giovedì 24 novembre 2022
Dolce di semolino all'arancia, mandorle e cannella (vegan)
Cena della Vigilia e pranzo di Natale condividono a casa arabafelice lo stesso postulato: per nessuna ragione si serviranno dolci diversi dai classici Pandoro e Panettone.
Ci saranno per accompagnarli salse, creme, zabaioni, un anno anche un gelato al vinsanto che strappò un'ovazione.
Al naturale, scaldati, le fette una volta grigliate che per poco non mi costarono un'accusa di eresia.
Tutto
il resto, torroncini, panforti, ricciarelli (ricordiamo sommessamente
la, ehm, notevole ed immancabile toscanità acquisita della suddetta
casa) pastiere, capresi, marron glacè, diavolerie varie viene portato in
tavola rigorosamente al caffè, che nulla ci sia a distogliere
dall'importanza dei dolci precedenti.
Ma nella vita expat Natale
non è solo il 25 Dicembre, quello che si cerca ad ogni costo di
festeggiare in terra natìa: in realtà comincia a fine Novembre, con il
Ringraziamento americano, e continua man mano ogni fine settimana per
salutare amici e conoscenti prima che tutti si viaggi o si rientri nei
Paesi d'origine.
Quindi è un fiorire di cene e tè pomeridiani a tema,
con decorazioni che stridono con i 30 gradi del clima, e ben poco dei
cibi tipici che si trovano di qualità discutibile ed a prezzi folli.
Per
l'ultimo a cui ho partecipato, pochi giorni fa, mi sono presentata con
qualcosa che sapevo avrebbe fatto piacere alle mie nuove conoscenze
(tipo la signora vegana ma solo cinque giorni a settimana, nel weekend
poco ci manca che diventi direttamente cannibale, ma ve lo racconto
un'altra volta) o meglio alle loro abitudini alimentari sempre tanto
alla moda: un dolce che casualmente è vegano, senza uova nè latticini
ovviamente, freddo come si addice al clima ma con un profumo di Natale
da far esclamare che assomiglia ad un Christmas Pudding inglese.
Ora,
con il Christmas Pudding non ha niente a che spartire ma tra chiodi di
garofano, cannella ed arancia che sappia di festa è assicurato.
E nemmeno si usa il forno, che a queste latitudini e ahimè di questi tempi, è un bonus non da poco!
La ricetta viene da un libro recentemente recensito su queste pagine, Nistisima di Georgina Hayden, che ho amato alla follia e che vi consiglio vivamente per un regalo di Natale.
Piatti
vegetariani e vegani della tradizione ortodossa greca e cipriota che
hanno tutto fuorchè l'essere punitivi nè fanno rimpiangere piatti più
ricchi o complessi.
Provatelo questo dolce, perchè è una vera sorpresa!
MAMA'S HALVA
da Nistisima di G. Hayden
per 16 porzioni
600 ml di latte di mandorla
360 g di zucchero semolato
2 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
5 chiodi di garofano
2 bastoncini di cannella
un'arancia
200 ml di olio di semi di girasole (o altro olio neutro) più dell'altro per lo stampo
140 g di mandorle spellate
400 g di semolino (non il tipo finissimo)
cannella in polvere per la finitura
Versare
il latte di mandorla in una pentola media insieme a 600 ml di acqua, lo
zucchero, l'acqua di fiori di arancio, i chiodi di garofano ed i
bastoncini di cannella. Grattugiare finemente la buccia dell'arancia ed
aggiungere anch'essa.
Portare a bollore su fuoco medio quindi
abbassare la fiamma e far sobollire piano per circa un quarto d'ora,
finchè leggermente sciropposo. Rimuovere chiodi di garofano e cannella e
lasciare da parte.
Spennellare uno stampo da bundt non troppo
piccolo con poco olio. Tritare grossolanamente le mandorle. Scaldare
tutto l'olio in una padella ben capiente su fuoco medio/basso. Scaldarlo
per circa un minuto quindi aggiungere il semolino e tostarlo,
mescolando sempre, per circa 5 minuti o finchè sarà dorato. Far
attenzione perchè se scurisce troppo prenderà un gusto amaro.
Unire
le mandorle tritate quindi poco alla volta aggiungere lo sciroppo
preparato, mescolando sempre, finchè sarà tutto assorbito ed il composto
prenderà consistenza di un purè denso.
Versare subito nello stampo preparato livellando bene.
Far raffreddare prima a temperatura ambiente poi in frigo per una notte. Al momento di servire invertire lo stampo su un piatto da portata e spolverizzare con cannella a piacere.
NOTE
- il
nome non deve trarre in inganno: l'halva tipica dei dolci mediorientali
qui non c'entra nulla! E' invece il nome di questa preparazione a base
di semolino tipica di Grecia, dove viene preparato con la farina di
semola, e Cipro, dove si preferisce il semolino non così fine. Negli
ingredienti viene indicato che non vada usato, appunto quello finissimo
che in pratica è la farina. Non vi stupirà sapere che dove vivo il
semolino si trovi in ogni super in tre differenti misure: fine, medio,
grosso.
Ho usato il medio ma in realtà qualunque andrà bene.
- la ricetta è semplice ma bisogna far attenzione alla tostatura del semolino perchè il passo da deliziosamente tostato a bruciato è molto, molto breve e parlo con cognizione di causa. Non lasciate il fornello incustodito.
- il composto viene pressato in uno stampo da bundt di cui poi prenderà la forma. Nessun problema a sformarlo ma ungetelo bene! Il mio misura 25 cm ed era pieno quasi fino all'orlo. Le 16 porzioni si riferiscono al fatto che essendo un dolce molto ricco non se ne servono fette giganti. Portato ad un consesso di dieci persone ce ne sarebbe stato anche per un eventuale bis di tutti i commensali.
- il latte di mandorla usato è quello non zuccherato. Non è specificato ma direi ovvio. Può essere in realtà sostituito da tutta acqua ma dà un bellissimo aroma quindi non omettetelo.
- la consistenza è quella di una torta morbida o un budino. Buonissimo a dir poco, sembra quasi marzapane ma molto meno caricomartedì 15 novembre 2022
Tartellette di sfoglia con cipolle caramellate e caprino
La regola è quella e non si cambia: le ricette in casa arabafelice non si ripetono.
Se
ne provano tante, sempre nuove, con quell'ansia che viene dal
possedere un numero di libri inversamente proporzionale al tempo a
disposizione, sapendo che la maggior parte non prenderà mai vita.
Rarissime
le eccezioni alla suddetta regola, che contemplano che la ricetta in
questione sia come minimo un capolavoro assoluto di cui non sia stato
trovato emulo minimamente accostabile.
Fanno parte del gruppo un paio
di ricette di Yotam Ottolenghi, due di Martha Stewart, una di Nigella
Lawson. Alla santissima trinità in questione si aggiunge, ebbene si,
questa degli Hairy Bikers dal loro The HB Perfect Pies.
Per quanto semplice possa sembrare il risultato è, credetemi, al di sopra di qualsiasi aspettativa ed immaginazione.
Inutile
che vi elenchi i complimenti, le richieste di condividere la ricetta,
la preghiera di portare "quegli affari con le cipolle" a qualunque cena o
buffet in cui fosse presente qualcuno che già li aveva assaggiati.
Più
emblematico che sia l'unica, dicasi l'unica ricetta al mondo che
preveda le cipolle come elemento principale che il mio augusto consorte
mangi, e di gran gusto.
E se gli chiedete il perchè, ricordandogli
che i bulbi in questione vanno annoverati tra quelli che considera la
sua personale kryptonite, la risposta è "ma qui ci stanno benissimo".
Quindi
anche in considerazione delle feste che arriveranno presto e delle idee
a riguardo che non bastano mai, ho deciso di inaugurare il cesto di Natale con queste tartellette divine.
Non
storcete il naso alla sfoglia pronta: ne esistono di qualità
eccellente! E nemmeno al procedimento piuttosto semplice: non è una
benedizione ogni tanto potersi semplificare la vita? ;)
CARAMELISED RED ONION & GOAT'S CHEESE TARTS
da HB Perfect Pies degli Hairy Bikers
per 6 pezzi
50g di burro
4 cipolle rosse medie, tagliate a metà e poi affettate sottilmente
50 g di brown sugar
3 cucchiai di aceto di vino rosso
3 cilindri di caprino
2-3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
pepe macinato al momento
origano fresco o prezzemolo per guarnire
un rotolo di pasta sfoglia da 375g
farina per spolverare
latte per spennellare
Fondere
il burro in una pentola antiaderente quindi aggiungere le cipolle.
Cuocere su fuoco molto dolce per circa 30 minuti, finchè saranno ben
ammorbidite, mescolando ogni tanto.
Aumentare il fuoco e cuocere altri 3-4 minuti mescolando sempre, finchè cominceranno a colorire.
Aggiungere quindi lo zucchero e l'aceto e cuocere per 5 minuti, mescolando, finchè la maggior parte del liquido sarà evaporato.
Togliere dal fuoco e lasciare da parte.
Srotolare la pasta sfoglia e stenderla su una superficie infarinata finchè sarà circa 4cm più lunga. Tagliarla in 6 rettangoli uguali, metterli in una teglia, bucherellarli con una forchetta e spennellarli leggermente con del latte. Cuocere in forno preriscaldato a 200 gradi per 10 minuti, quindi toglierli dal forno ed abbassarli delicatamente con una spatola.
Dividere le cipolle tra i rettangoli di pasta. Tagliare il formaggio a fette, ed ogni fetta a metà, quindi mettere 2 pezzi su ogni rettangolo. Condire con del pepe nero.
Cuocere immediatamente oppure mettere da parte
fino a 10 minuti prima di servirli (ma se manca più di un'ora alla
cottura tenerli in frigo.)
Infornarli per 6-8 minuti finchè la pasta sarà ben colorita ed il formaggio comincerà a fondere leggermente.
Trasferire
i rettangoli sul piatto da portata e condirli con un filo d'olio.
Guarnire con origano o prezzemolo e servire tiepidi.
NOTE
- più semplice di così si muore. Unica attenzione va posta alla cottura delle cipolle, che deve essere molto dolce e prolungata. Ho le piastra ad induzione per cui riesco a regolare il calore perfettamente in modo che rimanga costante senza rischio che bruci nulla. Con la fiamma me la cavo meno bene, ma suggerirei l'uso di uno spargifiamma per massima sicurezza.
- le cipolle con il burro, poi caramellate con zucchero e aceto: fatene tante perchè non solo si riducono in modo impressionante dopo la cottura, ma parte del calo, ehm, fisiologico, potrebbe essere causato da frequenti, necessari, assaggi.
- le indicazioni sulla sfoglia vengono date su un rotolo già steso di determinato peso che mi pare di aver visto anche in Italia. Io qui la trovo solo in panetto e quello è stato usato, dopo averlo opportunamente steso.
- oltre ad essere buonissime hanno il pregio di possono essere preparate in anticipo e, a scelta, cotte all'ultimo momento. In alternativa negli anni sono state anche cotte e leggermente scaldate al momento non perdendo nulla dello charme di cui vi ho già abbondantemente parlato :)
lunedì 17 ottobre 2022
Tartellette al limone e tè matcha
Ricordate qualche anno fa, quando non eri nessuno se non
bevevi tè matcha ad ogni ora del giorno e della notte e non eri un
foodblogger degno di questo nome se non annoveravi almeno un paio di
ricette che lo includessero nel tuo repertorio?
Ebbene, il matcha lo
bevo da tempo immemorabile perchè mi piace molto ma ricette mai
realizzate: primo, non tutti ne gradiscono il sapore anche se dicono il
contrario.
Secondo, le mode mi spingono inevitabilmente a fare il contrario :)
Ora,
le virtù del tè in questione sono note ma ahimè non certo quella che
sento spesso che "faccia dimagrire": se lo andate a raccogliere di
persona, vi caricate le foglie per qualche chilometro, le essiccate e
polverizzate probabilmente avrete un consumo calorico tale da poter
incidere sulla questione.
In caso contrario mettetevi l'anima in pace e bevetelo quindi solo se vi piace sul serio.
Anche
l'autrice ricorda che il colore delle tartellette che vedete qui
potrebbe far venire in mente che siano in qualche modo salutari:
assolutamente no, il tè è annegato nello zucchero e nella panna, quindi
eventuali benefici stroncati sul nascere.
Ma sono buonissime, oltre che ipnotiche: fate la prova? ;)
MATCHA & LEMON POSSET TARTS
da A Good Day to Bake, di B. Ebuhei
per 5 pezzi
95 g di burro a cubetti
50 g di zucchero a velo
un cucchiaino di pasta di vaniglia
2 tuorli
190 g di farina
un quarto di cucchiaino di sale
per il ripieno
100 g di zucchero semolato fine
la buccia grattugiata di un limone
3 cucchiai di succo di limone
2 cucchiaini e mezzo di te matcha, più altro per spolverizzare
300 ml di panna ad alto contenuto di grassi
Sbattere
il burro, lo zucchero e la vaniglia a mano o meglio con delle fruste
elettriche fino ad ottenere un composto denso e omogeneo. Unire i tuorli
e battere ancora finchè il tutto sarà amalgamato, raccogliendo anche
quello che si sarà depositato sui lati della ciotola.
Aggiungere infine farina e sale mescolando brevemente solo il tempo perchè il composto stia insieme.
Compattare
l'impasto e avvolgerlo nella pellicola per alimenti formando un grosso
rettangolo che andrà in frigo per un'ora o comunque finchè ben freddo.
Preparare
5 stampini da 8cm di diametro, non serve imburrarli. Stendere la pasta
su una superficie leggermente infarinata fino allo spessore di 3-4 mm e
tagliare 5 cerchi più grandi degli stampini.
Pressare ogni cerchio
nello stampino facendo attenzione a premere anche lungo i bordi e
lasciare dell'eccesso di pasta che venga fuori.
Mettere gli stampini in frigo 20 minuti e preriscaldare il forno a 180 gradi.
Una
volta che saranno ben freddi tagliare l'eccesso di pasta che esce dagli
stampini e bucherellare il fondo con una forchetta. Foderare la pasta
con della carta forno stropicciata tra le mani facendola aderire bene su
tutti i lati e riempire con riso o con le apposite sfere di ceramica e
cuocere per 12-15 minuti finchè i bordi saranno leggermente dorati.
Togliere la carta ed il riso e cuocere altri 10-12 minuti, fincè dorati uniformemente. Lasciar raffreddare.
Intanto
preparare il ripieno: scaldare su fuoco medio basso lo zucchero, la
buccia di limone e il succo portando ad ebollizione in modo che lo
zucchero si sciolga. Versare il matcha in una ciotolina ed aggiungervi
un cucchiaio dello sciroppo al limone appena preparato. Mescolare
vigorosamente per ottenere una pasta ed aggiungere quindi un altro paio
di cucchiai di sciroppo.
Cercare di eliminare più grumi possibile (se
si possiede la frusta da tè matcha, usarla) prima di aggiungere tutto
lo sciroppo rimasto.
In un altro pentolino scaldare la panna
mescolando spesso fino ad ebollizione. Togliere dal fuoco e versarci lo
sciroppo con il matcha mescolando bene. Passare il composto da un colino
a maglie fitte per eliminare gli ultimi grumi.
Riempire i gusci di
pasta con il composto e far raffreddare completamente a temperatura
ambiente prima di passare in frigo per un paio d'ore. finchè il ripieno
sarà rassodato.
Spolverizzare con altro matcha prima di servire.
NOTE
- l'autrice dice che il dolce si mette insieme in "no time" e non richiede alcuno sforzo. Ora, "no time" magari no: bisogna impastare i gusci, far riposare la pasta, foderare gli stampini e farli riposare di nuovo prima di cuocerli, quindi aspettare che raffreddino prima di farcirli. Tutto questo ha preso un tempo discreto...
- non ci sono molte indicazioni sulla lavorazione della pasta. Il burro dovrebbe essere freddo, qui non si menziona, ed il composto toccato il meno possibile con le mani.Nonostante si indichi di lavorarlo con le fruste elettriche non ci sono molte indicazioni a riguardo quindi si presuppone che lo si sappia preparare.
- il ripieno è divino! Il posset di
suo è già un tocco di genio della cucina britannica, un dolce che
definirei furbo se ormai l'aggettivo non fosse inflazionato. Usarlo per
un ripieno non mi era mai capitato, ed è stata una sorpresa. Vellutato,
buonissimo e poi il colore!
- il tè matcha in polvere autentico costa parecchio ma ha tutto un altro sapore rispetto a surrogati, polveri colorate, estratti sintetici. Se deciderete di preparare la ricetta procuratevene uno degno di questo nome perchè farà la differenza.
venerdì 14 ottobre 2022
Flatbread alla paprika e halloumi
Di flatbread è pieno il mondo, nel vero senso della parola.
Chapati,
naan, roti, paratha, pita, batbout, hobz solo per citarne alcuni che
vanno dall'India al Medio Oriente passando per L'Europa e per tornare in
casa nostra le italianissime piadine o il pane carasau, senza che mi
addentri fino alle focacce non lievitate mangiate dagli antichi Romani.
Se
negli impasti troviamo delle differenze date dalla presenza o meno di
un agente lievitante, di un grasso e a volte dello yogurt, quello che
sicuramente accomuna questi pani è la forma, ovvio, ma anche la velocità
di preparazione e cottura, almeno per gran parte di essi.
Quello
della ricetta di oggi non fa eccezione: un impasto veloce, senza troppi
fronzoli, reso lavorabilissimo dallo yogurt e dal burro.
Profumatissimo dalla paprika.
Saporitissimo dall'halloumi, il formaggio cipriota per eccellenza, di cui sono ripieni prima della cottura.
E come se non bastasse vengono accompagnati da quella che in pratica è una semplice, ma sempre vincente, insalata di pomodori.
Ora, pane e pomodoro non saremo certo noi italiani a dover imparare quanto siano buoni insieme.
L'autrice
rivela nell'introduzione di preparare questa ricetta come
accompagnamento ad altri piatti e ritrovarsi invece a pasteggiare solo
con esso.
Quindi seguite il suo, ed ora anche mio, consiglio e raddoppiate se non addirittura triplicate la dose: non andranno sprecati :)
SMOKED PAPRIKA AND HALLOUMI FLATBREADS
da A Good Day to Bake di B. Ebuhei
per 6 pezzi
50g di burro non salato
2 cucchiaini di paprika affumicata
320 g di farina forte per pane (più altra per spolverare)
un cucchiaino di zucchero semolato
un cucchiaino di sale
7 g di lievito di birra disidratato
120 g di yogurt bianco naturale
120 ml di acqua tiepida
120 g di halloumi grattugiato
per i pomodori:
150 g di pomodorini ciliegia tagliati grossolanamente
uno spicchio di aglio tritato
un cucchiaio di olio d'oliva
mezzo cucchiaino di sale
una manciata di origano fresco finemente tritato
Fondere
il burro in un pentolino su fuoco medio finchè schiumoso. Aggiungervi
la paprika e cuocere un paio di secondi prima di rimuovere dal fuoco e
versare il tutto in un contenitore per farlo raffreddare.
In un'altra
ciotola mischiare farina e zucchero. Aggiungere sale e lievito
(ciascuno in un angolo diverso, in modo che non vengano direttamente a
contatto) quindi creare un avvallamento al centro dove versare lo
yogurt, l'acqua ed il burro alla paprika mescolando fino ad avere un
composto grezzo.
Lavorare l'impasto per 6-8 minuti sul piano di lavoro leggermente spolverato di farina fino ad ottenere un composto liscio.
Metterlo
in una ciotola leggermente unta, coprirlo e farlo lievitare in luogo
tiepido per 40-60 minuti (non è necessario che raddoppi).
Trascorso
il tempo di lievitazione dividere l'impasto in sei porzioni uguali.
Appiattire ogni pezzo con le dita in un cerchio di circa 10 cm e
mettervi parte dell'halloumi, ripiegando poi i bordi verso il centro
chiudendo bene a formare una pallina che andrà poi stesa con il
mattarello (la parte con la chiusura verso il basso) fino ad ottenere
un cerchio di circa 15 cm.
Scaldare una padella antiaderente su fuoco alto.
Cuocere un pane alla volta per circa 2-3 minuti per lato (se non si servono subito tenerli in caldo in forno tiepido).
Per i pomodori, condirli con l'aglio, il sale e l'olio. Unire l'origano poco prima di servire i flatbread.
NOTE
- come accennato impasto facilmente lavorabile e proporzioni tra ingredienti liquidi e polveri assolutamente perfette. Talmente è piacevole da maneggiare che ho optato per un impasto a mano piuttosto che nella mia grande amica planetaria.
- lievita per poco tempo, d'altronde non è certo il lievito che scarseggia tra gli ingredienti...vero che l'impasto è ricco e l'autrice vive in clima ben diverso dal mio. Se preferite, diminuitelo aumentando il tempo di riposo.
- la lavorazione e stesura non presentano alcun problema: veramente una preparazione a prova di principiante. La farina forte per pane non ha altre indicazioni più specifiche, ma al super dalle mie parti la trovo esattamente con questa dicitura. La formatura è semplice e la cottura ancora di più.
- viene fuori un pane morbido e saporitissimo, quasi sfogliato, con un profumo di paprika che non è assolutamente preponderante ma accompagna senza coprire. Buonissimo tiepido sul momento (a tavola è arrivato...finito) ma sorprendentemente rimasto ottimo anche il giorno dopo, sia il pezzo scaldato che quello a temperatura ambiente. L'halloumi del ripieno è il più famoso formaggio cipriota che è perfetto da fare alla piastra o comunque in preparazioni che ne richiedano la cottura perchè mantiene la sua consistenza anche con il calore.venerdì 16 settembre 2022
Crema di fagioli alla paprika
La ricetta qui sopra non appartiene alla tradizione cipriota
ma a quella serba, anche se l'occasione in cui viene servita rimane la
stessa, ovvero quell'alimentazione di magro che accompagna alcune feste
religiose.
Tutto il mondo è paese, si dice.
Ed ho sorriso molto
leggendo come la nonna (baka) dell'autrice raccomandasse che questa
ricetta dovesse per forza realizzarsi con parecchio olio.
Se si teme l'olio, questo piatto non sarà mai come l'originale della baka Mara.
Mi ha ricordato un parente di mia nonna che era famoso per condirsi l'insalata, ogni santa sera, con un litro di olio.
Avete letto bene: un litro.
Per carità, di olio eccellente, di sua produzione, ma sempre olio.
E quando il medico gli ordinò di diminuire drasticamente la dose, la moglie provò, per iniziare, a mettergliene mezzo litro.
Raccontava sempre che dalla stanza accanto arrivava immancabile l'esclamazione "ma stasera olio non ne hai messo per niente!"
Ora, cosa sia molto o poco ha valenza diversa per ciascuno di noi.
Qui
vi raccomando di seguire le indicazioni e addirittura abbondare, come
faceva anche baka Mara: le nonne sono sagge, e sanno bene cosa serva per
rendere un piatto semplice più appetitoso.
Una cascata di grasso :)
BAKA MARA'S MELJANAC
da Nistisima di G. Hayden
per 4-6 porzioni
200 g di fagioli cannellini secchi oppure 2 barattoli da 400g di fagioli in scatola
1 carota
1 cipolla
3 foglie di alloro
qualche grano di pepe nero
sale
8 cucchiai di olio di girasole
1 cucchiaio di farina comune
un cucchiaino colmo di paprika dolce
2 spicchi d'aglio
Se
si usano i fagioli secchi ammollarli in acqua fredda abbondante per una
notte, quindi scolarli, versarli in una pentola e coprirli con acqua.
Pelare e tagliare grossolanamente la carota e metà della cipolla e
aggiungerle alla pentola insieme alle foglie di alloro e il pepe.
Portare
a bollore su fuoco alto quindi ridurre la fiamma e far sobollire piano
per un'ora/ un'ora e mezzo o comunque finchè i fagioli saranno teneri.
Scolarli quindi in un colino ed eliminare le verdure, le foglie di alloro ed il pepe.
Metterli
di nuovo nella pentola e schiacciarli con uno schiacciapatate (se si
usano i fagioli in scatola scolarli e versarli nella pentola come quelli
cotti in casa) finchè diventeranno una crema abbastanza liscia ma non
così omogenea come fosse un purè.
Aggiustare di sale.
Pelare ed
affettare finemente il resto della cipolla. Aggiungere 4 cucchiai di
olio in una padella media. Sarebbe ideale averne almeno 5mm a coprire
la base della padella. Porla su fuoco medio/basso e cuocere la cipolla
per circa 10 minuti così che si ammorbidisca e diventi dorata. Unire
quindi la farina e la paprika mescolando velocemente ed appena il tutto
diventa una pasta toglierla dal fuoco, facendo attenzione che non
brucino nè la cipolla nè la paprika che altrimenti darebbero un sapore
amaro al piatto.
Versare questa pasta sui fagioli schiacciati e mescolare, quindi trasferire il tutto in un piatto da portata.
Pulire la padella con della carta da cucina quindi rimetterla sul fuoco e aggiungere gli ultimi 4 cucchiai di olio.
Pelare
e affettare l'aglio quindi aggiungerlo alla padella.. Friggerlo su
fuoco dolce e quando sarà appena dorato versarlo insieme all'olio sui
fagioli.
Servire subito, con del pane tostato o abbondante pita.
NOTE
- ricetta semplice ma curiosa, era la prima volta che cucinavo i fagioli unendoli a un roux e annegandoli nell'olio. In realtà l'olio viene infuso di aromi diversi, cipolla e aglio si fondono perfettamente, il roux si scioglie nei fagioli ed il grasso rende il tutto divino. Si, perchè sono sicuramente i fagioli più buoni che abbia mai cucinato (pari merito con hummus, of course)
- necessita ovviamente di un pane o
della pita per mangiarlo. Ma assicuro che ci sono stati coraggiosi che
ne hanno ingurgitato cucchiaiate anche senza nulla... capisco che possa
risultare non particolarmente bello, o invitante ma fate un atto di fede
perchè merita.
- non sarà una sorpresa sapere che il piatto è buonissimo anche freddo, e forse migliore il giorno dopo: aromi e profumi si fondono ed amalgamano ancora meglio. Pochi secondi di microonde secondo me ne esaltano comunque il sapore meglio che se mangiato freddo di frigo.

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