giovedì 15 dicembre 2022
I biscotti con...le patatine?!
Niente a mia discolpa.
Averli visti ed essere corsa a comprare le patatine adatte è stato tutt'uno.
Perchè ormai dovreste averlo imparato che da queste parti forte è l'attrazione verso ciò che è strano, e più è strano più sono curiosa, e più sono curiosa più bisogna che provi.
D'altronde se abbiamo messo la maionese nei biscotti, la Coca-Cola nelle torte e pure nel pollo non ci si potrà stupire delle patatine nei biscotti.
Divertentissimi da fare, stranissimi da mangiare.
Ve lo dico: o li amate o li odiate.
La via di mezzo non è contemplata.
Qui sono stati amati, e molto, per la semplicità di realizzazione ma soprattutto per il sapore che non saprei spiegare: perchè di base è dolce (grazie, ci sono due etti di latte condensato!) che poi improvvisamente vira sul salato, e così rimane, ondulato come le patatine, prima uno e poi l'altro.
Consiglio ardentemente di usare burro salato per un sapore più deciso, ma dipende da quanto amiate i contrasti.
Forse non saranno i biscotti con cui vi presenterete a Natale dalla vostra futura suocera :) ma quelli che farete per divertirvi, per non essere sempre prevedibili, per mera curiosità.
Perchè ok, Natale e le sue tradizioni (e prometto che i prossimi biscotti saranno iper-tradizionali!).
Ma una scossa, ogni tanto, ce la vogliamo dare?
LATKE COOKIES
da Food52
per 15-18 pezzi a seconda delle dimensioni
234 g di latte condensato zuccherato
57 g di burro salato o non salato (io salato), fuso
un uovo grande
241 g di patatine in busta rigorosamente del tipo rigato
Mescolare con una forchetta l'uovo intero, il latte condensato ed il burro fuso ma freddo. Quando sarà omogeneo unire la patatine, una manciata alla volta, rompendole a pezzi via via.
Non devono essere polverizzate ma risultare in pezzi, per questo schiacciarle tra le mani è il modo migliore.
Mescolare bene e lasciare riposare in frigo mentre il forno si scalda a 190 gradi.
Questo riposo è essenziale, non saltatelo.
Foderar due teglie con carta forno quindi appena il forno è caldo usare due cucchiai per creare dei piccoli pancake sulla teglia. L'impasto non sarà omogeneo ma non importa, aiutarsi con il cucchiaio per creare dei piccoli mucchietti leggermente più alti al centro.
Cuocere per 12-14 minuti finchè saranno dorati e qualche angolo risulterà bruciacchiato.
Far raffreddare 5 minuti sulla teglia quindi trasferire su una gratella.
Sono più buoni il giorno stesso, ma si conservano due giorni se conservati in una scatola ermetica.
NOTE
- ricetta semplicissima, raccomando di usare il burro salato per un sapore più netto, altrimenti viene qualcosa di non troppo dolce ma nemmeno troppo salato :)
- il riposo prima della cottura è imprescindibile, come imprescindibile il tipo di patatina usata. Quelle lisce non reggerebbero.
- nel mio forno ci sono voluti 13 minuti, non cuoceteli troppo poco perchè devono essere bruciacchiati ...sono molto più buoni ;)
venerdì 16 aprile 2021
Pie allo zucchero caramellato con panna semimontata alla vaniglia
Una pie classica del sud degli Stati Uniti che unisce un
guscio croccante e friabile ad un ripieno, si, fatto principamente di
zucchero ma sorprendentemente non stucchevole.
Un gusto caramellato e
una consistenza interessante, cremosa ma rustica allo stesso tempo
grazie alla presenza della farina di mais nel ripieno.
Un mistero il nome: infatti il dolce non ricorda in alcun modo una scacchiera come il titolo potrebbe far pensare.
L'origine
potrebbe risiedere nel fatto che il dolce poteva essere conservato a
lungo fuori dal frigo in un "chest", ovvero un contenitore e da qui il
passaggio a "chess".
O ancora pare che qualcuno a cui ne fu chiesto
il nome rispose "it's jes' pie" ovvero it's just pie, è solo una pie,
nello slang del sud degli USA.
Comunque sia sarà pure solo una pie...ma che pie ;)
BROWN SUGAR CHESS PIE
da The Book on Pie di Erin Jeanne McDowell
per uno stampo da pie da 24cm
283 g di dark brown sugar
30 g di farina di mais finissima
113 g di uova intere (circa 2 grandi)
85 g di tuorli
230 ml di latte intero
28 g di burro fuso
un cucchiaino e mezzo di estratto di vaniglia
mezzo cucchiaino di sale
un guscio da pie da 23 cm di diametro, parzialmente cotto,spennellato con albume e completamente freddo
CARAMELIZED PIE CRUST
per l'All Buttah Pie Dough
150 g di farina
1 g di sale fino
113 g di burro freddissimo tagliato a cubetti di circa 1 cm
60 ml di acqua ghiacciata (ma può servirne meno, o di più a seconda della farina)
zucchero semolato, circa 50 g per caramellare
WHIPPING CREAM SAUCE
235 g di panna liquida da montare
50 g di zucchero semolato (facoltativo, non l'ho usato)
1 e 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
Preparare la base:
mescolare sale e farina. Unire i cubetti di burro freddissimo
sfregandoli tra le dita in modo che si intridano per bene di farina e
finchè avranno la dimensione di mezzi gherighi di noce. Ora creare uno
spazio al centro ed unire l'acqua (attenzione che potrebbe non servire
tutta, unitene meno della metà per iniziare). Mescolare con le dita in
modo da idratare la farina ed appena l'acqua è assorbita compattare il
panetto tra le mani senza impastare.
L'impasto non dovrà essere troppo secco nè troppo morbido, quindi regolatevi con l'acqua.
Formare
un disco spesso circa un paio di cm, avvolgerlo in pellicola per
alimenti e mettere in frigo per almeno 30 minuti o fino a due giorni.
Per caramellare semplicemente spolverizzare l'impasto con lo zucchero mentre lo si stende con il mattarello.
Foderare
quindi uno stampo da pie da 24 cm di diametro stendendo la pasta a
circa mezzo cm. Bucherellare la base con i rebbi di una forchetta quindi
foderare con carta forno e riempirla di sfere in ceramica da forno
facendo attenzione a salire anche sui bordi.
Mettere in forno
preriscaldato a 205 gradi per circa 15-17 minuti, finchè i bordi saranno
coloriti, quindi togliere carta e pesi e continuare la cottura per
due-tre minuti.
Far raffreddare completamente e spennellare con un sottile strato di albume. Far asciugare completamente.
Per il ripieno:
Mescolare
zucchero e farina di mais, quindi unire uova e tuorli e sbattere per un
paio di minuti finchè il composto risulterà più chiaro.
Unire il
resto degli ingredienti amalgamando benissimo quindi versare nel guscio
di pasta parzialmente cotto e completamente freddo.
Cuocere in forno
preriscaldato a 165 gradi, posizionando la teglia nella parte bassa, per
circa 35-40 minuti o comunque finchè i bordi del ripieno risulteranno
sodi mentre al centro sarà ancora leggermente tremolante.
Far raffreddare completamente a temperatura ambiente quindi passare in frigo per almeno un'ora prima di servire.
Per la copertura:
Montare la panna con lo zucchero, se lo si usa, finchè il tutto addensa. Dovrà avere la consistenza di una salsa densa ma non montare. Unire infine la vaniglia. Conservare in frigo anche fino a 24h ma potrebbe smontarsi un po'. Nel caso, frullare nuovamente prima di servire.
NOTE
- il dolce non è complicato ma la base richiede un po' di manualità ed esperienza nel maneggiare impasti ricchi di burro che una lavorazione sbagliata può rendere duri ed indigesti invece che friabili e leggeri. Nel libro la sezione sulla lavorazione delle basi è fatta molto bene, arricchita da foto esplicative ed addirittura un elendo di errori ed eventuali soluzioni. Molto interessante anche che per ogni realizzazione sia possibile abbinare più basi (nel libro presenti anche in versioni gluten-free e vegan!), la mia scelta è andata a un super classico con solo l'aggiunta di poco zucchero sulla superficie che non tanto addolcisce, ma più che altro rende ancora più interessante ogni morso.
- dettagliatissimo anche il capitolo su quanto impasto e ripieno servano a seconda della teglia usata. Tenete presente che una teglia classica da pie da 24cm ha una capienza diversa da, per esempio, una teglia a cerniera delle stesse dimensioni che invece ne richiederà di più. Avendo usato una piatto da pie mi sono attenuta alle dosi indicate che si sono rivelate precise al grammo.
- il brown sugar, ormai lo sapete, non è zucchero di canna ma zucchero melassato, ovvero zucchero semolato addizionato di melassa. A seconda di quanta melassa è presente lo zucchero diventa light o dark brown. Qui viene usato il brown, ovvero quello a più alta concentrazione di melassa, che regala un fantastico gusto di caramello.
- nel mio forno il dolce ha dovuto cuocere qualche minuto in più del previsto perchè dopo 35 minuti il ripieno era ancora completamente liquido. Ho molto apprezzato che oltre al numero di uova/tuorli da utilizzare fosse presente anche il peso: infatti qui non trovo spesso uova grandi ed ho dovuto aggiungerne uno per raggiungere la quantità necessaria.
- la copertura è semplice panna semimontata. Non serve aggiungere zucchero, secondo me, dato che fa tutto già il ripieno. La vaniglia direi imprescindibile.
- il
profumo in cottura è da tortura dantesca, come il non poter assaggiare
il dolce finchè ben freddo di frigo. Ma vale veramente la pena: guscio
croccante e friabile, un ripieno cremosissimo.
Uno di quei dolci da
una fettina sola, per carità, che non ce la faccio per poi ritrovarsi in
cucina a...livellarne i bordi per amor di geometria mentre i ritaglia
finiscono in bocca.
Insomma, un successone!
mercoledì 10 marzo 2021
Zuppa al burro di arachidi
C'è nulla di più tipicamente americano del burro di arachidi nell'immaginario collettivo?
Ebbene,
le popolazioni africane usavano già le arachidi molto prima di essere
ridotte in schiavitù e deportate negli Stati Uniti.
Il legume in
questione (ebbene si) sebbene endemico del Sud America fu poi esportato
dai Portoghesi e usato moltissimo in Africa, basti pensare a quante
preparazioni tipiche le prevedano tra gli ingredienti.
Con la
deportazione, gli africani ridotti in schiavitù portarono quindi con sè
il bagaglio di conoscenze e ricette che di arachidi facevano uso: zuppe,
salse, stufati e addirittura pani!
La zuppa che vedete qui è un primo piatto di lusso,ispirato a quello che l'autrice ha letto su un libro di cucina creola.
Ovviamente in origine la ricetta prevedeva che le arachidi fossero cotte, pelate e lavorate fino ad ottenere una pasta morbida.
E qui ci viene in soccorso il burro di arachidi già pronto: ovviamente naturale e senza zucchero!
Di
mio, invece di comprare quello industriale mi sono recata al bellissimo
supermarket sotto casa che te lo prepara espresso macinando le arachidi
davanti ai tuoi occhi.
PEANUT SOUP
da Jubilee di Tono Tipton-Martin
per 6-8 porzioni
57g di burro
25 g di cipolla tritata
1 cucchiaino di aglio tritato ( circa uno spicchio)
un cucchiaio di farina
240 g di burro di arachidi senza zucchero
un litro di brodo di pollo
250 ml di panna fresca
sale e pepe
salsa piccante (facoltativa)
qualche arachide tostata per la decorazione (facoltative)
In una casseruola di dimensioni medie far sciogliere il burro su fuoco
medio finchè sfrigola. Aggiungere la cipolla e l'aglio e far cuocere
finchè saranno ammorbiditi ma senza farli scurire, circa 3 minuti.
Aggiungere la farina e mescolare velocemente con una frusta per farla
amalgamare, quindi unire il burro di arachidi sempre mescolando molto
bene.
Quando il tutto sarà liscio ed omogeneo aggiungere il brodo e portare ad un leggero bollore.
Abbassare
il fuoco e far cuocere per circa 20 minuti in modo che i sapori si
fondano e la zuppa addensi un po', mescolando di tanto in tanto.
Togliere dal fuoco ed aggiungere la panna quindi aggiustare di sale e pepe, unendo anche un po' di salsa piccante se la si usa.
Servire
con delle arachidi tostate facendo attenzione a non scaldare la zuppa
su fuoco troppo alto dopo aver aggiunto la panna o potrebbe separarsi.
Aggiungo la ricetta del brodo di pollo usato per questa ricetta:
una gallina da 2/3 kg oppure 1.5 kg di ossa di pollo
una cipolla media tagliata in quattro
3 gambi di sedano
3 foglie di alloro
qualche grano di pepe nero
2 rametti di timo fesco o un quarto di cucchiaino di timo secco
3 gambi di prezzemolo
In
una pentola molto capiente mettere 5 litri di acqua e la gallina (o le
ossa) e la cipolla, i gambi di sedano tagliati a metà ed il resto degli
ingredienti.
Portare a bollore su fuoco alto quindi abbassarlo,
coprire parzialmente con un coperchio e lasciar cuocere piano per 2 o 3
ore:più lunga sarà la cottura, più intenso risulterà il brodo.
A fine cottura se si usa la gallina intera toglierla e lasciarla da parte, in modo da poter usare la carne.
Filtrare il brodo e metterlo in frigo dopo che si sarà raffreddato.
Quando sarà ben freddo il grasso salirà a galla, toglierlo con un mestolo forato.
Conservarlo ben coperto in frigo per una settimana oppure surgelarlo.
NOTE
- la zuppa è una vera sorpresa! Il sapore del burro di arachidi viene smorzato dal brodo e dalla panna, è ovviamente prevalente ma non stucchevole o pesante. L'insieme è buonissimo e risulta in una zuppa cremosa senza essere troppo densa.
- il brodo di pollo non deve essere necessariamente quello della ricetta ma per amore di autenticità del piatto ho preferito realizzarlo. Un po' diverso negli aromi usati da quello che preparo di solito ma veramente ottimo e profumato.
- il piatto è pronto praticamente in meno di mezz'ora, da quando cominciate a soffriggere cipolla ed aglio al momento di servirlo: di nuovo, un figurone senza troppi sforzi.
- essendo molto ricca non
ne serve una porzione gigantesca, quindi dalla ricetta si ottengono
tranquillamente 6 porzioni normali o 8 più piccole.
La risposta, assolutamente affermativa, è stata completata dalla lamentela che poi i piatti non li rifaccio mai, ma c'è sempre qualcosa di nuovo da provare etc
lunedì 8 giugno 2020
Donut in due ingredienti e due minuti!
Una settimana da sballo.
Almeno nella testa, ma questo già basta.
Ebbene si, da una settimana ci avevano allentato le restrizioni ed il coprifuoco comincia alle 8 di sera invece che alle 3 del pomeriggio.
Ma soprattutto, udite udite, bar e ristoranti aperti per mangiarci, moschee di nuovo ad accogliere i fedeli, negozi riaperti.
Tre mesi che non usciamo.
Secondo il mio augusto consorte vanno calcolati tipo anni dei cani, per cui sembra che non si esca da minimo il triplo del tempo.
Sempre che non si contino i miei viaggi settimanali al supermercato, ormai diventati slalom ridicoli per evitare l'incontro ravvicinato con qualsiasi altro essere umano e benefica pratica dell'apnea sotto mascherina ogni qual volta qualcuno mi sembri a meno di due metri.
Non usciamo il primo giorno, aspettiamo il weekend.
Mi dimentico nell'ordine le chiavi di casa.
Gli occhiali da sole.
Il consorte gli occhiali da vista.
Due deficienti.
Il centro commerciale a cui puntiamo per una commissione di cui necessitiamo da tempo ovviamente presenta barriera all'ingresso per misurazione temperatura.
Per motivi che mi sfuggono viene presa sulla mano e sulla fronte: immagino sia per fare media dato che alla prima ho 42 e alla seconda 34.
No comment.
Ci viene rimisurata con le stesse modalità nell'ordine poi per ingresso al supermercato, ingresso in negozio ed ingresso al ristorante che essendo pomeriggio è vuoto per cui decidiamo di inaugurare la stagione con una roba tra merenda ed aperitivo che ci farà da cena.
E non importa che ognuno di questi esercizi sia all'interno del centro commerciale che ci ha già autorizzato all'ingresso.
Via di corsa, che anche se il coprifuoco lo abbiamo alle 20 alle 19 il centro commerciale chiude ed il ristorante alle 18:30.
E commentiamo che si, dai, è un traffico ma ci voleva, ed abbiamo visto che la vita sulla Terra è ancora presente e poi aver trovato dopo mesi le fette biscottate non ha prezzo.
Mattino successivo: battiamo ogni record.
Dopo ben una settimana di allentamento delle restrizioni, ci richiudono per picco nel numero di contagi!
Per ora solo la città di Jeddah, ma aspetto con fiducia che estendano la cosa anche ad altre, la mia compresa.
Come si dice, è stato bello finchè è durato.
E si che uscire con guanti e mascherina con 50 gradi all'ombra mi è sembrato stupendo :D
Esperimenti da lockdown ben riusciti: questi mini donuts battono tutti i record! Velocissimi (avete mai visto una ricetta di fritto che cominci dal mettere l'olio a scaldare? Io no!) ma soprattutto di un buono inaspettato.
Fate lo sforzo e glassateli, che così diventano proprio come i donuts americani.
E semplicissimo anche adattarli alla versione vegan.
Due ingredienti, due minuti: ci vuole più a dirlo che a farli ;)
Preparare una padella a bordi alti con almeno due dita di olio e metterla su fuoco medio.
Mescolare in una ciotola farina e yogurt. Si otterrà una pasta della consistenza quasi di quella per bignè.
Mettere la pasta in una tasca da pasticceria senza bocchetta e tagliare in modo da ottenere delle palline di due centimetri di diametro che vanno tagliate con le forbici direttamente sul fuoco e fatte cadere delicatamente.
Potete in alternativa usare un sacchetto per alimenti tagliandone il bordo o in caso estremo due cucchiaini ma in questo caso i mini donuts avranno una forma meno regolare (ma saranno comunque buonissimi!)
Friggerli a fuoco medio finchè saranno ben dorati, quindi scolarli su carta da cucina e farli raffreddare.
Preparare la glassa: mescolare il burro fuso con lo zucchero a velo ed unire qualche cucchiaio di latte fino ad ottenere una pastella semiliquida. La densità della glassa dipende da voi: più o meno liquida, più o meno densa a seconda di quanta ne vogliate sui donut.
Versare metà dei donut nella glassa, farli ricoprire per bene e scolarli su una gratella con un mestolo forato.
Aggiungere del cacao in polvere alla glassa rimasta e ricoprire i donut rimasti.
Attendere che la glassa si rapprenda prima di servirli.
NOTE
- se non avete la farina autolievitante usate 140g di farina comune addizionata di un cucchiaino e mezzo di lievito per dolci.
- se non volete glassarli sono buonissimi anche solo rotolati nello zucchero semolato. Ma consiglio caldamente il passaggio extra della glassa: per amanti ed intenditori è uguale a quella sui donut americani! Potete farla più o meno densa a seconda di come vi piaccia...a me bella spessa, è la parte migliore ;)
- se avete la pazienza dei santi, quella che non ho io e si vede dalla foto, la glassa rapprende ed asciuga perfettamente lasciando i mini donut all'aria per un'oretta circa. Io li ho toccati prima perchè mi ero stancata di aspettare :)
mercoledì 20 febbraio 2019
La torta al limone che creò un mito!
Maida Heatter non era certo una celebrità il giorno in cui nel lontano 1968 l'allora food editor del New York Times entrò nel piccolo caffè che gestiva insieme al marito a Miami.
Pochi assaggi, una folgorazione, e la richiesta di tre ricette da pubblicare sulle colonne del giornale.
Una era proprio quella che vedete qui, quella che ebbe più successo, che contribuì a rendere la signora una leggenda tra i lettori che inondarono all'epoca il giornale di lettere di ringraziamento.
Da lì in poi, una strada di successi: tanti libri di dolci che le valsero il titolo di Queen of Puddings, e tanti fan anche tra le celebrità, una tra tutte Nancy Reagan.
Nell'epoca in cui le torte si scelgono in base a quanto le loro foto stiano bene nelle bacheche di Pinterest, questa non è certo particolarmente elaborata o ricca di chissà quale decorazione.
Anzi, lo stampo originariamente usato per la foto della prima pubblicazione è completamente liscio.
Eppure, è un assoluto capolavoro.
Morbida, umida, con non uno ma due genius trick, trucchetti geniali che la rendono unica: il primo, il fatto di usare pangrattato finissimo per spolverizzare lo stampo.
Non solo dà un sapore molto più piacevole della farina, ma lascia un che di leggermente croccante ed assolutamente irresistibile, oltre a lavorare efficacemente per sformare la preparazione.
Il secondo, la glassa a freddo con la quale va spennellata la torta e la rende non solo morbidissima ma ne previene il seccarsi naturale dovuto al passare dei giorni.
A proposito, perchè questo strano nome?
Perchè la ricetta fu passata dalla figlia di Maida alla madre, che la modificò leggermente per renderla il successo che diventò. Questo il nome della strada di New York dove la ragazza viveva all'epoca, e che rimase alla torta per sempre.
Maida Heatter, a cui tutte le Martha Stewart, Donna Hay e Ina Garten del mondo solo per citarne alcune devono un doveroso grazie, oggi ha 103 anni, gode di ottima salute e sta lavorando con l'aiuto della nipote ad un ennesimo libro che raccoglie le sue migliori ricette.
Che lo zucchero non faccia poi così male? ;)
Imburrare e cospargere di pangrattato una teglia con foro centrale da 24 cm di diametro e della capacità di circa 2.8 litri. Accendere il forno a 175 gradi.
Mescolare farina, sale, lievito e lasciare da parte.
Montare molto bene con una impastatrice con gancio a K o fruste elettriche il burro per circa 2 minuti finchè cremoso quindi aggiungere lo zucchero e battere per almeno altri 3 minuti.
Unire quindi le uova, una alla volta, battendo sempre dopo ogni aggiunta. Comunque non preoccuparsi se l'impasto apparirà leggermente grumoso.
Ora con l'impastatrice o le fruste al minimo unire le polveri in tre volte, alternando con il latte, lavorando il tutto solo il minimo indispensabile perchè sia amalgamato raschiando bene le pareti della ciotola se dovesse essere necessario. Unire quindi la buccia di limone girando con una spatola.
Versare il tutto nello stampo preparato, livellando l'impasto facendo ruotare la teglia tra le mani.
Cuocere tra 65 e 70 minuti, finchè uno stecchino inserito al centro uscirà pulito o solo con poche briciole attaccate.
Togliere dal forno e far riposare il dolce nella teglia per 5 minuti, quindi capovolgerlo su una gratella da pasticceria a sua volta posizionata su una larga teglia con i bordi.
Mescolare gli ingredienti della copertura ed utilizzarla immediatamente per spennellare la torta ancora molto calda. Lavorare con pazienza finchè il tutto sarà assorbito.
Far raffreddare completamente prima di trasferire la torta su un piatto, ma aspettare alcune ore prima di tagliarla in modo che la glassa di copertura venga assorbita per bene.
Conservare a temperatura ambiente.
NOTE
- importante prima di ogni cosa: questa è una torta bella grande. Fate attenzione allo stampo che usate che si, è da 24 cm di diametro ma deve poter contenere quasi 3 litri di impasto. Quindi abbiate cura che sia a bordi veramente alti, pena il disastro.
- è buonissima, e se possibile diventa ancora più buona col passare dei giorni. La glassa dà morbidezza e lascia un po' di zucchero sulla superficie, come potete vedere dalla foto, rendendola irresistibile, bisogna avere solo la pazienza di spennellarla a poco a poco per farla assorbire.
- nella sua apparente semplicità è una torta che va saputa fare e soprattutto cuocere. Come detto, è una torta bella grande ed il tempo indicato mi ci è voluto quasi tutto ma l'ho controllata veramente a vista. Seccarla irrimediabilmente per una cottura troppo prolungata sarebbe un gran peccato.
- l'aroma di limone non è prevalente nell'impasto, ma lo si trova ad ogni morso grazie alla glassa. L'autrice dice che si può sostituire il succo di limone nella glassa con succo di lime, ma meglio usare sempre buccia di limone grattugiata nell'impasto stesso. Mi riprometto di provare.
mercoledì 13 febbraio 2019
Banana Bread, il più buono del mondo (con l'ingrediente segreto :D
Ops, I did it again :)
Niente da fare, è più forte di me: vedere maionese tra gli ingredienti di una ricetta dolce mi fa capitolare all'istante.
E non perchè sia matta, ma perchè mi sono convertita da quando provai per la prima volta quei certi biscotti che fanno ormai da oltre dodici anni il giro del web suscitando una certa inquietudine prima, e ovazioni a non finire ad assaggio avvenuto.
Sia chiaro: mai rivelare l'ingrediente segreto.
Rimanere sul vago a seconda di chi sia il vostro pubblico è l'arma migliore.
Buttatela sulla lavorazione, su un trucchetto, su uno stampo magico, ma non dite mai "maionese".
Eppure sono solo uova e olio, ingredienti più che legittimi dentro un dolce...
Che poi i dolci con la maionese non hanno fatto certo la loro apparizione con i biscotti di cui sopra: i primi ricettari che ne riportano una versione appaiono negli Stati Uniti addirittura nei primi anni venti.
Niente di nuovo sotto il sole, dunque.
Schiacciate le banane, versateci sopra il barattolo in questione, trattenete il respiro e fidatevi: così dice Kristen Miglore.
Io invece vi dico di respirare normalmente e seguire tutto alla lettera: d'altronde la ricetta è attribuita a Lucy Cufflin, che dopo aver studiato al Cordon Bleu è diventata chef in uno chalet di montagna ed ha pubblicato diversi libri di ricetta che le sono valsi il titolo di "queen of shortcuts", la regina delle scorciatoie in cucina.
Sta di fatto che chiunque l'abbia assaggiato mi ha implorato di rifarlo.
L'augusto consorte sottoposto al test casalingo del "indovinacosac'èdentro", a cui suo malgrado è ormai uso da molti, molti anni :) ha nominato qualunque cosa per pura disperazione arrivando ai cetrioli e pomodori solo perchè li ha visti in frigo quello stesso giorno.
Che se la cucina deve essere anche divertimento, qui ce n'è a più non posso ;)
Preriscaldare il forno a 175 gradi e posizionare una grata nel ripiano centrale. Foderare con carta forno uno stampo da plumcake lasciando che salga di almeno 2 cm oltre i bordi (23cm/13cm/6,5cm. La misura è importante perchè il dolce una volta cotto arriverà fino all'orlo. Se si usa uno stampo più piccolo una parte dell'impasto va necessariamente cotto altrove, stampini da muffin etc controllando ovviamente la cottura che più piccolo è lo stampo, più sarà breve)
In una ciotola mescolare le banane, la maionese ed il brown sugar finchè il tutto sarà ben amalgamato quindi unire il caffè (o acqua).
Aggiungere quindi farina, sale e bicarbonato, mescolare ad ottenere un composto omogeneo quindi versare nello stampo preparato. Cospargere con un poco di zucchero grezzo e cuocere per curca 50-60 minuti, finchè uno stecchino inserito al centro uscirà pulito.
Sollevare il dolce dallo stampo aiutandosi con la carta forno (non capovolgetelo, la parte zuccherata rimane in cima) e farlo raffreddare.
Conservarlo in un contenitore ermetico in luogo fresco, ma rimane perfetto anche per cinque giorni: sarà solo la crosticina zuccherata al limite a perdere un poco di croccantezza.
NOTE
- il dolce non è buono: è buonissimo. Tutti a chiedermi che spezie ci fossero, che aromi avessi usato, quale magia o ingrediente segreto. Il particolarissimo profumo è dato dal'uso del caffè che vi invito assolutamente a non sostituire con l'acqua, esperimento fatto e la torta diventa molto, molto più scialba.
- ci si raccomanda di usare maionese di buona qualità. Nel libro vengono menzionate la Hellman's, che ho usato io, o la Best Food (che, piccola curiosità, è solo un altro nome per la Hellman's e con questo viene commercializzato fuori dagli USA. Voi, la migliore a cui abbiate accesso.
- il light brown sugar non è zucchero di canna ma ciò che in Italia viene chiamato zucchero melassato, ovvero zucchero semolato addizionato di melassa. Le diciture "light" o "dark" si riferiscono alla quantità di melassa utilizzata in aggiunta allo zucchero. Se non lo trovate potete farlo in casa utilizzando 200 g di zucchero semolato e 20 g di melassa.
- nonostante quello che a prima vista si potrebbe pensare visti gli ingredienti, il dolce non risulta per nulla pesante, nè stucchevole. Morbidissimo ma con la consistenza perfetta per essere tagliato a fette, profumato di banana senza che questa sia prevalente. Dura diversi giorni, se possibile diventa ancora più buono. Sicuramente il migliora banana bread mai preparato.
- le banane da utilizzarsi devono essere veramente, ma veramente mature. Non frullatele ma schiacciatele con una forchetta o con uno schiacciapatate esattamente come indicato.
- serve dirvi che la torta è stata già replicata a grande richiesta? E per chi fosse interessato è venuta benissimo anche con una maionese vegana.



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