giovedì 15 dicembre 2022
I biscotti con...le patatine?!
Niente a mia discolpa.
Averli visti ed essere corsa a comprare le patatine adatte è stato tutt'uno.
Perchè ormai dovreste averlo imparato che da queste parti forte è l'attrazione verso ciò che è strano, e più è strano più sono curiosa, e più sono curiosa più bisogna che provi.
D'altronde se abbiamo messo la maionese nei biscotti, la Coca-Cola nelle torte e pure nel pollo non ci si potrà stupire delle patatine nei biscotti.
Divertentissimi da fare, stranissimi da mangiare.
Ve lo dico: o li amate o li odiate.
La via di mezzo non è contemplata.
Qui sono stati amati, e molto, per la semplicità di realizzazione ma soprattutto per il sapore che non saprei spiegare: perchè di base è dolce (grazie, ci sono due etti di latte condensato!) che poi improvvisamente vira sul salato, e così rimane, ondulato come le patatine, prima uno e poi l'altro.
Consiglio ardentemente di usare burro salato per un sapore più deciso, ma dipende da quanto amiate i contrasti.
Forse non saranno i biscotti con cui vi presenterete a Natale dalla vostra futura suocera :) ma quelli che farete per divertirvi, per non essere sempre prevedibili, per mera curiosità.
Perchè ok, Natale e le sue tradizioni (e prometto che i prossimi biscotti saranno iper-tradizionali!).
Ma una scossa, ogni tanto, ce la vogliamo dare?
LATKE COOKIES
da Food52
per 15-18 pezzi a seconda delle dimensioni
234 g di latte condensato zuccherato
57 g di burro salato o non salato (io salato), fuso
un uovo grande
241 g di patatine in busta rigorosamente del tipo rigato
Mescolare con una forchetta l'uovo intero, il latte condensato ed il burro fuso ma freddo. Quando sarà omogeneo unire la patatine, una manciata alla volta, rompendole a pezzi via via.
Non devono essere polverizzate ma risultare in pezzi, per questo schiacciarle tra le mani è il modo migliore.
Mescolare bene e lasciare riposare in frigo mentre il forno si scalda a 190 gradi.
Questo riposo è essenziale, non saltatelo.
Foderar due teglie con carta forno quindi appena il forno è caldo usare due cucchiai per creare dei piccoli pancake sulla teglia. L'impasto non sarà omogeneo ma non importa, aiutarsi con il cucchiaio per creare dei piccoli mucchietti leggermente più alti al centro.
Cuocere per 12-14 minuti finchè saranno dorati e qualche angolo risulterà bruciacchiato.
Far raffreddare 5 minuti sulla teglia quindi trasferire su una gratella.
Sono più buoni il giorno stesso, ma si conservano due giorni se conservati in una scatola ermetica.
NOTE
- ricetta semplicissima, raccomando di usare il burro salato per un sapore più netto, altrimenti viene qualcosa di non troppo dolce ma nemmeno troppo salato :)
- il riposo prima della cottura è imprescindibile, come imprescindibile il tipo di patatina usata. Quelle lisce non reggerebbero.
- nel mio forno ci sono voluti 13 minuti, non cuoceteli troppo poco perchè devono essere bruciacchiati ...sono molto più buoni ;)
venerdì 16 aprile 2021
Pie allo zucchero caramellato con panna semimontata alla vaniglia
Una pie classica del sud degli Stati Uniti che unisce un
guscio croccante e friabile ad un ripieno, si, fatto principamente di
zucchero ma sorprendentemente non stucchevole.
Un gusto caramellato e
una consistenza interessante, cremosa ma rustica allo stesso tempo
grazie alla presenza della farina di mais nel ripieno.
Un mistero il nome: infatti il dolce non ricorda in alcun modo una scacchiera come il titolo potrebbe far pensare.
L'origine
potrebbe risiedere nel fatto che il dolce poteva essere conservato a
lungo fuori dal frigo in un "chest", ovvero un contenitore e da qui il
passaggio a "chess".
O ancora pare che qualcuno a cui ne fu chiesto
il nome rispose "it's jes' pie" ovvero it's just pie, è solo una pie,
nello slang del sud degli USA.
Comunque sia sarà pure solo una pie...ma che pie ;)
BROWN SUGAR CHESS PIE
da The Book on Pie di Erin Jeanne McDowell
per uno stampo da pie da 24cm
283 g di dark brown sugar
30 g di farina di mais finissima
113 g di uova intere (circa 2 grandi)
85 g di tuorli
230 ml di latte intero
28 g di burro fuso
un cucchiaino e mezzo di estratto di vaniglia
mezzo cucchiaino di sale
un guscio da pie da 23 cm di diametro, parzialmente cotto,spennellato con albume e completamente freddo
CARAMELIZED PIE CRUST
per l'All Buttah Pie Dough
150 g di farina
1 g di sale fino
113 g di burro freddissimo tagliato a cubetti di circa 1 cm
60 ml di acqua ghiacciata (ma può servirne meno, o di più a seconda della farina)
zucchero semolato, circa 50 g per caramellare
WHIPPING CREAM SAUCE
235 g di panna liquida da montare
50 g di zucchero semolato (facoltativo, non l'ho usato)
1 e 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
Preparare la base:
mescolare sale e farina. Unire i cubetti di burro freddissimo
sfregandoli tra le dita in modo che si intridano per bene di farina e
finchè avranno la dimensione di mezzi gherighi di noce. Ora creare uno
spazio al centro ed unire l'acqua (attenzione che potrebbe non servire
tutta, unitene meno della metà per iniziare). Mescolare con le dita in
modo da idratare la farina ed appena l'acqua è assorbita compattare il
panetto tra le mani senza impastare.
L'impasto non dovrà essere troppo secco nè troppo morbido, quindi regolatevi con l'acqua.
Formare
un disco spesso circa un paio di cm, avvolgerlo in pellicola per
alimenti e mettere in frigo per almeno 30 minuti o fino a due giorni.
Per caramellare semplicemente spolverizzare l'impasto con lo zucchero mentre lo si stende con il mattarello.
Foderare
quindi uno stampo da pie da 24 cm di diametro stendendo la pasta a
circa mezzo cm. Bucherellare la base con i rebbi di una forchetta quindi
foderare con carta forno e riempirla di sfere in ceramica da forno
facendo attenzione a salire anche sui bordi.
Mettere in forno
preriscaldato a 205 gradi per circa 15-17 minuti, finchè i bordi saranno
coloriti, quindi togliere carta e pesi e continuare la cottura per
due-tre minuti.
Far raffreddare completamente e spennellare con un sottile strato di albume. Far asciugare completamente.
Per il ripieno:
Mescolare
zucchero e farina di mais, quindi unire uova e tuorli e sbattere per un
paio di minuti finchè il composto risulterà più chiaro.
Unire il
resto degli ingredienti amalgamando benissimo quindi versare nel guscio
di pasta parzialmente cotto e completamente freddo.
Cuocere in forno
preriscaldato a 165 gradi, posizionando la teglia nella parte bassa, per
circa 35-40 minuti o comunque finchè i bordi del ripieno risulteranno
sodi mentre al centro sarà ancora leggermente tremolante.
Far raffreddare completamente a temperatura ambiente quindi passare in frigo per almeno un'ora prima di servire.
Per la copertura:
Montare la panna con lo zucchero, se lo si usa, finchè il tutto addensa. Dovrà avere la consistenza di una salsa densa ma non montare. Unire infine la vaniglia. Conservare in frigo anche fino a 24h ma potrebbe smontarsi un po'. Nel caso, frullare nuovamente prima di servire.
NOTE
- il dolce non è complicato ma la base richiede un po' di manualità ed esperienza nel maneggiare impasti ricchi di burro che una lavorazione sbagliata può rendere duri ed indigesti invece che friabili e leggeri. Nel libro la sezione sulla lavorazione delle basi è fatta molto bene, arricchita da foto esplicative ed addirittura un elendo di errori ed eventuali soluzioni. Molto interessante anche che per ogni realizzazione sia possibile abbinare più basi (nel libro presenti anche in versioni gluten-free e vegan!), la mia scelta è andata a un super classico con solo l'aggiunta di poco zucchero sulla superficie che non tanto addolcisce, ma più che altro rende ancora più interessante ogni morso.
- dettagliatissimo anche il capitolo su quanto impasto e ripieno servano a seconda della teglia usata. Tenete presente che una teglia classica da pie da 24cm ha una capienza diversa da, per esempio, una teglia a cerniera delle stesse dimensioni che invece ne richiederà di più. Avendo usato una piatto da pie mi sono attenuta alle dosi indicate che si sono rivelate precise al grammo.
- il brown sugar, ormai lo sapete, non è zucchero di canna ma zucchero melassato, ovvero zucchero semolato addizionato di melassa. A seconda di quanta melassa è presente lo zucchero diventa light o dark brown. Qui viene usato il brown, ovvero quello a più alta concentrazione di melassa, che regala un fantastico gusto di caramello.
- nel mio forno il dolce ha dovuto cuocere qualche minuto in più del previsto perchè dopo 35 minuti il ripieno era ancora completamente liquido. Ho molto apprezzato che oltre al numero di uova/tuorli da utilizzare fosse presente anche il peso: infatti qui non trovo spesso uova grandi ed ho dovuto aggiungerne uno per raggiungere la quantità necessaria.
- la copertura è semplice panna semimontata. Non serve aggiungere zucchero, secondo me, dato che fa tutto già il ripieno. La vaniglia direi imprescindibile.
- il
profumo in cottura è da tortura dantesca, come il non poter assaggiare
il dolce finchè ben freddo di frigo. Ma vale veramente la pena: guscio
croccante e friabile, un ripieno cremosissimo.
Uno di quei dolci da
una fettina sola, per carità, che non ce la faccio per poi ritrovarsi in
cucina a...livellarne i bordi per amor di geometria mentre i ritaglia
finiscono in bocca.
Insomma, un successone!
mercoledì 10 marzo 2021
Zuppa al burro di arachidi
C'è nulla di più tipicamente americano del burro di arachidi nell'immaginario collettivo?
Ebbene,
le popolazioni africane usavano già le arachidi molto prima di essere
ridotte in schiavitù e deportate negli Stati Uniti.
Il legume in
questione (ebbene si) sebbene endemico del Sud America fu poi esportato
dai Portoghesi e usato moltissimo in Africa, basti pensare a quante
preparazioni tipiche le prevedano tra gli ingredienti.
Con la
deportazione, gli africani ridotti in schiavitù portarono quindi con sè
il bagaglio di conoscenze e ricette che di arachidi facevano uso: zuppe,
salse, stufati e addirittura pani!
La zuppa che vedete qui è un primo piatto di lusso,ispirato a quello che l'autrice ha letto su un libro di cucina creola.
Ovviamente in origine la ricetta prevedeva che le arachidi fossero cotte, pelate e lavorate fino ad ottenere una pasta morbida.
E qui ci viene in soccorso il burro di arachidi già pronto: ovviamente naturale e senza zucchero!
Di
mio, invece di comprare quello industriale mi sono recata al bellissimo
supermarket sotto casa che te lo prepara espresso macinando le arachidi
davanti ai tuoi occhi.
PEANUT SOUP
da Jubilee di Tono Tipton-Martin
per 6-8 porzioni
57g di burro
25 g di cipolla tritata
1 cucchiaino di aglio tritato ( circa uno spicchio)
un cucchiaio di farina
240 g di burro di arachidi senza zucchero
un litro di brodo di pollo
250 ml di panna fresca
sale e pepe
salsa piccante (facoltativa)
qualche arachide tostata per la decorazione (facoltative)
In una casseruola di dimensioni medie far sciogliere il burro su fuoco
medio finchè sfrigola. Aggiungere la cipolla e l'aglio e far cuocere
finchè saranno ammorbiditi ma senza farli scurire, circa 3 minuti.
Aggiungere la farina e mescolare velocemente con una frusta per farla
amalgamare, quindi unire il burro di arachidi sempre mescolando molto
bene.
Quando il tutto sarà liscio ed omogeneo aggiungere il brodo e portare ad un leggero bollore.
Abbassare
il fuoco e far cuocere per circa 20 minuti in modo che i sapori si
fondano e la zuppa addensi un po', mescolando di tanto in tanto.
Togliere dal fuoco ed aggiungere la panna quindi aggiustare di sale e pepe, unendo anche un po' di salsa piccante se la si usa.
Servire
con delle arachidi tostate facendo attenzione a non scaldare la zuppa
su fuoco troppo alto dopo aver aggiunto la panna o potrebbe separarsi.
Aggiungo la ricetta del brodo di pollo usato per questa ricetta:
una gallina da 2/3 kg oppure 1.5 kg di ossa di pollo
una cipolla media tagliata in quattro
3 gambi di sedano
3 foglie di alloro
qualche grano di pepe nero
2 rametti di timo fesco o un quarto di cucchiaino di timo secco
3 gambi di prezzemolo
In
una pentola molto capiente mettere 5 litri di acqua e la gallina (o le
ossa) e la cipolla, i gambi di sedano tagliati a metà ed il resto degli
ingredienti.
Portare a bollore su fuoco alto quindi abbassarlo,
coprire parzialmente con un coperchio e lasciar cuocere piano per 2 o 3
ore:più lunga sarà la cottura, più intenso risulterà il brodo.
A fine cottura se si usa la gallina intera toglierla e lasciarla da parte, in modo da poter usare la carne.
Filtrare il brodo e metterlo in frigo dopo che si sarà raffreddato.
Quando sarà ben freddo il grasso salirà a galla, toglierlo con un mestolo forato.
Conservarlo ben coperto in frigo per una settimana oppure surgelarlo.
NOTE
- la zuppa è una vera sorpresa! Il sapore del burro di arachidi viene smorzato dal brodo e dalla panna, è ovviamente prevalente ma non stucchevole o pesante. L'insieme è buonissimo e risulta in una zuppa cremosa senza essere troppo densa.
- il brodo di pollo non deve essere necessariamente quello della ricetta ma per amore di autenticità del piatto ho preferito realizzarlo. Un po' diverso negli aromi usati da quello che preparo di solito ma veramente ottimo e profumato.
- il piatto è pronto praticamente in meno di mezz'ora, da quando cominciate a soffriggere cipolla ed aglio al momento di servirlo: di nuovo, un figurone senza troppi sforzi.
- essendo molto ricca non
ne serve una porzione gigantesca, quindi dalla ricetta si ottengono
tranquillamente 6 porzioni normali o 8 più piccole.
La risposta, assolutamente affermativa, è stata completata dalla lamentela che poi i piatti non li rifaccio mai, ma c'è sempre qualcosa di nuovo da provare etc
lunedì 8 giugno 2020
Donut in due ingredienti e due minuti!
Una settimana da sballo.
Almeno nella testa, ma questo già basta.
Ebbene si, da una settimana ci avevano allentato le restrizioni ed il coprifuoco comincia alle 8 di sera invece che alle 3 del pomeriggio.
Ma soprattutto, udite udite, bar e ristoranti aperti per mangiarci, moschee di nuovo ad accogliere i fedeli, negozi riaperti.
Tre mesi che non usciamo.
Secondo il mio augusto consorte vanno calcolati tipo anni dei cani, per cui sembra che non si esca da minimo il triplo del tempo.
Sempre che non si contino i miei viaggi settimanali al supermercato, ormai diventati slalom ridicoli per evitare l'incontro ravvicinato con qualsiasi altro essere umano e benefica pratica dell'apnea sotto mascherina ogni qual volta qualcuno mi sembri a meno di due metri.
Non usciamo il primo giorno, aspettiamo il weekend.
Mi dimentico nell'ordine le chiavi di casa.
Gli occhiali da sole.
Il consorte gli occhiali da vista.
Due deficienti.
Il centro commerciale a cui puntiamo per una commissione di cui necessitiamo da tempo ovviamente presenta barriera all'ingresso per misurazione temperatura.
Per motivi che mi sfuggono viene presa sulla mano e sulla fronte: immagino sia per fare media dato che alla prima ho 42 e alla seconda 34.
No comment.
Ci viene rimisurata con le stesse modalità nell'ordine poi per ingresso al supermercato, ingresso in negozio ed ingresso al ristorante che essendo pomeriggio è vuoto per cui decidiamo di inaugurare la stagione con una roba tra merenda ed aperitivo che ci farà da cena.
E non importa che ognuno di questi esercizi sia all'interno del centro commerciale che ci ha già autorizzato all'ingresso.
Via di corsa, che anche se il coprifuoco lo abbiamo alle 20 alle 19 il centro commerciale chiude ed il ristorante alle 18:30.
E commentiamo che si, dai, è un traffico ma ci voleva, ed abbiamo visto che la vita sulla Terra è ancora presente e poi aver trovato dopo mesi le fette biscottate non ha prezzo.
Mattino successivo: battiamo ogni record.
Dopo ben una settimana di allentamento delle restrizioni, ci richiudono per picco nel numero di contagi!
Per ora solo la città di Jeddah, ma aspetto con fiducia che estendano la cosa anche ad altre, la mia compresa.
Come si dice, è stato bello finchè è durato.
E si che uscire con guanti e mascherina con 50 gradi all'ombra mi è sembrato stupendo :D
Esperimenti da lockdown ben riusciti: questi mini donuts battono tutti i record! Velocissimi (avete mai visto una ricetta di fritto che cominci dal mettere l'olio a scaldare? Io no!) ma soprattutto di un buono inaspettato.
Fate lo sforzo e glassateli, che così diventano proprio come i donuts americani.
E semplicissimo anche adattarli alla versione vegan.
Due ingredienti, due minuti: ci vuole più a dirlo che a farli ;)
Preparare una padella a bordi alti con almeno due dita di olio e metterla su fuoco medio.
Mescolare in una ciotola farina e yogurt. Si otterrà una pasta della consistenza quasi di quella per bignè.
Mettere la pasta in una tasca da pasticceria senza bocchetta e tagliare in modo da ottenere delle palline di due centimetri di diametro che vanno tagliate con le forbici direttamente sul fuoco e fatte cadere delicatamente.
Potete in alternativa usare un sacchetto per alimenti tagliandone il bordo o in caso estremo due cucchiaini ma in questo caso i mini donuts avranno una forma meno regolare (ma saranno comunque buonissimi!)
Friggerli a fuoco medio finchè saranno ben dorati, quindi scolarli su carta da cucina e farli raffreddare.
Preparare la glassa: mescolare il burro fuso con lo zucchero a velo ed unire qualche cucchiaio di latte fino ad ottenere una pastella semiliquida. La densità della glassa dipende da voi: più o meno liquida, più o meno densa a seconda di quanta ne vogliate sui donut.
Versare metà dei donut nella glassa, farli ricoprire per bene e scolarli su una gratella con un mestolo forato.
Aggiungere del cacao in polvere alla glassa rimasta e ricoprire i donut rimasti.
Attendere che la glassa si rapprenda prima di servirli.
NOTE
- se non avete la farina autolievitante usate 140g di farina comune addizionata di un cucchiaino e mezzo di lievito per dolci.
- se non volete glassarli sono buonissimi anche solo rotolati nello zucchero semolato. Ma consiglio caldamente il passaggio extra della glassa: per amanti ed intenditori è uguale a quella sui donut americani! Potete farla più o meno densa a seconda di come vi piaccia...a me bella spessa, è la parte migliore ;)
- se avete la pazienza dei santi, quella che non ho io e si vede dalla foto, la glassa rapprende ed asciuga perfettamente lasciando i mini donut all'aria per un'oretta circa. Io li ho toccati prima perchè mi ero stancata di aspettare :)
mercoledì 20 febbraio 2019
La torta al limone che creò un mito!
Maida Heatter non era certo una celebrità il giorno in cui nel lontano 1968 l'allora food editor del New York Times entrò nel piccolo caffè che gestiva insieme al marito a Miami.
Pochi assaggi, una folgorazione, e la richiesta di tre ricette da pubblicare sulle colonne del giornale.
Una era proprio quella che vedete qui, quella che ebbe più successo, che contribuì a rendere la signora una leggenda tra i lettori che inondarono all'epoca il giornale di lettere di ringraziamento.
Da lì in poi, una strada di successi: tanti libri di dolci che le valsero il titolo di Queen of Puddings, e tanti fan anche tra le celebrità, una tra tutte Nancy Reagan.
Nell'epoca in cui le torte si scelgono in base a quanto le loro foto stiano bene nelle bacheche di Pinterest, questa non è certo particolarmente elaborata o ricca di chissà quale decorazione.
Anzi, lo stampo originariamente usato per la foto della prima pubblicazione è completamente liscio.
Eppure, è un assoluto capolavoro.
Morbida, umida, con non uno ma due genius trick, trucchetti geniali che la rendono unica: il primo, il fatto di usare pangrattato finissimo per spolverizzare lo stampo.
Non solo dà un sapore molto più piacevole della farina, ma lascia un che di leggermente croccante ed assolutamente irresistibile, oltre a lavorare efficacemente per sformare la preparazione.
Il secondo, la glassa a freddo con la quale va spennellata la torta e la rende non solo morbidissima ma ne previene il seccarsi naturale dovuto al passare dei giorni.
A proposito, perchè questo strano nome?
Perchè la ricetta fu passata dalla figlia di Maida alla madre, che la modificò leggermente per renderla il successo che diventò. Questo il nome della strada di New York dove la ragazza viveva all'epoca, e che rimase alla torta per sempre.
Maida Heatter, a cui tutte le Martha Stewart, Donna Hay e Ina Garten del mondo solo per citarne alcune devono un doveroso grazie, oggi ha 103 anni, gode di ottima salute e sta lavorando con l'aiuto della nipote ad un ennesimo libro che raccoglie le sue migliori ricette.
Che lo zucchero non faccia poi così male? ;)
Imburrare e cospargere di pangrattato una teglia con foro centrale da 24 cm di diametro e della capacità di circa 2.8 litri. Accendere il forno a 175 gradi.
Mescolare farina, sale, lievito e lasciare da parte.
Montare molto bene con una impastatrice con gancio a K o fruste elettriche il burro per circa 2 minuti finchè cremoso quindi aggiungere lo zucchero e battere per almeno altri 3 minuti.
Unire quindi le uova, una alla volta, battendo sempre dopo ogni aggiunta. Comunque non preoccuparsi se l'impasto apparirà leggermente grumoso.
Ora con l'impastatrice o le fruste al minimo unire le polveri in tre volte, alternando con il latte, lavorando il tutto solo il minimo indispensabile perchè sia amalgamato raschiando bene le pareti della ciotola se dovesse essere necessario. Unire quindi la buccia di limone girando con una spatola.
Versare il tutto nello stampo preparato, livellando l'impasto facendo ruotare la teglia tra le mani.
Cuocere tra 65 e 70 minuti, finchè uno stecchino inserito al centro uscirà pulito o solo con poche briciole attaccate.
Togliere dal forno e far riposare il dolce nella teglia per 5 minuti, quindi capovolgerlo su una gratella da pasticceria a sua volta posizionata su una larga teglia con i bordi.
Mescolare gli ingredienti della copertura ed utilizzarla immediatamente per spennellare la torta ancora molto calda. Lavorare con pazienza finchè il tutto sarà assorbito.
Far raffreddare completamente prima di trasferire la torta su un piatto, ma aspettare alcune ore prima di tagliarla in modo che la glassa di copertura venga assorbita per bene.
Conservare a temperatura ambiente.
NOTE
- importante prima di ogni cosa: questa è una torta bella grande. Fate attenzione allo stampo che usate che si, è da 24 cm di diametro ma deve poter contenere quasi 3 litri di impasto. Quindi abbiate cura che sia a bordi veramente alti, pena il disastro.
- è buonissima, e se possibile diventa ancora più buona col passare dei giorni. La glassa dà morbidezza e lascia un po' di zucchero sulla superficie, come potete vedere dalla foto, rendendola irresistibile, bisogna avere solo la pazienza di spennellarla a poco a poco per farla assorbire.
- nella sua apparente semplicità è una torta che va saputa fare e soprattutto cuocere. Come detto, è una torta bella grande ed il tempo indicato mi ci è voluto quasi tutto ma l'ho controllata veramente a vista. Seccarla irrimediabilmente per una cottura troppo prolungata sarebbe un gran peccato.
- l'aroma di limone non è prevalente nell'impasto, ma lo si trova ad ogni morso grazie alla glassa. L'autrice dice che si può sostituire il succo di limone nella glassa con succo di lime, ma meglio usare sempre buccia di limone grattugiata nell'impasto stesso. Mi riprometto di provare.
mercoledì 13 febbraio 2019
Banana Bread, il più buono del mondo (con l'ingrediente segreto :D
Ops, I did it again :)
Niente da fare, è più forte di me: vedere maionese tra gli ingredienti di una ricetta dolce mi fa capitolare all'istante.
E non perchè sia matta, ma perchè mi sono convertita da quando provai per la prima volta quei certi biscotti che fanno ormai da oltre dodici anni il giro del web suscitando una certa inquietudine prima, e ovazioni a non finire ad assaggio avvenuto.
Sia chiaro: mai rivelare l'ingrediente segreto.
Rimanere sul vago a seconda di chi sia il vostro pubblico è l'arma migliore.
Buttatela sulla lavorazione, su un trucchetto, su uno stampo magico, ma non dite mai "maionese".
Eppure sono solo uova e olio, ingredienti più che legittimi dentro un dolce...
Che poi i dolci con la maionese non hanno fatto certo la loro apparizione con i biscotti di cui sopra: i primi ricettari che ne riportano una versione appaiono negli Stati Uniti addirittura nei primi anni venti.
Niente di nuovo sotto il sole, dunque.
Schiacciate le banane, versateci sopra il barattolo in questione, trattenete il respiro e fidatevi: così dice Kristen Miglore.
Io invece vi dico di respirare normalmente e seguire tutto alla lettera: d'altronde la ricetta è attribuita a Lucy Cufflin, che dopo aver studiato al Cordon Bleu è diventata chef in uno chalet di montagna ed ha pubblicato diversi libri di ricetta che le sono valsi il titolo di "queen of shortcuts", la regina delle scorciatoie in cucina.
Sta di fatto che chiunque l'abbia assaggiato mi ha implorato di rifarlo.
L'augusto consorte sottoposto al test casalingo del "indovinacosac'èdentro", a cui suo malgrado è ormai uso da molti, molti anni :) ha nominato qualunque cosa per pura disperazione arrivando ai cetrioli e pomodori solo perchè li ha visti in frigo quello stesso giorno.
Che se la cucina deve essere anche divertimento, qui ce n'è a più non posso ;)
Preriscaldare il forno a 175 gradi e posizionare una grata nel ripiano centrale. Foderare con carta forno uno stampo da plumcake lasciando che salga di almeno 2 cm oltre i bordi (23cm/13cm/6,5cm. La misura è importante perchè il dolce una volta cotto arriverà fino all'orlo. Se si usa uno stampo più piccolo una parte dell'impasto va necessariamente cotto altrove, stampini da muffin etc controllando ovviamente la cottura che più piccolo è lo stampo, più sarà breve)
In una ciotola mescolare le banane, la maionese ed il brown sugar finchè il tutto sarà ben amalgamato quindi unire il caffè (o acqua).
Aggiungere quindi farina, sale e bicarbonato, mescolare ad ottenere un composto omogeneo quindi versare nello stampo preparato. Cospargere con un poco di zucchero grezzo e cuocere per curca 50-60 minuti, finchè uno stecchino inserito al centro uscirà pulito.
Sollevare il dolce dallo stampo aiutandosi con la carta forno (non capovolgetelo, la parte zuccherata rimane in cima) e farlo raffreddare.
Conservarlo in un contenitore ermetico in luogo fresco, ma rimane perfetto anche per cinque giorni: sarà solo la crosticina zuccherata al limite a perdere un poco di croccantezza.
NOTE
- il dolce non è buono: è buonissimo. Tutti a chiedermi che spezie ci fossero, che aromi avessi usato, quale magia o ingrediente segreto. Il particolarissimo profumo è dato dal'uso del caffè che vi invito assolutamente a non sostituire con l'acqua, esperimento fatto e la torta diventa molto, molto più scialba.
- ci si raccomanda di usare maionese di buona qualità. Nel libro vengono menzionate la Hellman's, che ho usato io, o la Best Food (che, piccola curiosità, è solo un altro nome per la Hellman's e con questo viene commercializzato fuori dagli USA. Voi, la migliore a cui abbiate accesso.
- il light brown sugar non è zucchero di canna ma ciò che in Italia viene chiamato zucchero melassato, ovvero zucchero semolato addizionato di melassa. Le diciture "light" o "dark" si riferiscono alla quantità di melassa utilizzata in aggiunta allo zucchero. Se non lo trovate potete farlo in casa utilizzando 200 g di zucchero semolato e 20 g di melassa.
- nonostante quello che a prima vista si potrebbe pensare visti gli ingredienti, il dolce non risulta per nulla pesante, nè stucchevole. Morbidissimo ma con la consistenza perfetta per essere tagliato a fette, profumato di banana senza che questa sia prevalente. Dura diversi giorni, se possibile diventa ancora più buono. Sicuramente il migliora banana bread mai preparato.
- le banane da utilizzarsi devono essere veramente, ma veramente mature. Non frullatele ma schiacciatele con una forchetta o con uno schiacciapatate esattamente come indicato.
- serve dirvi che la torta è stata già replicata a grande richiesta? E per chi fosse interessato è venuta benissimo anche con una maionese vegana.
martedì 23 ottobre 2018
Polpette con glassa all'arancia ed aceto di mele
Prima che saltiate sulla sedia.
Prima che chiudiate questa pagina.
Prima di ogni espressione di disgusto.
Della mia precedente ricetta provata per il libro del mese avevo detto che stava tutto nel titolo.
Qui, al contrario, è proprio il titolo che dovete superare.
Perchè se dico solo "polpette con la marmellata di arancia" probabilmente evoco in qualunque lettore quella serie di luoghi comuni poco edificanti sulla cucina americana, spesso vista come accozzaglia di sapori ben lontani da ciò a cui siamo abituati.
Un'americanata non è un considerata un complimento.
Ma la cucina americana, come tutte lasciatemelo dire, molto dipende da chi la prepara.
E soprattutto c'è una cucina americana autentica, vera, che va conosciuta ed apprezzata al di là dei luoghi comuni di cui sopra e che non è quella dei fast food a buon mercato dove si precipitano la maggior parte dei turisti improvvisati che poi vengono a riferire oddio ma non sai che ci mettono sulla pizza e banalità del genere.
Mi sono strozzata roba immangiabile, nel mio Paese d'origine, preparata da miei connazionali.
E non siamo convinti di essere il Paese in cui si mangia meglio al mondo?
Insomma, non fermatevi alla marmellata.
Che è un'idea, un profumo, un'astuzia.
Mescolata all'aceto di mele ed alla salsa di soia diventa una glassa delicata, dalla quale le polpette sono velate e non sopraffatte, esaltate e non coperte.
Assolutamente indispensabile non saltare alcun ingrediente, all spice compreso, perchè non si otterebbe la stessa complessità di aromi.
L'autrice dice che queste polpette non sono solo semplicissime da preparare, ma universalmente acclamate nel momento in cui le servite: da adulti, bambini e ...foodie, raffinati esperti di cibo o sedicenti tali, e con il potere di riportarvi indietro nel tempo a certi buffet degli anni '50.
Provare per credere, come diceva una pubblicità.
E lasciate perdere che vi venga detto da chi ha mangiato patate dolci gratinate col marshmallow per ogni Thanksgiving, negli ultimi anni ;)
-Sistemare una delle grate del forno almeno almeno dieci centimetri dalla fonte di calore ed accendere il grill.
- In una ciotola capiente mescolare la carne, il panko, le acciughe, i cipollotti, l'uovo, il sale, l'aglio, lo zenzero, il pepe e l'all spice amalgamando bene.
- Formare con il composto delle polpette da circa tre centimetri l'una. A questo punto possono essere messe in frigo, coperte, anche per una notte, invece che essere subito cotte.
- Sistemare le polpette su una teglia a circa almeno due centimetri l'una dall'altra e cuocere sotto il grill finchè saranno dorate e cotte anche all'interno, 5 o 7 minuti.
- Nel frattempo mettere in un pentolino la marmellata, la salsa di soia, l'aceto, il peperoncino e portare il tutto a leggera ebollizione.
- Appena le polpette saranno cotte spennellarle con la glassa preparate e rimetterle sotto il grill finchè la glassa farà le bolle sembrando quasi caramellata, ci vorranno due minuti al massimo.
Servire subito, volendo spolverizzandole con erba cipollina.
NOTE
- premettendo che di solito trovo le polpette classiche una preparazione molto banale (mi perdoneranno i tanti estimatori), queste non lo sono di certo: tra la glassa ma soprattutto gli aromi aggiunti alla carne diventa un piatto da poter tranquillamente offrire.
Impagabile l'aggiunta delle acciuge, che non vi venga in mente di ometterle anche se non vi piacciono: non si sentono e regalano una sapidità particolare.
- la carne: in questo gli americani ci capiscono parecchio più di noi. Quindi non comprate il macinato super magro, ma fidatevi di Melissa Clark che suggerisce una ratio di 80/20 come percentuale di grasso. Ne guadagnerà il sapore.
- la cottura: mai cotto polpette al forno, prima, ma così ho fatto. Sono venute benissimo e trovo sia comunque la cottura indispensabile vista la presenza della glassa.
- da quando ho tirato fuori la ciotola per prepararle al momento in cui sono entrate in forno sono passati si e no 10 minuti. Possono anche essere preparate in anticipo, cotte e lasciate senza glassa per poi procedere all'ultima operazione quando dovrete servirle.
-di che sanno? non certo di polpette con la marmellata :) carne saporita e una glassa agrodolce delicata anche perchè ne va un velo. Raffinate.
- l'augusto consorte, del quale terribilmente temevo il giudizio stavolta, ne ha mangiate due. Poi altre tre. Poi un'ultima perchè non capiva di che sapessero. Per poi ammettere, vinto, che fossero buonissime nonostante non fossero le classiche, al sugo, da lui tanto amate ;)
lunedì 18 giugno 2018
Mini creme fredde al cocco e latte condensato
Un paio di mesi fa cercavo un dolce per il mio compleanno.
Una gran golosa ha aspettative di un certo tipo, ovvio.
Una gran golosa che voglia entrare nella stessa taglia che porta attualmente, anche.
Quindi per farla breve il dolce non doveva essere al cioccolato, che mi perdonerete ma non ne vado matta.
Non doveva essere troppo grande, perchè di solito i dolci in parte li regalo ma questo vista la ricorrenza volevo mangiarmelo in santa pace.
Se avesse avuto il latte condensato dentro, meglio.
Se avesse preso poco sforzo per la preparazione, idem.
E non perchè i dolci non mi piaccia farli, o non mi ci voglia applicare, anzi il desiderio segreto era una torta di Ottolenghi che ad occhio e croce non basta un pomeriggio tra farla ed assemblarla.
Ma con gli orari che ho adesso spesso non ho due ore di fila da passare in cucina.
A meno che non si parli di mettersi a preparare dalle 23 in poi, che insomma chiedo pietà anche io.
Che incontrasse il mio gran gusto per la cialtroneria che mi fa passare tranquillamente da creazioni sublimi di pasticceri affermati a barrette di Bounty.
Fritte, intendo.
Insomma la tiritera è per dire che questo è stato il prescelto.
Il latte condensato c'è, dei biscotti parenti degli Oreo pure, il cocco che adoro.
E soprattutto, si sporca pochissimo, si assembla e si lascia in frigo.
Che volere di più?
Ah, che si possa realizzare in monoporzioni non deleterie per la linea di nessuno.
Esauditi tutti i desideri, come in ogni compleanno che si rispetti ;)
Preparare il pudding: mettere in un pentolino farina e zucchero e mescolarli. Aggiungere il latte, il latte condensato e l'estratto di cocco.
Scaldare il composto su fuoco medio/basso girando sempre. Una volta che sarà caldo ma non bollente prelevarne circa 60 ml e versarli un altro pentolino dove si saranno messi i tuorli.
Girare molto bene e quindi versare immediatamente sul composto di latte sempre mescolando e tenendo il fuoco medio /basso
Cuocere finchè il pudding comincerà ad addensare, cosa che avverrà abbastanza in fretta, quindi togliere dal fuoco e passare il composto ad un setaccio, cosa che aiuterà ad ottenere una crema liscia e setosa. Coprire con pellicola a contatto nella quale si sarà praticato qualche foro con uno stuzzicadenti e lasciare il tutto a temperatura ambiente per circa un'ora prima di passare in frigo per 4/6 ore.
Preparare il topping: mettere in freezer gli utentili che verranno usati per montare la panna per 5-10 minuti, quindi montarla con le fruste elettriche ed appena fa le bolle unire lo zucchero a velo. Sbattere finchè risulterà ben soda.
Per la base: ridurre i biscotti in polvere usando un robot. Fondere il burro al microonde e mischiarlo alle briciole.
Assemblare il dolce: dividere equamente tutti gli ingredienti tra le 4 coppe. Fare una base di biscotti sbriciolati che andranno premuti con un cucchiaio, quindi mettere sopra qualche cucchiaiata di pudding ed infine decorare con la panna. Utilizzare il cocco in scaglie per la decorazione e tenere in frigo fino al momento di servire.
NOTE
- anche questa ricetta è semplicissima, e l'unico lavoro lungo è cuocere il pudding sul fuoco. Cosa che comunque sia prende pochi minuti. Non omettete l'aroma cocco perchè altrimenti perde molto e diventa un normale pudding alla vaniglia.
- le coppette da pudding sono più grandi dei miei bicchierini, ragion per cui ho ottenuto 8 porzioni abbondanti.
- temevo che l'insieme fosse troppo dolce persino per il mio famigerato sweet tooth e mi sbagliavo. Mi hanno magnificato il dessert per giorni, consorte compreso.
- nella foto del libro oltre alla decorazione con chips di cocco si vedeva qualche briciola della base, e così ho fatto anche io.
- c'è, come già notato in altre preparazione dallo stesso libro, qualche imprecisione nella conversione cups/grammi. Niente comunque che pregiudichi il risultato finale.
venerdì 15 giugno 2018
Gelato furbissimo variegato alla cannella e...cookie dough!(senza gelatiera)
Si, mi piacciono i crudi.
E prima che mi fraintendiate, non sto parlando di tartàre, sashimi, prosciutti o quanto altro di chic ed elegante la vostra mente stia immaginando nonostante, si, mangi molto volentieri anche questi.
Cruda la frolla.
Crudo l'impasto dei biscotti.
Quello delle torte, di cui leader imbattuto rimane quello della torta allo yogurt di mia mamma.
La pizza.
Le brioche.
Se vi dico tutto, intendo tutto.
Non provo vergogna, rimorsi o chissà che altro, e rido a chiunque tenti o abbia tentato di farmi la predica a riguardo.
In Italia, perchè,udite udite, all'estero o meglio negli USA sono molto, molto più indulgenti.
Così indulgenti che il cookie dough, impasto da biscotti crudo pronto da mangiare lo vendono confezionato nei supermercati. Di tutti i tipi, compreso il vegano ed il gluten free.
Con o senza gocce di cioccolato, cannella, burro di arachidi.
Così indulgenti che di ricette di cookie dough è piena la rete, i libri ed i programmi di cucina made in USA.
Cioè, non basta una qualunque frolla: esistono impasti già destinati ad essere mangiati crudi.
Che sollievo sapere che non avrò meno biscotti di quanto indicato, come succede sempre, perchè qui l'impasto DEVO mangiarlo.
Il cookie dough è anche un gusto, come un gusto sono diventati gli Oreo, e la fa da padrone di solito nei gelati e nelle creme.
Capirete, mi sono sentita tirata in causa.
Una ricetta che insieme al latte condensato avesse un impasto crudo da essere mangiato tale è mia per destino.
Astenersi puristi, muttawa, sedicenti difensori della salute pubblica, talebani dei gusti, custodi dei sacri testi, la ricetta è solo per intenditori del settore.
Ah, ed il nome non è uno scioglilingua: gli Snickerdoodles sono biscotti alla cannella, comunissimi oltreoceano.
Crudi o cotti, of course ;)
NO-CHURN SNICKERDOODLE COOKIE DOUGH ICE CREAM
Per il cookie dough: ammorbidire il burro nel microonde per 10/15 secondi, quindi unirlo allo zucchero e montare a velocità media finchè il tutto sarà amalgamato, avendo cura di raccogliere l'impasto che si attaccherà ai bordi. Aggiungere a questo punto la farina, la cannella e l'estratto di vaniglia, mescolando finchè il tutto starà insieme. Lasciare da parte.
Per il gelato: prima di montare la panna mettere la ciotola e le fruste in freezer per 5/10 minuti. Versare quindi la panna nella ciotola freddissima e montare a velocità medio/alta finchè farà le prime bolle, quindi aggiungere lentamente lo zucchero a velo e la vaniglia montando a montare finchè sarà ben soda. Lasciare da parte.
Prendere 45 ml di latte condensato e metterli in ciotolina e aggiungere la cannella. Mescolare finchè il tutto risulterà amalgamato e lasciare da parte.
Ora unire il latte condensato rimasto nella panna montata usando una spatola per amalgamare con delicatezza.
Verasre un terzo di questo composto latte condensato/panna in un contenutore adatto ad andare in freezer. Versarvi sopra una cucchiaiata di latte condensato alla cannella facendo dei ghirigori ed usando la lama di un coltello o uno stuzzicadenti dare un effetto variegato.
Rompere il cookie dough in piccoli pezzi e versarli sul gelato: non siate timidi, chi non lo ama?
Ripetere altre due volte fino ad esaurimento degli ingredienti.
Potrebbe avanzare un po' do cookie dough...conservatelo per un giorno grigio e piovoso.
Scherzo! Mangiatevelo!
Coprire la superfice con un foglio di alluminio e mettere in freezer per 4/5 ore finchè sodo.
NOTE
- al solito come con certe ricette americane l'immane porcata funziona, eccome. Non è stucchevole e qui la variegatura alla cannella fa sicuramente la sua parte nel bilanciare il latte condensato. Certo, io me lo mangio direttamente dal barattolo a cucchiaiate: se l'idea vi fa orrore cambiate dessert ;)
- la ricetta è molto semplice, banale lavoro di assemblaggio. Unico sforzo realizzare il cookie dough, che poi fa tutto il mixer o le fruste. Sforzo più grande non finirlo prima che riesca ad arrivare nel dolce.
- le otto porzioni previste non sono generosissime, ma meglio così. I jeans ringrazieranno.
- viene benissimo anche con panna normale, se non trovate la doppia.
- dato l'altissimo contenuto di grassi non indurisce troppo in fretta ma soprattutto scioglie velocemente: la foto è fatta al gelato dopo 5 minuti fuori dal freezer.
mercoledì 13 giugno 2018
Tortine gelato al caffè ed Oreo
Ci hanno creato fior fiore di pubblicità, sul voler vincere facile.
Ma mi risulta che ancora non sia reato voler fare bella figura sapendo di incontrare i gusti dei propri ospiti.
E soprattutto che non sia reato volerlo fare col minimo sforzo possibile.
Perchè diciamolo: il lavoro duro lo fa il robot.
Anche se ammetto che provo sempre un minimo di dolore a vedere dei meravigliosi Oreo che potevo mangiare così com'erano trasformati in qualcos'altro, che mi piace comunque ma mi priva della gioia perversa di leccare via la crema....
Quello manuale, le fruste.
Aprire la lattina del latte condensato tocca a me, ma mi concederete di imbrodarmi dicendo che è attività che mi vede maestra ;)
Un ghirigoro di panna al cacao e sembra che ci abbia lavorato una vita.
Quindi in ordine sparso abbiamo avuto il solito copione che prevede richieste di dove sia stato acquistato il dolce.
Esclamazioni di commiserazione su quanto disturbo mi sia presa (ehm, glielo lasciamo credere)
Esclamazioni di giubilo su quanto sia buono.
Esclamazioni di terrore al pensiero di quante calorie possa avere.
Ma questa volta è stato il consorte a vincere.
Boccone bello carico, attento a prendere ogni strato come ho raccomandato.
Spalanca gli occhi, mi guarda ed esclama tutto contento: Oreo!
O tempora, o mores.
Lo stesso uomo in altri tempi avrebbe detto, che so, eureka.
Come siamo caduti in basso :D
Preparare la base: tritare i biscotti in polvere fine usando un robot da cucina. A parte fondere il burro in una ciotola adatta al microonde per 45-60 secondi, quindi versarlo sui biscotti polverizzati in modo che ne siano completamente impregnati.
Foderare le cavità di uno stampo da cupcake con gli stampini di carta appositi e suddividere il composto equalmente (circa 5 g per tortina) pressando bene con un cucchiaio.
Preparare il ripieno: scaldare l'acqua nel microonde fino a bollore quindi unire il caffè solubile e mescolare finchè si scioglie. Farlo raffreddare intanto che si prepara il resto.
Cominciare a montare la panna avendo cura di mettere prima ciotola e fruste in freezer per 5-10 minuti in modo che siano ben fredde. Montare quindi finchè sulla superficie appariranno delle bolle quindi unire poco a poco lo zucchero a velo e continuare a sbattere fino a che sarà ben soda.
Versare il latte condensato sulla panna ed amalgamare con le fruste a velocità minima. Misurare quindi 59 ml del caffè preparato ed unirli al composto, girando brevemente.
Versare quindi il composto in un sacchetto di plastica per alimenti, tagliare via un angolo ed usare questa tasca da pasticceria improvvisata per riempire le cavità dello stampo con la crema preparata.
Usarla evita di sporcare troppo!
Con la lama di un coltello livellare la crema quindi mettere il tutto in freezer per 30-60 minuti, o finchè abbastanza soda.
Preparare il topping: cominciare la panna usando lo stesso procedimento visto per il ripieno, quindi quando comincia a fare le bolle unire a poco a poco lo zucchero a velo ed il cacao montando a velocità elevata finchè il tutto sarà ben sodo.
Con una tasca da pasticceria dividere il topping sulle tortine.
Rimettere tutto in freezer per almeno tre ore o finchè completamente sode.
Per servirle, togliere lo stampino da muffin ed adagiare le tortine sui piatti.
Scaldare la salsa al cioccolato seguendo le indicazioni sulla confezione ed usarla per decorare i dolci.
Servire immediatamente: si sciolgono molto in fretta, quindi non farle aspettare ;)
NOTE
- dolce semplicissimo in cui in pratica si tratta di montare della panna, unire poco altro, e aspettare che tutto rassodi. La parte più complicata, si fa per dire, è tritare i biscotti. Se non si ha un robot da cucina basta metterli in un sacchetto per surgelati e ...martellarli con un mattarello.
- mi ha fatto un po' sorridere l'estrema cura con cui viene indicato di montare la panna mettendo in frigo tutti gli utensili prima di farlo in modo che siano ben freddi. In effetti è però una raccomandazione da tenere presente specie se fa caldo.
- piccola nota: le dosi della base bastano per 12 tortine, quelle del ripieno invece no. Diciamo che anche al netto di, ehm, un paio di assaggi ne verranno circa 6 in stampini da muffin normali...ovviamente dipende anche da quanto si riempiono e le mie forse erano un tanto cariche. Ehm :)
- la hot fudge sauce, o salsa calda al cioccolato, è venduta comunemente nei supermercati negli Stati Uniti ed all'estero in generale. Non avrei avuto alcuna remora a comprarla, anzi, senonchè mi trovavo in frigo la mia solita salsa al cioccolato preparata per un altro dolce ed ho usato quella.
lunedì 21 maggio 2018
Polpette di granchio, crackers e maionese
Se vi fate un giretto negli USA, meglio se nella zona del Maryland, non troverete ristorante, bar, food truck, baracchina che non serva le arcinote crabcakes.
Grazie ai rinomati granchi della zona, patrimonio nazionale, patrimonio nazionale è diventata anche questa ricetta cui si fa risalire l'origine, nella forma in cui è conosciuta oggi, ai primi del novecento.
Anzi è proprio del 1930 la prima menzione in un libro di cucina.
Sono buonissime, se preparate bene: il rischio di crabcakes secche da strozzare è sempre dietro l'angolo se si esagera troppo con quello che gli americani chiamano il filling, ovvero il resto degli ingredienti oltre alla polpa di granchio.
In realtà esistono due tipi di crabcakes: quello più diffuso, e qui mostrato, che prevede la polpa di granchio unita ad altri ingredienti dove quasi intoccabili sono crackers e maionese, e quello più raffinato, diciamo così, dove la polpa di granchio è compattata senza altro e cotta sulla griglia.
In questo caso crackers e maionese verrano serviti a parte.
Le crabcakes in casa arabafelice piacciono moltissimo, complice una amica americana di passaporto e giapponese di nascita che portava sempre del granchio favoloso in regalo dai rientri in madrepatria
Ma no, non mi ha insegnato lei a farle: l'amore nacque vedendo Robert Duvall prepararle con Martha Stewart in una puntata del suo show, un milione di anni fa :)
Rompere l'uovo in una ciotola, aggiungere la maionese, la senape, il prezzemolo e il cipollotto. Pepare e mescolare bene.
Tritare i crackers in polvere fine usando un robot da cucina e unirli al composto precedente.
Spremere il mezzo lime ottenendo circa 10 ml di succo ed unire anch'esso al composto.
Aggiungere quindi la polpa di granchio mescolando il tutto con le mani facendo attenzione a non disfarla troppo.
Prelevare quindi una porzione di composto e arrotolarla tra i palmi quindi appiattirla, facendo lo stesso col resto dell'impasto.
Si dovranno ottenere otto pezzi.
A questo punto, se lo si desidera, si possono passare le crabcake nel pangrattato.
Mettere una padella su fuoco dolce con 3 cucchiai da minestra di olio e 20 g di burro salato.
E' la quantità necessaria per far si che le crabcake vengano perfettamente dorate.
Quanto il burro sfrigola, agggiungere le crabcake. Dopo 2 o 3 minuti girarle con molta delicatezza e lasciarle cuocere dall'altro lato finchè ben dorate.
Servire subito accompagnando con un'insalata.
Volendo si può sostituire la polpa di granchio con polpa di altro pesce o gamberetti.
Non saranno più crabcakes, ma ugualmente buone!
NOTE
- per polpa di granchio, mi pare ovvio, si intende quella vera. Averla fresca sarebbe il massimo anche se pulire un granchio è una gran rogna. Si trova comunque facilmente in scatola in supermercati ben forniti o nei negozi di specialità alimentari. In ogni caso NON si parla del surimi, che di granchio ne ha al suo interno quanto io sangue russo nelle vene. Ovvero, zero.
- dosi perfette per ottenere un composto perfettamente malleabile senza risultare nè duro, nè troppo appiccicoso. Le otto porzioni che si ottengono sono piuttosto generose, forse le rifarei più piccole ma è solo questione di gusto personale. Nonostante la dimensione cuociono benissimo e risultano croccanti fuori e quasi fondenti all'interno.
- nell'introduzione l'autore raccomanda di usare crackers salati, quelli che gli americani chiamano "saltines". Ovviamente non vi è alcun problema a reperirli pressocchè in ogni supermercato del mondo, ma ho provato profonda soddisfazione nello scoprire che la Nabisco, la ditta che produce i miei amati biscotti Oreo, fa anche una linea di prodotti salati tra cui i crackers che ho immediatamente comprato con la scusa della ricetta. Si, sono buonissimi anche questi.
- la maionese richiesta è quella acquistata, una fatta in casa potrebbe risultare troppo morbida dando al composto una consistenza poi poco gestibile.
- devo dire che la ricetta è fedele all'originale made in USA ed il risultato molto gustoso. Avevo il dubbio sul fatto che non viene mai menzionato il sale ma in effetti non c'è stato bisogno di alcuna aggiunta, vista la sapidità di crackers e maionese.
giovedì 22 marzo 2018
Il biscotto ...che mancava!
-i biscotti vengono meglio se riposano a lungo in frigo. Abbiate pazienza una notte, su!
- il brown sugar non è zucchero di canna ma zucchero addizionato di melassa. Si può fare in casa se non lo doveste trovare al supermercato, trovate online le proporzioni.
lunedì 4 dicembre 2017
Cuori alle mandorle
Voi leggete, io volo.
O meglio noi voliamo: perchè con la sottoscritta anche l'augusto consorte e Macchia partono definitivamente dal deserto in cui questo blog è nato.
Se come si dice è il viaggio la vera avventura lo sarà certamente per noi tre oggi: 400 km di macchina, due ore di aereo più attese varie ci faranno sbarcare oltre 1500 km più lontani.
Sempre Arabia, sempre araba rimango.
Felice, lo spero.
Che se qualcuno mi avesse detto, anni fa, che mi sarebbe dispiaciuto lasciare la cittadina, o meglio dire lo sgraziato agglomerato urbano nato attorno ad una grande raffineria nel mezzo del nulla non ci avrei creduto.
Eppure, qui lascio il bellissimo compound che ci ha ospitato dandoci l'illusione di vivere altrove.
Gite nel deserto e salti sulle dune in fuoristrada di cui uno epocale dopo il quale ancora mi chiedo come sia stato possibile uscirne tutti interi.
Quella volta che la strada sulla montagna era larga esattamente quanto la macchina, e dall'altra parte lo strapiombo mi faceva tenere gli occhi fissi davanti pregando che finisse in fretta.
Giornate su spiagge vuote, bianche ed inaccessibili a tutti tranne al mio consorte che non so come si ricordava sempre quando andava lasciata la strada per buttarsi a sinistra nel nulla e spuntava davanti per magia, e la comitiva ogni volta non credeva ci saremmo arrivati sul serio.
O che avesse davvero preso un tonno, la volta che ci riuscì solo col fucile subacqueo.
Quel viaggio magnifico a Madein Saleh, e non ci volevo nemmeno andare perchè 6 ore di macchina su per le montagne con due macchine di amici non mi sembravano il massimo della sicurezza, visto che per la metà non ha preso il cellulare e per l'altra metà pure il GPS ha alzato le mani dicendoci "dove diamine siete finiti se manco vi rilevo col satellite".
Centinaia e centinaia di visi, decine di nazionalità ed altrettante lingue ed accenti.
Incontri che mi porto dietro, altri che mi lascio alle spalle volentieri.
Ricordi di risate, serate, qualche follia che mai vedrà queste pagine ed amici per la vita.
Un paio di eventi drammatici e spaventosi, che però provare a scriverne mi fa ancora salire l'ansia per cui niente, magari un giorno.
I tramonti più belli del mondo, anche se l'augusto consorte li guarda sempre annoiato ovunque siamo (e intendo dalle Maldive alla Polinesia) dicendo sempre che sono tutti uguali a quelli della sua Livorno.
Una cucina da sessanta, e ripeto sessanta metri quadrati: irripetibile fortuna per una foodblogger, e per il porto di mare che è stata la mia casa.
Perchè una cosa splendida della vita expat è che si guadagna un po' di quell'atteggiamento easy going tipico di altre culture, sebbene io la tovaglia sulla tavola la metta anche se dobbiamo mangiarci con le mani e tanti amici i falafel comprati sulla strada.
Ti annoi lì?
La domanda assurda che mi sono sentita rivolgere dall'Italia con più frequenza.
E la mia risposta sempre uguale: magari!
La vita nel nulla va un po' creata, l'ho raccontato spesso, e non capita a meno che non ve la cerchiate.
Ho insegnato per anni in una scuola internazionale, con la grande soddisfazione di rispondere no, inglese a chiunque mi chiedesse se insegnavo italiano.
Ho studiato e sono diventata Certified Proctor for SAT test, e ho quindi supervisionato ed amministrato i temibili SAT test nella scuola di cui sopra.
Sono diventata istruttrice certificata di Functional Training e Personal Trainer, perchè quello che era un hobby amatissimo potesse diventare un'occupazione.
Ed ovvio, ho tenuto lezioni di cucina per stranieri fino quasi all'ultimo giorno di permanenza.
La ricetta più richiesta, la focaccia Locatelli.
Un caldo tremendo, stupendo.
Le immersioni, gli squali, i delfini.
I cammelli, e lo so che sono dromedari.
Le strade senza nome, senza numero e senza asfalto.
La luce presto la mattina.
La sabbia.
E sopra ogni cosa le storie di cui questo blog è pieno.
E quelle di cui non è pieno perchè ho visto cose che voi umani...
Quindi se vi va, oggi incrociate le dita per me.
Che ci siano nella mia vita tante nuove storie da raccontare.
E che siano tutte belle :)
L'ultima ricetta dalla vecchia casa non a caso...un cuore.
E non a caso un biscotto di una bontà inaudita sempre colpa di quella solita criminale della mia amica Lu che me ne aveva parlato addirittura la scorsa estate dopo averli provati per lo Starbooks (i suoi perfetti, i miei ciccioni :D e quindi mi aveva consentito di procurarmi la farina corretta per la loro realizzazione.
Fateli e regalateli per Natale: vi vorranno tutti bene!!!
70 gr di mandorle sgusciate e pelate
60 gr di farina 0
la punta di un cucchiaino di sale
113 gr di burro a temperatura ambiente
60 gr di zucchero a velo, più altro per spolverizzare
1 tuorlo grande
la punta di un cucchiaino di aroma di mandorle
Tostare le mandorle in forno preriscaldato a 180 gradi per circa dieci minuti, ma controllando perchè potrebbe volerci meno tempo. Sfornare e lasciar raffreddare completamente.
Nel robot con le lame mettere quindi le due farine e le mandorle ormai fredde e frullando solo a scatti per non surriscaldare il composto ridurre a polvere. Unire quindi sale e cannella, sempre frullando SOLO a scatti. Meno tempo ci mettete, meglio è!
A parte, usando le fruste elettriche, sbattere il burro con lo zucchero per qualche minuto, finchè il composto sarà soffice, chiaro e montato. Unire quindi tuorlo e aroma di mandorle frullando ancora un attimo.
Quindi usando sempre le fruste ma a bassa velocità unire il composto di farina e mandorla, giusto per amalgamare.
Il composto sarà molto morbido, metterlo quindi in frigo una decina di minuti.
Dopodichè prelevare un cucchiaio di impasto, lavorarlo tra le mani a formare un salsicciotto di circa 18 cm e largo circa mezzo (così dice la ricetta, i miei sono un po' più spessi e vengono bene lo stesso).
Appoggiare il salsicciotto sulla teglia coperta con carta forno e modellarlo a cuore.
Procedere finchè non finisce l'impasto e mettere la teglia in frigo una ventina di minuti (tengono meglio la forma così) oppure in freezer per dieci.
Cuocere a 180 gradi per circa 17 minuti, ruotando la teglia a metà cottura.
Dovranno risultare dorati.
Sfornare e trasferire la teglia su una gratella per far raffreddare i biscotti: non toccateli assolutamente per ora, si romperebbero.
Prima di servire cospargere con zucchero a velo.
NOTE
- la farina di segale bianca NON è la farina di segale che trovate comunemente al super, che infatti è più scura ;) in Italia l'ho trovata da Eataly, che vende anche on line. E' essenziale per la riuscita della ricetta e non sostituibile.
- i biscotti, specie se molto sottili, possono risultare fragili quindi attenti a maneggiarli.
- si conservano anche 4-5 giorni chiusi in una scatola di latta.
- la quantità di biscotti ottenuta dipende ovviamente dalle dimensioni dei salsicciotti. I miei sono più ciccioni :D quindi me n'è venuto qualcuno meno di quanto indicato nella ricetta originale.
venerdì 10 novembre 2017
Brownie senza glutine al cioccolato e noci pecan
Un brownie cioccolatosissimo.
A cui non saprete resistere.
Con il croccantino delle noci pecan.
E gluten free, ma non ditelo a nessuno ;)
La ricetta e qualche storia dal deserto oggi dalle Amiche di Fuso!




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