giovedì 18 ottobre 2018

Pollo con l'uva ed aceto di sherry




In un mondo che è tutto immagine, quella qui sopra è di certo un epic fail.
Volevo emulare la bella foto del libro e ahimè, il risultato è la bestia sgraziata che vedete.
Però non ci vuole un volo pindarico per immaginare cosa possa essere questo pollo, con pochi passaggi che ne decretano in modo inderogabile il passaggio da "cena di casa quando non si sa che mangiare" a piatto che non sfigura davanti agli ospiti.
Di pollo in casa mia se ne mangia, e tanto.
Stragi, ne abbiamo fatto.
E pollo se ne mangia parecchio in generale.
Più difficile invece creare un piatto che con il pollo non avessi già realizzato, e qui arriva Melissa Clark.
Nell'introduzione del libro afferma come ogni ricetta presente sia, si, qualcosa di se vogliamo basico, conosciuto.
Ma con il twist, il tocco, l'accorgimento, che trasforma (ed infatti il sottotitolo è non a caso "changing the game") ciascuna in una cena non solo semplice, ma di gusto e soddisfazione.
L'abbinamento frutta/carne non è una novità, ma personalmente non l'ho mai usato con il pollo.
L'autrice dice che il trucchetto di arrostire l'uva e l'aggiunta dell'aceto di sherry è ciò che usa quando vuole apparire elegante senza troppo sforzo.
Abbinata al pollo, lo fa diventare un piatto da re.
Anche bello, giuro.
Se guardate la foto del libro :D




CHICKEN AND GRAPES WITH SHERRY VINEGAR
da Dinner:Changing the Game di Melissa Clark
per 4-6 persone
un cucchiaio di sale, e altro al bisogno
un cucchiaino e mezzo di semi di finocchio, leggermente pestati in un mortaio
un cucchiaino di pepe nero macinato al momento, più altro al bisogno
buccia grattugiata di un limone
un cucchiaio più due cucchiaini di olio extravergine d'oliva
un pollo aperto a farfalla tamponato con carta da cucina (tra i due kg e i due kg e 300)
340 g circa di uva rossa senza semi, divisa in piccoli grappoli
un cucchiaino di zucchero
un cucchiaino e mezzo di aceto di sherry, o più a gusto
un cucchiaino e mezzo di burro non salato


In una ciotolina mischiare cucchiaio di sale, i semi di finocchio, un cucchiaino di pepe, la buccia di limone ed un cucchiaio di olio.
Strofinare il tutto generosamente sul pollo, metterlo in una teglia da forno e quindi lasciarlo riposare col lato della pelle verso l'alto per almeno un'ora.

Circa quindici minuti prima di cuocere il pollo scaldare il forno a a 250 gradi, quindi trasferirci il pollo e cuocerlo per 20 minuti.

In una ciotola mescolare luva con l'olio rimasto, lo zucchero ed altri sale e pepe a piacere. Sistemare l'uva attorno al pollo e rimettere in forno finchè questo sarà ben cotto e l'uva leggermente caramellata, ci vorranno 20-25 minuti.

Trasferire il pollo su un tagliere e farlo riposare, e mettere da parte l'uva in una ciotola.
Mettere la teglia di cottura su due fornelli accesi, versarci l'aceto e e grattare le parti bruciacchiate dal fondo della stessa.
Versare tutto ciò che si riesce a ricavare in un pentolino e scaldarlo su fuoco medio, quindi unirvi il burro.
Tagliare il pollo e servirlo cosparso con l'uva e la salsa preparata.



NOTE

- il pollo qui è aperto a farfalla. Da me li vendono già aperti, ma in effetti non è difficile da fare in casa se non avete come me la sindrome dell'autopsia quando tagliuzzate qualunque cosa che fosse viva in precedenza. Comunque sia questo aiuta moltissimo la cottura, rendendola uniforme e sicuramente più veloce.

- la ricetta è di una facilità disarmante. In pratica si michia tutto e si cuoce in forno. Stop. Unico passaggio extra la salsa, che comunque sia è facoltativa. E' buonissima, ma confermo che il pollo viene morbido e saporitissimo già di suo.

- di solito cuocio il pollo a temperatura leggermente più bassa. Ma devo dire che invece ha funzionato benissimo ed i tempi si sono rivelati veritieri. C'è pochissimo olio e quelli che vedete in teglia sono i succhi di cottura.

- in realtà il tocco magico oltre all'uva lo danno i semi di finocchio. Viene fuori un aroma che oso definire molto...toscano, se mi si permette il termine.

- per farla breve, è buonissimo. Sorprendentemente gradito anche dal mio toscano augusto consorte che in genere è più robusto nelle preferenze. A questo proposito, secondo Melissa Clark il pollo basta per 4/6 persone. In effetti è così, a meno che non siate come mio marito che ne considera uno come monoporzione. Fate voi ;)

mercoledì 10 ottobre 2018

Guacamole...con l'ingrediente segreto!





Sta tutto nel titolo.
Eh si, perchè questo non è un guacamole classico secondo i sacri testi.
E' una variazione sul tema.
Nemmeno tanto stramba o coraggiosa, onestamente.
Eppure, dice l'autrice che a sua volta ha preso la ricetta da Ian Coogan, chef di un noto ristorante di New York, quando la pubblicò per la prima volta sul New York Times si scatenò un putiferio.
Tutti i puristi del guacamole, che evidentemente sono tanti, le si rivoltarono contro.
Il mondo di Twitter fu invaso da migliaia di tweet di condanna, e ben pochi di approvazione.
Sia chiaro, non che lo avessero assaggiato: ma era l'idea dei piselli aggiunti all'avocado che evidentemente ha scioccato il sentire comune sull'argomento.
E se ci aggiungiamo che persino l'allora presidente Obama ed il suo avversario politico Jeb Bush (Melissa Clark, una signora, non lo dice, ma ve lo dico io: Jeb Bush ai tempi raccoglieva fondi per la sua campagna elettorale e prese la palla al balzo, dopo il famoso tweet, per vendere guacamole, a suo dire fatto con la ricetta perfetta, sul suo sito...),  per una volta d'accordo su un argomento, ci misero del loro si capisce quale sia stata la portata della cosa.
Sono nati, udite udite, gruppi di assaggio.
Chi promuove, chi boccia.
Che poi volendo essere puntigliosi, l'hummus, per fare un esempio, nasce come fatto con i ceci.
Perchè hummus, in arabo, vuol dire proprio cece.
Poi ovunque è un fiorire di creme simili a base della qualunque, e non ho visto alzarsi stendardi e spade in difesa dell'originale.
Insomma, sono del parere che nel mondo ci sia posto per più di un guacamole.
O no? ;)




THE CONTROVERSIAL PEA GUACAMOLE
da Dinner:Changing the Game di Melissa Clark
per circa due tazze abbondanti
100g circa di piselli sgusciati, freschi o surgelati
2 peperoncini tipo Jalapeno, piccoli
2 cucchiai di coriandolo fresco tritato
3/4 di cucchiaino di sale kosher ( o più)
3 piccoli avocado maturi, sbucciati, privati del nocciolo e schiacciati
2 cipollotti, solo la parte bianca, affettatti più sottile possibile
buccia grattugiata e succo di un lime (o più, se serve)
un cucchiaio di semi di girasole non salati, tostati
sale in fiocchi per servire
spicchi di lime, per servire

- Se si usano piselli freschi, riempire una ciotola con acqua e ghiaccio. In una casseruola portare a bollore dell'acqua salata quindi appena bolle immergervi i piselli per un minuto per mantenerli "al dente". Scolarli e trasferirli immediatamente nella ciotola di acqua ghiacciata.
Se si usano piselli surgelati saltare questo passaggio.

- Accendere il grill del forno alla massima potenza. Mettere uno dei peperonicini in una piccola teglia adatta alla cottura col grill ed arrostirlo, girandolo ogni tanto, finchè sarà bene abbrustolito, circa 2 o 3 minuti. Trasferirlo in una ciotola, coprirla con della pellicola trasparente da cucina e lasciar riposare un quarto d'ora.
Quando sarà possibile maneggiarlo rimuovere la pelle bruciacchiata usando uno strofinaccio, quindi tagliarlo a metà, eliminare i semi e le membrane interne.
Tagliare a metà e rimuovere i semi e le membrane anche all'altro peperoncino, quindi tritarlo.

- Mettere i piselli nel robot da cucina, tenendone da parte due cucchiaiate per la guarnizione finale, ed aggiungere il peperoncino crudo, quello arrostito, il coriandolo e un quarto di cucchiaino di sale.
Frullare finchè il tutto sarà amalgamato ma con ancora qualche pezzetto visibile.

- In una ciotola media amalgamare la polpa di avocado schiacchiata, i cipollotti tritati, il succo e la buccia di lime, mezzo cucchiaino di sale e il mix di piselli.
Assaggiare ed aggiungere più sale e succo di lime, se serve.
Guarnire il guacamole con i piselli lasciati da parte, i semi di girasole tostati, del sale in fiocchi e qualche spicchio di lime.


NOTE

- ricetta semplice e rapida, non presenta alcuna difficoltà pratica. La presenza dei piselli addolcisce il tutto ed a gusto personale, come indicato, ho aggiunto più sale e succo di lime di quanto scritto.
Il coriandolo in casa mia è entrato una sola volta, e volato fuori alla velocità della luce. Da allora viene sempre ed immancabilmente sostituito con il prezzemolo, e qui non si è fatta eccezione.

- l'aggiunta dei piselli fa si anche che la preparazione rimanga di un verde brillante ben più a lungo che con l'avocado e basta.

- se sia buono o meno? E' buonissimo, tenendo a mente che non è il guacamole classico: il mio augusto consorte ha detto che è cento volte meglio, altri dissentivano, altri ancora erano d'accordo.
La controversia è arrivata anche in Medio Oriente, ma devo dire che la maggior parte di chi l'ha assaggiato l'ha trovata una gradevolissima variante dell'originale.


lunedì 1 ottobre 2018

Confettura agrodolce di peperoni



Avete presente un invito dell'ultimo minuto.
Declino, anzi no, magari passo un attimo a salutare.
Che ormai visto il tempo che ho finirà che non andrò più da nessuna parte.
Ah si, tocca portare qualcosa.
Apro il frigo: non è che in casa mia manchino mai gli ingredienti per tirar fuori un piatto.
E' il tempo piuttosto a farsi desiderare.
Una torta ce ne vuole troppo, i biscotti idem.
Forse una di quelle cialtronate senza cottura che ho qui su queste pagine.
Potrei in effetti comprare qualcosa, il meraviglioso super sotto casa ha una sezione pasticceria e sfizi salati niente male.
Ma mi capite, lo so, se dico che è contro la mia religione :)
Quindi ok, mi sa che me la cavo facendo pure finta di aver fatto una roba alla moda.
Che qui i "cheese and fruit platters" vanno alla grande sui buffet chic.
Tanto chic alla fine non sarà, pazienza.
Un po' di formaggi, dell'uva, delle albicocche secche.
Le noci pecan che piacciono a tutti.
I mitici Triscuit, i crackers olio e rosmarino della stessa azienda che produce gli Oreo, e quindi buonissimi.
Ed in mezzo il mio asso nella manica, o nel barattolo.
La confettura di peperoni preparata pochi giorni prima.
Complici i peperoni stessi in super offerta speciale per poi scoprire, ovviamente, che tanto freschi non erano e l'offerta era in realtà una mezza "sòla", come si direbbe a Roma.
Quindi per la regola che nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma i peperoni diventano confettura.
Un po' agrodolce, appena appena di piccante.
Sono stata quindici minuti, all'evento dove l'ho portata.
Sono bastati per un numero infinito di richiesta della ricetta.
Ma la migliore, la padrona di casa.
Che assaggiandola, mi fa.
Ora sai che regalarmi per Natale ;)

Divina a dir poco, fatta sempre e mi chiedo perchè mai postata prima. Ottima con i formaggi, con gli antipasti, per gli aperitivi. Ottima da regalare e con il pregio di essere gluten free e vegan.
Fatene scorta, e buon uso ;)




CONFETTURA AGRODOLCE DI PEPERONI

un kg di peperoni rossi
400 g di zucchero
200 ml di aceto bianco
2 cucchiaini di sale, o comunque a gusto personale
peperoncino secco, facoltativo

Lavare i peperoni quindi liberarli dal picciolo, aprirli in due ed eliminare tutti i semi ed i filamenti bianchi. Tagliarli quindi a strisce e quindi a dadini.
Metterli in una ciotola capiente con metà dello zucchero, mescolare, coprire con della pellicola e lasciare una notte in frigo.
Il giorno dopo versare nella pentola di cottura i peperoni e tutto il liquido che si sarà formato, aggiungere il resto dello zucchero, l'aceto ed il sale.
Far sobollire piano un'ora circa ed a questo punto dare una frullata con un frullatore ad immersione: il tutto non dovrà ridursi a crema ma solo amalgamarsi un po'.
Rimettere sul fuoco per un'altra mezz'ora ed a questo punto cominciare a controllare la consistenza con la prova piattino: versare un po' del composto in un piattino e mettere in frigo, quindi controllare dopo che si sarà raffreddato.
Continuare la cottura fino a raggiungimento della consistenza desiderata quindi aggiungere un poì dipeperoncino secco, se piace, nella quantità preferita.
Invasare la marmellata calda in barattoli sterilizzati, chiuderli e capovolgerli a formare il sottovuoto.
Lasciarli capovolti fino a completo raffreddamento.

NOTE

- anche il sale può essere un po' aumentato: assaggiate e verificate ma a fine cottura, non aggiungetene troppo all'inizio.

- si conserva per mesi nei barattoli sterilizzati e col sottovuoto. Fate attenzione che i tappi siano a prova di aceto (ormai tutti i tappi lo sono in realtà)

- per sterilizzare i barattoli vuoti : metterli in lavastoviglie con un lavaggio ad almeno 60 gradi e farli asciugare all'interno.
In alternativa passarli in forno a 100 gradi per una decina di minuti, spegnerlo e farli raffreddare completamente all'interno.


lunedì 24 settembre 2018

Crema pasticcera di Iginio Massari





Una vita, c'è voluta.
Non che mi lamenti, sia chiaro: che provare decine e decine di ricette di crema pasticcera è in effetti abbastanza piacevole.
La primissima fu tratta dalle ricette che trovavo su Topolino e collezionavo.
Forse quel giorno Nonna Papera, che figurava come autrice, non era in vena, o la sottoscritta poco attenta: uscì un mattone che nessuno volle mangiare.
Poi sono arrivate quelle dalle riviste, poi dai libri, poi da internet.
Tutte buone, ma niente che mi abbia mai fatto gridare al miracolo.
E quando dico che la crema qui si fa spesso, intendo quasi ogni settimana.
Che l'augusto consorte non importa se per la colazione del weekend abbia un croissant fatto in casa o un donut di quella famosa catena USA che ci sta a fianco: una ciotolina di crema sta bene con tutto, dice.
Poi sono arrivate le crema con solo amido, i metodi alla Montersino.
Scusatemi, non sarò purista o il mio palato sarà poco educato.
Ma non mi è mai piaciuta.
Siamo tornati alle creme con la farina.
E ci siamo accontentati.
Poi vedo la replica di un programma tv.
Il maestro Massari,  con quella voce che mi fa sempre dubitare che sia umano, illustrava la sua crema.
Uff, ancora amido.
Uff, un sacco di tuorli.
Però tentar non nuoce.
Mica avrà fondato l'Accademia dei Maestri Pasticceri italiani a caso.
Proviamo.
Allora: non avremo altra crema all'infuori di questa.
Non potete capire la consistenza, vellutata, setosa.
Tiene la forma ma va benissimo anche per le farciture.
Col cucchiano in mano, ed il contenuto in bocca l'augusto consorte la definisce un capolavoro.
Lo è.
Non è tutti i giorni, ma vi prego fatevi un regalo.
Assaggiatela.
E mi saprete dire ;)




CREMA PASTICCERA DI IGINIO MASSARI
(dalla trasmissione tv del maestro Massari su RealTime)

75 g di zucchero semolato
100 g di tuorli
25 g di amido di mais
250 ml di latte fresco intero
buccia grattugiata di mezzo limone
una bacca di vaniglia


Per prima cosa mettere in freezer un contenitore dove andrà la crema cotta.
Mettere il latte in un pentolino con i semini della vaniglia e la bacca stessa e portare a bollore.
Intanto mettere in una ciotola i tuorli, lo zucchero, l'amido e la buccia grattugiata quindi mescolare il tutto fino ad avere un composto liscio.
Appena il latte bolle versarlo in due volte sul composto di uova sempre mescolando, quindi rimettere tutto su fuoco allegro e mescolare fino a raggiungimento della giusta consistenza.
Non cuocerla troppo o Massari dice che la crema saprà troppo di uovo!
Versare immediatamente la crema nel contenitore preso dal freezer e mescolare per farla raffreddare (deve arrivare sotto i 50 gradi)
Cospargere quindi la superficie con zucchero semolato (attira l'acqua in superficie ed evita che la crema faccia la crosta)
Mettere poi in frigo ma mescolarla bene prima di utilizzarla.



NOTE

- non diminuite o aumentate a caso le dosi di questa crema: se togliete dei tuorli vanno dosati nuovamente zucchero e amido, come indica il maestro qui.

- attenzione alla temperatura di cottura e non saltate il passaggio del raffreddamento veloce mescolando dopo la cottura: fa differenza nel risultato finale ;)

lunedì 17 settembre 2018

Gelato al caffè turco



Un dessert a chiudere il menù e di nuovo Diana Henry sorprende.
Invece di proporre uno dei tanti, tantissimi ed elaborati, spesso, dolci turchi torna di nuovo al concetto dell'idea, più che della mera riproduzione.
E quindi è il caffè, bevanda tipica di cui non potete non sentire il profumo camminando per Istanbul, simbolo della grande tradizione di ospitalità del Paese, a farsi dessert per completare il pasto.

TURKISH COFFEE ICE CREAM
per circa mezzo litro di gelato
2 cucchiai di caffè espresso solubile
semi pestati o macinati provenienti da 10 bacche di cardamomo
300 ml di doppia panna da montare
175 di latte condensato zuccherato

Mescolare il caffè con due cucchiai di acqua bollente ed i semi macinati di cardamomo. Lasciare raffreddare.
A parte montare la panna ed il latte condensato insieme, finchè si otterrà un composto piuttosto sodo, quindi unire il caffè aromatizzato.
Versare il tutto in un contenitore, chiudere con un coperchio o con della pellicola e mettere in freezer.
Non c'è bisogno di sbatterlo ogni tot numero di ore.
Unica accortezza, diventando molto duro congelando necessita di essere tirato fuori circa 20 minuti prima di quando si intende servirlo.

NOTE

- niente di nuovo sotto il sole, con un esempio di un buon no-churn ice cream come quelli che spopolano da anni (Martha Stewart e Nigella Lawson, solo per citare chi li ha utilizzati più addietro).
Ma è il cardamomo a fare la differenza: se avete mai avuto modo di assaggiare il caffè in Medio Oriente il suo profumo non può non esservi familiare.
Ne vengono messe un paio di bacche nella tazza, il caffè bollente sopra e poi quel sorbirlo lento, tanto diverso dalla visione europea dell'espresso ingurgitato in piedi al volo, che fa sì che si arrivi a percepirne l'aroma in tutta la sua pienezza.

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