E aggiungiamo che l'avena è molto salutare, ricca di fibre e soprattutto riempie a lungo: che volere di più? :D


 

LEMON AND BLUEBERRY BAKED OATS
da Pinch of Nom
per una porzione

 

40g di avena in fiocchi
175 g di yogurt bianco naturale a zero grassi
un cucchiaino di estratto di vaniglia
tre quarti di cucchiaio di dolcificante in polvere adatto alla cottura
succo e buccia grattugiata di mezzo limone
 2 uova medie (o uno solo, se si preferisce una consistenza più asciutta)
50 g di mirtilli

 

Preriscaldare il forno a 200 gradi.
Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola, tranne una manciata di mirtilli, e mescolare per amalgamare.
Versare quindi in uno stampo monoporzione che possa andare in forno e mettere i mirtilli lasciati da parte sulla superficie.
Mettere lo stampino su una teglia, per protezione in caso il composto dovesse accidentalmente debordare, e cuocere per 35-40 minuti.
Servire tiepido, oppure fare raffreddare completamente e congelare.
Potrà essere passato dal freezer al microonde per essere scaldato nuovamente.

NOTE

- i tempi di preparazione di questa ricetta sono segnati a 10 minuti. Bugia! Se ce ne ho messi cinque è tanto. Invece i tempi di cottura si sono rivelati perfetti, 35 minuti sono stati sufficienti nel mio forno.

- il piatto prevede l'uso di un dolcificante adatto alla cottura. Non ne viene indicato un tipo specifico ma si raccomanda sempre di assaggiare il piatto perchè alcuni possiedono più potere dolcificante di altri, e di stare attenti al computo calorico perchè sostituirli con zucchero tradizionale, stevia o sciroppo d'agave ha ovviamente un impatto sul totale. Ho usato quello che utilizzo abitualmente ovvero l'eritritolo che qui si trova in ogni supermercato.

- ho preferito l'uso di due uova, per una consistenza più morbida. E nonostante personalmente ami l'oatmeal tradizionale tiepido questo l'ho trovato buonissimo anche freddo. La parte che ho provato a congelare si è rivelata sempre ottima dopo il passaggio al micro, come appena fatta.

- non sono indicate misure per lo stampo individuale. Da buona amante di porridge, oatmeal e simili ho una discreta collezione di stampini di questo tipo e quello 17x17cm si è rivelato perfetto.

martedì 14 giugno 2022

Pollo con la Coca-Cola!

 


Il sogno proibito.
Il miraggio.
Il desiderio raramente esaudito.
Le lattine di Coca Cola nella mia casa di bambina sono entrate poco, anzi pochissimo.
E quelle pochissime volte, feste comandate, compleanni, celebrazioni varie, sono state scandite dalla voce di mia madre che senza possibilità di appello decretava che si, io e mia sorella potevamo berla, ma rigorosamente una lattina in due.
Partivano quindi operazioni degne di due farmacisti per dividerla equamente tra i bicchieri, ed "equamente" era un miraggio come la bibita, dato che chi la maneggiava tentava sempre di farne cadere un po' di più dalla sua parte.
Con queste premesse non stupisce nessuno che oggi la sottoscritta possa essere serenamente considerata  azionista della nota bibita essendomi abbondantemente rifatta di tutta quella che mi è stata negata,  rigorosamente nella sua versione "zero" e non la "light" quando sono in Italia e poi alternativamente le due versioni a seconda di che parte del mondo mi ospiti al momento: perchè lo sapete, si, che il sapore non è lo stesso in tutto il mondo ma viene leggermente variato a seconda del mercato a cui si rivolge.
D'altronde sono astemia, qualcosa per accompagnare in pasti che non sia acqua mi serve :)
Detto questo, berla e basta non mi è sembrato sufficiente... per cui sono venute nel tempo torte con la Coca Cola e con tutta una serie di altre bibite gassate, ghiaccioli, gelati, per finire al coronamento di tutti i miei esperimenti il giorno che ho visto, lei, la divina Nigella cuocerci un prosciutto che veniva la fine del mondo.
E chi siamo noi per contraddire la divina?
Il pollo che vedete qui in realtà non è invenzione delle autrici del libro bensì un piatto che era già popolarissimo nella Hong Kong degli anni '90, con alette di pollo cotte nella cola, salsa di soia, spezie e verdure.
Cambiare la bibita con la versione zero calorie, le alette con il petto ed i grassi di cottura con lo spray alleggeriscono ovviamente il piatto di molte calorie.
E' buono?
Ve lo svelo alla fine ma intanto: andate a comprare la Coca Zero...;)

 

 

DIET COLA CHICKEN
da Pinch of Nom
per 4 porzioni

spray light per cottura
2 petti di pollo, senza pelle nè grasso, tagliati a cubetti
mezzo cucchiaino di 5 spezie cinesi
sale
una cipolla rossa a dadini
un pezzo di zenzero fresco da 1,5cm, tritato
3 spicchi di aglio tritati finemente
6 funghi, tagliati in quattro
mezzo peperone rosso, pulito dai semi e tagliato a listarelle
mezzo peperone verde, pulito dai semi e tagliato a listarelle
mezzo peperone giallo, pulito dai semi e tagliato a listarelle
6 baby pannocchie, tagliate a metà per il lungo
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
2 cucchiai di salsa di soya (tipo "dark")
1 cucchiaio di salsa Worcestershire
1 cucchiaio di aceto di sherry o riso
una lattina da 330ml di cola light
mezzo dado da brodo di pollo
un cubetto concentrato di brodo di pollo
5 cipollotti freschi, a pezzetti

 

Spruzzare lo spray light su una padella antiaderente e porla su fuoco medio.
Versarci il pollo, le spezie cinesi ed il sale. Cuocere per qualche minuto finchè il pollo risulterà colorito.
Togliere il pollo dalla padella e metterlo da parte.
Spruzzare nuovamente la padella con lo spray quindi aggiungervi la cipolla, l'aglio, lo zenzero ed i funghi e cuocere per qualche minuto finchè cominciano ad ammorbidirsi, quindi unire i peperoni, le pannocchie baby, il concentrato di pomodoro, la salsa di soia, la salsa Worcestershire e l'aceto.
Mescolare bene quindi unire la diet cola, mescolare nuovamente e portare a bollore.
Sbriciolare nell'intingolo il mezzo dado ed il cubetto di concentrato e far cuocere scoperto per 10 minuti circa.
Appena la salsa addensa leggermente aggiungere il pollo e i cipollotti, continuando la cottura per altri 10 minuti.
Controllare la densità della salsa e se ancora non è soddisfacente prolungare la cottura di qualche minuto, assicurandosi che il pollo sia ben cotto anche all'interno.

 

NOTE


- il piatto è divino. La salsa che ne viene fuori ha un gusto agrodolce irresistibile che ricorda molto quella dei ristoranti orientali. Le verdure ci stanno benissimo e rendono il piatto pressocchè completo se poi ci si abbina un carboidrato come ad esempio del riso al vapore.

- non ci sono difficoltà di sorta, e bisogna solo pazientare che la cola addensi in uno sciroppo buonissimo: mi ci è voluto esattamente il tempo indicato ma dipenderà ovviamente dalla vostra fiamma.

- lo spray light da cottura lo uso abitualmente, da me si trova in ogni supermercato e ce n'è di ogni tipo, marca, aroma e chi più ne ha più ne metta. In Italia credo si trovi con più difficoltà, infatti me lo porto appresso. Essendo una emulsione in pratica di olio ed acqua potrebbe non essere difficile realizzarlo da soli. Ma per non complicarsi la vita basta usare pochissimo olio in purezza (calcolando che ogni cambiamento degli ingredienti porterà ad un computo calorico diverso)

- temevo in una eccessiva sapidità visto il concentrato ed il dado. Ma sottovalutavo il potere della cola! La salsa viene perfetta così. A proposito, non c'è indicazione specifica sul tipo di cola dietetica da usare: che siate fan della Coca Zero come la sottoscritta o della Pepsi Max, andate tranquilli. In realtà se non temete le calorie addizionali potete usare come nella versione originale la cola classica.

venerdì 27 maggio 2022

Praline al cacao...con il segreto dentro :D

 

Allora, come qualcuno già sa non mi piace più di tanto il cioccolato.
Per cioccolato si intende quello da intenditori,  fondentissimo, puro.
Niente, il mio palato cialtrone lo trova troppo amaro.
Cambia tutto se il cioccolato è bianco (la so la storia che cioccolato non è, grazie :) magari arricchito da mandorle salate come in una ultima, peccaminosissima scoperta.
O ancora se posso buttarmi nell'infinito, insano mare delle barrette tipo Kinder e simili.
Quindi Nutella, Mars, Snicker...tutto benvenuto.
Basta che ci siano chili di zucchero e nessuno si farà male :)
Quindi perchè ho scelto le praline che vedete qui oggi?
Semplice:  potrei menarla con la storia che non ci sia zucchero raffinato, ma non sarò io a perpetrare la bufala per cui sia il male assoluto (è quanto te ne mangi, piuttosto)
Piuttosto il cacao, pur non tantissimo, è annegato nei datteri e nel miele.
E soprattutto, in una marea di nocciole tritate.
Nocciole e cioccolato vi ricorda qualcosa?
Magari la cara, nostrana Nutella?
Sarò breve: fateli.
E fatene il doppio.
Che questi piacciono a chi ama il cioccolato.
E, ahimè, anche a chi no.
Che sia questo l'annoso segreto custodito da queste praline, oltre a quelli ben più piccanti di Lord e Lady Granville...;)



CHOCOLATE HAZELNUT BALLS WITH A SECRET
da The Bridgerton Unofficial Cookbook

una tazza di nocciole (circa 130g)
una tazza di datteri Medjool denocciolati (circa 170g)
4 cucchiai di cacao amaro
2 cucchiai di sciroppo di datteri (silan) o miele ambrato


Foderare una contenitore con coperchio con carta forno.
Versare le nocciole in un mixer e tritarle fino ad avere un composto che sembri sabbia. Toglierle dal mixer e lasciarle da parte.
Ora frullare i datteri finchè formeranno una palla omogenea, unirvi quindi le nocciole tritate, 2 cucchiai di cacao e lo sciroppo di datteri o il miele. Frullare finchè il tutto sarà omogeneo.
Dividere il composto in dieci parti e formare delle palline della dimensione di palline da golf.
Rotolarle nei restanti due cucchiai di cacao e mettere in frigo minimo 20 minuti perchè rassodino leggermente.

NOTE

- allora, le praline sono buonissime e si realizzano con facilità. Ahimè anche qui l'autore dimentica di dire se le nocciole vadano tostate (l'ho fatto ovviamente). 

- il silan è uno sciroppo fatto con i datteri. Da me si trova ovunque e quello ho usato, in alternativa c'è il miele anche se il sapore è ovviamente diverso.

- altra pecca, per quanto il procedimento sia abbastanza lineare sarebbe bene spiegare che dopo che i datteri si raccolgono a palla nel mixer può risultare difficile che a questo blob si amalgaminino le nocciole e il cacao, a meno che prima non lo si spezzetti un po' con le mani.

- essendo parecchio umidi il cacao di cui vengono spolverizzati viene assorbito a tempo di record. Fatelo solo prima di servirli. E se potete, ma capisco che il sacrificio sia arduo, fateli riposare almeno una notte in frigo invece che soli venti minuti: prenderanno tutto un'altro sapore.

mercoledì 18 maggio 2022

Zuppa al cocco e gamberi al curry

 

La forma, signori, la forma.
Ahimè ho cercato un cocco alla disperazione per, come sottolinea l'autore, riuscire ad ottenere l'effetto che avrebbe fatto strabuzzare gli occhi, girare le teste, cadere mascelle.
E non ultimo la mia reputazione, parole testuali, non avrebbe potuto che crescere a dismisura una volta che gli ospiti ne avessero narrato la meraviglia.
Sia chiaro, non per la bontà del piatto: ma proprio per la presentazione.
Ora, sono stata invitata a pranzi penosi ma dei quali mi è stato fatto notare che però la padrona di casa aveva preparato "tanto una bella tavola".
Soprassediamo sul fatto che le portate fossero insapori, presentate in ordine sparso senza alcun senso apparente per cui il mio augusto consorte si servì con molta moderazione pensando che fossero antipasti per finire a farsi un panino una volta a casa, dato che i parchi antipasti si rivelarono una sorta di piatti unici serviti tutti insieme (e furono parchi anche nelle quantità).
Eppure, appunto, un'altra ospite fu incantata dall'apparecchiatura, dalla tovaglia oggettivamente bellissima, dal centrotavola di design.
Mi torna in mente mentre scrivo un altro invito questa volta ricevuto da mia madre che, a pranzo sul bellissimo yacht di un notaio, a metà di una epocale mangiata di aragoste, vide arrivare in tavola rotoli di carta igienica.
Avete letto bene, carta igienica.
Pare che fossero finiti i tovaglioli, e non si trovò altra soluzione che quella.
Quindi ahimè nonostante il cibo eccezionale, l'unica cosa che venne menzionata per i trent'anni a seguire da quel pranzo luculliano e molto ben preparato fu l'orrida visione di quei rotoli che va bene tutto, ma a tavola no.
Insomma, ci sarà una via di mezzo?
Sicuramente ai tempi di Bridgerton le famiglie facoltose affermavano il loro status sociale non solo con pietanza esotiche, come può essere questa, ma anche con tavole strepitose di argenti e porcellane.
Non so in quanti abbiano realmente servito la zuppa in questione nel mezzo cocco ma sarà sembrata una vera stravaganza!
Oggi magari fa un po' anni '80, poi ovviamente vedete voi, a seconda dello stato della vostra  reputazione nei circoli della gente che conta :D

 

HEAD- TURNING COCONUT SHRIMP SOUP
da The Unofficial Bridgerton Cookbook
per 4 porzioni

una piccola patata a pasta gialla (Yukon Gold)
6 cucchiai di olio di semi
un grosso porro, affettato sottilmente
10 spicchi d'aglio di medie dimensioni, sbucciati e tritati
circa 700 g di gamberi puliti dal carapace e dal filo nero
un cucchiaino e mezzo di sale
un cucchiaino di pepe nero macinato
3 cups di latte di cocco non zuccherato (700ml circa)
6 cucchiai di curry rosso in pasta
un cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
un mazzetto di coriandolo fresco, pulito e privato dei gambi
un grosso mango maturo, sbucciato e tagliato a cubetti

 

Mettere la patata in un pentolino insieme a dell'acqua e portare a bollore su fuoco alto. Abbassare il fuoco e far cuocere finchè risulterà tenera se infilzata con una forchetta, circa 20-30 minuti.
Toglierla dal fuoco e farla raffreddare 10 minuti.
In una casseruola non troppo grande posta su fuoco medio mettere 3 cucchiai di olio (presi dal totale della ricetta), il porro e 6 spicchi d'aglio. Cuocere per 10 minuti finchè il porro sarà ammorbidito ed il tutto comincerà a sprigionare il profumo.
Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare 5 minuti.
In una casseruola più grande aggiungere l'olio rimasto, i gamberi e il resto degli spicchi d'aglio condendo con sale e pepe. Cuocere per circa 5 minuti finchè i gamberi diventano rosa (o comunque raggiungono una temperatura interna di 74 gradi).
Versare in un frullatore il latte di cocco, il porro e la patata. Frullare quindi versare il passato in una pentola insieme al curry in pasta e lo zenzero.
Scaldare per due minuti quindi versare in ciotole individuali o gusci di cocco, se si hanno.
Tagliare i gamberi in dadini della dimensione desiderata e distribuirli nelle ciotole.
Guarnire con il mango e il coriandolo e servire.


NOTE

- dunque, manca nella ricetta l'indicazione di quale latte di cocco usare. Se forse in alcune culture è più diffuso l'uso di cucine che lo prevedano tra gli ingredienti sarebbe comunque utile sottolineare che quello per cucinare non è quello sbiadito ed annacquato venduto nelle bottiglie/cartoni con cui fate i frullati ma quello serio, in barattolo. Denso e cremoso.

- l'aglio è tanto. Va bene che, giuro e so che i miei colleghi Starbooker sparsi per altri continenti lo confermeranno, l'aglio fuori dall'Italia è molto meno pungente ma qui rischia di diventare l'aroma più prepotente. Sappiatevi regolare :)

- il procedimento mi lascia un tantino perplessa, tutto è cotto separatamente e poi frullato alla fine con il latte di cocco ed il mix viene semplicemente scaldato insieme. Il risultato è gradevole ma non particolarmente "complesso" come sapori. Molto basic, aiutato comunque dalla presenza di curry in pasta (che procura anche il  bellissimo colore) e dello zenzero.

 - in casa arabafelice il coriandolo fresco non entrerà di nuovo: o lui, o noi :) Quindi è stato sostituito con del prezzemolo.

- il risultato finale non è sgradevole ma meglio servirne piccole dosi perchè il latte di cocco da solo con il resto risulta un po' predominante. Di solito nelle ricette di questo tipo di zuppa  è diluito ed insaporito con del brodo, ed anche qui avrebbe aiutato.


martedì 10 maggio 2022

Frittelle dolci velocissime

 


Allora, anche voi, come tantissimi, sfegatati fan della serie di così grande successo su Netflix?
Le crinoline, le trame, gli intighi, le case, i pettegolezzi e l'amore: c'è tutto per incollare allo schermo!
Il tutto costellato da una marea di cibo (e sesso, ma questa è un'altra storia): cene, buffet, tè pomeridiani.
Parliamo ovviamente di ciò che mangiavano le famiglie di un certo rango: se oggigiorno il porridge vive un periodo di grande auge perchè tanto in voga tra le colazioni sazianti e sane degli appassionati di health & fitness (compresa la sottoscritta che se ne serve una ciotola ogni benedetta mattina con infinita goduria) non poteva dirsi la stessa cosa all'epoca, quando nella sua versione più basica di avena cotta nell'acqua rappresentava il piatto principale di cui si cibava la classe operaia.
Il ceto sociale si mostra anche con cibi raffinati, spezie esotiche provenienti dalle colonie dell'impero e tonnellate di zucchero.
Ora, durante gli anni in questione lo zucchero non era più così proibitivo nei costi e questo ne provocò una diffusione che ebbe dell'incredibile.
Beh, non così incredibile: è zucchero, signori :)
Tutti ne volevano sulle torte, nel tè, ovunque.
E in quantità da coma glicemico senza alcun senso di colpa, visto che seppur fosse un periodo di grandi progressi e scoperte i dietologi, i nutrizionisti e le calorie non erano ancora stati inventati.
La ricetta che vedete qui è inserita nel capitolo dedicato alle colazioni ma viene indicata come tra le più adatte da essere servite anche durante un tè pomeridiano che veda tra gli ospiti eventuali pretendenti.
Quindi, se aspettate dei corteggiatori avete il menù pronto :)
Una vostra sorella più piccola li preparerà per voi, come la Francesca del titolo.
Anche nelle famiglie di ceto più elevato e che quindi potevano contare sulla servitù si riteneva appropriato che le ragazze avessero comunque un'infarinatura di cucina, e che sapessero come assemblare un dessert degno di una padrona di casa del loro rango.
Ora, le signorine della serie mi sembrano in tutt'altre faccende affaccendate...tranne la povera Francesca che poco si vede. Che sia lei l'unica relegata nelle cucine?
A parte gli scherzi, la servitù qui è superflua: le frittelle in questione si fanno in attimo.
Sacrificate le crinoline che dubito indossiate e soprattutto la vostra messa in piega a pochi minuti di fritto: che abbiate un Duca da servire, o la regina in persona sappiate che non sbagliate ;)

 

FRANCESCA'S FRIED DOUGH
da The Unofficial Bridgerton Cookbook
per 8 pezzi

2 tazze e 1/2 di farina comune (circa 300g)
4 cucchiaini di brown sugar (zucchero melassato)
2 cucchiaini di lievito per dolci
la punta di un cucchiaino di sale
1 tazza e 1/2 di latticello (o latte intero fatto riposare con un cucchiaio di aceto di mele, circa 300 ml))
olio di canola per friggere (ho usato olio di semi di girasole)

 

Preriscaldare l'olio nella friggitrice o comunque in una pentola che possa contenerne abbastanza da poter immergere i dolci. Foderare un piatto con carta da cucina.

In una ciotola mescolare gli ingredienti secchi, aggiungere quindi il latticello a poco a poco fino ad ottenere un composto molto umido ed appiccicoso.
Ora infarinandosi le mani separare il composto in 8 parti e dare a ciascuna una forma rotonda. Friggere le palline nell'olio caldo, stando attenti a non metterne troppe tutte insieme. Cuocere finchè saranno ben dorate, non meno di cinque minuti.

Rimuovere dal fuoco e far scolare sulla carta da cucina prima di servirle cosparse di zucchero o con panna e fragole.

 


NOTE

- dire che la ricetta è semplice è dir poco. Mescolate, sporcate una ciotola ed un cucchiaio ed è fatta. L'impasto è realmente molto appiccicoso ma con la farina extra si riesce a formare delle palline, consiglio comunque di aiutarsi con due cucchiai per praticità.

- il latticello l'ho adocchiato in Italia nei super più grandi, ma viene comunque indicata una alternativa da preparare con latte ed aceto. Idem per il brown sugar, anche questo visto spesso sugli scaffali della madrepatria. Una curiosità: viene richiesto il "light brown sugar", dove "light" nulla ha a che fare con calorie o simili ma si riferisce alla percentuale di melassa mescolata allo zucchero. Light è quello dove ce n'è meno, quindi più delicato, in contrapposizione al "dark" dove ce n'è ovviamente di più ed ha un gusto più marcato. Usate quello che trovate, vengono benissimo in ogni caso.

- i cucchiaini di lievito, come del resto quelli di zucchero,  andrebbero misurati proprio con i teaspoon che trovate negli appositi set di misuratori (cups/teaspoon etc) Attenzione a non usare cucchiaini da cucina troppo grandi.

- la dimensione dei dolci è abbastanza grande, come noterete. Nonostante questo si cuociono benissimo se si ha l'attenzione di monitorare il fuoco e soprattutto non si tolgono dall'olio troppo presto. Ho messo la foto dell'interno apposta per far vedere come devono risultare, perchè non c'è nulla di peggio di un fritto bruciato fuori e crudo dentro.

- il sapore? Uno sfizio semplice ma buonissimo! Deliziosi da soli, con un po' di zucchero a velo perchè comunque non sono eccessivamente dolci, anzi, ma sublimi con panna e fragole come consigliato.
Addirittura viene indicata la possibilità di servirli con piatti salati tipo un arrosto con salsa e sottaceti, ovviamente saltando la spolverata di zucchero a velo.
Sono stati una merenda graditissima da chi li ha provati e graditissima da chi li ha preparati, dato che ci vuole veramente un attimo.



mercoledì 27 aprile 2022

Zuppa bianca di pesce ...con l'ingrediente segreto (Bullinada)


Se c'è un ingrediente che mi perseguita bonariamente dalla notte dei tempi dell'apertura del mio blog, quello è la maionese.
E non solo perchè la adoro e l'ho sempre adorata, comprata a quintali, fatta in casa a tonnellate pure in versione vegana quando le condizioni l'hanno richiesto.
Sul pane, sui crackers, per intingerci le verdure.
Tutto, tranne le patate fritte.
Quelle proprio no: le persone serie ci mettono il ketchup :)
Dicevo, l'amore sconfinato è diventato stalking nel momento in cui postai, ormai milioni di anni fa, certi biscotti alla maionese che divisero la platea dei miei lettori in due: quelli che li fecero, e ne decretarono il successo planetario. E quelli che non li fecero, e inorriditi mi insultarono in ogni modo.
Mi presi, e ancora mi prendo dato che ciclicamente la ricetta torna fuori, della pazza se non dell'avvelenatrice.
Di solito rispondo di provare e basta, di fidarsi, che alla fine la maionese è olio e uova, ingredienti che nei dolci ci sono sempre.
E se provano, si redimono.
Ora, sarà la seconda volta che implorerò chiunque legga di provare questa ricetta ad occhi chiusi nonostante l'ingrediente segreto.
A mia discolpa, almeno questa volta è un piatto salato!
E non lo rende pesante, nauseabondo, unto.
No, non bevete maionese.
Mangiate un piatto da re, o da regina se pensate che è la pietanza che Claudia Roden ha servito a Melissa Clark arrivata apposta per intervistarla per conto del New York Times all'uscita di Med (e ha completato il pasto con la Yogurt Cake, se siete curiosi).
Un piatto tipico della cucina catalana che merita di entrare a grandi passi nel migliore dei menù quando volete fare bella figura, o semplicemente prepararvi un piatto nuovo.
Estivo, invernale, quando volete.
La chiudo con le parole di mio cognato quando l'ha assaggiato.
Da buttarsi in terra.
E non perchè siete vi siete strozzati ;)

 

BULLINADA
per 6 porzioni

1 cipolla grande, tritata
2 cucchiai di olio d'oliva
8 spicchi di aglio (6 finemente tritati e 2 schiacciati)
un generoso pizzico di stimmi di zafferano
2 litri di brodo di pesce (usare 3 dosi di concentrato per brodo di pesce-vedere la nota)
100 ml di vino bianco secco
800 g di patate novelle, sbucciate e tagliate in fette da 1cm e mezzo)
un cucchiaino di semi di finocchio
la buccia di mezza arancia
800g di filetto di pesce bianco senza pelle, tipo merluzzo o coda di rospo
200 ml di maionese acquistata, di buona qualità
il succo di mezzo limone
un generoso pizzico di peperoncino, più dell'altro per servire
4 cucchiai di prezzemolo tritato
sale e pepe


In una padella ampia far stufare su fuoco basso la cipolla con l'olio, mescolando ogni tanto, per circa 5 minuti o comunque finchè comincerà ad ammorbidirsi. Unire l'aglio tritato e cuocere mescolando per 2 minuti, finchè comincerà a colorire.

Versare quindi gli stimmi di zafferano, il brodo di pesce ed il vino, e di seguito le patate, i semi di finocchio, la buccia d'arancia e condire con sale e pepe. Cuocere pere 20-25 minuti o comunque finchè le patate saranno morbide.

Dieci minuti prima di servire la zuppa rimuovere la buccia d'arancia ed unire il pesce. Cuocere, coprendo, per un tempo variabile tra i 4 e 10 minuti su fuoco basso: il tempo effettivo dipende dalla grandezza e dallo spessore dei filetti, ma comunque finchè il pesce cambia colore diventando opaco e si sfalda facilmente se si prova ad inserire un coltello. Rompere i filetti in pezzi.

Versare la maionese in una brocca e amalgamarla con il succo di limone, l'aglio schiacciato ed un pizzico di peperoncino.

Appena prima di servire unire un mestolo o due del brodo caldo alla maionese, girando velocemente per amalgamare il tutto quindi versare il tutto nella zuppa che appena sobolle. Non far assolutamente bollire o si rischia che il tutto si separi.
Cospargere con prezzemolo e servire con del peperoncino extra per chi voglia aggiungerne dell'altro.

 

NOTE

- la zuppa sembra indaginosa ma in realtà utilizza ingredienti di uso comune. Per il brodo di pesce viene indicato di usare il concentrato al posto dei dadi, personalmente avevo del brodo di pesce pronto e congelato ed ho usato quello. Comunque sia, niente di difficilmente reperibile.

- idem per i tempi, tutto cuoce velocemente e in 35-40 minuti è pronto.

- la zuppa può essere preparata anche con cozze, vongole o piccoli calamari. Mi riservo di provare tutte le varianti!

- l'unica difficoltà, manco a dirlo, è data dal momento in cui si unisce la maionese al brodo caldo. Personalmente l'avevo tirata fuori dal frigo perchè non fosse troppo fredda ma se si lavora velocemente e con decisione si amalgama alla perfezione. Non fatevi intimorire all'inizio, quando sembra tutto slegato. Ho usato una frusta a mano e tutto è diventato omogeneo.
Nota in più, ho avuto terrore a scaldare la zuppa avanzata invece mettendola su fuoco bassissimo non è successo assolutamente nulla.

- il sapore, come ve lo descrivo? in realtà non posso, dovete per forza assaggiare. Alle mie cavie era stato detto che c'era un ingrediente segreto e nessuno, dicasi nessuno, ha indovinato la presenza della maionese. Non è unta, non è pesante, incredibilmente leggera al palato tanto che ehm, mi sono state contestate le sei porzioni indicate dicendomi che al limite ci si mangia in tre/quattro che faranno il bis (ed il ter). Interessante, raffinata senza essere pretenziosa. Un connubio di sapori impensabile leggendo semplicemente gli ingredienti.


 

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