CATEGORIA SELEZIONATAcucina araba

lunedì 16 novembre 2020

Dip di barbabietola e laban alla feta e pistacchi

 

Piatto comunissimo nella cucina dei Paesi che vanno dall'Egitto, al Libano ed a tutti quelli del Golfo Persico questa crema che nelle versioni classiche prevede solo barbabietola e labna non è uno di quelli che l'autore del libro ricorda dall'infanzia.
Piuttosto ha voluto caratterizzare un piatto tipico e molto diffuso aggiungendo profumi ed aromi, quelli si, per lui estremamente familiari: le spezie, specialmente l'all spice, l'aggiunta inconsueta dalla patata dolce e del composto di burgul.
Devo dire che ho provato questo piatto con interesse perchè l'originale non mi fa impazzire, buono ma a volte un tantino scialbo rispetto ai saporitissimi hummus o muhammara, ormai piuttosto noti anche a latitudini nostrane.
E' stata una vera sorpresa, e ve la racconto nelle note :)




BEETROOT AND SWEET POTATO DIP WITH PISTACHIO BULGUR SALSA
da Falastin di Sami Tamimi
per 4 persone

 

500 g di barbabietole con la buccia
240 g di patata dolce
70 g di bulgur
75 g di pistacchi leggermente tostati e finemente tritati
15 g di prezzemolo tritato
15 g di menta tritata grossolanamente più dell'altra per decorare
un cucchiaio e mezzo di succo di limone
105 ml di olio d'oliva
4 spicchi di aglio tritati
mezzo cucchiaino di cannella
un quarto di cucchiaino di pimento (all spice)
un dattero Mejdool da 20 g ammorbidito in 50 ml acqua bollente per 20 minuti
2 cucchiai di aceto di mele
100 g di labna o yogurt greco molto denso
35 g di feta sbriciolata
sale

 

Preriscaldare il forno a 220 gradi.
Avvolgere ogni barbabietola e la patata dolce singolarmente in alluminio quindi infornare il tutto per circa un'ora o comunque finchè la lama di un coltello entrerà facilmente nella verdura.
Togliere dal forno e lasciare da parte finchè saranno tiepide abbastanza da poterle maneggiare, quindi pelare le barbabietole e la patata.
Si dovrebbero ottenere circa 180-200 g di polpa di patata e circa 400g  di barbabietola.
Affettare la barbabietola mentre la patata può rimanere intere. Tenere da parte separatamente.

Mettere il bulgur in un pentolino con 75 ml di acqua e 1/8 di cucchiaino di sale. Portare a bollore quindi togliere immediatamente dal fuoco, mettere il coperchio e far riposare 20 minuti.
Mescolare quindi con una forchetta per separare i grani e versarlo in una ciotola lasciandolo da parte per 20 minuti per farlo raffreddare. Unire quindi il prezzemolo, i pistacchi, la menta, il succo di limone, 3 cucchiai di olio d'oliva e un po' di pepe nero. Lasciare da parte.

Mettere 3 cucchiai di olio d'oliva in una padella e mettere su fuoco medio. Una volta caldo aggiungere l'aglio e cuocere per circa 2 minuti finchè sarà leggermente colorito.Aggiungere le spezie, cuocere per qualche secondo mescolando sempre e togliere dal fuoco.
Lasciarlo raffreddare quindi versarlo nella ciotola del robot da cucina insieme alla barbabietola, un cucchiaino di sale ed una macinata di pepe. Aggiungere anche il dattero scolato dall'acqua e frullare per un minuto o finchè liscio. Aggiungere la patata dolce e frullare ancora per una ventina di secondi a scatti.

Trasferire il composto in una ciotola ed aggiungere l'aceto di mele e 50 g di labna. Non mescolare troppo, si vuole ottenere un effetto un po' variegato, quindi versare in una ciotola livellando con il dorso di un cucchiaio. Scavare il centro ad ottenere un incavo in cui mettere il restante labna senza mescolare troppo, quindi il composto di bulgur, la feta e delle foglie di menta.
Condire con l'ultimo cucchiaio di olio e servire.



NOTE

- comincio con il commento più inutile e vacuo: il piatto è bellissimo! Il colore è incantevole  ed il contrasto visivo con il topping ne fa subito quello di cui tutti vengono a chiedere cosa sia.

- lode a Sami Tamimi per aver reso questo dip veramente interessante. Altro che scialbo, il piatto è profumatissimo e perfettamente bilanciato. C'è il dolce, le spezie, il salato, la punta quasi nascosta dell'aceto di mele, il sapido della feta. Tocco da maestro il composto di bulgur e pistacchi che insieme alla menta aggiunge ulteriore freschezza al tutto.

- il bulgur è grano essiccato. Si trova ormai facilmente anche in Italia (è ingrediente irrinunciabile nel taboule, l'insalata di prezzemolo e pomodori tipica di queste terre) e va necessariamente fatto gonfiare con un liquido prima di essere consumato. Se si desidera o si ha necessità di realizzare il piatto senza glutine l'autore suggerisce di usare della quinoa al suo posto, tenete però presente che quest'ultima ha un sapore particolare che nulla ha a che fare con il burgul.

- il laban, o labna è formaggio di yogurt. Si può realizzare anche in casa facendo scolare dello yogurt (magari mescolato a yogurt di capra) in un telo finchè la parte liquida sarà eliminata e rimarrà solo una crema molto densa. In alternativa si può usare yogurt greco, io ovviamente qui in Arabia non ho problemi di reperibilità.

- la ricetta sembra lunga ma è veramente basica nelle lavorazioni. I passaggi sono tutti semplici, non si cuoce quasi nulla, e tutto può essere preparato con anticipo. Meglio però servirla a temperatura ambiente.

- come si mangia? Così com'è :) con del pane arabo, fa parte del classico tavolo di antipasti locali. Oppure può essere servito come contorno a pesci grassi come il salmone.

venerdì 13 novembre 2020

Triangoli di pasta phillo al formaggio e pistacchi

 


 Della pasticceria mediorientale si dice di tutto ma soprattutto che sia troppo zuccherina e spesso stucchevole.
La tradizione di innaffiarla spesso con sciroppo di zucchero (che, ricordiamo, oltre a contribuire al sapore funge da conservante naturale nella tradizione di un luogo dal clima impietoso e dove i frigoriferi sono arrivati in epoca realtivamente recente) non incontra sempre il gusto occidentale.
Beh, ha sempre incontrato il mio, ma non faccio testo :)
Qui invece sfatiamo il mito: il dolce qui sopra....non lo è assolutamente!
O meglio la pasta phillo è neutra, il ripieno presenta pochissimo zucchero, di sciroppo c'è solo la giusta quantità e serve a dare quel tocco caratteristico che altrimenti mancherebbe.
Il ripieno è buonissimo, d'altronde non dobbiamo andare lontano in Italia per incontrare anche alle nostre latitudini dolci che prevedano il formaggio.
E se riuscite a trovare il mastice di Chio , beh, l'esperienza sarà assicurata su tutti i livelli.
Sono dolci che si mangiano soprattutto nel mese di Ramadan ma ormai si trovano ogni periodo dell'anno.
Le bancarelle che l'autore ricorda dalla sua infanzia ora sono state sostituite da bellissime pasticcerie quasi ovunque, e sostituita anche l'usanza di friggerli invece che cuocerli al forno.
Ma sono buonissimi lo stesso, fidatevi ;)

 

 

 FILO TRIANGLES WITH CREAM CHEESE, PISTACHIO AND ROSE
per 12 pezzi
da Falastin di Sami Tamimi

10 fogli di pasta phillo di ottima qualità (ognuno 31 x 38cm)
120 g di burro fuso

per lo sciroppo

100g di zucchero semolato
un cucchiaino e mezzo di succo di limone
tre quarti di cucchiaino di acqua di rose

per il ripieno

450g di formaggio cremoso
2 cucchiaini di amido di mais
55 g di zucchero semolato
mezzo cucchiaino di sale
un quarto di cucchiaino di mastice di Chio (o gomma Yemenita) oppure pasta di vaniglia

per la guarnizione

20g di pistacchi sgusciati, tritati quanto più finemente possibile
un cucchiaio e mezzo di petali di rosa essiccati (facoltativi)

 

Per prima cosa preparare lo sciroppo: mettere 55ml di acqua e i 100 g di zucchero in un pentolino su fuoco medio/alto. Portare a bollore girando con un cucchiaio di legno ed a questo punto unire il succo di limone. Far sobolllire piano per 2 minuti quindi unire l'acqua di rose e togliere subito dal fuoco.
Lasciare da parte.

Preriscaldare il forno a 180 gradi.

Preparare il ripieno semplicemente mescolando gli ingredienti molto bene, finchè il tutto sarà amalgamato. Lasciare da parte.

A questo punto stendere un foglio di pasta fillo sul piano di lavoro e spennellare con il burro fuso. Sovrapporre un altro foglio, imburrare e procedere in questo modo finchè si avranno 5 strati di fillo. Imburrare anche l'ultimo.
Meglio lavorare con una certa lena perchè la pasta fillo secca velocemente se lasciata all'aria.
Ora usando delle forbici affilate tagliare la pasta in 6 quadrati da 12cm di lato (bisognerà regolare i bordi per ottenere la dimensione desiderata).
Versare circa 35g di ripieno al centro del primo quadrato, lasciando un paio di centimetri sui bordi. Piegare a metà a formare un triangolo pressando bene i bordi senza schiacciare il ripieno, quindi imburrare anche all'esterno.
Appena i 6 triangoli sono nella teglia continuare ripetere il processo con il resto della pasta fillo e del ripieno.
Una volta che i 12 triangoli sono pronti ed imburrati cuocerli per circa 22 minuti o comunque finchè ben dorati e croccanti.
Togliere dal forno, far riposare 10 minuti quindi irrorarli con lo sciroppo, con i pistacchi tritati ed i petali di rosa, se si usano, e servirli.


NOTE

- il dolce non presenta alcuna difficoltà: la pasta phillo non va piegata in modi complicati, il ripieno si prepara semplicemente mescolando gli ingredienti e il forno lavora da solo. Unica attenzione va messa alla velocità di lavorazione della pasta phillo che come sapete secca alla velocità della luce se lasciata all'aria per troppo tempo.

- qui da me si trovano due tipo di pasta phillo, una sottilissima per i dolci, appunto, ed una leggermente più spessa per i piatti salati. Se da voi ci sono entrambe usate la prima, il guscio croccante sarà quasi impalpabile e i dolci ancora più buoni.

- il mastice di Chio (o gomma Yemenita) non è quello che si compra dal ferramenta :) ma una resina locale che ha un sapore molto pungente appena si mette in bocca ma pian piano rilascia aromi di agrumi via via che si scioglie. E' molto particolare e in caso non la troviate l'autore suggerisce la vaniglia al suo posto, non perchè assomigli ma perchè non c'è nulla che ci si possa avvicinare come sapore, nè come sensazione.

- l'acqua di rose è minima, si sente appena come è giusto che sia. La distanza tra un dolce ed una saponetta è sempre minima, quando si usa questo ingrediente: compratelo di ottima qualità.

- sono divini! Nemmeno complicati, saranno buonissimi con il tè del pomeriggio ma anche per accompagnare il caffè del dopopranzo. In questo caso forse li realizzerei ancora più piccoli.

martedì 10 novembre 2020

Panini di formaggio e za'atar

 


l pane allo za'atar è probabilmente uno dei primi cibi a cui un expat in libera uscita in Medio Oriente si avvicina.
Sarà  che di solito ha la forma di una rassicurante pizzetta, verdissima, con la quale sei ben felice di bruciarti il palato se la compri appena fatta.
E' di solito mangiato a colazione, per questo si trova pronto presto in un Paese dai ritmi decisamente più lenti.
Compagno di gite al mare, quel mar Rosso bellissimo dal lato saudita, comprato da rivenditori per la strada, strada lunga e dritta in mezzo alla sabbia dove magicamente ogni tanto si palesa un distributore di benzina e l'immancabile baracchino dei pani appena fatti: e mai arrivato a destinazione perchè ad un pezzetto alla volta è sempre finito in macchina ancor prima di raffreddarsi.
Questa è una versione un po' più sofisticata, in cui la solita forma schiacciata è sostituita da  quella di un panino ripieno.
Prima di scatenare guerre sante, lo za'atar bread lo trovate in ogni Paese del Medio Oriente, ed ognuno ne reclamerà la paternità.
O quantomeno il primato di farlo meglio degli altri vicini :)
Voi fidatevi, e provatelo: è un'ottimo modo per avvicinare ad una cucina diversa anche i più scettici, visto il profumo molto mediterraneo e familiare dello za'atar, che in gran parte è realizzato con timo ed origano,


ZA'ATAR BREAD
da Falastin di Sami Tamimi
per 12 pezzi


un cucchiaino e mezzo di levito di birra disidratato
un cucchiano di zucchero semolato
170ml di acqua tiepida
320 g di farina, più dell'altra per spolverizzare
un cucchiaio di latte in polvere
un cucchiaino e una punta di curcuma in polvere
un cucchiaino e 1/4 di sale
3 cucchiai di olio di semi di girasole
3 cucchiai di olio d'oliva, più un altro per ungere
2 cucchiai di semi di sesamo più un cucchiaino e mezzo per la superficie
un cucchiaio di semi di nigella, più mezzo cucchiaino per la superficie
15 g di foglie di origano
120 g di feta sbriciolata
2 cucchiai di yogurt greco
un cucchiaio di za'atar

 

Mettere lievito, zucchero e acqua in una ciotola e mescolare brevemente. Lasciare da parte per 5 minuti finchè la superficie si coprirà di bolle.
Versare la farina, il latte in polvere, la curcuma ed il sale nella ciotola della planetaria a cui sarà stato montato il gancio da impasti e fare girare un poco solo per amalgamare.
Aggiungere quindi il composto di lievito, l'olio di semi di girasole e quello di oliva.
Lavorare per circa due minuti a bassa velocità quindi appena il tutto sta insieme aumentarla un po' e lavorare per altri 3 minuti.
Unire i semi di sesamo, quelli di nigella e l'origano e far andare la macchina per altri 4 minuti.
L'impasto dovra risultare molto morbido.
Rovesciare l'impasto sul piano di lavoro e formare una palla, quindi ungere la ciotola della planetaria con l'ulteriore cucchiaio di olio, ungere anche la tutto l'impasto e mettervelo a riposare, coperto con un telo, per circa un'ora in luogo tiepido (o comunque fino al raddoppio).
Riprendere l'impasto, lavorarlo dandogli la forma di un salsicciotto lungo 30 cm e tagliarlo in 12 pezzi uguali da circa 50 g ciascuno.
Lavorare ogni pezzo in modo da formare delle palline quindi metterle su un piatto, coprirle con un telo pulito e lasciarle riposare per 20 minuti.
Preriscaldare il forno a 200 gradi.
Ora schiacciare ogni pallina sul piano di lavoro fino a formare un disco da circa 10 cm di diametro e 2-3 mm di spessore. Mettere al centro circa 10g di feta sbriciolata e piegare i lati verso l'interno in modo da richiudere il ripieno e formare una pallina.
Mettere i panini sulla teglia con il lato della chiusura rivolto verso il basso e distanziandoli bene.
Spennellarli con lo yogurt, spolverizzarli con za'atar, semi di sesamo e semi di nigella.
Far riposare 5 minuti e cuocere per circa 20, finchè saranno coloriti e la base dorata.
Servirli subito oppure a temperatura ambiente.

 

NOTE

- preparazione molto semplice, non richiede particolari tecniche di lavorazione. L'autore dice che l'impasto lievitato può essere conservato in frigo in contenitore ermetico fino a due giorni e che i panini pronti possono essere surgelati. In questo caso meglio poi tagliarli in due e tostarli prima di consumarli.

- lo za'atar è un mix di spezie ed erbe (timo, maggiorana, origano, sesamo, sale...) che cambiano leggermente nelle proporzioni a seconda della zona del Medio Oriente in cui viene preparato. Quello palestinese è a base più "verde" diciamo, rispetto alle versioni libanese ed arabo che non disdegnano l'aggiunta del sumac, del cumino o dei semi di finocchio. Davvero qui ogni famiglia, ed ogni rivenditore, ha la sua ricetta.

- il latte in polvere, mi raccomando, non è quello per bambini! E' normale latte disidratato, ingrediente comunissimo in queste terre perchè molto più facilmente conservabile di quello fresco o pastorizzato. Ci sono ancora zone dove il frigorifero non è così diffuso, e dove anche se lo avete potreste non avere la corrente elettrica per farlo funzionare ;)

- la ricetta è precisa al grammo! Ho molto apprezzato che ci fosse addirittura il peso dei panini e quello della quantità di formaggio da mettere in ciascuno.

- nel mio forno si sono cotti qualche minuto in meno di quanto indicato: devono risultare coloriti e croccantini fuori ma molto morbidi, quasi fondenti all'interno.

- sono buonissimi! Aggiungeteli al cestino dei pani fatti in casa a tavola e non ne avanzerà uno.

lunedì 24 ottobre 2016

Tapas. Dal deserto.




Un colpo.
E' quello che mi è preso appena visto il tema della sfida di questo mese.
Pietà, Mai, non adesso.
Non adesso che non è come al solito quando dico che non ho tempo.
Ma ho finito anche il tempo di dire che non ne ho :)
Mai ce l'avrei fatta a pensare prima, e realizzare poi tre, dicasi tre ricette tutte insieme.
E trovare un filo, un tema, un che le legasse.
O meglio, la prima idea è morta lì per mancanza di materia prima.
La seconda è rimasta nei sogni per più o meno lo stesso motivo.
Ed allora ho smesso di cercare il tema.
Perchè il tema era già lì davanti a me.
Tapeamo con quello che ci dà questo deserto e smettiamo di fantasticare su quello che potrei cucinare se solo vivessi, che so, tra Roma e New York.
Quindi ecco tre piatti tipici del Medio Oriente e che potreste assaggiare facilmente se faceste un viaggio dalle mie parti.
Gli spinaci in pasta phillo probabilmente li avete visti se avete mai fatto una puntata in Grecia: ebbene, la preparazione è tipica anche dell'Egitto e della Giordania.
Idem per la muhammara che vi consiglio di provare prima di subito: nata probabilmente in Siria si è poi diffusa nei Paesi circostanti ed è assolutamente irresistibile, pensate che a casa mia piace pure a chi di solito non ama i peperoni...
I datteri, niente di più facile: esiste ogni sorta di preparazione che ne preveda l'uso, principalmente nei dolci, ma questo antipasto mi ha conquistato.
In due dei tre piatti vedrete nominato il laban, in due forme diverse dato che il nome indica due prodotti completamente differenti : quello liquido, da bere per intenderci, che è solo latte fermentato mentre quello cremoso che vedete con i datteri ed ha la consistenza di un formaggio spalmabile ne è l'evoluzione successiva.
Il pane su cui servire il montadito? Beh, non potevo non usare quello locale!

Quindi con poco tempo, foto penosa ed un certo affanno partecipo a MTChallenge di questo mese che ci vede interpretare l'idea di Mai de Il colore della curcuma.





SPINACI IN PASTA PHILLO 
per una teglia da 20 cm

250 g di spinaci lessati (peso da lessati)
3 uova intere
sale
100 g di feta sbriciolata grossolanamente
200 g di laban da bere (latte fermentato)
una manciata di pinoli
una manciata di uvetta
6 fogli di pasta phillo
olio extravergine


DATTERI LABAN E NOCI (pincho) 

datteri freschi
laban (formaggio di yogurt)
gherighi di noci


MUHAMMARA-DIP DI PEPERONI (montadito)

4 grossi peperoni rossi
un cucchiaio di melassa di melagrana
sale
succo di limone
circa 40 g di mollica di pane (non usare pangrattato comune)
uno spicchio d'aglio piccolo
poco peperoncino secco
3 cucchiai di gherigli di noci
un filo d'olio
pane arabo, per servire

Per gli spinaci in pasta phillo: strizzare molto bene gli spinaci per eliminare l'acqua della lessatura, quindi metterli in una ciotola con le uova ed il laban. Amalgamare il composto quindi unire la feta sbriciolata, i pinoli e l'uvetta. Regolare eventualmente di sale.
Foderare la teglia con un foglio di pasta phillo lasciandolo sporgere abbondantemente dai bordi e con un pennello da cucina ungerlo d'olio. Coprire con un altro foglio e continuare così fino ad utilizzare tutti e sei i fogli. Non ungere l'ultimo strato e versarvi il composto di spinaci. Richiudere i lembi di pasta a creare una sorta di coperchio molto irregolare e ungere d'olio.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 50 minuti. Lasciar raffreddare prima di sformare con delicatezza.

Per i datteri laban e noci: snocciolare i datteri e farcire l'incavo con il formaggio di yogurt. Guarnire ogni dattero con un mezzo gheriglio di noce

Per il muhammara: mettere i peperoni interi in forno a 200 gradi ed arrostirli finchè saranno leggermente bruniti, almeno 30-40 minuti. Sfornarli e versarli in una ciotola che andrà coperta subito con l'alluminio e lasciar intiepidire. Appena sarà possibile maneggiarli spellare i peperoni e versarli in un frullatore con la mollica di pane, poco sale, la melassa di melagrana, l'aglio tritato, il peperoncino e poco succo di limone. Frullare a scatti, in modo che la consistenza rimanga comunque leggermente granulosa. Unire infine le noci leggermente tritate ed assaggiare. Regolare di sale e ricordare che il limone deve sentirsi per bene.
Terminare con un filo d'olio e  servire con del pane arabo.

 NOTE

- gli spinaci in pasta phillo possono essere preparati con diverse ore di anticipo ma attenzione a scolare gli spinaci veramente bene.

- il muhammara è ancora pià buono se lo preparate con uno o due giorni di anticipo, ed è naturalmente vegan.

- i datteri veri non sono quella roba rinsecchita che si vende in Italia nel periodo natalizio. Se decidete di provare la ricetta cercatene di grossi, carnosi e di buona qualità. O fateveli portare da qualcuno che vive dalle mie parti :)


giovedì 13 ottobre 2016

Biscotti vegan alle mandorle, senza burro nè uova!


Avete presente quei biscotti che quasi scoppiano in bocca al primo morso?
E lasciano solo la voglia di ripetere l'esperimento per vedere se riesce di nuovo.
Dev'essere quella che cuochi sapienti e raffinati definiscono un'esplosione di sapore.
Non io, quindi...
Di dolci così ne ho mangiati parecchi durante la permanenza in Nord Africa ma mai replicati fino ad oggi. Onestamente pensavo fossero strapieni di burro fino all'inverosimile invece nemmeno un grammo, è proprio tutto olio quello che luccica :)
La ricetta che già possedevo non prevede l'uso del lievito, e mi riservo di provarla in futuro per confronto. In realtà pare che questi biscotti siano originari dell'Andalusia e da lì abbiano viaggiato fino in Algeria e poi in tutto il Nord Africa.
Bernard Laurance spiega come abbia imparato a farli proprio durante uno dei suoi tanti viaggi, e li inserisce nella interessante sezione del suo libro dedicata, appunto, al Nord Africa e Medio Oriente.






INGREDIENTI
da Baklava to Tarte Tatin di Bernard Laurance
dose per almeno una cinquantina di biscotti abbastanza piccoli
 
65 g di mandorle tritate finemente
5,5 g di lievito per dolci
160 g di zucchero a velo
500 g di farina per torte
250 ml di olio di semi dal sapore più neutro possibile
mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
cannella in polvere per la finitura

Preriscaldare il forno a 170 gradi.
Mescolare mandorle, lievito, farina, zucchero a velo e farina in una ciotola capiente. Cominciare a versare l'olio, poco alla volta, mescolando constantemente. A seconda della farina e della mandorle usate ne potrà servire poco più o poco meno della dose data.
In pratica si dovrà smetterne di aggiungerne appena il composto starà insieme se premuto tra le mani. Sarà poco uniforme all'inizio ma man mano che verrà aggiunto l'olio diventerà sempre più uniforme.
Quando il tutto starà insieme unire anche la vaniglia ed impastare un poco per incorporarlo.
Mettere una pallina di impasto nel palmo della mano e chiuderlo come se si fosse acchiappato un insetto (!). Tenendo la mano in questa posizione usare l'altra per roteare il pezzetto di impasto fino a dare una forma tondeggiante. Appiattire un lato ed appoggiare i biscotti sulla teglia preparata coperta con carta forno.
Spolverizzare i biscotti con poca cannella e cuocere  per circa 30 minuti, più o meno, finchè saranno leggermente coloriti e si saranno formate delle crepe.
Trasferirli con delicatezza su una griglia e far raffreddare.
Se tenuti in un contenitore ermetico si conservano anche un mese.

NOTE

- la ricetta è semplicissima e molto precisa. Ho usato tutto l'olio previsto meno appena un cucchiaio. Temevo la consistenza dell'impasto, ovvero che non stesse insieme come spesso capita con questo genere di biscotto invece è lavorabilissimo senza far impazzire.

- data la quantità l'olio deve essere necessariamente molto, molto delicato. Viene lasciata ampia scelta su quale usare ma ricordare che influenzerà di molto il risultato finale.

- la consistenza è divina. Avete presente mettersi in bocca qualcosa che esplode tutta insieme in un botto di sapore? Ecco, è quello che succede con questi biscotti. Friabilissimi, deliziosi, da non riuscire a staccarsene.

- la cottura va azzeccata a seconda del proprio forno, ed infatti i primi li ho cotti un po' troppo risultando bruciacchiati alla base. Le infornate successive sono andate meglio ma ho tenuto meno di trenta minuti,  facendo attenzione al fatto che in pratica poco dopo che appaiono le crepe sono pronti. Non toccare da caldi perchè sono fragili, come del resto raccomandato dall'autore.

- l'autore dice che la ricetta produce quindici biscotti, ma evidentemente il palmo della mia mano è più piccolo del suo e me ne sono venuti diversi di più. Nessuno se ne è lamentato, ovviamente.

- dal momento che non contengono latticini nè uova si conservano a lungo. Per verificarlo mi appello a qualche monaco tibetano dalla volontà di ferro tra i lettori, perchè qui sono arrivati al massimo al giorno dopo e solo perchè sono stati nascosti!

giovedì 19 maggio 2016

Shawarma di pollo al forno con salsa allo yogurt

L'occhio mi ci è caduto subito.
E no, non perchè ci sia, che so, la Nutella a solleticarmi.
Ma quella parola magica: shawarma.
Finalmente qualcuno che la chiama col nome esatto.
E non come spesso sento in Italia con orrore, kebab.
Che credetemi, è tutta un'altra cosa.
Una shawarma, come racconta anche Nigella, è carne condita dalle più disparate spezie, infilzata su un grande spiedo rotante e cotta lentamente.
 Che sia pollo, agnello, manzo, tutto va bene (tranne il maiale, ovvio).
Viene tagliata quindi sottilmente e messa sul tipico pane basso e non lievitato, condita con una salsa a base di tahine e arricchita, volendo, di ogni ben di Dio.
Eh si, perchè se vai a comprarne nel deserto dove vivo l'orgoglioso proprietario del chiosco insisterà per la versione special, ovvero quella che dentro al pane prevede sottaceti, spezie, salsa della casa che non si sa bene cosa sia, e udite udite: patatine fritte.
Inorridite pure.
Che comunque per amor di scienza è stata provata, e decretato che per quanto in effetti gustosa i tempi di digestione la relegano a non più di una volta all'anno.
Nigella scrive che ovviamente sarà difficile replicarla esattamente, e la versione che ne dà è certamente alleggerita.
Ma almeno non include l'acquisto dello spiedo verticale!


OVEN-COOKED CHICKEN SHAWARMA 
da Simply Nigella di Nigella Lawson
12 cosce di pollo disossate e senza pelle
2 limoni non trattati
100 g di olio d'oliva comune
4 grossi o 6 piccoli spicchi d'aglio tritati finemente
2 foglie di alloro, secche o fresche
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di cumino in polvere
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
1 cucchiaino di peperoncino secco
1/4 di cucchiaino di cannella
1/4 di cucchiaino di noce moscata appena grattugiata
2 cucchiaini di sale marino in fiocchi
lattuga, per servire
per la salsa
250 g di yogurt naturale
4 cucchiai di salsa tahine
1 grosso o 2 piccoli spicchi d'aglio tritati
sale a piacere
semi di melagrana per decorare

Mettere le cosce di pollo in una sacchetto per alimenti e grattugiare dentro i limoni, quindi spremerne il succo ed aggiungerlo. Versare quindi l'olio, l'aglio e tutti gli altri ingredienti (tranne quelli per la salsa).
Dare una mescolata al sacchetto, chiuderlo bene e metterlo in frigo per almeno 6 ore (o un giorno intero).
Al momento di cuocerlo portarlo a temperatura ambiente e scaldare il forno a 220 gradi.
Versare tutto il contenuto del sacchetto in una teglia (pollo e marinata) abbastanza grande in modo che la carne stia in un solo strato e cuocere per circa 30 minuti, o comunque finchè sarà dorato.
Preparare intanto la salsa mischiando semplicemente gli ingredienti, aggiustando di sale a piacere e decorando con qualche seme di melagrana.
Sistemare la lattuga affettata o a pezzi in un piatto da portata e completare con il pollo, inclusi i succhi che faranno da delizioso complemento alla lattuga (a meno che, dice Nigella, siate contrari ai succchi unti provenienti dalla cottura...per ragioni inspiegabili :)
Servire accompagnando con pane pita.
NOTE

- come tipico di Nigella Lawson, anche questa ricetta è spiegata perfettamente ed a prova di chiunque, me compresa.

- la shawarma è una preparazione presente in quasi tutti i Paesi mediorientali, e si distingue per le spezie usate. Quella illustrata è più turca che araba, ma non per questo meno buona.

- la carne marinata è morbidissima e saporita. Le spezie sono ben bilanciate tanto che il mio augusto consorte non si è nemmeno accorto della presenza della cannella, ma confesso di aver omesso il coriandolo che odiamo entrambi. I miei cucchiaini sono stati tutti rasi. La dose delle spezie è spesso difficile da dare in una ricetta perchè non solo si tratta spesso di gusti personali ma anche perchè cambiano molto di aroma a seconda della loro provenienza.

- i succhi creati in cottura sono ovviamente deliziosi, oltre che pericolosi per le arterie, ma tanto ci mangio insieme la lattuga e bilancio, no?

- la salsa è assolutamente deliziosa e la quantità di tahine perfetta per sentirsi ma non essere troppo invadente. La tahine è estratta dai semi di sesamo tostati e conosciuta principalmente per il suo uso nell'hummus. In realtà in Medio Oriente è usata per aromatizzare tantissime salse di accompagnamento, in genere mescolata con yogurt o laban, il tipico formaggio di yogurt. Ha un sapore che ricorda lontanamente le noci e le arachidi, e ricordate che se è troppo amara vuol dire che è vecchia o è stata conservata male.

- l'aglio lo uso con parsimonia e tutti i miei spicchi erano piccoli. Li ho sentiti appena e solo nella salsa.

- ho fatto dose intera, sperando nella gioia di un avanzo. Il mio augusto consorte ne ha mangiato undici, ripeto undici pezzi. Erano piccoli, va bene. Ma fatto dall'uomo che considera il pollo una bestia monoporzione non stupisce. 
 
 
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