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giovedì 15 dicembre 2022

I biscotti con...le patatine?!

 

Niente a mia discolpa.
Averli visti ed essere corsa a comprare le patatine adatte è stato tutt'uno.
Perchè ormai dovreste averlo imparato che da queste parti forte è l'attrazione verso ciò che è strano, e più è strano più sono curiosa, e più sono curiosa più bisogna che provi.
D'altronde se abbiamo messo la maionese nei biscotti, la Coca-Cola nelle torte e pure nel pollo non ci si potrà stupire delle patatine nei biscotti.
Divertentissimi da fare, stranissimi da mangiare.
Ve lo dico: o li amate o li odiate.
La via di mezzo non è contemplata.
Qui sono stati amati, e molto, per la semplicità di realizzazione ma soprattutto per il sapore che non saprei spiegare: perchè di base è dolce (grazie, ci sono due etti di latte condensato!) che poi improvvisamente vira sul salato, e così rimane, ondulato come le patatine, prima uno e poi l'altro.
Consiglio ardentemente di usare burro salato per un sapore più deciso, ma dipende da quanto amiate i contrasti.
Forse non saranno i biscotti con cui vi presenterete a Natale dalla vostra futura suocera :) ma quelli che farete per divertirvi, per non essere sempre prevedibili, per mera curiosità.
Perchè ok, Natale e le sue tradizioni (e prometto che i prossimi biscotti saranno iper-tradizionali!).
Ma una scossa, ogni tanto, ce la vogliamo dare?

 

 

LATKE COOKIES
da Food52
per 15-18 pezzi a seconda delle dimensioni

234 g di latte condensato zuccherato
57 g di burro salato o non salato (io salato), fuso
un uovo grande
241 g di patatine in busta rigorosamente del tipo rigato

 

 Mescolare con una forchetta l'uovo intero, il latte condensato ed il burro fuso ma freddo. Quando sarà omogeneo unire la patatine, una manciata alla volta, rompendole a pezzi via via.
Non devono essere polverizzate ma risultare in pezzi, per questo schiacciarle tra le mani è il modo migliore.
Mescolare bene e lasciare riposare in frigo mentre il forno si scalda a 190 gradi.
Questo riposo è essenziale, non saltatelo.
Foderar due teglie con carta forno quindi appena il forno è caldo usare due cucchiai per creare dei piccoli pancake sulla teglia. L'impasto non sarà omogeneo ma non importa, aiutarsi con il cucchiaio per creare dei piccoli mucchietti leggermente più alti al centro.
Cuocere per 12-14 minuti finchè saranno dorati e qualche angolo risulterà bruciacchiato.
Far raffreddare 5 minuti sulla teglia quindi trasferire su una gratella.
Sono più buoni il giorno stesso, ma si conservano due giorni se conservati in una scatola ermetica.


NOTE

- ricetta semplicissima, raccomando di usare il burro salato per un sapore più netto, altrimenti viene qualcosa di non troppo dolce ma nemmeno troppo salato :)

 

- il riposo prima della cottura è imprescindibile, come imprescindibile il tipo di patatina usata. Quelle lisce non reggerebbero.

 

- nel mio forno ci sono voluti 13 minuti, non cuoceteli troppo poco perchè devono essere bruciacchiati ...sono molto più buoni ;)


venerdì 16 aprile 2021

Pie allo zucchero caramellato con panna semimontata alla vaniglia

 

 

Una pie classica del sud degli Stati Uniti che unisce un guscio croccante e friabile ad un ripieno, si, fatto principamente di zucchero ma sorprendentemente non stucchevole.
Un gusto caramellato e una consistenza  interessante, cremosa ma rustica allo stesso tempo grazie alla presenza della farina di mais nel ripieno.
Un mistero il nome: infatti il dolce non ricorda in alcun modo una scacchiera come il titolo potrebbe far pensare.
L'origine potrebbe risiedere nel fatto che il dolce poteva essere conservato a lungo fuori dal frigo in un "chest", ovvero un contenitore e da qui il passaggio a "chess".
O ancora pare che qualcuno a cui ne fu chiesto il nome rispose "it's jes' pie" ovvero it's just pie, è solo una pie, nello slang del sud degli USA.
Comunque sia sarà pure solo una pie...ma che pie ;)



 BROWN SUGAR CHESS PIE
da The Book on Pie di Erin Jeanne McDowell
per uno stampo da pie da 24cm

283 g di dark brown sugar
30 g di farina di mais finissima
113 g di uova intere (circa 2 grandi)
85 g di tuorli
230 ml di latte intero
28 g di burro fuso
un cucchiaino e mezzo di estratto di vaniglia
mezzo cucchiaino di sale
un guscio da pie da 23 cm di diametro, parzialmente cotto,spennellato con albume e completamente freddo

CARAMELIZED PIE CRUST

per l'All Buttah Pie Dough

150 g di farina
1 g di sale fino
113 g di burro freddissimo tagliato a cubetti di circa 1 cm
60 ml di acqua ghiacciata (ma può servirne meno, o di più a seconda della farina)

zucchero semolato, circa 50 g per caramellare

WHIPPING CREAM SAUCE

 235 g di panna liquida da montare
50 g di zucchero semolato (facoltativo, non l'ho usato)
1 e 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia


 Preparare la base: mescolare sale e farina. Unire i cubetti di burro freddissimo sfregandoli tra le dita in modo che si intridano per bene di farina e finchè avranno la dimensione di mezzi gherighi di noce. Ora creare uno spazio al centro ed unire l'acqua (attenzione che potrebbe non servire tutta, unitene meno della metà per iniziare). Mescolare con le dita in modo da idratare la farina ed appena l'acqua è assorbita compattare il panetto tra le mani senza impastare.
L'impasto non dovrà essere troppo secco nè troppo morbido, quindi regolatevi con l'acqua.
Formare un disco spesso circa un paio di cm, avvolgerlo in pellicola per alimenti e mettere in frigo per almeno 30 minuti o fino a due giorni.
Per caramellare semplicemente spolverizzare l'impasto con lo zucchero mentre lo si stende con il mattarello.
Foderare quindi uno stampo da pie da 24 cm di diametro stendendo la pasta a circa mezzo cm. Bucherellare la base con i rebbi di una forchetta quindi foderare con carta forno e riempirla di sfere in ceramica da forno facendo attenzione a salire anche sui bordi.
Mettere in forno preriscaldato a 205 gradi per circa 15-17 minuti, finchè i bordi saranno coloriti,  quindi togliere carta e pesi e continuare la cottura per due-tre minuti.
Far raffreddare completamente e spennellare con un sottile strato di albume. Far asciugare completamente.

Per il ripieno:

Mescolare zucchero e farina di mais, quindi unire uova e tuorli e sbattere per un paio di minuti finchè il composto risulterà più chiaro.
Unire il resto degli ingredienti amalgamando benissimo quindi versare nel guscio di pasta parzialmente cotto e completamente freddo.
Cuocere in forno preriscaldato a 165 gradi, posizionando la teglia nella parte bassa, per circa 35-40 minuti o comunque finchè i bordi del ripieno risulteranno sodi mentre al centro sarà ancora leggermente tremolante.
Far raffreddare completamente a temperatura ambiente quindi passare in frigo per almeno un'ora prima di servire.

Per la copertura:

Montare la panna con lo zucchero, se lo si usa, finchè il tutto addensa. Dovrà avere la consistenza di una salsa densa ma non montare. Unire infine la vaniglia. Conservare in frigo anche fino a 24h ma potrebbe smontarsi un po'. Nel caso, frullare nuovamente prima di servire.


NOTE

- il dolce non è complicato ma la base richiede un po' di manualità ed esperienza nel maneggiare impasti ricchi di burro che una lavorazione sbagliata può rendere duri ed indigesti invece che friabili e leggeri. Nel libro la sezione sulla lavorazione delle basi è fatta molto bene, arricchita da foto esplicative ed addirittura un elendo di errori ed eventuali soluzioni. Molto interessante anche che per ogni realizzazione sia possibile abbinare più basi (nel libro presenti anche in versioni gluten-free e vegan!), la mia scelta è andata a un super classico con solo l'aggiunta di poco zucchero sulla superficie che non tanto addolcisce, ma più che altro rende ancora più interessante ogni morso.

- dettagliatissimo anche il capitolo su quanto impasto e ripieno servano a seconda della teglia usata. Tenete presente che una teglia classica da pie da 24cm ha una capienza diversa da, per esempio, una teglia a cerniera delle stesse dimensioni che invece ne richiederà di più. Avendo usato una piatto da pie mi sono attenuta alle dosi indicate che si sono rivelate precise al grammo.

- il brown sugar, ormai lo sapete, non è zucchero di canna ma zucchero melassato, ovvero zucchero semolato addizionato di melassa. A seconda di quanta melassa è presente lo zucchero diventa light o dark brown. Qui viene usato il brown, ovvero quello a più alta concentrazione di melassa, che regala un fantastico gusto di caramello.

- nel mio forno il dolce ha dovuto cuocere qualche minuto in più del previsto perchè dopo 35 minuti il ripieno era ancora completamente liquido. Ho molto apprezzato che oltre al numero di uova/tuorli da utilizzare fosse presente anche il peso: infatti qui non trovo spesso uova grandi ed ho dovuto aggiungerne uno per raggiungere la quantità necessaria.

- la copertura è semplice panna semimontata. Non serve aggiungere zucchero, secondo me, dato che fa tutto già il ripieno. La vaniglia direi imprescindibile.

- il profumo in cottura è da tortura dantesca, come il non poter assaggiare il dolce finchè ben freddo di frigo. Ma vale veramente la pena: guscio croccante e friabile, un ripieno cremosissimo.
Uno di quei dolci da una fettina sola, per carità, che non ce la faccio per poi ritrovarsi in cucina a...livellarne i bordi per amor di geometria mentre i ritaglia finiscono in bocca.
Insomma, un successone!

mercoledì 10 marzo 2021

Zuppa al burro di arachidi

 


C'è nulla di più tipicamente americano del burro di arachidi nell'immaginario collettivo?
Ebbene, le popolazioni africane usavano già le arachidi molto prima di essere ridotte in schiavitù e deportate negli Stati Uniti.
Il legume in questione (ebbene si) sebbene endemico del Sud America fu poi esportato dai Portoghesi e usato moltissimo in Africa, basti pensare a quante preparazioni tipiche le prevedano tra gli ingredienti.
Con la deportazione, gli africani ridotti in schiavitù portarono quindi con sè il bagaglio di conoscenze e ricette che di arachidi facevano uso: zuppe, salse, stufati e addirittura pani!
La zuppa che vedete qui è un primo piatto di lusso,ispirato a quello che l'autrice ha letto su un libro di cucina creola.
Ovviamente in origine la ricetta prevedeva che le arachidi fossero cotte, pelate e lavorate fino ad ottenere una pasta morbida.
E qui ci viene in soccorso il burro di arachidi già pronto: ovviamente naturale e senza zucchero!
Di mio, invece di comprare quello industriale mi sono recata al bellissimo supermarket sotto casa che te lo prepara espresso macinando le arachidi davanti ai tuoi occhi.

 

 

PEANUT SOUP
da Jubilee di Tono Tipton-Martin
per 6-8 porzioni

57g di burro
25 g di cipolla tritata
1 cucchiaino di aglio tritato ( circa uno spicchio)
un cucchiaio di farina
240 g di burro di arachidi senza zucchero
un litro di brodo di pollo
250 ml di panna fresca
sale e pepe
salsa piccante (facoltativa)
qualche arachide tostata per la decorazione (facoltative)

 

  In una casseruola di dimensioni medie far sciogliere il burro su fuoco medio finchè sfrigola. Aggiungere la cipolla e l'aglio e far cuocere finchè saranno ammorbiditi ma senza farli scurire, circa 3 minuti. Aggiungere la farina e mescolare velocemente con una frusta per farla amalgamare, quindi unire il burro di arachidi sempre mescolando molto bene.
Quando il tutto sarà liscio ed omogeneo aggiungere il brodo e portare ad un leggero bollore.
Abbassare il fuoco e far cuocere per circa 20 minuti in modo che i sapori si fondano e la zuppa addensi un po', mescolando di tanto in tanto.
Togliere dal fuoco ed aggiungere la panna quindi aggiustare di sale e pepe, unendo anche un po' di salsa piccante se la si usa.
Servire con delle arachidi tostate facendo attenzione a non scaldare la zuppa su fuoco troppo alto dopo aver aggiunto la panna o potrebbe separarsi.

Aggiungo la ricetta del brodo di pollo usato per questa ricetta:

una gallina da 2/3 kg oppure 1.5 kg di ossa di pollo
una cipolla media tagliata in quattro
3 gambi di sedano
3 foglie di alloro
qualche grano di pepe nero
2 rametti di timo fesco o un quarto di cucchiaino di timo secco
3 gambi di prezzemolo

In una pentola molto capiente mettere 5 litri di acqua e la gallina (o le ossa) e la cipolla, i gambi di sedano tagliati a metà ed il resto degli ingredienti.
Portare a bollore su fuoco alto quindi abbassarlo, coprire parzialmente con un coperchio e lasciar cuocere piano per 2 o 3 ore:più lunga sarà la cottura, più intenso risulterà il brodo.
A fine cottura se si usa la gallina intera toglierla e lasciarla da parte, in modo da poter usare la carne.
Filtrare il brodo e metterlo in frigo dopo che si sarà raffreddato.
Quando sarà ben freddo il grasso salirà a galla, toglierlo con un mestolo forato.
Conservarlo ben coperto in frigo per una settimana oppure surgelarlo.


NOTE

- la zuppa è una vera sorpresa! Il sapore del burro di arachidi viene smorzato dal brodo e dalla panna, è ovviamente prevalente ma non stucchevole o pesante. L'insieme è buonissimo e risulta in una zuppa cremosa senza essere troppo densa.

- il brodo di pollo non deve essere necessariamente quello della ricetta ma per amore di autenticità del piatto ho preferito realizzarlo. Un po' diverso negli aromi usati da quello che preparo di solito ma veramente ottimo e profumato.

- il piatto è pronto praticamente in meno di mezz'ora, da quando cominciate a soffriggere cipolla ed aglio al momento di servirlo: di nuovo, un figurone senza troppi sforzi.

- essendo molto ricca non ne serve una porzione gigantesca, quindi dalla ricetta si ottengono tranquillamente 6 porzioni normali o 8 più piccole.

-  in casa arabafelice il metro se una ricetta piaccia è la domanda della sottoscritta all'augusto consorte: si può rifare? Che indica se un piatto può entrare nella normale rotazione di casa o meno.
La risposta, assolutamente affermativa, è stata completata dalla lamentela che poi i piatti non li rifaccio mai, ma c'è sempre qualcosa di nuovo da provare etc

lunedì 8 giugno 2020

Donut in due ingredienti e due minuti!



Una settimana da sballo.
Almeno nella testa, ma questo già basta.
Ebbene si, da una settimana ci avevano allentato le restrizioni ed il coprifuoco comincia alle 8 di sera invece che alle 3 del pomeriggio.
Ma soprattutto, udite udite, bar e ristoranti aperti per mangiarci, moschee di nuovo ad accogliere i fedeli, negozi riaperti.
Tre mesi che non usciamo.
Secondo il mio augusto consorte vanno calcolati tipo anni dei cani, per cui sembra che non si esca da minimo il triplo del tempo.
Sempre che non si contino i miei viaggi settimanali al supermercato, ormai diventati slalom ridicoli per evitare l'incontro ravvicinato con qualsiasi altro essere umano e benefica pratica dell'apnea sotto mascherina ogni qual volta qualcuno mi sembri a meno di due metri.
Non usciamo il primo giorno, aspettiamo il weekend.
Mi dimentico nell'ordine le chiavi di casa.
Gli occhiali da sole.
Il consorte gli occhiali da vista.
Due deficienti.
Il centro commerciale a cui puntiamo per una commissione di cui necessitiamo da tempo ovviamente presenta barriera all'ingresso per misurazione temperatura.
Per motivi che mi sfuggono viene presa sulla mano e sulla fronte: immagino sia per fare media dato che alla prima ho 42 e alla seconda 34.
No comment.
Ci viene rimisurata con le stesse modalità nell'ordine poi per ingresso al supermercato, ingresso in negozio ed ingresso al ristorante che essendo pomeriggio è vuoto per cui decidiamo di inaugurare la stagione con una roba tra merenda ed aperitivo che ci farà da cena.
E non importa che ognuno di questi esercizi sia all'interno del centro commerciale che ci ha già autorizzato all'ingresso.
Via di corsa, che anche se il coprifuoco lo abbiamo alle 20 alle 19 il centro commerciale chiude ed il ristorante alle 18:30.
E commentiamo che si, dai, è un traffico ma ci voleva, ed abbiamo visto che la vita sulla Terra è ancora presente e poi aver trovato dopo mesi le fette biscottate non ha prezzo.
Mattino successivo: battiamo ogni record.
Dopo ben una settimana di allentamento delle restrizioni, ci richiudono per picco nel numero di contagi!
Per ora solo la città di Jeddah, ma aspetto con fiducia che estendano la cosa anche ad altre, la mia compresa.
Come si dice, è stato bello finchè è durato.
E si che uscire con guanti e mascherina con 50 gradi all'ombra mi è sembrato stupendo :D


Esperimenti da lockdown ben riusciti: questi mini donuts battono tutti i record! Velocissimi (avete mai visto una ricetta di fritto che cominci dal mettere l'olio a scaldare? Io no!) ma soprattutto di un buono inaspettato.
Fate lo sforzo e glassateli, che così diventano proprio come i donuts americani.
E semplicissimo anche adattarli alla versione vegan.
Due ingredienti, due minuti: ci vuole più a dirlo che a farli ;)






2 INGREDIENT DONUTS
per circa 40 pezzi piccoli

140 g di farina autolievitante (vedere le note per eventuale sostituzione)
200 g di yogurt bianco naturale (anche di soia)
abbondante olio vegetale per friggere

per la glassa:

75 g di burro (anche vegetale)
230 g di zucchero a velo
poco latte (anche vegetale)
cacao amaro in polvere a piacere (circa un cucchiaio)


Preparare una padella a bordi alti con almeno due dita di olio e metterla su fuoco medio.
Mescolare in una ciotola farina e yogurt. Si otterrà una pasta della consistenza quasi di quella per bignè.
Mettere la pasta in una tasca da pasticceria senza bocchetta e tagliare in modo da ottenere delle palline di due centimetri di diametro che vanno tagliate con le forbici direttamente sul fuoco e fatte cadere delicatamente.
Potete in alternativa usare un sacchetto per alimenti tagliandone il bordo o in caso estremo due cucchiaini ma in questo caso i mini donuts avranno una forma meno regolare (ma saranno comunque buonissimi!)
Friggerli a fuoco medio finchè saranno ben dorati, quindi scolarli su carta da cucina e farli raffreddare.
Preparare la glassa: mescolare il burro fuso con lo zucchero a velo ed unire qualche cucchiaio di latte fino ad ottenere una pastella semiliquida. La densità della glassa dipende da voi: più o meno liquida, più o meno densa a seconda di quanta ne vogliate sui donut.
Versare metà dei donut nella glassa, farli ricoprire per bene e scolarli su una gratella con un mestolo forato.
Aggiungere del cacao in polvere alla glassa rimasta e ricoprire i donut rimasti.
Attendere che la glassa si rapprenda prima di servirli.

NOTE 

- se non avete la farina autolievitante usate 140g di farina comune addizionata di un cucchiaino e mezzo di lievito per dolci.


- se non volete glassarli sono buonissimi anche solo rotolati nello zucchero semolato. Ma consiglio caldamente il passaggio extra della glassa: per amanti ed intenditori è uguale a quella sui donut americani! Potete farla più o meno densa a seconda di come vi piaccia...a me bella spessa, è  la parte migliore ;)

- se avete la pazienza dei santi, quella che non ho io e si vede dalla foto, la glassa rapprende ed asciuga perfettamente lasciando i mini donut all'aria per un'oretta circa. Io li ho toccati prima perchè mi ero stancata di aspettare :)



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