giovedì 9 dicembre 2010
Inventa...Mela : i vincitori!
Ce l'abbiamo fatta, ed io non so da che parte cominciare a dire grazie.
Grazie a voi, che mi avete regalato una scorta probabilmente eterna di ricette da provare, una più attraente dell'altra, con un calore che mi ha stupito.
Grazie ai giudici, attenti e partecipi come non si immagina per qualcosa che alla fine è solo un gioco.
Grazie anche a chi ha portato il pepe a mitigare questa mia aria zuccherosa, con un minimo di sempre gradite polemiche: se fosse andata altrimenti, ci saremmo annoiati :-)
Non la tiro alle lunghe, ed eccovi i vincitori. Rullo di tamburi e...
Ancora grazie, ed a tutti indistintamente un abbraccio lungo 3500 Km
:-)
Grazie a voi, che mi avete regalato una scorta probabilmente eterna di ricette da provare, una più attraente dell'altra, con un calore che mi ha stupito.
Grazie ai giudici, attenti e partecipi come non si immagina per qualcosa che alla fine è solo un gioco.
Grazie anche a chi ha portato il pepe a mitigare questa mia aria zuccherosa, con un minimo di sempre gradite polemiche: se fosse andata altrimenti, ci saremmo annoiati :-)
Non la tiro alle lunghe, ed eccovi i vincitori. Rullo di tamburi e...
- Antipasti e sfizi salati: Mousse di San Daniele e patate in sfoglia di mele, di Peperoni e patate. Lory, la nostra giudice, dice :"mi è piaciuta la sua originalità,la presenza del vino nella salsa da la giusta pulizia al palato,la "croccantezza" esterna del tortino ben si sposa con l'interno morbido e umido,un insieme dolce e aspro allo stesso tempo ,bella la "pulizia" nella presentazione del piatto!"
- Lievitati dolci e salati: Panini alla mela con semi di finocchietto e mele, di Il pomodoRosso. Marble dice " premiata per l'originalità della preparazione, l'abbinamento degli ingredienti che crea indubbiamente un profumo ed un sapore molto piacevoli che può farlo accompagnare a dolci o salati. Veramente una base ottima, anche per ulteriori variazioni".
- Primi piatti: Jiaozi, di Il gaio mondo di Gaia. Genny dice che "sono un piatto classico della cucina cinese, ma che qui di cinese mantiene solo la forma. Particolari nel ripieno, ben speziato e con l'acidulo della Granny Smith a fondersi perfettamente con gli altri sapori. Originali, appetitosi, e ben presentati! "
- Secondi piatti: Pollo alle mele al rosmarino, di Gialla tra i fornelli. Giada, che ha messo all'opera, o meglio all'assaggio,tutta la famiglia, fidanzato compresto, dice " questo pollo ha ricevuto la standing ovation.Semplicemente divino, con i sapori ben bilanciati. La mela era perfetta e la salsina che si è formata indispensabile. Il pollo abbinato a mele, rosmarino, aglio e pepe rinasce!" E se volete leggere proprio dalle sue parole come è arrivata alla scelta, vi consiglio di andare direttamente sul suo blog ;-)
- Dolci: Millefoglie al cioccolato con mele e crema al caramello salato, di Food Couture. Cristina dice " dolce ben strutturato e giocato sulle differenze consistenze. La sfogliatura della pasta, la morbidezza delle mele, il croccante del cioccolato e il caramello salato che aggiunge una nota sfiziosa e particolare al gusto d'insieme. Ottima la costruzione del dolce e la presentazione del piatto che lo rendono elegante e dal colpo d'occhio accattivante".
- Migliore fotografia: Polpettine speziate al curry con mela croccante, di Profumi & Sapori. Ziopiero, che come ricorderete ha già espresso i suoi giudizi sulle dodici migliori foto, e poi le quattro finaliste, decreta: Composizione: veramente bella ed equilibrata. Segue bene la regola dei terzi. Gli oggetti sono messi nei punti principali, facendo occupare nel punto in basso a destra il soggetto principale e nell'altro punto in alto a sinistra l'oggetto secondario, sfocandolo (giustamente) e seguendo poi il percorso della linea del piatto. L'occhio percorre la foto. Si vede che è una foto molto pensata. Tecnica: la polpettina principale è leggermente sfocata, sarebbe stato perfetto se il fuoco fosse stato preso lì e non sulla polpettina immediatamente dietro, ma sappiamo che non è facile. Coraggiosa la scelta del fondo nero, ma a mio avviso anche giusta! Buone le luci, anche se il bianco è leggermente "bucato". Emozione: mi ha emozionato la cura la cura adoperata per scattare la foto, vorrei però aggiungere un'ulteriore motivazione, visto che finora non ho potuto scriverla per non dare indizi. Oltre a quanto già scritto per tecnica e composizione, questa foto ha vinto perchè ho percepito dietro l'immagine un amore per il cibo, la fotografia, l'armonia, l'essenza, la ricercatezza...e tutto questo mi ha emozionato davvero. Probabilmente ci sono altre foto che hanno suscitato in voi emozioni forti m il giudice, ahivoi, ero io...Complimenti, Profumi & Sapori!
- Il caso infine premia il blog Le leccornie di Danita. Nella fattispecie ho preparato dei bigliettini con scritto su ciascuno il nome di ogni singolo blog partecipante, e la mano santa di mia sorella ha poi estratto.
Ancora grazie, ed a tutti indistintamente un abbraccio lungo 3500 Km
:-)
lunedì 6 dicembre 2010
Cupcakes di meringa con panna e composta di lamponi
Chiedete, chiedete a mio marito se gli piacciono i dolci.
Vi guarderà con espressione vaga, cominciando a filosofeggiare sul fatto che si, li mangia, ma non ne va matto. Meglio un piatto di, che so, tagliatelle al ragù di cinghiale, o una bella gricia, a cui la moglie romana lo ha recentemente iniziato :-)
Sarà.
Allora, dico io, spiegatemi con chi è in casa che mi litigo il fondo del barattolo della Nutella, affinando tecniche sempre più sottili per trovargli nascondigli adeguati.
Stessa sorte per quello del peanut butter, che, mi fa osservare con sollecitudine, pare essere pure senza colesterolo: l'etichetta, credetemi, deve essere decisamente ingannevole.
Chi è poi che dà fondo alla marmellata d'arancia a cucchiaiate, e si aggira come un falco mentre cucino chiedendo di ripulire ciotole da impasti, pentolini da cioccolato fuso, e spatole da meringa cruda con un'insistenza che lascia basiti.
Non menziono tutto il cioccolato che si fa fuori prima di andare in palestra. Per carità, questi sono zuccheri semplici, energia a pronto rilascio, mi serve per dare il meglio. Certo, ma anche una meno poetica banana sarebbe adatta allo stesso scopo.
Il panettone, se aperto, finisce in massimo due giorni perchè poi diventa secco, peccato. Chiaro, vuole solo evitare che vada sprecato.
Ancora non mi spiego, piuttosto, l'origine di certe domande, le sere in cui abbiamo ospiti a cena, e sempre in discreto numero. Mentre mi barcameno tra minimo quattro pentole sul fuoco, e minimo due teglie in forno, con un numero indecifrato di mestoli e spatole tra le mani che manco la dea Kalì, e mentre penso invidiosa a Michelangelo che dipingeva la cappella Sistina tenendo il pennello con la bocca, mentre io la polenta nello stesso modo non posso girarla, sento lontano l'eco di quella voce che ben conosco cominciare a chiedere che dici, assaggio un pezzetto di torta per vedere com'è venuta? Ed io poi cosa offro, dolci semi-mangiucchiati???
Mi interrogo su un paio di lattine di latte condensato sparite misteriosamente dalla credenza. Un vago sospetto mi frena dal chiamare il team del Discovery Channel ad indagare su quello che potrebbe essere il primo caso di furto alieno.
Ma il massimo del minimo lo raggiungiamo con il gelato.
Gelato, lo dice la parola stessa e mi pare un'ovvietà, si mangia ben freddo, no? No.
Non qui, non nel deserto, non dove servirebbe proprio a rinfrescare.
C'è qualcuno che lo prende dal freezer e lo mette nel microonde.
Lo rende un liquido sinistro, con pepite ghiacciate galleggianti, e se lo mangia (o beve?) sul divano. No comment.
Ma preferisce i primi....
Ed allora, direte voi? Vendetta, tremenda vendetta.
Cuocio questi cupcakes di meringa, e ne offro uno dopo cena alla mia cavia preferita.
Espressione estasiata, come immaginavo.
Amore, ti piace?
E' buonissimo! Uno dei tuoi dolci migliori!
Amore, allora ti piacciono i dolci?
Ride. E ha un pezzetto di meringa pannosa sul labbro. Rido più di lui.
Si. Ma solo quelli che fai tu.
Che dite, la accettiamo come risposta? :-)
Questo dolce paradisiaco, dall'alchimia sorprendente di sapori, nonchè rigorosamente gluten free, va al contest di Glu.fri, facendolo precedere da delle perle di pera al formaggio e miele, ed una bella kofta (senza piadina, of course!)
Ed ora, una nota personale. Ieri si è concluso Inventa...Mela, con tante ricette arrivate quante non ne avrei nemmeno sognate, una carica umana dietro ciascuna che mi ha sorpreso ed un affetto, reciproco, che mi ha commosso.
Con i giudici stiamo lavorando ( anzi loro lavorano, io un po'meno!) e prestissimo avrete vincitori, premi, motivazioni e quant'altro.
Ma...la ricordate, vero, la categoria Foto? A cui partecipate tutti indistintamente?
Ebbene, quel giudice tutto di un pezzo, il temutissimo, lo zio terribile...ci fa una sorpresa e ci racconta oggi quali sono i finalisti al titolo, e perchè!
Perchè solo con la categoria Foto e non anche con le ricette? Perchè una foto è emozione, oltre che tecnica. Una foto è diversa per chiunque la guardi, ed a seconda dello spirito con cui viene guardata, è un attimo fissato per sempre.
E per dimostrarvi che ciascuna, nessuna esclusa, è stata osservata non solo con attenzione, ma con cura ed amore. Grazie, Piè ;-)
CUPCAKES DI MERINGA di Martha Stewart ( per 6 dolcetti in stampi da muffins)
3 albumi a temperatura ambiente
un pizzico di sale
un cucchiaino scarso di aceto bianco
190 g di zucchero semolato
pochissimo olio di semi per i pirottini
per la composta (sostituibile con marmellata)
200 g di lamponi
50 g di zucchero
un cucchiaio di succo di limone
panna montata non zuccherata e panna acida, per servire
Mettere in una ciotola gli albumi, il sale e l'aceto bianco e cominciare a montare con le fruste elettriche (ho usato il Kenwood). Appena il composto comincia ad essere bianco e spumoso aggiungere lo zucchero, poco per volta, sempre continuando a montare. Si dovrà ottenere una meringa lucida e ben soda.
Mettere i pirottini di carta da muffins negli stampi, alternandoli in modo da permettere una cottura più omogenea, e con l'aiuto di un pennellino velarli appena con olio di semi.
Questo farà si che la meringa si stacchi perfettamente dopo cotta.
Quindi trasferire il composto in una tasca da pasticceria con la bocchetta che preferite ( ma non troppo piccola) e rimpire i pirottini in modo che il composto esca in altezza di almeno 5 cm. Fate attenzione che il composto non tocchi i bordi, o saranno dolori quando vorrete sformare i dolcetti.
Cuocere, o meglio far asciugare le meringhe in forno preriscaldato a 90 gradi per 3 o 4 ore.
Dopodichè tirarle fuori dal forno e far raffreddare completamente.
Intanto, preparare la composta semplicemente cuocendo per pochi minuti a fuoco medio i lamponi con lo zucchero ed il succo di limone. In alternativa, usare al suo posto una buona marmellata.
Preparare anche della panna montata, non zuccherata, e mescolarla a piacere con un paio di cucchiai di panna acida. Se non volete usarla, sarà ottimo anche con la sola panna montata, ma credetemi, è un tocco sopraffino...
I dolci vanno farciti al momento di servirli, non prima, o la meringa tenderà ad ammorbidirsi.
Tagliare quindi la calotta alla meringa, senza preoccuparsi se sbriciolerà. Farcire con la panna e poi la composta, o la marmellata. Rimettere la calotta al suo posto e servire.
Scegliete voi se rimuovere il pirottino prima di servirli, o portarli in tavola ancora nel contenitore di carta.
In ogni caso, come potete vedere dalla foto, si stacca perfettamente.
NOTE:
- i cupcakes di meringa possono essere preparati con diversi giorni di anticipo e tenuti all'aria. Questi in foto sono stati preparati un venerdì, e farciti e serviti la domenica.
- con le decorazioni adatte, e soprattutto se usate una bocchetta liscia, possono sembrare anche alberelli da bianco Natale...
- quanto siano buoni, non ci sono parole per descriverlo. Ad oggi, forse uno dei dolci più graditi ai miei ospiti!
giovedì 2 dicembre 2010
Honeycomb
Sto per perdere la (poca) dignità rimasta.
Ebbene si, visualizzatemi nelle vostre menti in ginocchio, ed implorante. Magari pure a mani giunte, fossi più convincente.
Eh si, perchè dovete correre in cucina a provare questo intruglio degno della fattucchiera Amelia, ed al quale non davo due lire di credito. Una ricetta inglese, che sembra un esperimento da tentare in laboratorio di Chimica, e prendendo pure un paio di precauzioni, sia mai saltasse in aria pure il soffitto...
Non voglio impietosirvi con il resoconto di come l'ho rimediata, dato che la versione trovata in rete sembrava come resa finale un detersivo per lavastoviglie o, in alternativa più clemente, un antiacido per golosi.
Ma questa volta dovete ringraziare lui, l'uomo coraggioso sopravvissuto ad oggi sorprendetemente bene alla mia compagnia.
Dubai, un paio di mesi fa.
Dove si va a mangiare? Non so voi, ma all'estero non mangio mai in ristoranti italiani. Per principio, per non litigare con lo chef, per non arrabbiarmi...ma questo ve lo racconto un'altra volta. Benissimo, si va a provare il ristorante di Gordon Ramsay. Mio marito non si è scomposto, d'altronde controbatto ad interminabili e terrificanti puntate di Indagini ad Alta Quota con altre altrettanto terrificanti di Hell's Kitchen e The F Word. Immagino fosse spiritualmente preparato. Quasi a tutto.
Entriamo nella sala con luci soffuse e temperatura gelida, e ringrazio il cielo di aver scelto un vestito con le maniche lunghe. Il maitre ci accoglie sorridente. Ma sorride più a mio marito che a me.
Ok, la tattica per la serata non cambia: cambia solo l'attore principale. Cosa ci vorrà mai a convincere mio marito nell'ordine a : fare finta di ricambiare gli occhi dolci del maitre. Comunicargli che vogliamo conoscere lo chef. Comunicare allo chef che deve darmi la ricetta dell'honeycomb così come viene fatta al ristorante. Convincere lo chef a svelarmi quello che io sento lui mi abbia celato, dopo aver elencato gli ingredienti.
Un gioco da ragazzi, eh?
Cominciamo benissimo alla scelta del vino: tanto sono astemia, e ha da vedersela solo con lui. Si trovano celestialmente d'accordo su un noto vino italiano, così come sulla cottura del beef Wellington a seguire.
Discorrono della bellezza della campagna inglese, e del fascino di quella toscana, che il maitre ha visitato più volte durante i corsi da sommelier. Ma non arriviamo al dunque, ed io fremo.
No, Stefy, dai...come faccio???
Ma su, amore, basta dirgli che vuoi fare i complimenti allo chef.
Diglielo tu, no?
A suo rischio e pericolo. Non sa cosa sto per dire.
Ancora oggi mi chiede come mi sia venuto in mente di dire al maitre che mio marito desiderava tanto visitare la cucina. Figurati, ce lo porterebbe a braccetto se potesse.
Mi fulmina, ma lo so che gli viene da ridere. Il maitre sorride, a lui of course, che si è capito che non sono il suo genere, no?. E mentre ci infiliamo a grandi passi nelle cucine e mio marito intrattiene il maitre che ormai fatica a nascondere la gioia, io agguanto lo chef, che preoccupato guarda la pazza sorridente che dopo un saluto di rito passa subito al sodo. Mi servirebbe la dose del bicarbonato dell'honeycomb, quello che ci avete servito stasera.
Ora io non lo so se sia stato per liberarsi in fretta di me, perchè eravamo vicini all'orario di chiusura o per dare tempo al povero maitre di scambiare altre due parole con quello che, evidentemente, era l'uomo dei suoi sogni, oltre che dei miei. Sta di fatto che non solo me l'ha detto, ma mi ha dato pure una veloce dimostrazione pratica, e questo vi dimostra che l'honeycomb si fa in pochissimi minuti...
Ok, perfetto. Guardo l'uomo dei miei sogni, e capisce che ho tutto quello che mi serve.
Possiamo scappare, con falcate decise degne di Bonny & Clyde.
E possibilmente non rimetterci piede per i prossimi, che so, quindici anni ? :-)
Questa delizia si fa in un attimo, dà un'immensa soddisfazione e non fa saltare in aria proprio nulla.
La versione al naturale, in scaglie delle dimensioni che preferite (anche semi polverizzato), arricchirà o decorerà gelati, semifreddi, budini, bicchierini, creme...ha un bellissimo color oro che molto si intona con le feste a venire.
Ma se veramente volete far felice qualcuno, tagliatelo a pezzetti non troppo piccoli, e tuffate ciascuno nel cioccolato fondente prima di regalarglieli in un sacchettino.
Prende, credetemi, tutto un altro sapore, sembra di quei torroncini ricoperti di cioccolato a cui non si riesce mai a resistere...
HONEYCOMB
100 g di miele chiaro
125 g di glucosio liquido
250 g di zucchero semolato, meglio se tipo Zefiro
5 cucchiai di acqua
un cucchiaino colmo di bicarbonato
cioccolato, per la copertura
Mettere in un pentolino lo zucchero, il miele, il glucosio e l'acqua. Porre tutto su fuoco medio e far sciogliere lo zucchero. Appena farà le bolle, come da foto, abbassate un po' il fuoco, ma non troppo, e cominciate a testare la temperatura con il termometro da pasticceria.
Dovete raggiungere i 150 gradi Se non vengono raggiunti, l'honeycomb non solidificherà ma rimarrà molliccio ed appiccicoso.
Ora viene il bello: raggiunta la temperatura, aggiungere il bicarbonato e girare con un mestolo. Togliere subito dal fuoco ed il composto gonfierà come per magia! versarlo subito su una teglia coperta con carta forno.
Non livellarlo! Anzi toccatelo il meno possibile, o romperete le bolle d'aria all'interno.
Lasciatelo indurire prima a temperatura ambiente, anche fuori dalla finestra se siete in Italia ( ma a riparo dall'umidità!) poi in frigo.
Appena ben duro, diciamo un paio d'ore, potete romperlo nelle dimensioni preferite usando un mattarello.
Ecco la sezione: viene fuori un croccantino delizioso!!! A questo punto potete ricoprire i pezzetti con il cioccolato fuso, e metterli nei sacchetti per regalarli.
CONSERVAZIONE:
- i pezzetti al cioccolato si conservano a tempo indeterminato in frigo o freezer. Non diventano mai durissimi, e rimangono buoni molto a lungo.
- l'honeycomb semplice si conserva in scatole di latta ma al riparo dall'umidità, o tenderà a diventare appiccicoso dopo qualche giorno.
lunedì 29 novembre 2010
Omelette alla mela verde

Vivere nel deserto ha il suo indubbio fascino.
Ho tramonti sul mare rossi come pochi, e dietro le dune da cui guardarlo.
Il vento caldo che mi accarezza i capelli e la faccia, facendomi sorridere al pensiero che non sara' mai inverno.
Qualche ormai raro beduino che porta i cammelli al pascolo e che intravedo dallo scuolabus mentre percorro una modernissima strada ad indefinito numero di corsie, e con tanto di semaforo dotato di display che mostra quanti secondi manchino allo scattare del verde.
I profumi delle spezie e delle donne, entrambi forti, decisi ed appassionati, da farti girare per capirne la provenienza.
Il panettiere che ogni volta mi fa un sorriso e mi regala un pezzo in piu' di quel pane dolce appena sfornato che mi piace tanto.
La luna tanto grande da sembrare un melone, che ti inonda di luce e ti costringe a fissarla.
Potrei andare avanti per parecchio. Ma c'e' una cosa che puo' farmi perdere tutto d'un tratto la poesia e l'ispirazione: il collegamento internet che non funziona.
Ogni tanto succede, e per me e' una tragedia: non posso piu' chiacchierare con mia sorella, scrivere e leggere email, prenotarmi i biglietti aerei o controllare che lo stipendio sia arrivato, e nemmeno scoprire quali nuove ricette non possa proprio evitare di preparare al piu' presto.
Che sara' mai, si chiama il tecnico e si fa aggiustare. Una parola.
Il tecnico sta a 400 km di distanza. Certo, ha un numero verde per le emergenze. Ci provo.
Primo tentativo: chiamo, e la solerte voce registrata mi chiede se voglio parlare con un operatore in arabo o in inglese. Pigio il numero due: inglese. La voce che mi risponde in arabo si spertica in uno dei complicati saluti che questa bellissima lingua annovera, che comprende l'augurio che la mia giornata sia ricca e che Allah sia al mio fianco. Non sa quanto mi serva.
Provo a salutarlo in inglese, ed avverto il panico attraverso la cornetta. Ci provo, ed a dire il vero anche lui.
Ma niente, non ci si capisce e chiudo sconsolata.
Richiamo. Pigio sempre il due, e mi risponde un tizio sempre in arabo. Questa volta facciamo prima: appena sente la mia voce, riaggancia. Benissimo. Mi sto arrabbiando e comincio a meditare che dal giorno dopo sopprimo tutte le lezioni di storia e letteratura ed a scuola faremo sempre e solo lingua inglese, per l'eternita'!
Non c'e' due senza tre, e riprovo. Questa volta il giovanotto dall'altra parte capisce abbastanza da potermi comunicare che non sa niente del problema che gli sottopongo, non sa perche' non mi posso connettere ad internet ma soprattutto non ha alcuna voglia di indagare. Risponde che inshallah la mia connessione tornera' a funzionare.
Fatemi capire: devo chiedere una grazia a Dio? Dubito che il Signore vada di casa in casa travestito da tecnico dei computer, mio marito ride ma e' piu' sconsolato di me e preme perche' si vada a tavola, sono quasi le dieci ormai...
Aspetta, provo di nuovo, ultima volta. In una vita precedente devo essere stata un cocciutissimo mulo.
Ed ecco che per farmi rimangiare tutto quello che ho appena pensato, mi risponde un ragazzo, che dalla voce sembra un ragazzino. Parla inglese, lo capisce e soprattutto sa cosa devo fare per far tornare la mia connessione a nuova vita. Si premura anche che sappia dove mettere le mani tra le impostazioni del computer, e si sincera che dopo i cambiamenti apportati tutto funzioni, in diretta live.
Mio marito non crede ai suoi occhi, e smette di colpo di inveire sull'inefficienza dei sauditi.
Ormai ci credo, e non c'e' modo di farmi cambiare idea: Dio fa anche il tecnico dei computer, se serve :-)
Cosa mangiare per premiarmi dopo questa faticata durata un pomeriggio che mi ha lasciato piu' esausta di quando corro 15 Km? Ma uno dei miei piatti preferiti, l'omelette con le mele!
Non storcete il naso, e' buonissima. Si fa in un attimo e tutta la voglia di dolce viene premiata dalle fettine di mela semicaramellate nel cremoso abbraccio delle uova, e dal profumo dello zucchero a velo e della cannella.
Essendo cotta completamente senza grassi, mando questa ricetta ad Elga per il Contest Lagostina :-)
OMELETTE ALLA MELA VERDE ( per una omelette)
due uova intere
mezza mela Granny Smith
un cucchiaio e mezzo di zucchero semolato
poco zucchero a velo
due pizzichi di cannella
un pizzico di sale
Sbucciare la mezza mela e tagliarla a fettine sottili con una mandolina.
Mettere su fuoco medio una padellina di ghisa antiaderente, e versarci lo zucchero semolato e le fettine di mela. Cuocere lentamente per pochi minuti, finche' lo zucchero sara' sciolto e le fettine ben avvolte dallo sciroppo ed ammorbidite.
Battere ora con una forchetta le due uova con il pizzico di sale, e versarle nella stessa padella, sopra le mele.
Far rapprendere la frittatina, dopodiche' metterla sul piatto da portata piegandola a portafoglio.
Spoverizzare con zucchero a velo e cannella, a piacere.
Servire tiepida.
Servire tiepida.
giovedì 25 novembre 2010
Alberello di cioccolato
No, non sto per dirvi cosa vi serve per realizzare questo alberello di cioccolato.
Piuttosto, sto per dirvi cosa non vi serve.
Innanzitutto, procurate di non trovarvi in un luogo dove la temperatura media di questo periodo si aggiri sui 35 gradi: anche se accendete il condizionatore, il cioccolato per qualche misterioso motivo sa che fuori c'e' caldo.
Secondo, ditemi che non state cuocendo delle meringhe nello stesso momento in cui decidete di assemblarlo, e soprattutto che non scegliete il piano di lavoro piu' vicino al forno. Un attimo di disattenzione, o per dirla tutta una telefonata, e l'abete e' diventato un salice piangente. Suggestivo lo stesso, eh, ma magari non per Natale.
Procurate poi che il gatto non si aggiri come suo solito dove state voi, o sara' matematico che il bel pelo arancione presenti verso fine giornata qualche schizzo cioccolatoso. Niente di che, ma acchiapparlo per pulirlo prima che saltasse sul divano ha richiesto un discreto impegno, dato che la lungimirante bestia condivide con la padrona una certa simpatia per piccoli, amorevoli dispetti.
Fate si anche che l'apparecchio telefonico che sta in cucina non sia bianco: rispondere al telefono nel mezzo del lavoro potrebbe renderlo di uno zebrato molto fashion. Finche' vostro marito sbadatamente non risponde e gli rimane il cioccolato in faccia. Non sara' tanto fashion quanto lo era il telefono...
Vostro marito, inoltre, non dovra' aggirarsi nei dintorni, cercando di infilare le dita nel cioccolato che state facendo sciogliere dolcemente, ne' possibilmente mangiare quello rimasto intero per essere sciolto successivamente e temperato.
E non chiedetegli nemmeno di costruirvi al volo un conetto di carta forno, perderebbe un sacco di tempo a chiedervi a cosa serva.
Per carita', non aprite la porta a nessuno.
Chi entra e vi dice continua pure, non preoccuparti! innanzitutto fa innalzare la temperatura della stanza, dove ormai con due condizionatori accesi io mi sono dovuta infilare tre felpe e mi cola pure il naso, secondo comincera' a fare osservazioni inutili del tipo ma sei sicura che alla fine stia in piedi?
Ovvio che non lo siate, ma vi prego, mentite nel modo piu' spavaldo che potete.
E quando alla fine ce l'avrete fatta, l'ultimo ramo sara' attaccato e metterete in frigo la vostra creatura a farla solidificare per benino, non rispondete a vostro marito che vi chiede astrusita' tipo ma hai calcolato il peso che grava sui rami inferiori? Li hai fatti quindi piu' grossi?
Assolutamente no, e nemmeno mi e' venuto in mente. D'altronde ci sara' un motivo se le mie lezioni sono piene di bellissimi, poetici concetti astratti e non calcoli matematici.
Ed ogni volta che guardate nel frigo, per sincerarvi che l'albero esista ancora, non sbattete troppo forte la porta nel richiuderla, non volete che cada rovinosamente dal ripiano, vero?
Tenendo a bada queste piccole avversita', l'albero in se' sara' alla fine un gioco da ragazzi.
E sara' valsa tutta la pena della mezza polmonite che mi sono presa :-)
L'alberello va all'ultimo appuntamento con il Calendario di Ammodomio.
Lasciar rapprendere il cioccolato, magari passandolo in frigo se da voi fa caldo come da me.
Quando saranno solidificate, cominciare a montare l'alberello con le prime croci grandi, che vanno sovrapposte una sull'altra in maniera sfalsata usando come colla del cioccolato fuso.
La foto lo spiega meglio di come possa farlo io :-)
E come si presenta dopo qualche altro ramo:
Piuttosto, sto per dirvi cosa non vi serve.
Innanzitutto, procurate di non trovarvi in un luogo dove la temperatura media di questo periodo si aggiri sui 35 gradi: anche se accendete il condizionatore, il cioccolato per qualche misterioso motivo sa che fuori c'e' caldo.
Secondo, ditemi che non state cuocendo delle meringhe nello stesso momento in cui decidete di assemblarlo, e soprattutto che non scegliete il piano di lavoro piu' vicino al forno. Un attimo di disattenzione, o per dirla tutta una telefonata, e l'abete e' diventato un salice piangente. Suggestivo lo stesso, eh, ma magari non per Natale.
Procurate poi che il gatto non si aggiri come suo solito dove state voi, o sara' matematico che il bel pelo arancione presenti verso fine giornata qualche schizzo cioccolatoso. Niente di che, ma acchiapparlo per pulirlo prima che saltasse sul divano ha richiesto un discreto impegno, dato che la lungimirante bestia condivide con la padrona una certa simpatia per piccoli, amorevoli dispetti.
Fate si anche che l'apparecchio telefonico che sta in cucina non sia bianco: rispondere al telefono nel mezzo del lavoro potrebbe renderlo di uno zebrato molto fashion. Finche' vostro marito sbadatamente non risponde e gli rimane il cioccolato in faccia. Non sara' tanto fashion quanto lo era il telefono...
Vostro marito, inoltre, non dovra' aggirarsi nei dintorni, cercando di infilare le dita nel cioccolato che state facendo sciogliere dolcemente, ne' possibilmente mangiare quello rimasto intero per essere sciolto successivamente e temperato.
E non chiedetegli nemmeno di costruirvi al volo un conetto di carta forno, perderebbe un sacco di tempo a chiedervi a cosa serva.
Per carita', non aprite la porta a nessuno.
Chi entra e vi dice continua pure, non preoccuparti! innanzitutto fa innalzare la temperatura della stanza, dove ormai con due condizionatori accesi io mi sono dovuta infilare tre felpe e mi cola pure il naso, secondo comincera' a fare osservazioni inutili del tipo ma sei sicura che alla fine stia in piedi?
Ovvio che non lo siate, ma vi prego, mentite nel modo piu' spavaldo che potete.
E quando alla fine ce l'avrete fatta, l'ultimo ramo sara' attaccato e metterete in frigo la vostra creatura a farla solidificare per benino, non rispondete a vostro marito che vi chiede astrusita' tipo ma hai calcolato il peso che grava sui rami inferiori? Li hai fatti quindi piu' grossi?
Assolutamente no, e nemmeno mi e' venuto in mente. D'altronde ci sara' un motivo se le mie lezioni sono piene di bellissimi, poetici concetti astratti e non calcoli matematici.
Ed ogni volta che guardate nel frigo, per sincerarvi che l'albero esista ancora, non sbattete troppo forte la porta nel richiuderla, non volete che cada rovinosamente dal ripiano, vero?
Tenendo a bada queste piccole avversita', l'albero in se' sara' alla fine un gioco da ragazzi.
E sara' valsa tutta la pena della mezza polmonite che mi sono presa :-)
L'alberello va all'ultimo appuntamento con il Calendario di Ammodomio.
ALBERELLO DI CIOCCOLATO
cioccolato fondente di buona qualita'
zucchero a velo, per la decorazione
Cominciare temperando il cioccolato, per cui vi rimando al completissimo post del mago del settore, Nanni.
Ammetto che ormai, avendolo fatto molte volte, non uso piu' nemmeno il termometro.
Con il temperaggio il cioccolato manterra' meglio la forma, sara' piu' stabile una volta solidificato di nuovo ed i rami si staccheranno perfettamente dalla carta forno ;-)
Allora, cominciare preparando un piccolo conetto di carta forno e servirsene per creare tante croci di dimensioni diverse, le piu' grandi saranno la base dell'albero, e via andando con dimensioni decrescenti.
Consiglio di fare due/tre croci per ogni dimensione. Le mie croci piu' grandi misurano 12 cm, quelle piccole della cima circa 2cm, poi da 10, da 8, da 6 e cosi' via, ma a voi scegliere le dimensioni che preferite.
Non e' richiesta una particolare precisione, l'abero montato sara' bello lo stesso anche con qualche ramo storto...
Lasciar rapprendere il cioccolato, magari passandolo in frigo se da voi fa caldo come da me.
Quando saranno solidificate, cominciare a montare l'alberello con le prime croci grandi, che vanno sovrapposte una sull'altra in maniera sfalsata usando come colla del cioccolato fuso.
La foto lo spiega meglio di come possa farlo io :-)
E come si presenta dopo qualche altro ramo:
A questo punto fermatevi, e mettete l'alberello a solidificare. Anzi se preferite fermatevi ancora prima, sara' piu' semplice poi montare i rami superiori.
Non cercate di assemblarlo tutto in una volta!
Completate con gli ultimi rami e rimettete in frigo.
Prima di utilizzarlo, spolveratelo con poco zucchero a velo per simulare una nevicata.
NOTE:
- messo in una scatola trasparente, e' un delizioso pensierino natalizio.
- e' bellissimo per arricchire un centrotavola, o un tavolo dei dolci.
- personalmente, a Natale li faro' minuscoli, e li usero' come segnaposto.
Iscriviti a:
Post (Atom)












Social Icons