lunedì 18 marzo 2024
Créme brûlèe al caffè
Mille volte vi ho già tediato con la storia che no, il caffè
non lo bevo perchè non mi piace ma per assurdo vado pazza per i dolci
che lo contemplino tra gli ingredienti.
Quindi leggere questa ricetta
e sentire irresistibile l'impulso a realizzarla è stato un tutt'uno,
complice il fatto che la lista ingredienti è semplicissima e fatta di
roba che al novanta per cento abbiamo già in casa.
Che poi, se vogliamo, è una crème brulée al caffè...ma senza caffè appena fatto!
Utilizza
infatti per aromatizzare un prodotto inglese iconico, che avevo
comprato mesi fa avendolo visto in quella caverna di Ali Baba piena di
meraviglie che è il favoloso supermercato in cui mi rifornisco.
La
mitica Camp Essence, ovvero uno sciroppo concentrato al caffè nato alla
fine dell'ottocento e creato, così dicevano le pubblicità dell'epoca,
per permettere ai soldati di bere un caffè istantaneo anche al fronte
dato che basta diluirlo con acqua.
Oggigiorno l'ho visto usato soprattutto in ricette dolci e come aroma, mai come bevanda.
Come detto da me si trova facilmente, in Italia ho appena visto che è disponibile su Amazon.
Come è andato quindi alla prova assaggio?
COFFEE CRÈME BRÛLEE
da One Pot Feeds All di Darina Allen
per 4 porzioni
4 tuorli grandi o 5 piccoli bio
40 g di zucchero semolato
1 e 1/2 cucchiai di essenza concentrata al caffè Camp
200 ml di latte intero
200 ml di panna fresca
8 cucchiaini di zucchero demerara
Sbattere
i tuorli con lo zucchero semolato finchè ben amalgamati, quindi unire
l'essenza di caffè, il latte e la panna e mescolare ancora. Coprire e
far raffreddare in frigo.
Preriscaldare il forno a 150.
Versare il
composto passandolo attraverso un colino direttamente in una teglia
rotonda che possa essere portata in tavola da circa 19cm di diametro ed
almeno 4.5cm di altezza.
Mettere la teglia all'interno di una più
grande e versarvi tanta acqua bollente che arrivi circa a metà della
teglia con il composto.
Cuocere in forno per 45-50 minuti o comunque finchè si sarà rassodato ma sarà ancora morbido al centro.
Fuori
dal forno spolverizzare con lo zucchero demerara sparso in uno strato
sottile e caramellarlo con una torcia da pasticceria.
Servire freddo di frigo con biscotteria secca e savoiardi.
NOTE
-
preparazione semplicissima in cui in pratica si tratta solo di
mescolare tutti gli ingredienti insieme e cuocere il tutto! Anche il
tempo di cottura si è dimostrato corretto, anzi credo di aver tirato
fuori il dolce allo scadere di 40 minuti.
- mi ha incuriosito il
fatto che mentre di solito questo dolce viene caramellato in superficie
dopo il passaggio in frigo, poco prima di essere servito, qui invece
l'operazione viene fatta subito dopo la cottura ed il tutto viene poi
messo in frigo. L'operazione ha funzionato, in effetti semplificando il
tutto perchè ci si ritrova con il dolce bell'e pronto da servire.
-
pur non richiedendo chissà quali tecniche o attenzioni viene una crema
morbida, vellutata, dolce al punto giusto. Tenete presente che l'essenza
Camp è uno sciroppo zuccherato anche se non dolcissimo.
- di solito amo preparare questo tipo di dolce in coppette monoporzione, trovo che si serva e presenti meglio. Per amore di Starbooks ho ovviamente seguito l'indicazione di cuocerlo in uno stampo unico e devo dire che si è porzionato poi molto bene, senza diventare il pasticcio che paventavo.
lunedì 5 giugno 2023
Dolce al lime, latte condensato e...ingrediente segreto!
Del mio notorio gusto dell'orrido in cucina ho già parlato.
Se è strano, assurdo, impensabile, contro ogni logica, mi attirerà come una calamita, tormentandomi finchè non provo.
Il bello è che più è strano, più in genere il risultato è strabiliante.
Qui nemmeno onestamente so cosa dire, se non che dovete correre a comprare i Ritz e provare.
Si, proprio i crackers Ritz.
Si sentono i crackers salati?
Assolutamente no.
E' troppo dolce?
Nemmeno?
E' stucchevole?
No.
Insomma, non si riesce a non mangiarlo.
Non si riesce nemmeno a lasciarlo in pace in frigo, che ogni tanto un pezzetto sparisce.
Nessuno ha indovinato l'ingrediente segreto.
Hanno ipotizzato qualunque biscotto sul mercato, compresi gli Oreo bianchi che del resto dei Ritz sono fratelli, venendo prodotti entrambi dalla gloriosa Nabisco.
E vi giuro prima o poi andrò alla sede principale, nel New Jersey, e riuscirò ad entrare a costo di incatenarmi ai cancelli.
Prima che questo accada, voi provate.
Non è buono.
E' ASSURDO!
10-MINUTE LIME CRACKER PIE
da F52 Genius Dessert
per una teglia ovale da 20 cm di lunghezza
una lattina di latte condensato da 397g
250ml di panna fresca da montare
un cucchiaio di buccia di lime grattugiata, più altra per servire
70 ml di succo di lime appena spremuto
una quarantina abbondante circa di crackers Ritz
Versare la panna in una ciotola capiene e montarla leggemente con una frusta a mano o elettrica. Non più di un paio di minuti, giusto per areare.
Unire il latte condensato, mescolare bene, quindi da ultimo unire il succo di lime e la scorza grattugiata mescolando con la frusta elettrica o a mano finchè il tutto addensa, per circa un minuto.
Versare un terzo del composto alla base della teglia preparata quindi coprire con uno strato di Ritz. Continuare con strati di crema e Ritz fino ad esaurimento degli ingredienti, terminando con uno strato di crema.
Coprire e mettere in frigo per una notte.
Servire ben freddo con altra scorza grattugiata.
NOTE
- di una facilità imbarazzante, fate solo attenzione che la teglia sia abbastanza profonda perchè volete fare almeno 3 strati di crackers e crema.
- il numero esatto di Ritz da usare è impossibile da prevedere con esattezza, ma tra 40 e 50 dovrebbero bastare con una teglia delle dimensioni della mia.Mi state chiedendo se si sente il sapore: NO! Spariscono e si fondono col resto :)
- si mantiene benissimo per 3 giorni in frigo. L'ultimo pezzo potrebbe essere oggetto di sfide a duello, faide familiari, intrighi e sotterfugi per chi ci arriva prima. Siete avvisati :)
mercoledì 12 aprile 2023
Mousse al caffè con fudge al tahine
Ai tanti, imperdonabili peccati di cui ultimamente ho fatto ammenda ne va aggiunto uno.
Quello che insieme all'essere astemia suscita più stupore nei conoscenti stranieri.
Non bevo caffè.
E non per qualche dettame dietetico, o corrente di pensiero.
Semplicemente non mi piace.
Lo trovo sempre troppo amaro anche se ci aggiungo tonnellate di zucchero, ed il retrogusto che mi lascia probabilmente peggio del gusto stesso.
L'assurdo è che invece del caffè adoro il profumo, specie quello che si respira fuori da certe torrefazioni in madrepatria.
E, udite udite, ne adoro l'aroma ed il gusto nei dolci.
Non chiedete, perchè spiegazione razionale non ce n'è.
Sta di fatto che tutti i dolci che lo contengono mi piacciono quasi come quelli al limone, specie se sono gelati, semifreddi, mousse.
Li trovo adattissimi a completare pranzi e cene, ed ancora meglio se come questo non richiedono chissà che lavoro e si possono preparare in anticipo.
Ora, questa non è la solita mousse al caffè.
E' qualcosa di aereo, delicato ma saporitissimo.
Una consistenza paradisiaca.
Ma vette altissime le raggiungiamo con il fudge.
Imprescindibile per completare la ricetta, ha un gusto avvolgente, persistente, originale.
E continui a leccare il cucchiaio.
Noccioline e mandorle tostate per finire, e non hai un dolce: ma direttamente il peccato originale :)
COFFEE MOUSSE WITH TAHINI FUDGE
da OTK- Extra Good Things di Ottolenghi
per 6 porzioni
un cucchiaio e 1/2 di caffè istantaneo in polvere (non in granuli)
un cucchiaio e 1/2 di cacao in polvere
un cucchiaino di pasta di vaniglia o estratto
un cucchiaio di di sciroppo d'acero
250 ml di doppia panna da montare, fredda di frigo
2 albumi di uova grandi
70 g di zucchero semolato fine
la punta di un cucchiaino di sale
50 g di frutta secca mista, tostata e salata, grossolanamente tritata
per il fudge al tahini
75g di tahini
60 ml di sciroppo d'acero
1 cucchiaio e 1/2 di cacao in polvere
un cucchiaino di pasta di vaniglia o estratto
Preparare
la mousse: mettere il caffè, il cacao, la vaniglia, lo sciroppo d'acero
e la panna nella ciotola della planetaria e sbattere con la frusta a
velocità medio/alta per curca 2 minuti o finchè il composto sarà montato
(soft peaks, quindi non troppo). Trasferire in una ciotola.
Lavare ed asciugare la ciotola della planetaria e montarvi gli albumi per un minuto, finchè saranno schiumosi.
Con
le fruste in funzione aggiungere pian piano lo zucchero ed il sale.
Continuare a montare per 3-4 minuti, o comunque finchè il composto sarà
lucido e sodo.
Amalgamare con delicatezza questo composto a quello
preparato in precedenza quindi coprire e mettere in frigo per almeno un
paio d'ore, finchè ben freddo, o comunque fino a prima di servirlo.
Può in alternativa essere preparato il giorno prima.
Per il fudge mescolare semplicemente gli ingredienti insieme a 3 cucchiai di acqua. Amalgamare finchè ben liscio.
Dare una mescolata alla mousse per arearla quindi dividerla tra sei piccole ciotole completando con il fudge.
Spolverizzare con la frutta secca e servire.
NOTE
- il dolce è semplicissimo ma assolutamente non banale. La combinazione dei sapori, il dolce/salato, le consistenze lo rendono un capolavoro. Il caffè istantaneo deve essere in polvere o si scioglierebbe in difficoltà. L'autore dice che se si trovasse solo quello in granuli si potrebbero scaldare gli ingredienti per la mousse dolcemente per farlo sciogliere, poi far raffreddare tutto molto bene in frigo prima di montare. Il problema potrebbe essere che la panna che si trova in Italia, meno grassa della doppia panna in UK, potrebbe avere difficoltà a montare dopo questo processo (ahimè, parlo per esperienza) quindi fate lo sforzo e procurate il caffè adatto.
- la salsa tahine ormai non è pù un ingrediente misterioso. Dopo aver conquistato il mondo come fondamentale parte dell'hummus si è poi allargato ai dolci, e come ci sta non devo essere io a dirvelo. Scopritelo da voi e mi saprete dire.
- non è specificato nella ricetta ma ho usato albumi pastorizzati in brick. Basterà pesare l'equivalente di due albumi grandi, tra 38 e 40 grammi ciascuno.
- non volendo usare il caffè in caso di preparazione destinata ai bambini è possibile sostituire il caffè in polvere con la stessa quantità di cacao, ed in questo caso anche il topping può variare a piacimento.
giovedì 23 febbraio 2023
Yogurt montato con fragole arrostite e salsa al burro di arachidi e cacao
Non so quanto in Italia sia diffuso l'abbinamento "PB&J" ovvero peanut butter and jelly : burro di arachidi spalmato su pane e completato da gelatina di frutta (non confettura, eh!).
La merenda tipica dei bimbi statunitensi è, credetemi, una roba veramente goduriosa.
Come potrebbe non esserlo quel connubio di dolce, salato e cremoso allo stesso tempo?
Lo so cosa state pensando: noi abbiamo la Nutella, e non ci serve altro.
Posso anche concordare, e nulla scalzerà dal posto più alto del mio personalissimo podio la crema nostrana.
Ma insisto, assaggiate.
E
potrebbe finire come per la figlia seienne di una mia collega che
stette da noi una settimana durante una improvvisa, inevitabile assenza
dei suoi genitori.
Dopo giorni di sandwich peanut butter&jelly si decise a dare una chance a una fetta di pane e Nutella.
Da quel giorno, ogni volta che mi incontrava diceva la stessa frase: thanks Mrs Stefania. Now I have two favourite things in a jar!
Ovvero
che il burro d'arachidi era stato raggiunto in gradimento dalla italica
crema, e mi ringraziava per avergliela fatta scoprire.
Qui però saliamo di livello.
Non c'è il pane, e nemmeno la gelatina di frutta.
Frutta vera, yogurt, ed il nostrano mascarpone.
Burro di arachidi, ok, ma quel tocco della salsa di soia.
Non avete idea del genio.
Che dico il genio: di più.
Perchè si sfiora il divino.
Vediamo se dopo che assaggiate mi ringraziate anche voi (e tutti insieme ringraziamo Ixta Belfrage ;)
Nota: nessuna fragola che potreste considerare fuori stagione (da voi, non da me: abbiamo bellissime fragole egiziane in questo periodo!) è stata maltrattata per la realizzazione della ricetta. Sono state usate quelle surgelate.
WHIPPED YOGHURT WITH ROASTED STRAWBERRIES AND PEANUT FUDGE SAUCE
per 4 porzioni
da Mezcla di Ixta Belfrage
per le fragole arrostite
300g di fragole molto mature (le più grandi tagliate in 4, le più piccole a metà)oppure surgelate
50 g di zucchero semolato
1/2 lime
2 bastoncini di cannella, spezzati
per lo yogurt montato
150 g di mascarpone freddo di frigo
200 g di yogurt bianco non zuccherato, freddo di frigo
1/2 cucchiaino di pasta di vaniglia
un cucchiaio di sciroppo d'acero
per la salsa
50g di burro di arachidi (liscio, non quello con i pezzettini)
15g di cacao amaro in polvere
75g di sciroppo d'acero
un cucchiaino di salsa di soia (oppure tamari)
un cucchiaio e mezzo d'acqua
Preriscaldare il forno a 220 gradi.
Mettere
tutti gli ingredienti per le fragole arrostite in una teglia che le
contenga in un unico strato, senza che si sovrappongano. Cuocerle per 20
minuti, mescolandole dopo 10, o finchè saranno morbidissimi e avranno
prodotto uno sciroppo dal colore intenso. Lasciare da parte.
Mettere
mascarpone, yogurt, vaniglia e sciroppo d'acero in una ciotola e
mescolare vigorosamente finchè il tutto sarà ben amalgamato. Mettere in
frigo fino al momento di servire.
Per la salsa, mescolare tutti
gli ingredienti finchè si otterrà un composto liscio. Potrebbe essere
necessario aggiungere più acqua o più sciroppo d'acero a seconda della
consistenza del proprio burro di arachidi, per ottenere una salsa liscia
e densa.
Suddividere il composto di yogurt in bicchieri individuali, dividere le fragole sulle porzioni e completare con la salsa.
NOTE
- può una cosa così (apparentemente) semplice sfiorare il divino, come ho accennato nell'introduzione? Ebbene si. Sarà la salsa con quella punta di salsa di soia, o le fragole arrostite che prendono tutto un altro gusto, concentrato al massimo. O sarà l'abbinamento con la base di yogurt e mascarpone, che spezza, alleggerisce, amalgama tutti quei flavour bomb così prominenti.
- le fragole cuociono sole, il resto è solo lavoro di assemblaggio. Sono pochi i piatti dove posso dire di aver lavorato meno di così! Come ho detto sono state usate fragole surgelate: quelle fresche non erano abbastanza mature per poterci realizzare il dolce. Anzi, consiglio questa come prima scelta in caso abbiate dubbi.
- l'autrice suggerisce che invece dello yogurt montato possa essere usato semplice yogurt bianco come base o del gelato alla vaniglia. Questa seconda ipotesi sarà provata ben presto in casa arabafelice.
giovedì 25 novembre 2021
Frutti di bosco con crumble di avena e pane raffermo
Quel sacchetto di frutti di bosco surgelati che langue nel freezer, o
quel pacco di fiocchi di avena in dispensa...così scrive Ottolenghi
introducendo la ricetta.
Ebbene, no.
Se c'è una cosa che mai avanza a casa arabafelice e della quale vengono acquistati almeno un paio di chili ogni settimana questa sono proprio i frutti di bosco e l'avena.
Quest'ultima per il mio amato oatmeal, i secondi per yogurt, frullati e chi più ne ha più ne metta.
Freschi
mi farebbero andare in bancarotta, surgelati un buon compromesso visto
che ne arrivano di ottima qualità, saporiti e tutti separati, non
orrende poltiglie come ahimè può capitare.
La ricetta però funziona sia che abbiate i frutti ben separati che l'orrida poltiglia: miracoli di Ottolenghi e il suo team :)
Come sia andata ve lo dico nelle note: intanto preparatevi a un profumo in casa che metterà a dura prova il vostro self control!
SKILLET BERRIES, BREAD AND BROWN BUTTER
da OTK Shelf Love di Y.Ottolenghi
per 6 porzioni
4 mele tipo Braeburn (650g) sbucciate, torsolo rimosso e tagliate ciascuna in 6 spicchi
un cucchiaino e mezzo di anice stellato in polvere (più poco altro per servire)
un cucchiaino e mezzo di pasta di vaniglia o estratto
130 g di burro
75g di zucchero semolato fine
120 g di pane tipo casereccio, leggermente raffermo e senza crosta, tagliato in cubetti da 1cm
100 g di fiocchi di avena
mezzo cucchiaino di sale
500 g di frutti di bosco misti surgelati
150ml di panna ad alto contenuto di grassi, molto fredda
Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Mettere
le mele, mezzo cucchiaino di anice stellato, metà della vaniglia, 30g
di burro e 30 g di zucchero in una teglia da forno capiente. Cuocere in
forno per 20-25 minuti o comunque finchè le mele si saranno ammorbidite
senza però aver perso la forma.
Mentre le mele sono in forno mettere i restanti 100g di burro in una padella capiente su fuoco medio/alto.
Appena fuso continuare la cottura per circa 4 minuti, roteando spesso la padella, o comunque finchè il burro sarà scurito.
Versare il burro nocciola in un contenitore ampio resistente al calore e rimettere la padella sul fuoco.
Metterci
il pane e tostarlo per un paio di minuti mescolandolo spessissimo,
quindi metterlo nella ciotola insieme al burro nocciola.
Riportare nuovamente la padella sul fuoco e tostarvi per circa due minuti l'avena.
Unire
anch'essa al contenitore con burro e pane, quindi aggiungervi il sale,
il resto dell'anice stellato e i rimanenti 45 g di zucchero. Mescolare
bene.
Appena le mele sono pronte unirvi i frutti di bosco ancora
congelati e due cucchiai di acqua. Versare il composto di pane e avena
sulla superficie quindi abbassare il forno a 165 gradi e cuocere il
tutto per 30 minuti, o finchè il topping risulterà dorato e la frutta
sobollirà.
Far riposare fuori dal forno per 5-10 minuti quindi spolverizzare con altro anice stellato.
Unire la vaniglia rimasta alla panna ben fredda. Servire il dolce tiepido, con la panna fredda unita all'ultimo momento.
NOTE
- Sei porzioni? Allora, questa roba è talmente buona che la teglia ve la finite da soli, in piedi, piegati sul piano della cucina. Sa di pane, burro, zucchero ma senza essere banale. Sa anche un po' di Natale, visto l'anice stellato (che in video sostituisce anche con la cannella), e sa di estate visto il colore vibrante. Potete mangiarlo tiepido, come indicato, ma è buonissimo anche a temperatura ambiente.
- difficoltà non ce ne sono. L'unica potrebbe essere la realizzazione del burro nocciola ma i tempi di cottura e le indicazioni sono precise al nanosecondo per cui mi sento di affermare che sia assolutamente alla portata di tutti. Gli ingredienti sono veramente basici, tra avena e pane raffermo.
- Le mele Braeburn sono di tipo croccante e leggermente acidulo. Non trovandole da queste parti le ho sostitute con le uniche che mi piacciano: le Granny Smith.
- la panna ci sta
benissimo, ma se vivete in climi temperati anche del gelato alla
vaniglia ci sta altrettanto bene. Viene suggerito anche dello yogurt greco.
- quindi un crumble che non è proprio un crumble, con una lavorazione velocissima e che poi fa tutto da solo in forno. Il resto lo fate voi quando ne esce :D
martedì 20 ottobre 2020
Crema cotta di yogurt e latte condensato (senza uova e gluten free)
Una vera sorpresa, dice l'autore, questo dessert che fu servito alla persona che mangiava insieme a lui in un ristorante del Somerset.
Il
pranzo era stato veramente deludente per cui esitava ad ordinare il
dolce, mentre il suo amico si fece tentare: e fece bene perchè dopo
l'assaggio ne furono entrambi conquistati.
In realtà questo è un
famosissimo e comunissimo dessert indiano: il Bhapa Doi, fatto appunto
di yogurt e latte condensato mescolati insieme e cotti al forno.
Ma glielo diciamo sottovoce...
Potevo
dunque nella fattispecie non farmi attirare da questa ricetta non solo
perchè la conosco bene e so quanto sia buona, ma soprattutto per dare un
senso alle lattine di latte condensato che ormai, giuro, in casa mia ci
entrano da sole :D
BAKED VANILLA YOGURT WITH ROASTED PLUMS
da One Tin Bakes di Edd Kimber
per 6/8 porzioni
per una teglia 23x33cm
per la frutta
600g di prugne tagliate a metà e private del nocciolo (qualunque qualità va bene)
3 cucchiai di light brown sugar
30g di burro a cubetti
3 anici stellati
i semi di 3 baccelli di cardamomo
una stecca di cannella tagliata a metà
il succo di mezzo limone
per il composto di yogurt
480ml di yogurt bianco naturale non zuccherato
una lattina di latte condensato da 397g
240 ml di doppia panna da montare
i semi di una bacca di vaniglia o 2 cucchiaini di pasta di vaniglia
Preriscaldare il forno a 200 gradi.
Mettere
le prugne, con il lato tagliato verso l'alto nella teglia e
spolverizzarle con lo zucchero. Spargere il burro nella teglia insieme
alle spezie ed infine versare il succo di limone.
Cuocere per 15-20
minuti o comunque finchè la frutta sarà ammorbidita e la buccia comincia
a raggrinzirsi. Trasferire frutta e tutto il succo che si sarà formato
in una ciotola resistente al calore e lasciare da parte.
Lavare ed asciugare la teglia e ridurre la temperatura del forno a 120 gradi.
Mischiare
lo yogurt, la panna, il latte condensato ed i semi di vaniglia (o la
pasta di vaniglia) quindi versare il tutto nella teglia.
Cuocere per 25-30 minuti o comunque finchè il tutto sarà rappreso sui lati ma ancora tremolante al centro.
Potrebbe sembrare troppo liquido ma non dovrà rapprendersi completamente come un cheesecake.
Lasciar raffreddare a temperatura ambiente per 30 minuti quindi mettere in frigo per almeno 4 ore.
Una volta che il dolce sarà ben freddo servirlo a cucchiaiate insieme alla frutta ed i suoi succhi.
NOTE
- il dolce è ottimo! La crema rimane vellutata, e ben fredda dà il meglio di sè. L'autore dice che il giorno dopo sia meno buona ma mi sento assolutamente di dissentire. Si fa in poco tempo e bisogna solo stare attenti alla cottura, che non sia troppo prolungata. Può essere usata in realtà qualunque frutta in abbinamento ma la nota acidula ci sta benissimo.
- ho seguito come sempre le istruzioni alla lettera ma nel mio forno a 120 gradi la crema è rimasta liquida per tutto il tempo indicato. A 140 abbiamo iniziato a ragionare.
- l'unica nota che mi sento di fare è sull'uso dell'unica teglia per cuocere la frutta e poi la crema. Capisco che il libro nasca su questa scommessa ma persino l'autore nelle note dice che se ne possediamo due possiamo usarle. Grazie :) Inoltre per quanto il dolce venga benissimo sarebbe comunque più indicato per delle monoporzioni: servirlo a cucchiate dalla teglia grande fa si che le porzioni risultino un po' "disordinate" all'aspetto. Per carità, il dolce rimane buonissimo lo stesso ma l'occhio vuole la sua parte. Almeno il mio.
lunedì 22 giugno 2020
Sorbetto istantaneo alla ciliegia
Tutta colpa del virus.
Altrimenti non si spiega.
Non sarà la prima volta che su queste pagine leggete di dibattiti accesi sull'italiano parlato dalla sottoscritta e quello invece di cui si fregia come illuminato portatore sano il mio augusto consorte.
In Toscana parliamo il VERO italiano è refrain che ho sentito spesso al dubbio su qualche parola usata dall'uno e non dall'altra.
Partono in genere controlli incrociati che sono finiti pure in messaggi agli esperti dell'Accademia della Crusca, per cui in genere viene fuori che poi le suddette parole esistono, anche se sembrano astruse, per dirla gentilmente, anche se nessuno le usa più da minimo il 1200.
La cannella, in particolare, ancora un trauma.
E non solo per la prima volta che ho capito che poteva anche non essere una spezia, come ho già raccontato.
E nemmeno per la seconda, quando ancora vivevamo in una casa a due piani e ho azzardato di aprirne il barattolo, pur sapendo che per il consorte il profumo è quasi come la kriptonite per Superman.
Mentre lui era al piano di sopra.
Chiuso nella doccia.
Con l'acqua aperta.
Non se ne accorgerà mai, ho pensato, se ne metto un pizzico nella torta.
Improvvisa, dalle scale, una voce un po' urtata.
Ma hai aperto la cannella???
Santo cielo, come ha fatto a sentirne il profumo da così lontano.
Ma poi subito: perchè non arriva più acqua calda in doccia!
Ecco, era quell'ALTRA cannella di cui parlava.
Sospiro di sollievo, e quella nella torta poi c'è l'ho messa eccome.
Ma la vendetta arriva sempre.
O il karma.
Piena pandemia, lockdown totale.
Mia sorella e la sua famiglia lo passano in Toscana.
Il mio nipotino treenne quindi passa molto tempo nella terra del suo papà, babbo pardon, full immersion non indifferente rispetto alla sua vita quotidiana che si svolgeva a Roma.
Succede d'improvviso.
Senza avvisaglie.
Mamma, questo è sporco, lo laviamo sotto la cannella?
Un colpo è preso a lei, mia sorella, ed a me appena me l'ha raccontato.
Speriamo che il rientro a Roma porti giudizio.
Ed un repentino cambio di lingua parlata :D
Questo sorbetto DOVETE farlo subito: cercate le ciliegie surgelate perchè sono proprio quelle che servono per la ricetta, spero più economiche di quelle fresche di cui leggo prezzi tali da poter essere battute da Sotheby's.
Unica condizione di avere un robot da cucina, poi non si cuoce niente, non si mescola, non si fatica.
E nemmeno c'è da aspettare troppo per mangiarlo ;)
Nel robot versare tutti gli ingredienti TRANNE l'albume. Frullare finchè il tutto è amalgamato ma non sciolto, raschiate in caso le pareti del frullatore se parte del composto rimane attaccato.
Appena omogeneo versare l'albume e frullare ancora ad alta velocità per qualche secondo, finchè sarà liscio e omogeneo.
Tenere in freezer per 30 minuti e servire decorato con poca scorza di limone.
NOTE
- la ricetta funziona in realtà con qualunque tipo di frutta ma NON OMETTETE L'ALBUME. Anche se l'autrice dice che è facoltativo in realtà contribuisce in modo essenziale alla divina consistenza finale.
- non indurisce troppo in freezer ed è più buono se lo servite morbido come indicato.
lunedì 17 febbraio 2020
Crema spalmabile al cacao e tahine (vegan e gluten free)
Se c'è un prodotto che regna incontrastato in casa arabafelice quello è il barattolo della Nutella.
Mai l'amore di cui io ed il mio augusto consorte la inondiamo è stato toccato o solo scalfito da tutte le campagne denigratorie che ciclicamente toccano alla golosissima crema spalmabile nostrana.
Troppo dolce.
Troppo grassa.
Troppo olio di palma.
Troppe poche nocciole.
Troppo zucchero.
Potrei continuare all'infinito, facendomi una risata ad ogni riga.
A onor del vero e perchè non si dica che siamo barricati sulle nostre ottuse e vetuste convizioni sono entrati altri barattoli in dispensa.
Di marche note da supermercato.
Di marche meno note da pasticceria.
Di marche elitarie e discriminatorie, il cui prezzo ci faceva pensare che avremmo trovato paradiso ed inferno, salvezza e perdizione insieme solo aprendone il coperchio.
Quelle fatte in casa non sono mai nemmeno entrate nella competizione.
Delle precedenti, alcune sono finite direttamente nel secchio della spazzatura.
Qualcuna è stata mangiata con discreta soddisfazione, ma senza mai eguagliare il primato della nostra amata che ha sempre guardato con superiorità dalla dispensa quei barattoli eleganti e spesso di design che l'affiancavano.
Ne resterà soltanto uno, per citare Highlander.
E quell'uno è lei.
Perchè allora provare la ricetta di una crema spalmabile???
Perchè il suo pregio è di non voler imitare la Nutella, che pure l'autrice nomina nell'introduzione come un piacevolissimo ricordo delle sue vacanze da ragazzina in Italia con la famiglia.
Li presenta come un'altra cosa: la sua versione di UNA crema spalmabile.
Un altro gusto.
Un altro sapore.
Forse, un altro mondo ;)
da Cocoa di Sue Quinn
Versare la tahine, il cacao, lo zucchero ed il sale in una ciotola e mescolare a mano o con delle fruste fino ad ottenere un composto bene amalgamato.
A questo punto unire tanto olio di sesamo quanto ne serve per ottenere una pasta dalla consistenza desiderata.
Si conserva tranquillamente in frigo in un barattolo ermetico per due settimane.
NOTE
- che dire, se non usare le parole dell'autrice che sottolinea come sia più un lavoro di assemblaggio che una ricetta. Niente da cuocere, ed in realtà non servono nemmeno le fruste se avete cura di setacciare bene le polveri.
- ho usato tutti e quattro i cucchiai di olio di sesamo menzionati, la crema la preferisco ben fluida. In frigo rassoda un po', ovvio, ma pochi minuti fuori e torna come appena fatta.
- credo quasi superfluo sottolineare come la qualità della tahine che usate qui sia assolutamente fondamentale. Quelle che spesso ho assaggiato in Italia avevano un marcato retrogusto amaro che di solito è indice di un prodotto vecchio, quindi fate l'investimento di acquistarne una chiara, magari un po' più costosa, che non vi riservi brutte sorprese. La ricetta viene meglio con un barattolo nuovo, in cui la tahine sia ancora morbida per la presenza di parecchio olio: se rimane a lungo nel barattolo aperto e si solidifica un po' sul fondo sarà più difficile ottenere un prodotto finito cremoso al punto giusto.
- il sapore, oh il sapore. Niente, dovete assaggiare per forza. Cominciate con poco su un cucchiaino e vedrete se non fa quell'effetto devastante del "oddio non so se mi piace" che capita sempre ad un gusto nuovo. In men che non si dica ci tornerete, e ritornerete e addio metà barattolo. Spiazzante ed eccezionale sono le uniche parole che mi vengono in mente, e non temo di esagerare.
- l'ho trovata perfetta da sola (ahimè :) ancora più che se accompagnata a qualcosa. Dà secondo me il meglio se abbinata a qualcosa di non dolce, come del pane a lievitazione naturale (e questa è la mia preferenza anche per la crema-cugina, la Nutella...)
mercoledì 16 ottobre 2019
Dolce magico al lime, cocco e frutto della passione
Lo sapevo che sarebbe arrivato il momento.
Il momendo di usare quei frutti della passione che tanto amo, e che tanto raramente trovo.
Per cui quando il miracolo succede invece di mangiarmeli tutti in santa pace davanti al bancone della cucina, cosa che comunque ha il suo perchè, li svuoto e congelo la polpa.
Il momento arriva in cui sfogliando il nuovo libro di Diana Henry non vedo solo un dolce che li contiene: ma un dolce che insieme usa il mio amato lime e l'amatissimo cocco.
Se aggiungiamo che l'augusto consorte, appena uscito da un piuttosto lungo periodo-mirtillo è ora anche lui in era cocco-dipendente, il gioco è fatto.
La descrizione poi farebbe capitolare chiunque: non solo si prepara in un attimo ma viene fuori, parola dell'autrice, una specie di miracolo per cui la parte inferiore risulterà tipo un budino lontanamente simile ad un curd e la parte superiore invece uno strato di torta.
Seguo pedissequamente le istruzioni.
In un attimo il piatto di ceramica è nella teglia che lo conterrà per la cottura a bagnomaria.
Verso l'impasto, una nuvola.
Verso l'acqua.
Il disastro.
Non so quale diavolo, quale pensiero, cosa mi abbia ottenebrato per un attimo.
Sta di fatto che l'acqua del bagnomaria invece di finire nella teglia grande finisce sull'impasto.
Me ne accorgo subito, ma subito in questi casi è già tardi.
Non c'è soluzione se non buttare tutto.
E dare fondo nuovamente, ahimè, alla preziosa scorta di passion fruit ;)
Preriscaldare il forno ventilato a 170 gradi ed imburrare una teglia da 2 litri di capacità.
Mettere burro e zucchero nel robot da cucina e montarli finchè il composto sarà chiaro e leggero. Aggiungere i tuorli ed azionare velocemente le lame per un attimo, quindi unire la farina ed il cocco, alternandoli con il latte, mescolando finchè si otterrà un composto omogeneo.
Unire da ultimi la buccia ed il succo di lime quindi versare il composto in una ciotola.
Aprire i frutti della passione a metà e versare la polpa, aiutandosi con un cucchiaino, in un colino posto sopra l'impasto. Schiacciare bene il composto (i succhi verranno rilasciati meglio) ed infine unire al composto anche due terzi dei semi (scartare i rimanenti).
Montare gli albumi a neve ferma quindi usando un cucchiaio di metallo unirne un terzo all'impasto per ammorbidirlo ed infine il resto, con movimenti dal basso verso l'alto.
Versare il tutto nella teglia preparata e posizionarla in una teglia da forno più grande in cui andrà versata acqua bollente sufficiente ad arrivare a metà della teglia con il composto.
Cuocere per 45 minuti.
Fare intiepidire il dolce quindi servirlo con zucchero a velo e la panna densa.
NOTE
- come l'autrice stessa sottolinea, è un dolce facilissimo. Il robot da cucina fa il grosso e le fruste il resto. Anche passare la polpa di passion fruit dal colino prende veramente un attimo e in un lampo il dolce è in forno (se non combinate guai come me :)
- il risultato è magico come dice Diana Henry: riprende quello che è il padre di tutte le "torte magiche" che per un po' hanno invaso la blogosfera, ovvero il tipico Lemon Pudding australiano che ha proprio la caratteristica di separarsi in cottura in due strati, uno budinoso l'altro più simile ad una classica torta.
- sul sapore, dico solo che ce ne siamo finiti metà in due subito, in piedi in cucina. Era il dolce per il nostro anniversario di matrimonio, nessuno obbligava che dovesse anche arrivare integro a tavola :) non si riesce letteralmente a smettere di prenderne un altro cucchiaio, ed uno ancora...
- buonissimo tiepido ma altrettanto buono freddo, il giorno dopo.
- la thick cream, la panna densa non zuccherata usata per accompagnarlo ci sta benissimo. Non omettetela per nessun motivo.
mercoledì 14 agosto 2019
Gelato al mango e lime, in tre ingredienti (vegan e gluten free)
Sprepitosa perchè mette tutti d'accordo: non solo è buonissima, ma casualmente senza glutine e vegana.
Mettere la polpa di mango (scolata dal liquido) in un frullatore con la panna di cocco, la buccia ed il succo di lime. Frullare finchè il tutto sarà omogeneo quindi versare in un contenitore da circa 2 litri di capacità, coprire e mettere in freezer per almeno 9 ore.
Pere lo zucchero al lime, mettere tutti gli ingredienti in un macinino fino ad avere un composto fine (o in alternativa tritare molto finemente le foglie di lime, quindi unirle allo zucchero e buccia di lime.
Servire il gelato in coppette decorato con lo zucchero al lime e volendo del lime addizionale spremuto.
NOTE
-la coconut cream o panna di cocco (o anche crema di cocco come ho visto tradurre in Italia...) NON è, ovviamente il latte di cocco comune ma la parte più grassa che da esso viene prelevata. Si trova nei negozi di specialità etniche ma spesso anche nei Naturasì e, ovviamente, on line.
- la dose di lime indicata nella ricetta lo rende piuttosto aspro, se temete che sia troppo mettetene la metà come ho fatto io e comunque si sentirà senza però essere il sapore prevalente.
- la polpa di mango sciroppata si trova comunemente nei supermercati dalle mie parti, se non doveste reperirlo potete optare per del mango fresco o surgelato ma verificare poi all'assaggio se serva un po' di zucchero.
- le foglie di lime del tipo indicato non so onestamente quanto siano facilmente reperibili in Italia: usate quello che trovate :)
lunedì 15 luglio 2019
Cheesecake dolce-salata in coppa con composta di ciliegie
Vacanza in terra natìa in lingua expat non ha lo stesso significato che per gli altri mortali.
E' missione, spedizione, raid a seconda di come la si guardi.
Missione, tra le tante stavolta, rinnovo carta di identità scaduta dell'augusto consorte.
Il viaggio all'ufficio competente è preceduto da studi matti e disperatissimi, che il numero del comune per le info a riguardo diede come risposta un laconico"ne so quanto lei".
Eh si, perchè i residenti all'estero, scopro, non ricevono a differenza dei connazionali residenti in patria la carta d'identità elettronica ma ancora quella cartacea, per la quale secondo il sito del comune non occorre prendere appuntamento.
Niente di più facile.
Ci presentiamo forniti di foto, documenti alternativi, prova di residenza estera e pure le forbici, che l'ultima volta anni fa mi rimproverarono di non aver tagliato da me le foto e che loro forbici non ne avevano!
L'addetto alla distribuzione dei numeri d'ordine è gentile, ma non sa nulla della regolamentazione diversa per i residenti esteri.
Chiamerà la responsabile.
La signora arriva, già torva, e prima ancora che possiamo aprir bocca esordisce con un bel "oggi non è giornata".
Mi tappo la bocca e spieghiamo cosa ci serve.
Solerte, chiede se non abbiamo altri documenti.
Ma certo, abbiamo i passaporti.
Ebbene, allora vi bastano quelli.
Basiti, insistiamo che la carta di identità è scaduta.
Proclama che avendo i passaporti non è considerata emergenza (!) e sparisce blaterando chiudendosi a chiave, ebbene si, nel suo ufficio.
Insistiamo, bussiamo. Niente.
E' barricata e non esce.
Andate a Lourdes, vi aiutano, esclama l'addetto ai numeri d'ordine.
Addirittura, gli risponde mio marito ridendo amaro.
Ma siamo noi a non aver capito: intende l'URP, non Lourdes, l'ufficio relazioni con il pubblico.
Dove in effetti ci danno ragione e fanno intendere che siccome il responsabile della sezione è in ferie la signora che lo sostituisce è un po' nervosa di suo...
Torniamo quindi da Lourdes, o URP, con con nuovo addetto che stana la signora ancora rinchiusa a chiave.
Sbraita meno, ora, si vede che questo è un suo superiore.
E qui la domanda fatidica.
Ma insomma, perchè la volete 'sta carta d'identità.
Stizzita, innervosita, arrabbiata.
Lei, non io.
Ma sto per diventarci.
Forse perchè è mio diritto averla e suo dovere darcela?
A questo non controbatte.
Allora andate a Fiumicino, all'aeroporto, dove vi rilasciano quelle in emergenze.
Ora basta.
Anche il mio augusto consorte, santo in questa vita come lo fu nella precedente e di certo nella prossima, non ce la fa più.
La voglio qui, ora, di carta.
Al volo chiedo anche il nome, della solerte responsabile.
Chissà, la proporrò per un encomio.
Cede.
Appuntamento la settimana successiva.
Carta avuta in cinque minuti.
Ma che bello lo sguardo preoccupato di quando le ho chiesto se volesse le mie forbici :D
Sempre no comment. Invece i commenti si sprecano per questo dolce che se mai servisse, conferma che Ottolenghi non sbaglia mai un colpo.
Tre componenti da fare in anticipo quando vi pare dato che si conservano benissimo per giorni. Casualmente gluten free! Una crema divina, non troppo dolce, la composta a bilanciare ed il crumble per una nota croccante: mi saprete dire ;)
Usando una spatola cercare di rendere la feta cremosa e senza grumi (ho usato un frullatore). Unire il Philadelphia, lo zucchero e la buccia di limone e mescolare. Unire la panna e montare finchè il tutto prende consistenza tanto da mantenere la forma. Conservare in frigo.
Per il crumble, preriscaldare il forno a 200 gradi. Mettere nocciole, il burro tagliato a cubetti, la farina di mandorle e lo zucchero in una ciotol. Usando le dita intridere il burro con il composto (ci vuole un po' di pazienza, ma ci si riesce) finchè si formeranno delle grosse briciole. Unire quindi il sesamo ed il sale, quindi versare in una teglia e cuocere per circa 12 minuti o comunque finchè ben dorato.
Per la composta, mettere ciliegie, zucchero, anice stellato e buccia di arancia in un pentolino. Cuocere su fuoco medio/alto e calcolare dal bollore circa 10-15 minuti finchè il tutto sarà leggermente addensato (addenserà di più raffreddandosi). Far raffreddare a temperatura ambiente e togliere buccia di arancia ed anice stellato.
Quando pronti a servire il dolce versare un po' del composto di formaggio in delle ciotole o coppe individuali. Guarnire con del crumble, un po' di composta, ancora del crumble e servire.
Volendo, velare con un filo d'olio d'oliva (che non ho messo).
NOTE
- la crema di formaggio può essere realizzata qualche giorno in anticipo e tenuta in frigo, idem la composta di ciliegie. Anche il crumble può essere realizzato e conservato in un contenitore ermetico.
- vengono usate ciliegie surgelate e denocciolate che non faccio fatica a trovare dove vivo. Vanno benissimo anche quelle fresche ovviamente.
- vengono volutamente più composta e più crumble di quelli che serviranno per la ricetta: ma sono buonissimi, dice Ottolenghi, anche semplicemente su dello yogurt.
venerdì 14 giugno 2019
Gelato alla ricotta, timo e miele (senza gelatiera)
Mia madre aveva un modo sicuro per far divertire noi bambine, quando era tempo di gelati: ci chiedeva se quello che stavamo mangiando fosse un gelato caldo o uno freddo.
Giù risate tutte le volte, e dopo la risposta.
Si, perchè la distinzione tra gelati caldi e freddi esiste eccome, solo che i gourmet li chiamano in un altro modo :)
I primi erano quelli avvolgenti, cremosi, che rimanevano in bocca quasi come una mousse.
I secondi, ovvio, quelli a base di frutta ed acqua che davano sempre l'impressione di mettere in bocca del ghiaccio.
Avendo sempre prediletto i secondi e nella fattispecie quello al limone che per piacermi doveva essere così aspro da risultare immangiabile ai più e praticamente nella forma di blocco appena staccatosi da un iceberg a cui solo i miei denti resistevano, ho più o meno snobbato i caldi relegandoli a roba per signorine.
Con solo poche debite eccezioni.
Questo che vedete qui è stato realizzato perchè l'augusto consorte va matto per i dolci con la ricotta ma soprattutto perchè dopo mesi di latitanza l'ho ritrovata al supermercato e comprata d'impulso.
Ovvio che in un dolce che la preveda come ingrediente principale questa debba essere eccezionale: quindi non inorridite per la provenienza.
L'eccezionalità alle mie latitudini sta nel trovarle, certe cose.
Ed eccezionale la ricetta, ve lo anticipo.
Di un gelato che più caldo non si può :D
Mettere nel robot da cucina la ricotta, lo zucchero e le foglie di timo e azionare a scatti fino a rendere il composto omogeneo.
Montare a parte la panna fino a che sarà gonfia ma non secca ed unirla al composto di ricotta.
Grattugiare finemente la buccia di limone ed incorporarla insieme al miele.
Versare in un contenitore con coperchio e mettere in freezer per almeno sei ore prima di servirlo.
NOTE
- l'autrice mette subito le mani avanti presentandolo come un no-churn ice cream, ovvero uno di quelli per cui non serve la gelatiera per cui veramente semplicissimo. Eppure, raccomanda, non fatelo attratti perchè è facile: il risultato è un dessert non solo buonissimo ma veramente elegante.
- la ricotta lavorata con lo zucchero ed il miele non sarà una sorpresa per noi italiani che abbiamo dolci meravigliosi con la stessa base. Il timo è il mio nuovo amore nei dolci e dona una freschezza, se si possa donare freschezza ad un gelato, veramente unica: non fate senza pena un dessert buono ma banale.
- i dieci minuti di preparazione si intendono compreso il lavaggio delle poche stoviglie usate. Il brutto è dover aspettare le sei ore di freezer, cercate di non finirlo tutto come ho fatto io a forza di assaggi per vedere se fosse già abbastanza consistente...
martedì 21 maggio 2019
Budino di semi di chia ai frutti rossi e cardamomo
Faccio mea culpa subito alla prima riga.
Eh si, perchè se c'è qualcosa che mi incuriosce è proprio ogni nuova uscita nel campo dei super food.
Mode, direte voi, e non si sbaglia di molto.
Che poi super food non esistono, sia chiaro: esistono cibi che fanno meglio di altri, ovvio.
Ma da qui a gridare al miracolo de ne passa.
Con i semi di chia è stato amore a prima vista, già da alcuni anni.
Si vive benissimo anche senza, non fraintendetemi.
Niente di assolutamente necessario.
Ma mi piacciono i pudding come questo che è una delle mie colazioni a rotazionecon l'oatmeal e òe omelette di albumi, e le marmellate senza zucchero per cui sono un valido aiuto.
Come tanti cibi che si mangiano per "sentito dire" perchè la cugina di vostra nonna ha detto che fanno bene, meglio informarsi prima di assumerli, quanto meno per farlo in maniera corretta: è di poco tempo fa il caso di una ragazza negli USA ricoverata in emergenza per ostruzione dell'esofago.
La signorina in questione ha pensato bene di ingerire i semi di chia senza ammollarli prima, ed ha bevuto molta acqua dopo, con il risultato che si sono gonfiati a posteriori ostruendo l'esofago.
Quindi regola numero uno: assorbono quasi 30 volte il loro peso in liquido, ed in un iquido vanno lasciati gonfiare prima di gustarli.
E' vero invece che sono ricchi di Omega 3, di fibre e che hanno un altissimo potere saziante.
Se come me allora amate il genere, non potete non provare questa versione ai frutti rossi che è poi ovviamente vegana, dato che si usa latte vegetale, e senza glutine.
E mi raccomando l'ammollo :)
Frullare la frutta surgelata con il latte scelto (per me di mandorla), il cardamomo, lo sciroppo d'acero ed il succo di limone fino ad ottenere un composto omogeneo. Se non si possiede un frullatore amalgamare il tutto schiacciando la frutta con una forchetta.
Versare il tutto in una ciotola ed aggiungere i semi di chia, mescolando bene per prevenire eventuali grumi.
Far riposare circa 10 minuti mescolando spesso in modo che il tutto si addensi in modo omogeneo.
Conservare in frigo.
NOTE
- come dice anche l'autrice, se si ha intenzione di lasciare il pudding in frigo per la notte meglio poi allungarlo con un po' di latte extra, dato che dopo tutte queste ore risulterà piuttosto denso.
- dieci minuti a me non sono mai bastati, con nessuna marca di semi di chia: di solito diventano commestibili dopo minimo mezz'ora.
- sono di parte perchè questa è molto spesso la mia colazione che letteralmente adoro: di solito, per risparmiare tempo la frutta la metto sopra. Frullare tutto insieme è molto più buono, per non parlare del tocco del cardamomo che lo fa diventare quasi un dolce.
- volendo rendere la preparazione ancora più golosa, o magari per farla provare ad un novizio del genere, l'autrice suggerisce di creare delle coppette a strati con un po' di chia pudding, yogurt o yogurt di latte di cocco, ed una spolverizzata di granola.
- il latte vegetale può essere quello che preferite: cocco, soia, avena, nocciola. Uso molto il latte di mandorla quindi quello ho utilizzato.
- il giudizio su una ricetta simile è veramente subordinato al gusto personale: personalmente amo alla follia, l'augusto consorte guarda disgustato.
Ma se amate il genere come me, non potreteche adorarla!
giovedì 2 maggio 2019
Ciliegie in agrodolce
Lo so che se si trovano ciliegie degne del loro nome la cosa migliore è mangiarsele senza ritegno così come sono.
Lo so a ragion veduta, visto che sono la causa dell'unica, memorabile, devastante indigestione della mia vita diversi anni fa.
E se me lo chiedete: si, ne è valsa tutta la pena e lo rifarei pure!
Subito dopo, arriva questa ricetta: non avete idea dello sciroppo che venga fuori, l'aceto non lo sentite più, un aroma indescrivibile.
Come usarle?
Se siete molto generosi, le fate e regalate i barattoli creando un esercito di persone che vi sarà grato a vita.
Se siete mediamente generosi, le fate e le offrite a complemento di creme, dolci, gelati, sulla panna montata, sullo yogurt.
Se non lo siete, conservatele.
Ed ogni tanto, andate a pescare dal barattolo ;)
Pungere le ciliegie con un ago da cucito o uno spiedino (questo eviterà che scoppino) ma lasciare il picciolo almeno ad alcune perchè saranno più belle da vedere.
Scaldare l'aceto con le spezie e lo zucchero girando di tanto in tanto finchè questo sarà sciolto.
Aggiungere quindi le ciliegie e far sobollire piano per quattro minuti quindi scolarle usando un mestolo forato e metterle in un barattolo (ovviamente sterilizzato se le ciliegie vanno poi conservate).
Togliere anche tutte le spezie dal liquido di cottura e farlo bollire finchè diventerà un po' sciropposo, addenserà poi di più man mano che raffredda.
Una volta freddo versarlo nel barattolo con le ciliegie, lasciando qualche centimetro di spazio tra il bordo ed il tappo che andrà ben chiuso.
NOTE
- l'autrice raccomanda la sterilizzazione dei barattoli prima di invasarle. Usate il metodo preferito, lei raccomanda o il lavaggio a mano e l'asciugatura in forno molto basso oppure quello in lavastoviglie. E non scordate i tappi che dovranno essere resistenti all'aceto!
- questa ricetta, fatta con ciliegie nate in USA ed arrivate in Arabia Saudita ma nonostante questo inaspettatamente buone, è una rivelazione. Anzi è LA rivelazione. Rifatte già almeno tre volte dopo che ho scoperto che in pratica alla fine l'aceto non si sente più ma rimane uno sciroppo che a parte le indicazioni del menù stesso è ottimo sul gelato, sui dolci, lo yogurt.
Con le melanzane sono state assolutamente strepitose ma anche, ehm, direttamente in bocca dal barattolo.
- siamo di nuovo davanti all'idea di cucina turca, anzi all'idea dei sapori, più che ad una realizzazione fedele in tutto e per tutto all'originale. Il tocco vincente di Diana Henry ha con queste ciliegie a complemento del menù un colpo da maestro, a ricordarne in un attimo (ed in un boccone) i favolosi contrasti.
mercoledì 13 marzo 2019
Crema inglese al cioccolato bianco, pistacchi e sale nero
l filo magico che abbiamo iniziato a tendere ieri semplicemente mescolando uova ed un liquido continua oggi con una preparazione della quale, confesso, fino ad oggi, non andavo particolarmente entusiasta.
Ebbene si, dopo la crema cotta al forno eccone un'altra che invece si realizza sul fornello: la super classica crema inglese.
Nel libro viene chiamata con il nome francese "crème anglaise" perchè in inglese sempre una "custard" sarebbe e quindi difficile differenziarla da tutte le altre solo dal nome.
Dicevo, ne ho fatte tante di creme inglesi.
La primissima mi venne una meraviglia, grazie alla fortuna del principiante che mi ha spesso assistito nelle prime volte, per abbandonarmi miseramente nelle seconde.
Eh si perchè dopo la prima, setosissima e perfetta, ne sono arrivate altre stracciate, separate e mezze frittate.
Quindi mi sono convertita al termometro da pasticceria che ha risolto ogni problema.
Eh si, perchè la crema inglese, che in realtà è una salsa e non una crema vera e propria, non è una preparazione semplicissima e, come ribadisce l'autrice, non le interessa se state ascoltando la radio o partecipando ad un'asta su Ebay: necessita di attenzione costante e vigile, e di pazienza.
Che venga bene dipende dalla quantità che ne state preparando, dal materiale della pentola usata, dalla potenza del fornello e chissà, magari pure dalla eventuale opposizione di qualche pianeta.
La versione base richiede un tuorlo, un cucchiaio di zucchero ed 100 ml di liquido (latte o panna).
Da qui, di nuovo, si parte per esperimenti infiniti sia per quello che riguarda gli aromi usati (dalla classica vaniglia, ai liquori o alle spezie) che i liquidi utilizzati: versioni salate prevedono brodo di pollo e limone, che la trasformano in una via di mezzo tra maionese e salsa olandese, o una addirittura arricchita con midollo e servita in un ristorante americano con bruschetta ed ossobuco!
Per non parlare poi del fatto che la crema inglese è la base di partenza per la bavarese, per realizzare la quale si aggiungono panna ed albumi montati....ma questa è un'altra storia.
Come dicevo, la crema inglese è usata di solito come salsa, ma nel diciannovesimo secolo godeva di dignità di dessert a sè stante, arricchita da frutta secca o altri aromi.
Ma ecco che arriva Ferran Adrià, famosissimo per essere stato il pluripremiato chef del ristorante El Bulli: ebbene, lui realizza un dolce partendo da una crema inglese ralizzata con tutta panna, con aggiunta di cioccolato bianco con pistacchi tostati.
Cadere in deliquio alla sola lettura è stato un tutt'uno ;)
Sbattere i tuorli con lo zucchero ed il sale e nel frattempo far scaldare la panna fino quasi al punto di ebollizione.
Toglierla dal fuoco e versarla lentamente sui tuorli, mescolando velocemente, quindi rimettere tutto su fuoco basso, sempre mescolando, finchè la crema addenserà leggermente e velerà il cucchiaio (un dito passato sul retro del cucchiaio deve poter lasciare una traccia ben visibile e netta).
Se si possiede un termometro da pasticceria, basta arrivare ad 80 gradi.
A questo punto versare immediatamente la crema in un recipiente che contenga il cioccolato bianco e lasciare riposare il tutto un paio di minuti prima di mescolare energicamente per amalgamare.
Versare quindi in sei coppette e spolverizzare con i pistacchi tritati.
Servire a temperatura ambiente o fredda di frigo.
NOTE
- sul tuorlo e mezzo lo so che state alzando gli occhi al cielo. Per quanto Niki Segnit incoraggi a prendersi delle libertà con le ricette ed a seguire un approccio più rilassato, la sottoscritta ha ancora dei limiti dovuti all'essere un po' un "control freak", come si dice, cosa che mi ha fatto molto rimpiangere che non ci fosse la grammatura. La ricetta base della crema inglese da cui si parte per questa preparazione prevede 3 tuorli e 500 ml di panna, da dimezzare. Cosa che ho fatto alla lettera. Si, mi chiamo Stefania ed ho sicuramente un problema :)
- non era la prima volta che preparavo la crema inglese anche se mai con solo panna, sempre tagliata con del latte. Ovviamente il sapore e la consistenza ne acquistano moltissimo. Per la cottura avendo una certa pratica ormai ho smesso il termometro che mi ha invece aiutato le primissime volte ( e sono riuscita a far stracciare la crema anche con quello, per un'occhiata di troppo al cellulare).
- il cioccolato bianco usato è di ottima qualità e questo aiuta a far si che il dolce non risulti stucchevole. E' comunque una crema molto ricca, ne basta una piccola porzione, e va necessariamente completata con qualcosa. Oltre ai pistacchi e sale nero mostrato qui ho amato alla follia una seconda versione con nocciole tostate e lo stesso sale nero che vi consiglio caldamente di provare. Anche frutta acidula comunque farà la sua figura.
- dalla stessa ricetta, più o meno, parte l'autrice per realizzare dei petit pots au chocolate, ovvero aggiungendo cioccolato fondente alla base di crema inglese classica. Seppur sia una grande amante del bianco credo che cadrò nuovamente in tentazione, per solo e puro amore per la scienza :)
- non vengono date indicazione sulla temperatura di servizio, ma provato sia freddo di frigo che a temperatura ambiente è sicuramente meglio nella seconda opzione. Ah, dover sperimentare :D
- l'abbiamo ADORATO. Un dessert elegante, un fine pasto raffinato. Una consistenza vellutata ed un sapore ben definito. Qualcuno, nonostante la ricchezza, ne ha gradito una seconda porzione! Non dimenticate il sale, non per forza nero, ma ci sta divinamente.
martedì 12 marzo 2019
Crema cotta allo yogurt con pistacchi e frutti di bosco
Niente foto in questo libro, niente ricette passo-passo scritte come un lungo elenco di azioni richieste e prestabilite.
Tante, moltissime parole che invece spiegano ed illustrano quel filo unico che lega una preparazione all'altra rendendo questo gioco di incastri quasi una specie di cubo di Rubik: giro due caselle, che cosa ottengo all'altra parte?
Diviso in capitoli per argomenti, quello a cui mi sono dedicata io è intitolato Custard, Crema, di cui vedrete un piccolo estratto oggi e domani.
Ed accidenti se ne avevo da imparare.
Tutto nasce, come dice l'autrice, da un patto tra uova, un liquido e calore moderato.
Dei tre elementi, l'ultimo, il calore moderato, è quello non negoziabile pena un risultato grumoso ed irrecuperabile.
Detto questo, ecco che si apre un mondo pressocchè infinito.
Perchè tutto si gioca nella ratio tra uova e liquido, che va da un minimo di due per mezzo litro di liquido ai nove tuorli usati da Marcus Wareing, lo chef protetto di Gordon Ramsey noto per essere proprietario di un ristorante stellato a Londra (forse ancor più per la sua partecipazione ad alcune edizioni di Celebrity Masterchef).
Giocando con la ratio di cui sopra possiamo avere la custard classica, cotta sul fuoco, o quella che va in forno, con o senza guscio di pasta a contenerla.
Oppure si trasforma in sequenza in cremè caramel, cremè brulèe, crema inglese, gelato, crema pasticciera, crema fritta in un continuum che sembra quasi una magia...ed aspettate, non avete idea di quante vie differenti possano poi prendere ciascuna di queste variazioni a seconda degli aromi usati, i liquidi impiegati, la presenza o meno di zucchero, di un agente addensante, le versioni salate fatte con il brodo, in un viaggio turbinoso che porta da Pellegrino Artusi alla cucina cinese con tutto quello che c'è in mezzo.
Un rompicato bellissimo che lascia piena libertà di sperimentare a chi legge.
E perdonatevi, dice Niki Segnit, se non tutto viene bene al primo tentativo.
Avrete comunque imparato qualcosa.
Delle tante, infinite possibilità mi ha incuriosito sin dalla prima lettura una variazione della custard al forno, ovvero una crema cotta che invece del latte prevede l'uso dello yogurt, nessun guscio di pasta e gli albumi montati.
Inusuale a dir poco ;)
Battere lo yogurt con i 3 tuorli, 50 g di zucchero (presi dal totale della ricetta), la farina, la vaniglia, e le bucce degli agrumi.
In un'altra ciotola montare i 3 albumi a neve ferma quindi unire, sempre battendo, i rimanenti 25 g di zucchero.
Unire con delicatezza la meringa al composto di yogurt cercando di non smontarlo, quindi versare il tutto in una teglia da forno che possa andare anche in tavola da 25 cm di diametro (o una equivalente rettangolare da 24 cm x 19 cm).
Mettere la teglia dentro un'altra più grande che contenga dell'acqua per cuocere il tutto a bagnomaria in forno preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti.
A questo punto versare sulla superficie i pistacchi tritati e rimettere in forno per altri 20 minuti, finchè la superficie sarà dorata.
Tirare fuori dal forno e togliere subito dal bagnomaria, quindi far raffreddare prima a temperatura ambiente poi in frigo.
Servire con della frutta di stagione a piacere.
NOTE
- l'autrice dice che il sapore finale somiglierà un po' a quello di un cheesecake. Vero, alla lontana, ma molto più smorzato e delicato. L'acidulo dello yogurt sparisce quasi del tutto rimanendo in lontananza senza risultare dominante. L'aroma prevalente è quello degli agrumi e della vaniglia.
- la consistenza è ciò che mi ha colpito di più. Credevo venisse un qualcosa tipo budino invece siamo più nell'ambito di una mousse. Tempi di cottura rispettati, ma è l'autrice stessa a definire i forni come esseri capricciosi che come tali vanno compresi, conosciuti e quindi domati ;)
- lo yogurt deve essere intero, le versioni scremate sono troppo acquose per poter ottenere una crema appetibile. Su questo non si può barare.
- viene suggerito di accompagnare il dolce con generica frutta di stagione, ho scelto dei frutti di bosco scaldati appena in padella con poco zucchero e succo di limone. L'acidulo della frutta sta benissimo dato che invece quello dello yogurt quasi scompare come ho accennato prima. Mi riprometto di riprovare anche con del frutto della passione o delle susine.
- com'è? Divino. Una splendida scoperta, molto versatile che va benissimo veramente dalla colazione alla merenda, al dopopasto. Un nuovo jolly da tenere presente.
lunedì 21 gennaio 2019
Cheesecake senza cottura allo yogurt, miele e timo (senza uova nè gelatina)
Vanno così alla grande i cheesecake in casa arabafelice che credo di averne provato in vita mia almeno qualche dozzina.
Amo che si possano realizzare in anticipo, il gusto leggermente acidulo regalato dal formaggio cremoso (si, perchè quello ci vuole se si intende rispettare la ricetta originale. Le versioni nostrane con ricotta e similari non sono cheesecake ma torte di formaggio. E' una cosa ben diversa;) e gli infiniti gusti che possono prendere semplicemente cambiando i topping o le salse di accompagnamento.
Nella diatriba senza fine se siano meglio quelle da forno o le altre senza cottura mi sento di propendere, anche se di poco, per quelle cotte, pur avendone sul blog una versione senza cottura che mi ha salvato diverse volte negli ultimi anni.
Certo la cottura in forno presenta alcune insidie: la temperatura innanzitutto, che basta sbagliarla di dieci gradi e ci si ritrova un dolce giallino e pieno di crepe o viceversa uno che non si cuoce mai!
O, se si opta per la versione col bagnomaria, bisogna prestare attenzione massima all'isolamento della teglia dall'acqua ...e parlo per esperienza diretta, dopo aver buttato anni fa un cheesecake annacquato.
E qui arriva Ottolenghi che infatti comincia l'introduzione alla ricetta proprio scrivendo no oven, no bain marie, no cracks.
Niente forno. Niente bagnomaria. Niente crepe.
Ci fidiamo? ;)
- Foderare una teglia a cerniera da 23 cm di diametro con carta forno e lasciare da parte.
- Mettere un panno da cucina pulito su un colino e sistemarlo su una ciotola. Versarvi lo yogurt quindi sollevare il panno in modo da strizzare lo yogurt in modo che perda quanto più liquido possibile. Dovrebbero rimanere circa 340 g di yogurt colato. Scartare il liquido.
- Mettere i biscotti in un sacchetto di plastica e ridurli in briciole fini usando un mattarello. Unirvi quindi il burro fuso ed un cucchiaio di timo quindi pressare il tutto alla base della tortiera preparata a formare uno strato omogeneo. Mettere in frigo.
-Mescolare quindi il formaggio cremoso, lo yogurt colato, lo zucchero a velo e la buccia di limone finchè il tutto sarà liscio e ben amalgamato. L'operazione può essere fatta in un robot da cucina o con delle fruste a mano.
- Fondere quindi il cioccolato bianco mettendolo in una ciotola posta su un'altra con dell'acqua in leggera ebollizione (fare attenzione che il fondo della ciotola non entri in contatto con l'acqua e soprattutto che nessuna goccia d'acqua venga a contatto col cioccolato stesso, pena un disastro) mecsolando per 2 o 3 minuti. Unire il cioccolato fuso a cucchiaiate nel composto di formaggio e yogurt.
- Versare quindi il tutto sulla base di biscotti preparata e mettere in frigo per almeno 2 ore o comunque finchè il tutto risulterà sodo.
- Al momento di servire scaldare il miele con il restante timo finchè sarà fluido, quindi versarlo sul cheesecake. Dividere in 8 fette e servire.
piccola nota di autocompiacimento: Yotam Ottolenghi ha condiviso la mia foto sul suo account Instagram, scrivendomi great job :) he really made my day!
NOTE
- ricetta molto "simple" in cui in pratica l'unica perdita di tempo è far colare lo yogurt. Strizzarlo nel panno è un po' una rottura di scatole, detto tra noi. Otterrete lo stesso risultato lasciandolo colare per conto suo mentre preparate il resto. Il mio alla fine era circa 350 g ma ho usato solo i 340 g indicati.
- la consistenza finale è splendida! si tagliano delle fette perfette che però rimangono cremose e vellutate. Si sforma perfettamente, con un po' di attenzione. E' meno fragile di quel che sembri e può, come ogni cheesecake, essere preparata anche con due giorni di anticipo tenendo presente che la base si ammorbidirà un poco col passare del tempo.
- il tocco da maestro qui è il timo, che presente sia nella base che nel topping regala un aroma inusuale ma interessante ad un dolce altrimenti abbastanza neutro. Da non omettere in nessun caso, e va usato tassativamente quello fresco per il "fattore wow".
- i biscotti usati per la base sono gli Hobnobs della McVitie's, ovviamente quelli in versione semplice (non quelli ricoperti di cioccolato) che esistono anche gluten free. In Italia sono venduti con il nome di Avena Classic. Comunque sia qualunque biscotto all'avena andrà bene, come sottolineato dall'autore.
- semplicissima e rapida da fare, ottima e richiesta di bis da chi l'ha assaggiata. Sicuramente migliore di qualunque versione che preveda la gelatina come addensante.
giovedì 29 novembre 2018
Salsa Butterscotch al burro salato
Periodo di incontri pre-auguri natalizi, nelle comunità delle signore expat di mezzo mondo.
Tutto avviene in anticipo perchè poi la maggior parte partirà per le vacanze o per il consueto rientro in terra d'origine.
Da me, ad esempio, ci sono state cene di Thanksgiving e Natale insieme, giuro, per ottimizzare i tempi.
Che poi in realtà molte delle suddette signore non festeggino nemmeno il Natale è un dettaglio: la Holiday Season, così come i generici Holiday Greetings, non si negano a nessuno...
E soprattutto non si nega, alla signora expat, la possibilità di organizzare un coffee morning a tema.
Qui casca l'asino :)
Verrai giudicata per come ti vestirai.
Per cosa presenterai a tavola.
Perchè ricordiamo che la signora expat media vuole mangiare.
Per poi lamentarsi che ingrassa.
Ma se offri carote e salsa allo yogurt stai certa che non si presenterà nessuno.
Anzi, non è inusuale che venga richiesto cosa verrà servito.
Credevo fosse per eventuali allergie/intolleranze/retrizioni alimentari.
Invece pare sia per sapere se si deve far colazione prima o meglio presentarsi digiune, per star certe che non si lascerà nulla di intentato.
Pare, ed è vita vissuta, che a quello organizzato da me serpeggiasse la paura.
E' magra, servirà solo sedano e mele?
Ovviamente no, che sono magra ma sempre italiana, e la cosa più leggera che c'era erano macarons farciti con crema tiramisù ;)
Variegato quello si vede frequentando altre case, ma non voglio annoiarvi con il pollo a colazione, normalissimo tra le orientali, o il quasi nulla trovato a casa della signora australiana tipo un litro di succo di arancia in sette, ed è pure avanzato perchè nessuno ha avuto coraggio di prenderne.
No, piuttosto vi racconto di un buffet ricco e vario.
Tutto da un noto catering della città dove vivo, che cucinare è un'altra cosa che va poco di moda.
Ripetuto all'infinito dalla padrona di casa.
Per poi vederlo, all'uscita.
Una ciotola graziosa.
La signora ha chiesto a tutte un contributo in denaro.
Con un sorriso, e la più grande faccia tosta che abbia mai visto.
Offerta libera per il buffet.
A cui ci ha invitato lei.
Sono morta.
Anche perchè so che lavoro fa suo marito e quanto guadagni.
Diceva bene mia mamma, che è questo il modo in cui si diventa ricchi :D
No comment :) e piuttosto vi invito a preparare questa salsa meravigliosa quanto prima: non è semplice caramello, che è fatto con normale zucchero semolato, ma Butterscotch ovvero realizzata con brown sugar: è Natale, cercatelo, ne vale la pena fosse solo per metterlo qui.
Fatene barattolini da regalare, o servitela sulla tavola delle Feste: sono certa che non vi mancheranno idee per utilizzarla!
In un pentolino a base larga mettere burro, brown sugar e 90 ml di panna (presi dal totale della ricetta) su fuoco medio, mescolando sempre, finchè il burro si scioglie ed il tutto diventa omogeneo.
A questo punto alzare un po' il fuoco e senza mescolare lasciar bollire vigorosamente il composto per 3 minuti. Conteggiate da quando il bollore è veramente partito, non prima.
Togliere quindi dal fuoco ed unire subito la panna rimasta.
Appena intiepidisce unire la vaniglia.
NOTE
- la salsa dura in un barattolo pulito in frigo anche oltre due settimane. Ma è più buona servita tiepida, quindi scaldate piano quella che vi serve prima di servirla.
- il brown sugar, come già detto molte volte, non è zucchero di canna ma zucchero addizionato di melassa. Trovate online ricette per prepararlo da voi ma ormai si trova con discreta facilità sia nei negozi che online.
- se non avete il burro salato, usate quello comune addizionato almeno di due generosi pizzichi di sale. Credetemi però che è una ricetta per cui vale l'investimento in quello salato.
- servitela sui gelati, le torte, il Pandoro...o confezionate dei barattolini da regalare.
lunedì 24 settembre 2018
Crema pasticcera di Iginio Massari
Per prima cosa mettere in freezer un contenitore dove andrà la crema cotta.
Mettere il latte in un pentolino con i semini della vaniglia e la bacca stessa e portare a bollore.
Intanto mettere in una ciotola i tuorli, lo zucchero, l'amido e la buccia grattugiata quindi mescolare il tutto fino ad avere un composto liscio.
Appena il latte bolle versarlo in due volte sul composto di uova sempre mescolando, quindi rimettere tutto su fuoco allegro e mescolare fino a raggiungimento della giusta consistenza.
Non cuocerla troppo o Massari dice che la crema saprà troppo di uovo!
Versare immediatamente la crema nel contenitore preso dal freezer e mescolare per farla raffreddare (deve arrivare sotto i 50 gradi)
Cospargere quindi la superficie con zucchero semolato (attira l'acqua in superficie ed evita che la crema faccia la crosta)
Mettere poi in frigo ma mescolarla bene prima di utilizzarla.
NOTE
- non diminuite o aumentate a caso le dosi di questa crema: se togliete dei tuorli vanno dosati nuovamente zucchero e amido, come indica il maestro qui.
- attenzione alla temperatura di cottura e non saltate il passaggio del raffreddamento veloce mescolando dopo la cottura: fa differenza nel risultato finale ;)



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