lunedì 28 giugno 2010
Gelatina di vino con fragoline
Il rosso è stato per tanti anni un colore che ho cordialmente detestato. Troppo acceso, troppo squillante, troppo chiassoso. Ogni volta che mi provavo un vestito rosso, per quanto bello, mi sentivo immediatamente un semaforo, e desistevo dall'acquisto. Qualunque oggetto, propostomi in questo colore, era immediatamente scartato senza appello.
Fino a quel giorno.
Giravo tra le vie del centro di Roma, alla ricerca di un portafogli che degnamente sostituisse quello che mi era stato compagno fedele per qualche anno, e che era ora di mandare in pensione. Ma soprattutto, il nuovo avrebbe avuto l'onore ed onere di contenere del denaro guadagnato finalmente da me, e si che avevo fatto anche una foto a quel primo assegno, tanto ne ero orgogliosa...
Tra una vetrina e l'altra, qualcosa mi colpì all'istante, tanto che non riuscivo a staccare gli occhi : era bellissimo, esattamente della misura che cercavo, aggraziato, elegante ma pratico e...rosso.
Rosso che più rosso non si può, sfacciato. E subito mi conquistò.
Lo comprai a tempo di record, guadagnandomi, credo, la riconoscenza eterna del commesso che avevo pazientemente aspettato mentre smontava letteralmente il negozio per due giapponesi con molto tempo da perdere, un inglese approssimativo e gusti discutibili.
Da quel preciso istante, ho fatto pace con il rosso in tutte le sue sfumature, vesto di rosso a costo di sembrare un semaforo, ed ogni volta che guardo il mio portafogli mi viene voglia di fargli un sorriso.
Ah, correggo anche i compiti con severi tratti di penna rossa, ma quella è un'altra storia...
Con questa foto rosso cupo partecipo al giveaway di DEleciouSly, Something rEd!, mentre la ricetta va a Morena per la sua fresca raccolta di dolci senza forno.
GELATINA DI VINO CON FRAGOLINE (per 4 porzioni)
mezzo litro di ottimo vino rosso
250g di fragoline, o fragole
55 gi di zucchero semolato
10 g di gelatina in fogli
alloro
pepe in grani
un chiodo di garofano
menta, per decorare
Ammorbidire la gelatina in acqua fredda. Intanto versare il vino in un pentolino insieme allo zucchero, la foglia di alloro, il pepe ed il chiodo di garofano e mettere sul fornello.
Appena bolle spegnere il fuoco e far riposare il tutto 5 minuti.
Filtrare quindi il vino ed incorporarvi immediatamente la gelatina, girando perche' si sciolga perfettamente.
Versare in coppette individuali le fragoline intere o le fragole a pezzetti. Versarvi sopra il composto intiepidito e mettere in frigo per almeno 3 ore.
Servire ben fredde, decorate con altre fragoline, o fragole, ed una foglia di menta.
giovedì 24 giugno 2010
Gelato al basilico
Mio marito e' probabilmente l'uomo piu' paziente del mondo. E non perche' sia sposato con me, come qualcuno stara' malignamente pensando :-) ma per la sua encomiabile attitudine a non farsi mai scoraggiare dagli insuccessi.
Dotato anche di un umorismo serafico ed un ottimismo incrollabile, cio'gli permise di scherzare con la terrorizzata sottoscritta anche la famosa mattina in cui alcuni terroristi decisero di accerchiare il centro residenziale riservato agli occidentali in cui a tutt'oggi abitiamo.
Durante l'interminabile battaglia ingaggiata con gli agenti della sicurezza, con il sottofondo delle mitragliatrici, e la sottoscritta in lacrime raggomitolata sotto una finestra, lui se ne uscì con un amore, è incredibile: ti sono impalliditi anche i piedi! che è passato agli annali dei nostri ricordi.
Poteva quindi un uomo così scoraggiarsi davanti a tutti gli infruttuosi tentativi di far crescere il basilico nel bel mezzo del deserto?
Evidentemente no, e quando recentemente ci siamo trasferiti nella casa con il giardino non gli è parso vero, dopo aver valutato esposizione solare, al vento ed alle tempeste di sabbia, di destinare a mini orto per erbe aromatiche un angolo adatto.
Come per magia, non solo il basilico è cresciuto, bellissimo e copioso, ma hanno preso anche il rosmarino e l'erba cipollina.
Troppo bello per essere vero?
Si, ed infatti ci si è messo prima il gatto, che ha ritenuto l'orto una lettiera molto chic e profumata, e poi gli uccelli che sono venuti a mangiarsi i semi.
Ed allora? Nulla, ve l'ho detto che nulla può fermare mio marito ed il suo spirito da toscano gentiluomo di campagna: ha creato intorno all'orto un reticolo di funi degno di Mission : Impossible, e sfido anche Tom Cruise a riuscire a violarlo...e prima che lui provi, vi assicuro che gatto ed uccelli hanno già lasciato perdere.
Ora e' alle prese con i 50 gradi del periodo, e qui la battaglia sara' piu' ardua.
Chi vincera', secondo voi?
Questo gelato nasce dall'esigenza di utilizzare una quantità esorbitante di basilico, è davvero buono ed è stato preso da un vecchissimo numero della Cucina Italiana...rimaneggiato da me, of course.
Ha reso una normalissima caprese un piatto diverso, provate perchè ne vale davvero la pena.
E la ricetta va al mio appuntamento mensile con il calendario di Ammodomio :-)
GELATO AL BASILICO ( per 4/6 porzioni)
300 ml di latte intero
200 ml di panna fresca
45 g di pinoli
80 g di parmigiano grattugiato
8 g di sale, circa
45 g di foglie di basilico
30 g di olio d'oliva
Mettere il latte sul fuoco, e spegnere non appena raggiunge il bollore. Versarvi immediatamente il sale, il parmigiano e 15 g di basilico spezzettato grossolanamente.
Lasciar raffreddare, dopodichè filtrare il latte dalle foglie ed eliminarle.
Unite al latte freddo i restanti 30g di basilico, la panna liquida e l'olio. Frullare il tutto con un minipimer, finchè sarà omogeneo.
Solo dopo aver frullato, unire i pinoli interi. Assaggiare di sale ed eventualmente regolarlo a proprio gusto.
Per chi ha la gelatiera: versarvi il composto, ed azionare la macchina per circa 45 minuti, o secondo le istruzioni.
Per chi non ha la gelatiera: versare il composto in una ciotola bassa e larga, e mettere in freezer. Far ghiacciare qualche ora, dopodichè spezzare il blocco ghiacciato con un coltello in tanti pezzi di dimensione media. Metterli subito nel robot con le lame, ed azionarlo alla massima potenza.
Et voilà, un gelato cremosissimo sarà subito pronto!
Servire il gelato da solo, o come accompagnamento ad una caprese.
NOTE:
- il sale e' molto soggettivo, qualcuno ha trovato che gia' 6 g fossero troppi! Quindi consiglio il solito, caro, vecchio metodo dell'assaggio ;-)
lunedì 21 giugno 2010
Tarte di ciliegie e mandorle
Incredibile ma vero, ho cominciato tardi ad apprezzare le ciliegie. Da piccola non mi facevano simpatia, dopo la ripugnante esperienza del vedere un verme che faceva capolino da quella che stavo per mettere in bocca.
Per fortuna, ogni lustro si cambia gusto, come dicono, ed ancora ricordo la scorpacciata vergognosa fatta un paio di anni fa ad un rientro estivo in Italia, per la quale mi sentii addirittura male.
Ma erano ciliegie favolose, provenienti dall'albero di mio cognato, e ne valse assolutamente la pena.
Il primo dolce fatto con questo frutto risale a parecchi anni, quando regalarono ad i miei genitori due cassette di ciliegie di Vignola.
Erano bellissime, ma talmente tante che non faticai molto ad ottenere il permesso per il primo sorbetto della mia vita, con la gelatiera nuova di zecca che avevamo in casa.
Venne una meraviglia, ne ricordo ancora il colore . Peccato che la nostra vicina di casa dell'epoca, capitata per caso, lo apprezzo' talmente tanto da chiederne a mamma un po' per degli ospiti che avrebbe avuto da li' a poche ore, ed il sorbetto spari' tutto...
Qui in Arabia le ciliegie non si trovano sempre, ma giovedi' scorso il verduraio/spacciatore-di-frutta-altrimenti-introvabile, che ormai ben conosce i miei gusti, ha tirato fuori due cassettine che mi aveva messo da parte...come resistere? E come resistere al non sorridere mentre lui, nel suo arabo misto a due parole in inglese, mi apostrofa con " Thanks, Sir"....e si che scambiarmi per un uomo e' dura :-)
La ricetta di oggi e' sorprendentemente buona, nel senso al di la' delle aspettative. L'ho preparata per una cena con amici, e non c'e' stato nessuno che non abbia fatto almeno il bis.
E' ottima a temperatura ambiente ma anche fredda di frigo, vedete voi cosa vi stuzzica di piu'.
TARTE DI CILIEGIE E MANDORLE (per una teglia da 24 cm)
per la frolla alle mandorle:
4 cucchiai di mandorle grattugiate finemente
150 g di burro
50 g di zucchero semolato
la punta di un cucchiaino di sale
250 g di farina, piu' o meno
per il ripieno:
450 g di ciliegie, peso con il nocciolo
2 uova
10 cucchiai di panna liquida fresca
50 g di zucchero semolato
5 cucchiai di mandorle grattugiate finemente
un cucchiaio raso di farina
poco zucchero a velo, per servire
Preparare la frolla: fondere il burro e farlo tornare a temperatura ambiente. Unirvi quindi il sale, lo zucchero, le mandorle e girare bene. Unirvi ora a poco a poco tanta farina quanta ne servira' ad avere un composto abbastanza morbido, ma lavorabile. Dovrete quindi regolarvi in base al vostro impasto, potra' servirvi piu' o meno della dose data da me.
Appena il tutto sta insieme, pressare l'impasto sulla base e sulle pareti di uno stampo da crostata da 22/24 cm. Mettere lo stampo in frigo per mezz'ora.
Preriscaldare il forno a 175 gradi, e cuocere il guscio freddo e coperto con carta forno e fagioli secchi per 7/8 minuti.
Tirare fuori dal forno e far riposare 10 minuti, eliminare la carta ed i fagioli e versarvi le ciliegie, denocciolate, in un solo strato.
In una terrina mescolare le uova, la panna, lo zucchero, le mandorle ed il cucchiaio di farina. Versare il tutto sulle ciliegie e rimettere in forno per circa 40 minuti.
Servire a temperatura ambiente, o fredda di frigo, dopo averla spolverata con poco zucchero a velo.
NOTE:
- la frolla alle mandorle e' fragile appena tirata fuori dal forno. Per maneggiare la torta, aspettate che si sia raffreddata.
giovedì 17 giugno 2010
Fuoco alla...kofta?
Sto per darvi un ottimo consiglio: mai e poi mai accettare un invito per un barbecue a casa di persone con cui non siate nella massima confidenza.
Eh si, perche' potreste ritrovarvi in una inusualmente fredda sera nel bel mezzo del deserto libico, proprio nel momento in cui i vostri vicini locali decidono che e' ora di ammazzare la capra che da giorni viene pasciuta a piu' non posso, come si conviene dato che deve poi sfamare una miriade di persone, invitandovi al grande evento.
A questo punto forse qualcuno sta pensando alla bella occasione che mio marito ed io abbiamo avuto quella famosa volta. Verissimo, in un certo senso.
D'altronde, come ho spiegato in precedenza, eravamo l'attrazione turistica del minuscolo villaggio, nonche' gli ospiti d'onore alla suddetta serata.
Beh, forse e' meglio dire che mio marito era l'ospite d'onore, ed io solo contorno. Per carita', sempre d'onore, ma diciamo che in certi Paesi essere donna ti fa classificare automaticamente come di serie B...
Ci troviamo quindi tutti seduti in terra sui tappeti, mio marito ed io, la colorita e numerosissima famiglia dei vicini libici e la povera capra, mezza gia' arrostita su di un vassoio, mezza ancora sul barbecue.
Improvvisamente, uno strano odore. Non ci facciamo caso piu' di tanto, ma e' indubbiamente di capelli, o peli, strinati. Un attimo dopo, l'orrore: la coda del caprone, con tanto di ciuffo peloso, e' stata arrostita e viene presentata come il boccone piu' prelibato. Come tale, e' offerto a mio marito, e avreste dovuto vedere il suo sguardo orripilato, nel vero senso della parola mentre si gira verso di me e sussura credi che debba proprio mangiarla?
Per carita', immagino non fosse proprio obbligatorio, ma voi osereste mai contraddire il vostro gentilissimo vicino di casa libico, se vivesse perennemente con un fucile a canne mozze a tracolla?
Per cui mio marito la coda pelosa l'ha assaggiata, e guadagnato molto rispetto per aver insistito, dopo il primo, minuscolo boccone, perche' tutti gli altri uomini presenti ne godessero quanto lui...
Morale della favola: essere considerati di serie B non sempre porta solo svantaggi.
Niente paura, non vi propongo code pelose al barbecue, bensì un piatto tipico della cucina araba, la kofta. Trattasi di un semplice spiedino di carne di agnello, con la particolarità di essere preparato con il macinato. E' un piatto semplice, ma molto gustoso.
Se non avete il barbecue, potete grigliarlo sulla piastra calda o cuocerlo in forno.
Con questa ricetta partecipo al contest di Al cibo commestibile, Fuoco alle griglie!
KOFTA (per 4 spiedini grandi)
750 g di carne di agnello macinata
quattro cucchiai di pinoli, o pistacchi se preferite
un cucchiaino di sumak, se non lo avete omettetelo
un po' di buccia di limone grattugiata, a piacere
sale e pepe, a vostro gusto
un pizzico di peperoncino
mezzo cucchiaino di zatar, se non lo avete sostituitelo con un mix di timo e menta
olio extravergine d'oliva
per la salsa:
uno yogurt greco da 170 g
succo di mezzo limone
sale a piacere
foglioline di menta
pane arabo, per servire
Mettere la carne in una ciotola, e condirla con le spezie, il sale e pepe, i pinoli interi oppure i pistacchi tritati grossolanamente.
Appena il tutto è ben amalgamato, dividere la carne in quattro parti uguali e modellarla sugli spiedini in forma allungata, come nella foto.
Ungere leggermente da tutti i lati e grigliare fino a cottura, pochi minuti per parte.
Se usate il forno, cuocere a 200 gradi.
Intanto preparare la salsa di accompagnamento, mescolando lo yogurt con sale, succo di limone e foglie di menta tritate. Mettere in frigo.
Servire la kofta ben calda accompagnata dalla salsa alla menta, su del pane arabo se possibile, altrimenti usate una nostrana piadina.
NOTE:
- non fate come me, e ricordate di immergere per un'oretta gli spiedini di legno in acqua fredda prima dell'uso: in questo modo eviterete che brucino.
lunedì 14 giugno 2010
Il fudge della felicita'
Felicita' e' salire sullo scuolabus che mi riporta a casa alle quattro di un assolato e caldissimo pomeriggio arabo. C'e' l'aria condizionata, ma il fatto di essere stato parcheggiato al sole rende l'aria all'interno piu' che tiepida. Tutti si lamentano, tranne me.
Felicita' e' ripensare allo strenuo tentativo di far comprendere ai miei alunni l'evidenza della radice latina nella lingua inglese: almeno un paio di loro non hanno sbadigliato, ed e' gia' parecchio.
Felicita' e' pensare, per un attimo, di saltare gli 8 km di corsa previsti per il pomeriggio stesso. No vabbe', meglio non spezzare il ritmo degli allenamenti...
Felicita' e' utilizzare il tempo del tragitto sul bus a pensare che si, dopotutto, un dolcino solo per me e mio marito non inficera' linea e trigliceridi piu' di tanto.
Felcita' e' sapere che lo posso preparare in un attimo prima di andare a correre, e trovarlo pronto dopo i previsti 40 minuti. Piu' o meno.
Felicita' e' sciogliere il cioccolato, e leccare il cucchiaio con cui lo si gira.
Felicita' e' buttare tutti gli ingredienti in una ciotola, e leccare anche quella.
Felicita' e' pensare a quanto sara' contento mio marito al rientro dal lavoro, calcolando che ogni giorno torna con la stessa fame che avrebbe dopo mesi di permanenza all'Isola dei Famosi, o rinchiuso in un monastero Shaolin. Mi fara' uno di quei sorrisi solo lui fa, che partono dagli occhi...
Felicita' e' tornare dagli 8 km di corsa e tuffarsi nel freezer a prendere un fudge. E' troppo presto, ma non importa: mi piace anche mezzo sciolto.
E per essere completamente felice, dovrei anche poter non soffrire per una brutta foto dei suddetti fudges. Non mi riesce, ma pazienza.
Con questa ricetta partecipo al contest Ricette per la felicita' organizzato da Jul's Kitchen., e dato che non si usa il forno la propongo anche a Morena per la sua freschissima raccolta.
CHOCOLATE PHILADELPHIA FUDGE
200g di philadelphia
100g di zucchero a velo
150g di cioccolato fondente
80g di noci spezzettate
Sciogliere il cioccolato e lasciarlo da parte ad intiepidire.
Battere il philadelphia con le fruste elettriche, aggiungendo a poco a poco lo zucchero a velo.
Unire infine il cioccolato fuso ma freddo, girare bene, e unire le noci spezzettate in maniera grossolana..Versare il tutto in stampini (ho usato quelli dei cubetti di ghiaccio, in silicone).
Mettere in freezer per un'ora e passare poi in frigo. Servire ben freddi.
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