giovedì 26 febbraio 2015
Baci furbissimi al latte condensato e caffè
Questo blog ed i suoi lettori sono abituati a ricette strampalate.
Cialtrone, dicono ed io ripeto con orgoglio.
Non sarà una sorpresa allora, che dopo tante proposte (che immagino, perchè controllare mi terrorizzerebbe) serie, ce ne sia una come questa.
Potevo non mettere il latte condensato dentro un simil-Bacio?
E potevo non farne un quasi-fudge?
Ovvio, no.
Ovvio anche che fosse dedicato all'augusto consorte che anima spesso queste pagine.
Ora, potrei raccontarvi milioni di episodi.
Di quelli da leggere che se non stai attento ti vengono gli occhi a cuore come quelli delle emoticon.
E vengono i lacrimoni come davanti a certi film.
Niente di tutto questo.
Perchè niente potrà mai farmi riavere da ciò che ho di recente scoperto.
Un mago, mi dicevo.
Possiedo centinaia di libri di cucina, e sconsiglio a chiunque di regalarmene di nuovi.
Facile incappare in un doppione.
O in qualcosa che non mi interessi.
Perchè oltre che cialtrona si, sono anche rompiscatole.
L'unico ad averci sempre azzeccato, lui.
Parte e torna con un Jamie Oliver che manca.
Una Nigella da collezione.
Un Nigel Slater d'annata.
Genio.
Forse.
Ma ha confessato.
Dunque, esiste un file con tutti i miei libri.
Divisi per autore e genere.
Con ricerca di bibliografia completa di ciascuno e conseguente elenco di volumi mancanti.
Aggiornato ad ogni arrivo/acquisto, e confermato da frequenti ispezioni delle mensole.
Voi lo capite, vero, che un uomo così non può starmi solo a cuore.
A tutti gli altri organi, mi sta (G. Catalano) :)
Annarita ha dato una ricetta perfetta che mi riservo di provare in versione originale perchè dove vivo quel cioccolatino non si trova, ma data la cialtronaggine del blog e della sua proprietaria è stata stravolta e trasformata in una specie di fudge al caffè ricoperto di cioccolato e nocciole.
Ed anche il fudge è furbo, che non servono termometri nè attrezzi: solo una ragionevolissima dose di pazienza, e mezz'ora del proprio tempo.
Ovviamente partecipo a MTChallenge di questo mese.

BACI AL LATTE CONDENSATO E CAFFE'
per una decina di pezzi, a seconda delle dimensioni
una lattina di latte condensato zuccherato da 397 g
20 g di burro
3 cucchiaini di caffè solubile istantaneo
nocciole tostate intere
cioccolato fondente per la copertura
Togliere dal fuoco e versare il composto in un piatto largo. Lasciar riposare un paio d'ore perchè raffreddi completamente e prenda la giusta consistenza.
Far solidificare e servire, magari con un bigliettino ad hoc ;)
Mettere in un pentolino a bordi alti il latte condensato con il burro ed il caffè solubile. Scaldare su fuoco medio/basso finchè il tutto è amalgamato quindi, sempre mescolando, proseguire la cottura prenderà una consistenza viscosa (circa 20-30 minuti a seconda dell'intensità del calore). La foto aiuta a capire certamente meglio della mia descrizione:
Togliere dal fuoco e versare il composto in un piatto largo. Lasciar riposare un paio d'ore perchè raffreddi completamente e prenda la giusta consistenza.
Ora staccare con l'aiuto di un cucchiaino piccole porzioni di composto e lavorarle tra le mani a dare una forma più o meno tondeggiante....da Bacio, insomma :)
Premere una nocciola tostata in cima e procedere al temperaggio del cioccolato, che personalmente ho effettuato seguendo il metodo dell'inseminazione: ho portato 3/4 del cioccolato che volevo utilizzare a 45 gradi, quindi ho unito il resto mescolando fino a farlo completamente sciogliere.
Immergere ogni dolce nel cioccolato fuso e temperato utilizzando una forchettina di plastica a cui saranno stati tolti i rebbi centrali in modo che sgoccioli meglio (geniale, Annarita, grazie!)
E questo l'interno cremosissimo che non potevo evitare di mostrare!
NOTE
- i cioccolatini durano diversi giorni ma meglio tenerli in un luogo fresco. Se proprio vivete nel deserto, e solo in quel caso, ammesso il frigo :)
lunedì 23 febbraio 2015
Pancakes di ricotta con salsa di susine
Non i soliti pancakes, dice Yotam Ottolenghi nell'introduzione a questa ricetta.
Dice che devo aggiustare un po' le mie aspettative.
Beh, mi aspettavo una roba buona.
Mi sono aggiustata eccome, scoprendo che non sono buoni.
Sono buonissimi :)
RICOTTA PANCAKES WITH GOOSEBERRY RELISH
per 10-12 pezzi
750 g di uva spina oppure susine
240 g di zucchero semolato
buccia di mezza arancia tagliata a striscioline sottili
10 g di zenzero fresco, sbucciato e tagliato in bastoncini molto sottili
un bastoncino di cannella
4 uova
500 g di ricotta
25 g di fecola di patate
35 g di farina
un quarto di cucchiaino di estratto di vaniglia
2 cucchiai di olio di semi di girasole
100 g di panna acida
sale
Mettere l'uva spina (per me le susine tagliate a pezzi grossolani) in una pentola con 180 g di zucchero (preso dal totale della ricetta) la buccia di arancia, lo zenzero ed il bastoncino di cannella.
Cuocere su fuoco medio/basso per circa 30 minuti finchè si otterrà più o meno la consistenza di una composta.
Far raffreddare,
In una larga ciotola battere le uova intere con la ricotta fino ad ottenere un composto liscio. Aggiungere le farine, il resto dello zucchero, la vaniglia, un pizzico di sale e girare bene. Coprire la ciotola con pellicola trasparente e far riposare in frigo per un'ora.
Mettere quindi una padella antiaderente su fuoco medio, ungerla con un cucchiaino di olio ed una volta scaldata ridurre il fuoco al minimo.
Cuocere i pancakes a cucchiaiate ( circa 10 cm di larghezza ed un cm di spessore) per 3/4 minuti per lato finchè dorati da entrambe le parti.
E' molto importante che vengano cotti su fuoco basso in modo che comincino a rapprendersi anche in superficie prima di essere girati, per evitare schizzi di impasto dappertutto.
Cuocere tutti i pancakes aggiungendo olio alla padella se necessario.
Servire due pancakes impilati con la composta ed una cucchiaiata di panna acida.
NOTE
- la ricetta è semplicissima e non presenta difficoltà alcuna. Le continue indicazioni su persino quanto tenere alta la fiamma durante la cottura della composta (salsa, sarebbe più giusto chiamarla...) e dei pancakes stessi scongiurano ogni rischio di insuccesso.
- la salsa, o composta, è una roba da morirci: asprigna, con la cannella ad aromatizzare, l'arancia e lo zenzero a stuzzicare. L'ho trovata assolutamente perfetta, e per fortuna ne viene un po' di più di quella che serve per il piatto!
- temevo l'assenza di lievito nei pancakes, anche perchè non essendoci foto sul libro non ero sicurissima se dovessero venire bassi o alti. Che siano fedeli a quelli originali o meno, dettaglio che non saprò mai, poco importa dato l'estremo successo della preparazione.
- l'uva spina da me è introvabile, ed Ottolenghi suggerisce di sostituirla con le prugne. In entrambi i casi sottolinea che vada benissimo anche frutta surgelata (e noi nel deserto ringraziamo :)
- i pancakes hanno una consistenza morbida...formaggiosa, dice l'autore, ma solo nel sendo che della ricotta conservano appunto la morbidezza. Non sono i classici pancakes con le bolle, per intenderci. Ma sono meglio!
lunedì 16 febbraio 2015
Frappe croccantissime dell'Artusi
Le ho fatte strane.
Le ho fatte francesi.
E meditavo onestamente di stupirmi ancora con effetti speciali.
Un intruglio per la testa che altro che il Piccolo Chimico.
Poi chissà.
Chissà se è stato quel pensiero antico.
Quella scena di tanti anni fa.
Certi dopopranzo coi baffi di zucchero.
La testa libera da ogni pensiero.
Il vassoio un po' unto.
Le briciole sul tavolo e sulla maglia.
In terra no, so volatilizzavano: ci pensava il cane.
Tutti a dire che si sarebbero dovute fare al forno.
Ma nessuno che ci provava.
Perchè diciamolo, il fritto non si batte.
Che bello essere normali.
Che bello essere banali.
E banali e normali saranno queste frappe.
Antiche come la ricetta, nientemeno che di Pellegrino Artusi .
Appena in tempo per la fine di questo Carnevale.
Che rottura, questa cosa del tempo che passa :)
Semplice e chiara questa ricetta dà un risultato assolutamente perfetto: l'unico requisito è che le frappe ( chiacchiere, crostoli, sfrappole, lattughe, bugie...ma per l'Artusi e per l'augusto consorte rigorosamente cenci) siano tirate ben sottili se le stendete con il mattarello. Se avete la macchinetta per la pasta fresca nessun problema.
Sono meravigliose, croccanti, piene di bolle, friabili.
Bellissimo essere normali, una volta ogni tanto :)
FRAPPE
da La scienza in cucina e l'arte del mangiar bene di Pellegrino Artusi
da La scienza in cucina e l'arte del mangiar bene di Pellegrino Artusi
per un bel vassoio pieno
240 g di farina
2 uova intere
20 g di zucchero semolato
20 g di burro morbido ma non sciolto
acquavite, grappa o vino bianco 2 cucchiai
un pizzico di sale
olio di girasole per friggere
zucchero a velo per servire
per la versione gluten free vedere la nota
per la versione gluten free vedere la nota
A mano: fare la fontana con la farina, mettere al centro tutti gli ingredienti ed impastare energicamente fino ad ottenere un panetto un po' sostenuto e non troppo morbido.
Avvolgere nella pellicola e far riposare mezz'ora a temperatura ambiente.
Con l'impastatrice: versare tutti gli ingredienti nella ciotola e lavorare pochi minuti con il gancio a K, quindi avvolgere e far riposare mezz'ora.
Riprendere la pasta e staccarne dei pezzi che andranno stesi molto sottili, la pasta deve risultare quasi un velo. Se si è capaci farlo con il mattarello, ma io ho usato la macchinetta per la pasta fresca.
Tagliare le losanghe, praticare un taglio al centro di ciascuna quindi friggere in olio a 175/180 gradi per pochi secondi, finchè appena dorate.
Se ben fatte vedrete subito le tipiche "bolle" formarsi.
Far scolare su carta assorbente quindi spolverizzare con zucchero a velo.
NOTE
- si mantengono friabili e croccanti fino al giorno dopo, oltre non ci sono mai arrivate :)
- una lettrice, Elisa, mi ha detto che vengono benissimo anche in versione senza glutine: ha seguito la ricetta pari pari e per la farina ne ha miscelate tre in parti uguali: Glutafin select, Mix Schar e Farina della Giovanna per dolci lievitati. Dato che l'impasto con le farine senza glutine rimane un po' più secco ha aggiunto il succo di mezza arancia. Grazie Elisa!
- non potete mangiare uova? Allora via di frappe furbissime!
venerdì 13 febbraio 2015
Cuori (di wurstel)
Non è una ricetta.
Non so nemmeno cosa sia.
Un'idea, un gioco, un pensiero.
San Valentino lo odiate perchè è la solita festa commerciale e bla bla bla?
Giustissimo, in teoria.
Fatela vostra.
Voi sapete cosa festeggiare, e come.
Non serve ricordarlo, che l'amore non è tutto cioccolato.
O meglio, non solo.
L'amore è la broncopolmonite insieme.
Una lite furibonda.
Una vacanza lunga due ore.
Una lacrima non vista.
L'amore è nel cuore.
Nella testa.
E va oltre le miserie della vita quotidiana.
Per cui si, l'amore è pure un wurstel con il ketchup.
Perchè il bello dell'amore è che sarà qualunque cosa voi vogliate che sia.
INGREDIENTI
(si fa per dire)
dei wurstel di buona qualità (di soia per i vegani)
ketchup o altra salsa per servire
Tagliate ogni wurstel in due come da foto e fermateli con uno stecchino.
Servirli con la salsa preferita, davanti al film che preferite :)
NOTE
- i wurstel possono essere cotti nella maniera preferita, in caso fosse necessario
martedì 10 febbraio 2015
Torta salata di cavolfiore e spezie
Cavolfiore?
No, grazie, ho detto per molti anni.
Chissà, memorie di bambina che poi si è ravveduta.
Lo dice anche Ottolenghi nella prefazione alla ricetta che per convincere che questo piatto fosse buono ha dovuto lavorarci un po' su...beh, buono è dir poco, anche se principalmente l'ho voluto provare perchè molto bello da vedere.
CAULIFLOWER CAKE
un piccolo cavolfiore ridotto in cimette, circa 450g
170 g di cipolla rossa
75 g di olio d'oliva
mezzo cucchiaino di rosmarino finemente tritato
7 uova
15 g di basilico tritato
120 g di farina setacciata
un cucchiaino e mezzo di lievito per torte salate
un terzo di cucchiaino di curcuma
150 g di parmigiano grattugiato ( a altro formaggio stagionato)
un cucchiaio di semi di sesamo
un cucchiaino di semi di nigella
sale, pepe
burro per ungere la teglia
Mettere le cimette di cavolfiore in una pentola capiente, unire un cucchiaino di sale e coprire con acqua.
Far sobollire piano per 15 minuti circa, o finchè saranno morbide. Scolarle in un colapasta o colino in modo che perdano l'acqua in eccesso.
Tagliare 4 fette circolari, ognuna spessa circa mezzo cm, da un lato della cipolla e lasciare da parte.
Tritare il resto e metterlo in una pentola con olio e rosmarino cuocendo per circa 10 minuti su fuoco medio, finchè morbido.
Far raffreddare.
Mettere la cipolla cotta e raffreddata in una ciotola ed unire le uova ed il basilico quindi mescolare bene. Aggiungere farina, lievito, curcuma, Parmigiano, un cucchiaino di sale e pepe in quantità.
Girare bene quindi da ultimo unire le cimette di cavolfiore lessate mescolando piano in modo da non romperle.
Foderare uno stampo da 24 cm di diametro con carta forno e ungere con burro fuso, quindi spolverizzare con i semi di sesamo e quelli di nigella mischiati in modo che si attacchino ai bordi.
Versare il composto e decorare con le fette di cipolla tenute da parte.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 45 minuti, finchè sarà ben dorato ed una lama inserita nel centro della preparazione uscirà pulita.
Far riposare almeno 20 minuti a temperatura ambiente prima di servire.
NOTE
- la ricetta non presenta alcuna difficoltà visti i minuziosi dettagli con cui è spiegata.
- il fuoco medio su cui stufa la cipolla vorrei vederlo: se da me non lo metti al minimo carbonizza tutto!
- la dose di spezie e sale è risultata assolutamente perfetta e bilanciata.
- scettica perchè di solito i piatti belli nei libri vengono un po' sghimbesci a casa, mi sono dovuta ricredere: le fette di cipolla tagliate nello spessore indicato tengono perfettamente la forma.
- come osservato anche dall'autore la torta salata è forse ancora più buona il giorno dopo.
- è piaciuta a tutti, scettici e meno scettici: il cavolfiore prende tutto un altro...twist!
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