lunedì 13 settembre 2010

Tartellette di ricotta, fichi e pistacchi al miele



Ho gia' accennato in qualche post passato che per un periodo della mia vita ho vissuto con mio marito in Libia, in un paesino dimenticato da Dio ma certamente anche da Allah.
Al contrario, molto presenti nelle nostre vite erano i vicini, una colorita e colorata famiglia locale: nonni, genitori, nutrito numero di figli e sterminato di nipoti.
Il capofamiglia aveva l'abitudine di portare a tracolla un fucile allo stesso vezzoso modo con cui io porterei una borsa di Gucci, e questo faceva si che lo contraddicessimo il meno possibile anche la volta che propose che sarei potuta andare con lui e sua moglie a raccogliere fichi in una campagna poco lontano.
Non volevo andare, ve lo giuro. Il mio cellulare italiano li' era un pezzo di plastica senza vita, il caldo allucinante, la compagnia dei vicini non poi cosi' allettante.
Ma voi, sinceramente, avreste osato farlo arrabbiare? Io no, mio marito meno di me.
Per cui mi sono tenuta le paure di ogni genere e quella mattina di buon'ora ho infilato jeans, scarpe da ginnastica ed una camicia del marito, che le mie erano tutte troppo occidentali, un velo di lucidalabbra e mi sono consegnata al mio destino.
Il lucidalabbra in questione lo ricordo non solo per il nome idiota di Velvet Passion, ma soprattutto per la pubblicita' che ne vidi su una rivista. Il naturale complemento della donna moderna, lo definivano.
Se lo avessi letto prima di comprarlo, l'avrei lasciato dov'era...
Partiamo quindi la sottoscritta, il vicino con il fucile e la moglie claudicante. Non so se sembra piu' un film del neorealismo o molto piu' banalmente un episodio di Fantozzi, ma arriviamo dopo dieci minuti di macchina in campagna.
Ok, forse non finisco nella tratta delle bianche e c'e' davvero da raccogliere fichi. Ma gli alberi dove sono?
Ah, prima sopresa: gli alberi di fichi in Libia sono bassissimi, con i rami tutti ripiegati verso terra, come fossero salici piangenti, a formare un groviglio intorno al tronco. Seconda sorpresa: bisogna infilare il braccio nel suddetto groviglio per arrivare ai frutti.
Ora, secondo voi, una con un lucidalabbra Velvet Passion non ha almeno un po' paura di tutti gli insetti del creato? Oh yeah, e quindi ho deciso di prendere solo i pochissimi fichi a vista, mentre la signora claudicante praticamente era stata risucchiata dall'albero a fianco ed il tizio con il fucile...si riposava all'ombra.
Ebbene si, si e' seduto e ci ha guardato lavorare.
La cosa e' andata avanti per ore, perche' portare fichi ad una famiglia di almeno 25 membri comporta coglierne diverse casse. Quando pensavo gia' di avere le allucinazioni, vedo una bestia bruttissima a cinque cm dal mio profilo destro. Siccome intravedo anche il tizio col fucile, capisco che quella che credo un'allucinazione e' la dura realta', che con tanta simpatia ha acchiappato un camaleonte gigante e probabilmente vuole vedere...l'effetto che fa.
No, mai e poi mai gli avrei dato soddisfazione, per cui ricaccio in gola l'urlo e soprattutto scarto il pensiero di scappare Dio solo sa dove. Lo guardo con indifferenza e blatero qualcosa del tipo Ah, si? A Roma siamo pieni... che fu la mia salvezza dato che immediatamente il poveretto venne rimesso in liberta'.
Finita la benedetta raccolta, quella vera della signora e la mia un po' meno, lei aveva riempito una decina di cassette ed io il fondo di una busta di plastica. Il tizio col fucile, che non aveva alzato un dito tutto il tempo, ci offre da bere dalla stessa bottiglia che aveva usato per fare i gargarismi, lavarsi le mani, ed anche per pettinarsi usando l'acqua come gel. Gliel'avrei spaccata in testa, ma il poco sale in zucca rimasto mi fa semplicemente rifiutare come segno di rispetto verso la signora tanto piu' anziana di me, che infatti ci si attacca...beh, il marito era il suo!
Finalmente si rientra, ma ecco l'ultima sorpresa. Le casse di fichi vanno scaricate, ed il simpatico tizio e' troppo stanco per farlo, si vede che acchiappare camaleonti e' un'attivita' estenuante.
La povera signora claudicante comincia ad incollarsele, ma mi sembra un'eresia, e scarico la rabbia che vorrei usare per insultare suo marito per darle una mano, anzi due.
Alla faccia del naturale  complemento della donna moderna...

Spero che i fichi per realizzare questa ricetta potrete procurarveli in modo piu' semplice. Ma anche nel caso dovesse essere una sofferenza come fu per me all'epoca, sappiate che per queste tartellette ne vale assolutamente la pena.
La ricetta e' semplicissima, oso dire quasi banale e viene pari pari da Frolla e Sfoglia di Michel Roux. 
Ma se la assaggiate, sara' difficile smettere.
Qui vedete delle tartellette, ma potete fare una torta intera.




TARTELLETTE DI RICOTTA, FICHI  E PISTACCHI AL MIELE (per una torta da 20 cm o 6 tartellette)

per il guscio:

250 g di farina
150 g di burro freddo a pezzettini
un cucchiaino di sale
un pizzico di zucchero
un uovo
un cucchiaio di latte freddo

per il ripieno

300 g di ricotta
75 g di pistacchi tritati
100 g di miele
un limone
pepe bianco
fichi, a piacere

Preparare la brisee mescolando la farina con il sale e lo zucchero in un robot con le lame. Unire il burro e dare pochi colpi finche' il tutto sara' un composto di briciole. Unire infine il latte e l'uovo, dando dei colpi brevi di mixer giusto finche' il tutto sta insieme.
Avvolgere in pellicola e far riposare in frigo.
Con questa dose vengono circa 450 g di brisee, usatene 260 g per la torta e surgelate il resto.
Dopo il riposo, stendere la pasta ad uno spessore di 3mm circa, bucherellare con una forchetta e foderare con carta forno, riempire di fagioli secchi e cuocere in forno preriscaldato a 190 gradi per 20 minuti in caso di torta unica, e 10 minuti in caso di stampini come i miei.
Eliminare pesi e carta e proseguire la cottura per altri 15 minuti in caso di torta unica, e 6-7 per gli stampini.
Far raffreddare completamente prima di togliere dagli stampi.
Preparare il ripieno, mescolando la ricotta con il pepe. Versare meta' del miele sul fondo degli stampi e poi spalmarvi sopra delicatamente la ricotta.Distribuire i pistacchi in superficie ed il resto del miele.
Servire accompagnando da fichi maturi e qualche goccia di succo di limone a complemento.

NOTE:

- la brisee dei gusci si puo' congelare da cruda.
- gli stampini cotti si possono congelare, avendo cura di farli raffreddare completamente e di avvolgerli nella pellicola.





giovedì 9 settembre 2010

Muffins...alla Van Gogh


L'arte e' universale, il suo messaggio arriva in qualunque lingua?
Forse, o meglio cosi' credevo prima di conoscere la straricca signora araba che mi invito', assieme ad una mia amica, a prendere un te' a casa sua.
Beh, non era casa sua, era piu' che altro una delle mille dependance sparse per il mondo per accoglierla nei suoi continui viaggi.
Ora non so se riusciro' mai a descrivere un soggiorno di almeno 300 metri quadrati, con piscina nel mezzo.
E nemmeno una sala da pranzo che era un giardino d'inverno e nella quale, potere della fantasia e del denaro, scorreva un vero torrente. Il soffitto poteva aprirsi, in modo che il sole arrivasse alle piante, e concedere a noi comuni mortali una vista spettacolare sui giardini.
E proprio perche' comune mortale, o forse perche' in una vita precedente devo essere stata una curiosissima e dispettosissima scimmia, che chiesi di andare in bagno, volevo vedere se c'erano davvero i rubinetti d'oro!
Confermo, c'erano. Magari solo placcati, ma che orrore :-)
Era il water, ed abbiate pazienza per la poca poesia dell'argomento, ad essere una meraviglia. Tavoletta che si riscaldava a comando, un pannello di tasti e bottoni da far invidia ad un Boeing.
Musica celestiale (ebbene si) nel momento stesso in cui si tirava lo sciacquone.
Ma nulla in confronto al bidet: un intrico di tubi, tubicini, spruzzini, vapori e profumi da far pensare che, a chiederglielo con genntilezza (si, perche' secondo me era vivo) avrebbe regalato ben altri servizi che quelli a cui era preposto...

La padrona di casa, architetto con gusti discutibili, comincio' a parlare del suo recente viaggio in Italia.
Ora, incontro moltissimi stranieri che vengono a visitare il nostro Paese, e le avventure e disavventure sono all'ordine del giorno, come lo e' per chiunque viaggi, ed i giudizi variano. Ma mai poi e poi mai mi e' capitato di sentire una corbelleria simile a quella della straricca signora:
" Il Colosseo? E' vecchio e sporco. Roma e' tutta vecchia e sporca, perche' non buttate giu' un po' di roba e costruite dei bei grattacieli nuovi come a Jeddah?"
Cosa avreste risposto?
La scimmia che e' in me voleva risponderle che oltre che vecchio e sporco, il Colosseo e' anche...bucato, ma ho rinunciato. Non avete a volte la sensazione che qualunque cosa possiate dire sia inutile davanti al baratro di ignoranza che vi si para di fronte?
Mi sono limitata quindi a consigliare che si, era meglio per lei rimanere a Jeddah, che giustamente il monumento al pozzo di petrolio e quello ai tubi (non scherzo, eh, ci sono davvero) erano molto, molto piu' adatti a lei.
Chissa' se ha capito il messaggio subliminale che le ho spedito, mentre pensavo a mamma che diceva sempre di quanto le sarebbe piaciuto, a lei che Roma la conosceva sin da bambina, di poter ammirare la citta' con gli occhi di un turista che la vede per la prima volta, ed essere sopraffatta dalla meraviglia!

Avrete inteso che con i muffins di oggi vorrei partecipare al contest di Sorelle in pentola, l'Arte in cucina.
Non essendo stata molto ispirata dal monumento al pozzo di petrolio, mi sono lanciata su una delle mie opere preferite in assoluto, Quattro girasoli recisi di Vincent Van Gogh.
I girasoli dei miei muffins sono fette di ananas essiccate: speriamo che il sommo pittore non si stia rivoltando nella tomba...
A parte Van Gogh, sono deliziosi. L'interno rimane umido grazie all'ananas ed alla frutta secca, mentre l'arancia da' un tocco di personalita', e da quel gran goloso di cioccolato che ho in casa sono stati votati come i migliori mai fatti :-)



MUFFINS ALL'ANANAS, ARANCIA  E NOCI ( per 13 muffins)

50 g di gherigli di noci
240 g di farina
un pizzico di sale
un cucchiaino raso di bicarbonato
la punta di un cucchiaino di lievito per dolci
un uovo intero
100 ml di olio di semi
50g di zucchero semolato
40 g di zucchero di canna
3 cucchiai di panna acida, o yogurt greco
200 g di ananas a pezzetti (fresco o sciroppato)
100 ml di succo d'arancia
la buccia grattugiata di mezza arancia

per la glassa

175 g di zucchero a velo
un albume
un cucchiaino di succo di limone

per le fette di ananas essiccate

un ananas non troppo maturo

Cominciare essiccando le fette di ananas. Ci vuole parecchio, ma potete farlo con diversi giorni d'anticipo, e conservarle in una scatola di latta.
Sbucciare l'ananas e tagliarlo a fette piuttosto sottili. Metterle su una teglia coperta con carta forno ed infornarle a 90 gradi per un'ora. Trascorso il tempo, girarle e farle asciugare anche dall'altro lato per un'altra ora. A questo punto controllare lo stato di essiccazione e prolungare la cottura a seconda del proprio forno.
Nel mio ci sono volute circa 3 ore e mezzo complessive.
Una volta pronte farle raffreddare una notte all'aria e quindi tenerle in una scatola di latta fino all'uso.

Per i muffins, mescolare farina, zucchero di canna, zucchero semolato, sale, lievito, bicarbonato, l'ananas fresco o sciroppato a pezzetti, le noci tritate grossolanamente e la buccia d'arancia.
A parte sbattere con una frusta a mano l'uovo con lo yogurt (o la panna acida, l'olio ed il succo d'arancia.
Mescolare velocemente i due composti senza girare troppo, e versare negli stampini da muffins riempiendoli quasi del tutto.
Cuocere in forno preriscaldato a 170 gradi per circa 20 minuti.
Far raffreddare e preparare la glassa, mettendo in una ciotola lo zucchero a velo con l'albume e sbattendo con le fruste elettriche per esattamente 5 minuti, non un secondo di meno :-)
Alla fine unire il succo di limone ed usare subito per glassare i muffins.
Adagiare una fetta di ananas sui muffins finche' la glassa e' morbida, e far riposare un paio d'ore a temperatura ambiente prima di servire in modo che si secchi.

NOTE:

- la glassa usata qui si secca all'aria, diventando una piacevola crosticina croccante. Il suo scopo e' anche quello di mantenere i muffins umidi, che infatti si conservano perfettamente anche 4 giorni a temperatura ambiente, chiusi in una scatola di latta.

- i muffins cotti ma non glassati si possono surgelare. Fate scongelare a temperatura ambiente e procedete alla glassatura.

lunedì 6 settembre 2010

Gelato millerighe


Esistono dolci "da donna" ed altri da macho?
Mi è stato detto che queste coppe sono molto girlish, da donna appunto, visti i colori. 
Devo ritenere quindi lo yogurt alla ciliegia allo stesso modo, dato che è lui a dare il rosa tenue agli strati? Ho alzato le spalle, e mi sono fatta una gran risata.
Roma, metà Luglio, interno giorno.
Alla sede dell'INPS in Piazza Augusto Imperatore, dove sono accasciata da un paio d'ore con mio marito cercando di recuperare in un paio di settimane tutto ciò che lasciamo in sospeso nei mesi in cui non ci siamo, ci sono all'incirca 40 gradi.
A nulla possono i ventilatori sul soffitto, il primo perchè è spento, il secondo perchè va pianissimo, e decido che è una fortuna, dato che ondeggia pericolosamente: calcolando la traettoria che potrebbe prendere se cadesse a forte velocità, la gentile signora anziana seduta non lontano da me ne verrebbe probabilmente decapitata.
Nel delirio dovuto al caldo, mio marito osserva che almeno sarebbe una persona in meno in fila...
La monotonia dell'attesa viene finalmente spezzata dall'ingresso di un gruppo di operai: sono giovani, tutti con la stessa tuta da lavoro strategicamente aperta su ciondoli di varie fogge, misure,  fedi calcistiche, tatuaggi e peluria da zoo.
All'evidenza che l'attesa è lunga, parte una serie di parolacce, che si trasformano serenamente in bestemmie quando la gentile signora che temevo sarebbe stata decapitata dalle pale del ventilatore ci frega tutti e salta la fila dicendo di aver perso il biglietto con il numero d'ordine.
I ragazzi con la divisa da operai, che dalla rabbia non riescono più nemmeno a stare seduti, continuano a parlare a voce alta insultando le file, le signore anziane,  l'INPS, il caldo, e già che ci siamo anche i tifosi di squadre avversarie. 
Si nun era na vecchia già l'avevo corcata de botte, ed è probabilmente l'unica frase che posso trascrivere.
Improvvisamente, una musica indistinta. Prima piano, poi sempre più forte. Mi guardo attorno, non è possibile. Ora la sento benissimo. Ditemi che non è vero. Che non è quella allucinante suoneria per telefonino che mi irrita dalla tv, facendomi chiedere chi, superati i cinque anni, potrebbe decidere di utilizzarla.
Mi viene tremendamente da ridere, e cerco di non guardare mio marito, lo so che viene da ridere anche a lui, vuoi vedere che ora corcano di botte pure noi?
" Mi chiamo Virgola, sono un gattino, sono la steeeeella del teeeeelefonino...." e l'operario risponde:  "Ahò?"

Come vedete, quindi, il gelatino bianco e rosa, nato in realtà per una dimostrazione di cucina che non comprendesse uso di fuoco per i miei alunni a scuola, diventa adatto a tutti. Macho compresi, o presunti tali :-)
E' buonissimo, ed oso dire anche abbastanza sano. Con questa scusa ne ho fatti fuori un paio io sola...

GELATO MILLERIGHE ( per 4 bicchieri)

250 ml di panna fresca da montare
150 g di yogurt alla frutta, ho usato ciliegie 
150 g di yogurt bianco naturale
2 cucchiai di zucchero a velo

Montare la panna, e quando è ben ferma unire delicamente lo zucchero a velo usando una spatola o un cucchiaio. Dividerla quindi in due ciotole, alla prima unire lo yogurt bianco, alla seconda lo yogurt alla ciliegia.
Mescolare delicatamente, per evitare di smontare la panna, sempre dal basso verso l'alto.
Versare ora i composti nei bicchieri o nelle coppe, preferibilmente trasparenti, alternando gli strati come preferite.
Alla fine inserire in ogni bicchiere uno stecco da gelato o un cucchiaino di plastica.
Tenere in freezer tre ore prima di servirli, e se volete sformarli basta tenerli qualche minuto tra le mani: il calore li farà staccare perfettamente.




giovedì 2 settembre 2010

Finger food di melone e tzatziki


Non disperate, il caldo torna.
E non perchè ve lo mando io che ne ho in abbondanza, ma perchè Settembre è sempre bellissimo in Italia, l'ultimo scampolo d'estate senza gli eccessi agostani ed i timidi approcci di Giugno.
Proprio quello che fa rimpiangere di dover tornare a scuola, ma d'altronde se si dovesse aspettare il fresco per riaprirle probabilmente alle mie latitudini si rimarrebbe ignoranti :-)
E proprio per il caldo che tornerà, vi propongo una ricetta che ricetta non è, ma solo un abbinamento molto ben riuscito.
E' nato per caso, seduta ad una tavolata allegra di un terrazzo in Toscana una sera di Luglio, davanti ad un piatto di prosciutto e melone, ed una ciotola di tzatziki.
La food blogger non è mai off duty :-) per cui la prova è stata d'obbligo: coro di disapprovazione,  inevitabile.
Ma sono stata sempre quella a cui piace mischiare sapori e colori, da quando a cinque anni mamma mi trovò che intingevo il parmigiano nel succo di frutta all'albicocca, prima di mangiarlo.
A saperlo, che ero precursore di tutte le mode dei formaggi con le composte.
Per non parlare dei mix terribili preparati con mia sorella quando per cucinare davvero eravamo troppo piccole, pozioni allucinanti che prevedevano in ordine sparso Nesquik, acqua, latte, marmellata, zucchero, Nutella se ce n'era, magari un uovo e chissà perchè, sempre il sale. Risultava una specie di palla molliccia che avevamo anche il coraggio di assaggiare...
Tornando al coro di disapprovazione davanti al mio melone con lo tzatziki, sappiate che è durato proprio poco: prima uno, poi tutti hanno provato, e trovato sorprendentemente buono, tanto che il prosciutto è rimasto dov'era.
E con queste premesse, chissà se convinco quel certo qualcuno ad assaggiare il certo mix che ho in mente per il panettone a Natale...;-)


FINGER FOOD DI MELONE E TZATZIKI

250g di yogurt greco
un cetriolo
uno spicchio d'aglio bello grosso
4 cucchiai di aceto, circa
olio extravergine d'oliva
sale
aneto fresco
un melone maturo

Preparare lo tzaziki: sbucciare il cetriolo e grattugiarlo. Mettere la polpa in un paio di fogli di carta da cucina, e strizzare bene per far uscire l'acqua. Tritare finissimamente l'aglio.
Mescolare l'aglio e la polpa di cetriolo strizzata allo yogurt, unendo anche il sale, l'aceto e circa 3 cucchiai di olio.
Assaggiare e regolare a proprio gusto, terminare con dell'aneto fresco tritato e mettere in frigo un paio d'ore, come minimo.
Al momento di servire tagliare il melone a cubetti ed adagiare su ciascuno un po' di tzaziki, completando con uno stecchino.

NOTE:

- lo tzaziki è molto più buono se preparato con un giorno di anticipo.

- le quantità di aceto ed aglio sono puramente indicative. Specialmente con quest'ultimo, esagerate pure se vi piace ;-)



lunedì 30 agosto 2010

Involtini di pasta phillo con pesche al basilico e menta


 E' stato un attimo. Un rantolo e via, nemmeno il tempo di accorgersene.
Cercavo di pesare 25 grammi di glucosio, e 13 di miele, ed all'improvviso è successo: la bilancia è andata in coma, mandandomi segnali disperati.
I led del display hanno cominciato a lampeggiare impazziti, ed a nulla sono valse le manovre di pronto soccorso operate. 
La pila è stata amorevolmente sostituita: nulla.
E' stato tentato un intervento a cuore aperto, con mio marito davanti alla poveretta smontata che lanciava segnali che probabilmente volevano dire "ponete fine alle mie sofferenze".
Incurante, l'ha riassemblata, ma qualcosa è andato storto: lesioni permanenti.
Disperazione, la poverina mi era fedele compagna da cinque anni, e se volete partecipe di questo blog almeno quanto me, che mica li posso pesare ad occhio 5 grammi di glicerina...
Accantonate le lacrime, piano d'emergenza, va trovata al più presto una degna sostituta, per cui si programma l'uscita strategica alla ricerca.
E che, per comprare una bilancia serve una strategia? Oh yeah, se vivete in un Paese musulmano in questo periodo in pieno Ramadan...i negozi, chiusi tutto il giorno, aprono la notte, in genere dalle 22.30 alle 2 del mattino, comodissimo.
Il negozio dove vorrei tanto andare, o meglio il centro commerciale che vende solo elettrodomestici, dista solo 400 km, per cui data l'urgenza decido di ripiegare su qualcosa di più pratico: e che, mica peseranno solo nelle grandi città. Anche nel paesino dove vivo si cucinerà!
Di soppiatto, infilo un pacco voluminoso nella borsa, mio marito intravede ma non ci fa caso, per fortuna...
Arriviamo quindi in pochi minuti al bazaar dove avevo speranza di trovare ciò che mi serve: d'altronde vendono tutto, dalla carta igienica alle mollette per capelli, dalle pentole ai bollitori, dalla carbonella alle cucine a gas.
Mio marito, in perfetto inglese, chiede una bilancia da cucina, peccato che qui il perfetto inglese lo capiscano in pochi, e sono pronta con l'arma segreta. Esclamo : chilo! e mi capiscono al volo, che almeno questo è internazionale...Certo la prima che mi presentano è una bilancia pesapersone, ma è facile correggere il tiro e far capire che mi serve per la cucina, ed elettronica.
Hanno un modello solo, ma sono felicissimi di mostrarmelo, appena arrivato dalla Cina: un accrocco infernale, che suona, parla (giuro: dice il peso a voce!) ed il display ha pure un termometro, chissà la cucina fosse troppo calda per impastare la frolla...
Mio marito, poverino, mi guarda con orrore. Ma ho la seconda arma segreta, ricordate il pacco infilato in borsa di soppiatto? Beh, è un pacco da un kg di farina. Lo tiro fuori con nonchalanche, e ce lo piazzo sopra tra lo stupore generale. Perfetto, un kg e pochissimi grammi: è mia.
Come si dice: il re è morto, viva il re! :-)

Intanto che ci prendo la mano, e continuo a pesare tutto quello che ho in casa per ulteriore conferma, ecco un dolcino per cui la bilancia non serve. Uno sfizio buonissimo, con delle pesche profumate dentro un guscio di pasta leggerissima e croccante, tratto dallo stesso libro da cui ho rubacchiato la confettura.
La pasta phillo in Italia l'ho vista nei supermercati SMA, nel bancone surgelati, e per chi vive a Roma anche dal mitico Castroni.

INVOLTINI DI PASTA PHILLO CON PESCHE AL BASILICO E MENTA

pasta phillo
pesche
zucchero di canna
basilico
menta
buccia di limone
un tuorlo
olio di semi, per friggere
zucchero a velo per decorare

Sbucciare le pesche, e tagliarle in cubetti piuttosto piccoli. Condirle con zucchero di canna a piacere, poca buccia di limone grattugiata, il basilico e la menta finemente tritati. Far riposare almeno un quarto d'ora.
Prendere la pasta phillo, e tagliarne dei quadrati. Sovrapporne due, mettere al centro una cucchiaiata abbondante di pesche, scolate dall'eventuale succo, e chiudere ad involtino ripiegando prima il lato superiore, e poi a seguire gli altri lati, arrotolando l'ultimo, sperando che dalla sconclusionata sequenza fotografica di capisca! Chiudere sigillando con del tuorlo battuto.






Friggere in olio ben caldo finchè saranno dorati e croccanti, e servire spolverizzati di zucchero a velo.
Servirli caldi.
Arabafelice in cucina! © . Template by Berenica.