mercoledì 27 settembre 2023
Maghmour, melanzane e ceci alla libanese
Le melanzane piacciono parecchio, in casa arabafelice, e sicuramente piacciono anche in casa Starbooks dato che questo mese è la terza ricetta che proponiamo con questo ingrediente!
Dove vivo non sono certo pari alle meravigliose melanzane italiane, ma continuo a comprarle ostinatamente per un misto di nostalgia e disperazione che mi fa sperare, ogni singola volta, che siano improvvisamente eccezionali.
Non lo sono mai, ma sono comunque buone specie se aggiunte a preparazioni più complesse dal punto di vista degli accostamenti e dei sapori.
Il piatto di oggi è una ricetta libanese che viene chiamata moussaka, senza aver nulla in comune con il parente greco se non le melanzane, appunto, e la salsa di pomodoro.
In Turchia invece un piatto con lo stesso nome viene servito con della carne trita al posto dei ceci, e sicuramente da questa versione viene poi la moussaka che conosciamo, a strati con bechamelle.
Ah, e ne esiste ancora una versione diffusa nei Balcani, che al posto delle melanzane usa addirittura le patate.
Per la serie che tutto il mondo è paese, più o meno :)
MAGHMOUR
per 4 persone
2 melanzane grandi o 3 medie
3 cipolle
6 spicchi di aglio
100 ml di olio d'oliva
sale e pepe
un cucchiaio colmo di concentrato di pomodoro
mezzo cucchiaino di pepe di Cayenne oppure di peperoncino in fiocchi
una lattina da 400g di pomodori pelati
400g di ceci cotti e privati della pellicina, fatti in casa o in scatola
mezzo cucchiaio di menta essiccata
Tagliare
le estremità alle melanzane ed usare un pelapatate per rimuovere gran
parte della buccia, lasciando un effetto "a strisce", quindi tagliarle a
pezzi di circa 4 cm.
Sbucciare e tagliare finemente le cipolle, e fare lo stesso con l'aglio.
Porre
su fuoco medio una casseruola larga e aggiungervi l'olio. Friggere le
melanzane, non troppe alla volte, per circa 5 minuti per lato in modo
che diventino ben dorate, condendole con sale e pepe mentre cuociono.
Scolarle su un piatto coperto con carta da cucina.
Aggiungere
alla stessa casseruola l'aglio e le cipolle, ridurre il fuoco e far
cuocere piano circa 15 minuti, finchè saranno ammorbidite e quasi
caramellate.
Unirvi quindi il concentrato di pomodoro ed il pepe di
Cayenne, cuocere per un minuto quindi aggiungere i pomodori pelati
rompendoli grossolanamente con un mestolo.
Aggiungere 400 ml di acqua e portare a bollore.
Aggiungere quindi i ceci cotti e nuovamente le melanzane, spolverizzare con la menta secca ed abbassare nuovamente il fuoco.
Cuocere per circa 30 minuti, finchè il tutto sarà amalgamato e denso.
Far riposare fuori dal fuoco almeno 10 minuti prima di servire.
NOTE
-
piatto non velocissimo ma semplice. Ogni passaggio non richiede di
sporcare troppe pentole o utensili, a parte la frittura che per me
rimane un atto eroico e come quasi sempre succede, adeguatamente
premiato dal risultato finale.
- istruzioni chiarissime, dosi
perfette tranne per quello che mi riguarda quella dell'olio di frittura
delle melanzane. Non so se sia perchè quelle di qui ne assorbano di più
ma mi sono trovata ad aggiungerne man mano che le friggevo, e
sicuramente alla fine quando ho dovuto rosolare aglio e cipolla.
- il riposo è necessario perchè i sapori si amalgamino alla perfezione. In realtà, come molti piatti dello stesso genere, è immensamente più buono il giorno dopo.
- il piatto è, come moltissimi del libro, completamente vegano. In realtà anche senza glutine, oltre che veramente buonissimo. Insomma, con questo mettete tutti d'accordo, e offritelo con molto pane come piatto unico, che la scarpetta è assicurata!
lunedì 18 settembre 2023
Panzerotti fritti alle ciliegie (vegani!)
Possiamo considerare la frittura un atto eroico?
Non lo so.
Sicuramente richiede un certo grado di pazienza e dedizione, perchè almeno un po' ti ci devi applicare.
L'olio alla temperatura giusta.
La padella delle dimensioni indicate.
Il
giusto grado di colore e cottura, che niente come il fritto è infido e
si impara presto che un bel colore all'esterno non sempre corrisponda
alla perfetta cottura dell'interno.
L'odore, diciamolo, che rimane ben più a lungo della pietanza preparata.
La
pulizia dopo, perchè non so se sono solo io ad essere particolarmente
disordinata ma oltre alla padella c'è da pulire dagli (inevitabili?)
schizzi.
Eppure, ne vale la pena.
Come dico ogni volta fritto non è buono tutto.
E' buono se è fritto bene.
Queste hand pies, o panzerotti, non sono complicate.
In realtà, scrive l'autrice, possono essere anche cotte al forno.
Ne ho sacrificato uno alla causa, solo per dirvi che non c'è paragone.
Friggete finchè potete.
E gustateli, contravvenendo alle indicazioni, quando sono ancora un po' troppo caldi e la glassa cola.
Perchè se i peccati vanno fatti, vanno fatti bene ;)
ROASTED CHERRY AND TARRAGON HAND PIES
Da Nistisima di G.Hayden
per 12 pezzi
500g di farina forte per pane (più dell'altra per il piano di lavoro)
un generoso pizzico di sale
3.5 g di lievito di birra disidratato
1 cucchiaio di zucchero semolato
per il ripieno
450g di ciliegie (400g se surgelate)
3 cucchiai di zucchero semolato
1 cucchiaio di amido di mais
1 limone
2 rametti di dragoncello
500 ml circa di olio di semi
150 g di zucchero a velo
Mettere
la farina in una ciotola capiente (o la ciotola dell'impastatrice) e
unirvi il sale. In una caraffa mischiare il lievito, un cucchiaio di
zucchero e 250ml di acqua appena tiepida e far riposare il composto per
qualche minuto.
Unire quindi il liquido alla farina impastando a mano
o con l'impastatrice aggiungendo qualche cucchiaio extra di acqua se il
composto facesse fatica a stare insieme. In ogni caso non dovrà essere
troppo duro o secco.
Lavorare per 8-10 minuti, quindi trasferire un una ciotola unta, coprire e far lievitare per circa un'ora.
Preriscaldare
il forno a 220 gradi. Mettere le ciliegie snocciolate, se fresche,
oppure se si usano quelle surgelate tirarle fuori dal freezer un quarto
d'ora prima di cuocerle. Versarle in una teglia in cui stiano in un solo
strato ma ben strette quindi spolverizzarle con i 3 cucchiai di
zucchero, l'amido e il succo del limone. Mescolare tutto direttamente in
teglia quindi cuocere per 15-20 minuti: dovranno essere leggermente
caramellate ed i succhi rilasciati quasi sciropposi. Togliere dal forno e
quando saranno raffreddate unire le foglie di dragoncello finemente
tritate.
A questo punto versare l'impasto sul piano di lavoro
infarinato e lavorarlo in forma cilindrica. Tagliare il cilindro in 12
pezzi uguali e arrotolare ogni pezzo in una pallina. Lavorando con una
pallina per volta appiattirla con le mani in forma circolare finchè avrà
uno spessore di 5mm. Farcire con un cucchiaio circa di composto di
ciliegie ormai freddo e chiudere per avere una mezzaluna. Chiudere bene i
bordi sigillandoli.
Quando tutti i pezzi sono pronti mettere
l'olio a scaldare in una ampia padella dai bordi alti. L'olio dovrò
arrrivare almeno a 3cm di altezza sui lati. Mettere su fuoco medio
(provare la temperatura dell'olio con un pezzetto di impasto, se
sfrigola, fa le bolle e diventa dorato è pronto).
A seconda delle
dimensioni della padella cuocere 3 o 4 pezzi per volta per 4-5 minuti o
finchè ben dorati, quindi girarli e cuocere l'altro lato per altri 2-3
minuti.
Far scolare su un piatto coperto con carta assorbente.
Preparare
la glassa mescolando lo zucchero a velo con poco succo di limone e un
po' di acqua, dovrà risultare abbastanza liquida ma comunque con un
minimo di consistenza. Dopo 5 minuti versare in modo disordinato sulle
mini pie pronte.
Servire subito appena tiepide o a temperatura ambiente.
NOTE
-
so benissimo che in Italia non è tempo di ciliegie, mentre dove vivo
sono sempre reperibili quelle surgelate che vanno benissimo per il
ripieno. Immagino si trovino anche nei super della madrepatria, con
l'indiscusso vantaggio di non dover essere denocciolate. Da me la frutta
fresca ha prezzi da estorsione per un prodotto scadente, mentre la
grande varietà del tipo surgelato è indubbiamente una comodità
specialmente per le pietanze in cui ne venga prevista la cottura.
-
impasto semplicissimo e come al solito preciso al grammo. Ho dovuto
aggiungere qualche cucchiaio di acqua all'impasto perchè raggiungesse la
consistenza desiderata, nello specifico tre. Tempi di riposo, dosi di
ripieno esatte al milligrammo. L'impasto si divide perfettamente in 12
pezzi, idem il ripieno: nè troppo, nè troppo poco. Per la sottoscritta
che quando cucina vive nell'ansia che i ripieni non siano sufficienti,
le creme non bastino e così via e tende a realizzare il doppio di tutto
perchè non si sa mai, è stato un grosso sollievo.
- come ho
accennato possono essere anche cotti al forno (da indicazioni
dell'autrice a 210 gradi per circa 20 minuti o comunque fino a
doratura). Non c'è paragone con quelli fritti, che sono comunque più
morbidi, gustosi, invitanti.
- il ripieno ha una consistenza
perfetta grazie all'amido di mais per cui rimane giustamente compatto
senza colare da ogni lato. I dolcetti vanno chiusi benissimo come
indicato, pena l'apertura in cottura.
-il dragoncello del ripieno
non è un vezzo. E' l'elemento che fa la differenza tra un prodotto
finale buonissimo e uno "ma che ci hai messo hanno un profumo
spettacolare". Non omettetelo, come non omettete la glassa al limone.
- insomma, sono buonissime. E tanto per gradire anche vegane. Inutile dire che sono andate via subito, servite con della glassa extra con cui i commensali hanno anche abbondato un po'.
mercoledì 13 settembre 2023
Covrigi
Incantata dalla foto su Nistisima mi ero ripromessa di realizzarli al più presto.
Poi si sa, "al più presto" prende connotazioni da era geologica nella vita quotidiana...
Ora, complice un'amica vegana, il libro in questione è sempre in giro, in casa arabafelice, e soprattutto sempre aperto!
I
covrigi sono in pratica molto simili a bagel e pretzel, con i quali
condividono la bollitura prima del passaggio in forno e, spesso, la
tipica forma.
Georgina Hayden dice che la ricetta è in realtà rumena, arrivata da quelle parti grazie ai fornai ebrei e mediorientali.
Nella versione originale la bollitura non era prevista, ma il passaggio è caldamente raccomandato per un risultato ottimale.
Anche
il topping non è tradizionale, con i fiocchi di cipolle, quegli onion
flake che trovo ovunque nei supermercati delle mie parti.
E con i
semi di papavero, che invece, udite udite, da me non solo non si trovano
ma sono severamente vietati per motivi legati al bando di ogni droga
possibile ed immaginabile, dato che possono contenere tracce di oppio e
hanno un blando contenuto di morfina.
Non siamo gli unici eh! Sono banditi anche a Singapore, in Cina e negli Emirati Arabi.
Inoltre possono falsare il risultato dei test antidroga comunemente usati negli aeroporti causando dei falsi positivi.
Insomma, se li fate pensate che c'è chi, banalmente, al loro posto ha dovuto usare semi di nigella.
Voi, fatevi conquistare dal lato proibito e andata di originale :)
COVRIGI
per 8 pezzi
1 cucchiaio di zucchero semolato
7g di lievito di birra disidratato
500g di farina forte per pane, più dell'altra per spoverizzare
1 cucchiaino di sale fino
3 cucchiai di olio d'oliva o di girasole
2 cucchiai di bicarbonato di soda
1 cucchiai di semi di papavero
1 cucchiaio di semi di sesamo
sale in fiocchi
1 cucchiaio di fiocchi di cipolla disidratata
Mettere
lo zucchero in contenitore alto e stretto insieme al lievito e versarvi
sopra 260ml di acqua tiepida. Mescolare e lasciare riposare per 5
minuti.
Versare la farina in una ciotola capiente e mescolarla con il
sale. Fare un buco al centro e unire l'acqua con il lievito aiutandosi
con una forchetta per amalgamare. Aggiungere 2 cucchiai di olio,
mescolare finchè il tutto sta insieme quindi versare il tutto sul piano
di lavoro leggermente infarinato ed impastare per 5/10 minuti, finchè
liscio ed elastico. Metterlo in un contenitore leggemente unto, coprire e
lasciar lievitare fino al raddoppio.
Quando l'impasto è pronto
rovesciarlo sul piano di lavoro e sgonfiarlo. Dividerlo in 8 pezzi
uguali e dare o la forma di un classico pretzel o quella arrotolata
mostrata qui, realizzata dividendo ognuno degli 8 pezzi in due filoncini
lunghi circa 30cm. Pizzicarne le estremità per farle stare insieme
quindi arrotolare, fermando le altre estremità nello stesso modo a
formare un anello. Trasferire su due teglie unte, coprire e lasciar
lievitare fino al raddoppio (circa 20 minuti).
Preriscaldare il
forno a 220 gradi. Mettere una pentola capiente piena d'acqua sul fuoco,
portare a bollore ed aggiungere il bicarbonato. In una ciotola
mescolare semi di sesamo, di papavero, sale in fiocchi e fiocchi di
cipolla. Usando un grosso mestolo forato o un colino per frittura
immergere un pezzo alla volta per 30 secondi, scolarlo bene e rimetterlo
in teglia. Quando sono tutti pronti ungerli con l'olio rimasto e
spolverizzare con il mix di semi.
Cuocere in forno per 15-20 minuti, finchè ben coloriti ma ancora morbidi all'interno.
Far raffreddare e servire.
NOTE
- ricetta precisa al grammo, cosa che con i lievitati, vuoi per le diverse farine, vuoi per le condizioni ambientali, non è mai scontata. Nonostante il caldo secchissimo, e il fresco in casa secco da aria condizionata l'impasto è risultato perfetto con le dosi di liquido indicato. Dato che la cosa mi causa sempre un certo patema, la sottolineo con soddisfazione .)
- la lavorazione indicata è a mano, ed in effetti l'impasto lo consente senza problemi. Per la solita, cronica, personale pigrizia ho utilizzato l'impastatrice ma devo dire che l'impasto in mano è veramente un piacere da maneggiare.
- ricetta tutto sommato veloce, dato che la quantitàdi lievito consente di non dover attendere molto il raddoppio. Unico passaggio più indaginoso, ma nemmeno più di tanto, è la bollitura che va fatta rigorosamente un pezzo per volta. Ma trattandosi di 30 secondi direi che c'è poco da lamentarsi...
- la formatura è molto semplice e ben spiegata. Nulla vieta di procedere anche con la forma da pretzel classico.
- il topping con la cipolla disidratata e i semi è veramente il quid in più. Morbidi dentro, croccanti fuori, da annoverare tra le ricette non solo da rifare, ma da raddoppiare, triplicare...perchè veramente non bastano mai.lunedì 7 agosto 2023
Ajo blanco (gazpacho bianco)
C'è caldo, anzi caldissimo.
Ma certo dalle mie parti non è una novità.
Più del solito no, sicuramente arrivato in anticipo.
Ed all'inizio benvenuto, dato che abbiamo passato l'inverno più freddo, e piovoso, che la storia di questo deserto ricordi.
Vero è che nel suddetto deserto non si cammina per strada per fare compere, ma si entra in centri commerciali dove l'aria condizionata è mantenuta a livelli da ibernazione.
Vero è che le fermate dell'autobus sono non solo coperte, ma chiuse, dotate di panchine e perfettamente climatizzate.
Vero è che simile comodità è presente anche alle stazioni dei taxi.
E per tornare agli autobus di cui sopra, non solo sono dotati di aria condizionata ma sono numerosi, comodi, frequenti e perfettamente in orario: scusate, ma per chi è di Roma come me la cosa è sempre fonte di un certo stupore.
Vero è che tutte, dicasi tutte le case sono dotate di impianti di climatizzazione, bagni compresi.
Come tutti gli uffici, o le scuole, ed i negozi.
Ogni singola automobile (si, si cuoce l'uovo sul cofano se la lasciate al sole per abbastanza tempo).
Comodo, ovvio.
Però qualche stonatura tutta questa comodità ce l'ha.
Camminavo qualche giorno fa in un'area commerciale all'aperto, di fretta per evitare di sciogliermi.
Ma non solo stranamente non fondevo, non solo, una brezza deliziosa e rinfrescante mi colpiva da ogni lato.
Un improvviso cambio del meteo?
No, un capillare impianto di climatizzazione all'aperto.
Calcolo velocemente quanto debba costare questo spreco epocale, per ricordare che il costo dell'energia qui non è un problema. Per ora.
E mentre spero che sia episodio unico ed isolato, leggo la notifica sul telefono del nuovissimo ristorante appena aperto.
Non scherzo: il ristorante è all'aperto ma in pratica le pareti sono un gigantesco frigorifero.
Consigliano di coprirsi e portare un giaccone.
Anche perchè il venerdì sera dalle 20:30 in poi c'è lo spettacolo.
Leggo due volte: ci nevica.
Giuro.
I tavoli vengono inondati da neve artificiale.
Anche io ogni tanto non so che dire.
Tranne che forse, ecco,un filo si sta esagerando :)
Ricetta senza cottura e che si fa in due colpi di frullatore: cerchiamo di rimediare agli sprechi altrui con qualcosa che almeno ci consoli il palato!
Antipasto o entréè, fate voi: in ciotola o bicchieri farete un figurone.
Ne basta poca a testa, essendo molto ricca.
Ma qui qualcuno ha fatto il bis!
AJO BLANCO
da Food52
50g di mandorle spellate non tostate
1 spicchio di aglio
150g di pane raffermo (senza glutine per commensali celiaci)
2 cucchiai di scalogno tritato
un cetriolo sbucciato a cubetti
circa 100 g di acini di uva bianca
2 cucchiai di olio extravergine
3 cucchiaini e mezzo di aceto di sherry
un cucchiaino di sale
Mettere il pane in una ciotola e versarvi sopra 125ml di acqua per ammorbidirlo.
Versare le mandorle e l'aglio nel frullatore e far andare finchè il composto sarà molto liscio. Aggiungere quindi lo scalogno, il cetirolo, l'uva, l'olio, l'aceto, il sale ed il pane ammorbidito con altri 150ml di acqua.
Frullare fino alla consistenza desiderata, assaggiare ed eventualmente aggiustare sale ed aceto.
Aggiungere ulteriore acqua se lo si desidera più liquido.
Servire ben freddo dopo un riposo in frigo di almeno un paio d'ore in ciotoline o bicchieri, guarnito con mandorle, uva ed erba cipollina.
NOTE
- la ricetta è semplicissima. Raccomando solo di assaggiare dopo averla fatta riposare, in modo da dare al sale il tempo di sciogliersi per bene ed a tutti gli aromi di amalgamarsi.
- il pane usato qui era integrale, per questo il risultato è leggermente meno "blanco" del normale :)
lunedì 19 giugno 2023
Spiedini di pollo al tahini e agrumi
Una delle ricette più antiche nel repertorio dell'autrice,
che la usava soprattutto all'inizio della sua carriera quando teneva
lezioni di cucina per principianti.
Sottolinea come spesso i suoi
studenti non sapessero bene cosa fare col tahini oltre all'onnipresente
hummus e qualche salsa per cui usava questo piatto per mostrarne la
versatilità.
Ormai lo si è messo ovunque, nei dolci, sul pesce, nelle
zuppe e persino in un piatto di patate arrosto provato proprio su
queste pagine.
Mi viene in mente un vecchio proverbio che usava
spesso la mia nonna paterna per descrivere qualcosa, o qualcuno, che
funzionava in ogni contesto possibile: ovunque lo metti, suona.
E suona, eccome se suona, il tahini con questo pollo.
Altro piatto che più semplice non si può ma dal risultato eccellente e assolutamente non banale.
Già
entrato di prepotenza nei menù settimanali, vi invito caldamente a
provarlo perchè tanto lo so che un barattolo di tahini dimenticato giace
anche nel vostro frigo. 😃
TAHINI, CITRUS, CHICKEN KEBABS
per 4-6 porzioni
da Persiana Everyday di S.Ghayour
600 g di mini filetti di pollo
olio di semi per friggere
per la marinata:
4 cucchiai di salsa tahini
2 cucchiai di yogurt greco
2 cucchiai di olio d'oliva
2 cucchiai di sumac
1 cucchiaino colmo di aglio secco in granuli
2 grossi spicchi di aglio schiacciato allo spremiaglio
30 g circa di coriandolo fresco tritato
la buccia grattugiata ed il succo di un'arancia non trattata
per servire, facoltativo:
tortilla o flatbread
cipolla tagliata sottile
foglie di coriandolo e menta
yogurt greco
Mescolare
in una ciotola di vetro o plastica gli ingredienti per la marinata
finchè il composto risulterà omogeneo, quindi immergervi i mini filetti
di pollo rigirandoli bene in modo che vengano ricoperti in modo
uniforme.
Coprire la ciotola con pellicola per alimenti e far marinare a temperatura ambiente per 30 minuti.
In realtà possono essere cotti anche subito ma un breve riposo renderà la carne più tenera e saporita.
Dato
che comunque la marinata contiene un acido (il succo di limone), meglio
non prolungare la marinatura oltre un paio d'ore massimo.
Quando si è
pronti a cuocere mettere sul fuoco una larga padella e versarvi
dell'olio di semi. Una volta ben caldo scuotere l'eccesso di marinata da
ciascun pezzo di carne e aggiungerli alla padella.
Non cuocere
troppi pezzi alla volta, ricordando di lasciarli per 3-4 minuti da un
lato e 1-2 dall'altro (anche se ovviamente il tempo esatto dipenderà
dalla dimensione dei filetti, quindi meglio controllare).
Se piace,
servire i mini filetti su spiedini, accompagnandoli con tortilla o
flatbread e della cipolla affettata, oltre che dello yogurt greco
condito con menta e coriandolo.
NOTE
- i mini filetti sono facilissimi da trovare e particolarmente indicati per questa ricetta. La marinatura li rende morbidissimi oltre che saporiti. Un lieve retrogusto dato dal sesamo, un aroma dagli agrumi e il tutto si fonde perfettamente col sumac, che accentua il gusto agrumato. Il coriandolo come ripeto ogni volta alla noia, lo odio ed è stato sostituito dal prezzemolo.
- la marinatura in questo caso deve essere abbastanza breve, dai 30 minuti alle 2 ore al massimo, per la presenza dell'acido del succo di limone. Questo ne fa un piatto che si può improvvisare senza problemi anche all'ultimo minuto.
- la cottura avviene in padella e solo dopo la carne viene infilzata sugli spiedini. Questo rende la cottura più facile ma la presentazione più accattivante.
- la marinata rimasta sulla carne a contatto con la
padella prende un gusto delizioso, quasi caramellato ed un colore che
non fa rimpiangere una cottura alla griglia. Buonissimo accompagnato da
del semplice yogurt (personalmente l'ho condito con olio, sale e sumac) e
delle tortillas.
Da leccarsi le dita!


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