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lunedì 22 agosto 2011

Gelato al lemon curd, senza gelatiera


Che non fossi solo io, lo sapevo.
Sapevo che quello di stipare alternativamente in frigo o in freezer avanzi di ogni genere non è tara imputabile solo a me.
Che poi di questi avanzi si prolunghi solo la sofferenza e la lugubre attesa del bidone della spazzatura, è un altro conto.
Eh si, mica si può usare tutto, diciamolo chiaro, e per quanto mi sforzi di sprecare il meno possibile a volte proprio non ce la si fa.
Un avanzo di frolla minuscolo, che esce al massimo un biscotto o due, se li faccio molto piccoli?
Invece di perdere tempo ad avvolgerlo nella pellicola avrei fatto meglio a mangiarmelo così com'era, cosa che faccio ora appena lo vedo domandandomi ancora come abbia fatto a conservarlo, ma soprattutto cercando di ricordare il perchè.
Con gli avanzi di marmellate è andata meglio, in quel pomeriggio in cui sono stata presa dal sacro fuoco della pulizia viste le vacanze incombenti e con loro la smania di lasciare in casa il minimo indispensabile e soprattutto nulla che potesse diventare luogo di villeggiatura per muffe e simili : sono stati tutti mischiati fino a creare la fantasiosa confettura Tuttifrutti che sinceramente mi spiace non aver immortalato, tanto il colore era bello.
Anche il gusto non ha deluso, ma mio marito è da allora che mi chiede di che razza di frutto fosse: spero che scoprire oggi brutalmente la verità non gli istilli il dubbio che attenti alla sua vita :-)
Il brodo congelato meticolosamente nei contenitori dei cubetti di ghiaccio e' diventato corroborante minestra, a dimostrazione che anche nel deserto si può aver bisogno di un pasto caldo e confortante...
Ma c'è un limite.
L'umana decenza.
Lui, il simpatico signore che frequentiamo qualche volta e che si trova a dover partire in tutta fretta mi bussa sorridente.
Agita davanti alla mia faccia una bustina dalla forma strana, e dall'odore sospetto.
Tu saprai che farci, mi spiace buttarlo, è freschissimo.
Non so se è un complimento alle mie doti culinarie o più semplicemente la constatazione oggettiva che il mio bidone della spazzatura è più grosso del suo.
Ne ho giusto usato un pezzettino, spero non ti dia fastidio...
Cosa?
Non solo mi stai appioppando un avanzo ma è, come dire, mezzo masticato?
Orrore.
E il bello è che ancora non ho capito cosa sia.
Lui va via, io corro con la bustina in mano verso il lavandino, anche perchè si è messa pure a sgocciolare.
Mi credete, se dico che ad aprirla ho avuto paura?
Giuro: è uscita fuori una testa di pesce.
Con tanto di occhio sbarrato, tanto quanto i miei, e due centimetri di corpo attaccato, alla faccia del pezzettino usato.
Io ed il mio vasetto di lemon curd da riciclare siamo roba da dilettanti, altrochè.

Per rincuorarvi, non vedrete la testa in questione in fantasiose ricette, la spazzatura l'ha accolta a braccia aperte.
Piuttosto, se avete un vasetto di lemon curd e non sapete che farci pensate seriamente a questo gelato semplicissimo: morbido e cremoso, con un gusto di limone, si, ma diverso dal solito a cui siamo abituati.
Provatelo, e se ne diventate dipendenti non sarà colpa mia :-)





GELATO AL LEMON CURD

250 g di lemon curd ( comprato o fatto da voi )
250 ml di panna fresca liquida
100 ml di latte intero

Mescolare i tre ingredienti usando una frusta a mano, facendo attenzione a rompere tutti gli eventuali grumi di lemon curd. Dovrete ottenere un liquido dal sinistro colore giallino :-)




Versare il liquido in un contenitore in cui possa stare in uno strato abbastanza sottile ( ghiaccia prima ed e' piu' facile romperlo, dopo ) e mettere in freezer qualche ora.
Al momento di servire rompere la lastra di ghiaccio in tanti pezzi  e versarli nel frullatore.
Far girare le lame a forte velocita' finche' il gelato sara' montato e cremoso (stesso procedimento del sorbetto magico, per intenderci )
Servire subito.

NOTE:

- se dopo la frullatura lo rimettete in freezer perdera' un po' di cremosita', indurendosi. Bastera' frullarlo nuovamente per farlo tornare morbido.

giovedì 16 dicembre 2010

Blinis al salmone e panna acida

Si fa presto a dire finger food.
Lo so che basta nominare le due magiche paroline in inglese che ecco sdilinquirci tutti immaginando bicchierini, bocconcini, cucchiaini, perle, cubetti, triangolini e chi più ne ha più ne metta.
Troppo facile: per tornare con i piedi per terra, traducetele in italiano.
E soprattutto ricordate che qualcuno può averne un concetto di gran lunga diverso dal vostro.
Libia, qualche anno fa.
I presentissimi vicini, libici che più libici non si poteva, ci invitano a cena con tutti gli onori.
Confesso che abbiamo rifiutato per mesi, adducendo scuse con la descrizione delle quali, probabilmente, potrei riempire un altro blog. Ma insomma alla fine, che sarà mai? Converseremo, più o meno, in altre lingue, mangeremo cibo diverso: ok, sarà interessantissimo.
Perdo una vita solo a scegliere cosa indossare, e non perchè l'occasione sia ammantata di una qualche formalità, ma semplicemente ho abiti tutti un po' troppo occidentali per una casa dove le signore indossano sempre il velo in testa...insomma, ci combiniamo alla meno peggio e via.
Entriamo, ci fanno togliere le scarpe. Giusto, segno di grande civiltà e pulizia. In effetti camminare in casa con le stesse scarpe che si usano per la strada non è altamente anti-igienico? Credetemi, tutte queste elucubrazioni mi venivano in mente mentre mi sfilavo i sandali.
Insieme alla più prosaica speranza di ritrovarli, visto che andavano lasciati fuori dalla porta...
Ingresso in sala da pranzo, e la vista mi fa prendere un colpo. Non per me, ce la posso fare.
Ma mio marito no. Mio marito che da bambino mangiava le banane con coltello e forchetta. Mio marito che non lecca le ciotole a ditate come me, ma prende educatamente un cucchiaino. Mio marito che non addenta i panini come un lupo mannaro (leggi: come me) ma ne spezza prima un piccolo boccone.
Tavolo: non c'è tavolo. Sedie: non ci sono sedie. Posate: non presenti, o quantomeno sfuggono alla vista, all'occhiata di insieme. Tovaglioli: non previsti.
Siamo seduti sui tappeti, a gambe incrociate, davanti ad un calderone di cous cous. Saremo una trentina, dato che il grande evento  di avere degli occidentali a cena ha fatto si che si invitasse mezzo parentado, e tutti hanno fame: tranne noi.
Avete presente l'imbarazzo di certe persone davanti alle mille posate delle mise en place in grande stile? Ecco, credetemi, si prova lo stesso quando posata non ce n'è nemmeno una. Come diavolo mangiamo?
E tutti ci guardano, siamo gli ospiti d'onore, dobbiamo iniziare noi. Sarà un vantaggio, penso, arrivarci prima del bimbetto che tiene in mano una gallina, viva, dell'anziano nonno abile sputacchiatore, e della giovane mamma che sta cambiando il pannolino al neonato. Tutto contemporaneamente, tutto davanti a noi.
Sarà la velocità a salvarci. Coraggio.
Scatto fulmineo, ne prendiamo un pizzico con la punta delle dita. Tutti ridono, e si riversano prendendone a pugni interi. Non vi dico la scena dopo dieci minuti, cous cous ovunque, ne mangia anche la gallina.
Noi nulla, ci guardano con stupore che ci si sia saziati con quel primo, minuscolo assaggio.
Spiego che in Occidente mangiamo poco, e mi guardano pensierosi, dicendo che si, siamo magri, tutto torna.
Ma è l'offerta dell'acqua che quasi ci frega.
Un bicchiere da passarsi in trenta: non ce la possiamo fare, e onestamente nemmeno voglio.
Serissima, comunico che in Italia non usiamo bere durante la cena. Mio marito tra poco sviene, non so se si contorce per non ridere, per non piangere o perchè in preda alla fiamme del piccantissimo cous cous.
Un po' di sospetto secondo me serpeggia. Temo siano assidui telespettatori di qualche soap opera in cui si sia visto che sto mentendo. Pazienza.
Torniamo a casa, e c'è una fantozziana gara di corsa al primo che arriva alla bottiglia d'acqua.
Sono sconvolta: mio marito ci si attacca, mai visto fare prima.
Amore! Bevi dalla bottiglia? lo apostrofo ironica.
Si. Mi adeguo al tono della serata. Vado di finger drink.

Se dopo questo disgustoso resoconto non avete cambiato idea sugli stuzzichini finger food, eccone uno ad hoc per le prossime feste, bellissimo sulla tavola della Vigilia, o su un buffet a Capodanno.
Potete usare del salmone affumicato, o anche crudo tagliato sottilissimo, se vi piace.
E per favore, se andate in vacanza in Libia, reggetemi il gioco con la storia dell'acqua...;-)
La ricetta va al contest di /Alessandro, Controcorrente!



BLINIS AL SALMONE E PANNA ACIDA ( per più o meno 25 blinis da circa 6cm di diametro)

150 g di farina
un tuorlo
3 albumi
mezza bustina di lievito per torte salate
la punta di un cucchiaino di zucchero
150 ml di latte
100 ml di yogurt bianco non zuccherato
sale
burro per la padella

salmone (fresco o affumicato)
panna acida (comprata o fatta da voi)
erba cipollina e pepe rosa, per decorare

Scaldare leggermente il latte, unirvi lo yogurt, la farina, il lievito, il tuorlo il sale e lo zucchero. Mescolare bene, dopodiche' unire i 3 albumi precendentemente montati a neve ferma. Unirli al composto mescolando con delicatezza, poi mettere in frigo e far riposare 30 minuti.
Scaldare una padellina antiaderente velandola appena con del burro. Cuocere i blinis uno o due alla volta, usando per ciascuno un paio di cucchiai di impasto. Appena cotti da un lato, voltarli e colorirli anche dall'altra parte. Impilarli man mano che sono cotti.
Appena si saranno raffreddati, guarnirli con della panna acida a piacere ed il salmone.
Decorare con pepe rosa ed erba cipollina.

NOTE:
- i blinis possono essere cotti il giorno prima di quello in cui andranno consumati. Teneteli impilati, e coperti con della pellicola.
- possono essere guarniti anche con diverse ore di anticipo, ma non serviteli troppo freddi di frigo.

lunedì 25 ottobre 2010

Napoleone


Che nome roboante per un dolce, ho pensato la prima volta che l'ho mangiato ed ho chiesto come si chiamasse.
La richiesta di spiegazioni sull'origine e' stata fatta cadere nel vuoto, lasciando cosi' la mia mente libera di immaginare niente di meno che Bonaparte assaggiare la delizia, cadere in delirio per la bonta' e chiedere che gli fosse intitolato,  se non fosse che i trascorsi dell'imperatore francese in Russia non sono dei migliori e dubito che abbiano voluto dedicarglielo per fargli un piacere.
Quindi niente, la spiegazione deve essere un'altra, e mi e' balenata all'improvviso al termine dei sei mesi di duro lavoro per estorcere la ricetta alla legittima proprietaria.
Per la crema del ripieno era stato necessario addirittura un intervento di probabile natura divina, senza il quale dubito che ora starei qui a scrivere. Ma c'era l'impasto da fare, e la famosa volta che riuscii ad avere lumi sulla farcitura le sfoglie erano gia' pronte e stese a raffreddarsi.
Inutile raccontarvi il botta e risposta sugli ingredienti, mentre la signora russa sbatteva con le mie fruste la sua crema: cosa c'e' nelle sfoglie? Ma nulla, solo farina, burro e...ah si, acqua.
Avete mai provato il desiderio irrefrenabile di strozzare qualcuno che vi sta dando incommensurabilmente sui nervi? Ebbi l'impulso al solo sentire la risposta, perche' solo Dio, ed Allah, sanno a quante infinite combinazioni e risultati i tre ingredienti citati possano dare vita, dal sublime all'immangiabile passando per il mediocre.
E sfortunatamente a me serviva la sua perfezione. Che fare allora? Ma nulla, semplicemente un atto di forza.
Si infilano in una busta un panetto di burro, della farina, la mia bilancia ed a sfregio pure una bottiglia d'acqua, si indossa la migliore faccia di bronzo del proprio repertorio e si bussa  a casa della signora che malauguratamente per lei aveva piu' di una volta detto passa a prendere un te' quando torni da scuola...
Non credo che si sia stupita piu' di tanto, al vedermi sulla porta con la busta ed un sorrisone.
Sollevo' leggermente le sopracciglia solo alla vista della bottiglia d'acqua, ma me la cavai con una battuta,  non fosse mai che avesse iniziato lo sciopero della sete e non ci fosse stata piu' nemmeno una goccia d'acqua per impastare...
Basta, era alle corde. Ha tirato fuori quel ricettario che bramavo e che desideravo tanto rapinarle, se non fosse stato che la meta' delle ricette era in russo, e borbottando ha cominciato ad elencare gli ingredienti.
Verissimo, solo acqua, burro, farina e...succo di limone. Pare sia il segreto della straordinaria friabilita' della pasta, ed anche della sua resistenza. Si, perche' credetemi, questo dolce e' magico: un millefoglie che non e' un millefoglie, una crema che non e' una crema, una friabilita' che invece di due ore dura due giorni, un contrasto dolce/non dolce da Guinness dei Primati.
Non e' forse magia, questa?
Provatelo, e ve ne innamorerete. E' il dolce di quando voglio fare bella figura, e non c'e' volta che mi abbia tradito. 
E da ultimo, il nome: perche' Napoleone? Non ne ho ad oggi la piu' pallida idea, ma mi piace pensare che la mia personalissima campagna di Russia per carpire la ricetta sia andata molto meglio di quella del povero Bonaparte, e glielo dedico volentieri come rivincita ;-)

Questa ricetta va al consueto appuntamento con il calendario di Ammodomio.

NAPOLEONE

250 g di burro
400 g di farina
150 ml di acqua fredda (circa)
30 ml di succo di limone
una dose come questa di crema al burro e latte condensato

Per prima cosa unire il succo di limone all'acqua, e lasciare da parte.
Tagliare il burro freddo a pezzetti e lavorarlo con la farina sfregandolo tra le dita, in modo da ottenere uno sfarinato. Ora cominciare ad unire a poco a poco l'acqua con il succo di limone, impastando con le mani (o anche nel Kenwood, se volete, usando il gancio a K). Valutate se usare tutta l'acqua o no, dipendera' dalla vostra farina. L'impasto finale dovra' essere morbido ma non appiccicoso.
Dividere quindi l'impasto in 5 parti : 4 piu' grandi ed una piu' piccola.
Per comodita' vi dico che le palle piu' grandi devono pesare intorno ai 170-180 grammi.
Avvolgere ogni pallina nella pellicola e mettere in frigo per circa tre ore (o anche una notte, se preferite avvantaggiarvi con il lavoro).
Preriscaldare quindi il forno a 200 gradi, e prendere un panetto di quelli piu' grandi alla volta. Lasciarlo una ventina di minuti a temperatura ambiente, perche' torni ad essere lavorabile, e stenderlo su carta forno infarinata con il mattarello in un rettangolo di circa 25cm x 19cm, molto sottilmente:


Cuocere quindi la sfoglia per circa 10-15 minuti, in forno colorira' e si gonfiera' facendo le bolle, e' cosi' che deve essere.
Procedere allo stesso modo per le altre 3 sfoglie grandi, cercando di farle tutte uguali.
Se le stendete in anticipo, tenetele in frigo fino al momento della cottura, mi raccomando!
L'ultima pallina, a cui aggiungerete eventuali ritagli di pasta, va stesa sempre sottilmente ma non serve fare un rettangolo, dato che dopo la cottura andra' completamente sbriciolata.
Appena ogni sfoglia esce dal forno appiattire delicatamente con le mani protette da un guanto da cucina  le bolle, senza preoccuparvi delle briciole. Cercate solo di non rompere le sfoglie, o quantomeno di romperle troppo :-)
Far raffreddare le sfoglie completamente, ed intanto preparare la crema.
Cominciare quindi ad assemblare il dolce nel piatto in cui lo servirete, e' piu' comodo che spostarlo dopo.
Mettere una prima sfoglia sul piatto, e spalmare uno strato sottile di crema, continuare cosi' fino ad esaurimento delle 4 sfoglie grandi. Se riuscite, il dolce avra' un aspetto piu' carino se l'ultima sfoglia riuscite a metterla con  lo strato piu' liscio sopra, al contrario, per capirci, ma non e' fondamentale.
Coprite anche l'ultima sfoglia di crema, e spalmatene anche sui bordi.
Sbriciolate quindi la sfoglia piu' piccola ed usate le briciole per ricoprirlo completamente.
Conservare in frigo, ma tirare fuori una ventina di minuti prima di servirlo, in modo che la crema sia giustamente morbida.



NOTE:
- a differenza di qualunque altro millefoglie, questo non si inzuppa di ripieno e rimane friabilissimo anche due giorni.


giovedì 21 ottobre 2010

Crema al burro e latte condensato



Dio, o forse sarebbe meglio dire Allah visto dove mi trovo, solo sa quanto ci ho messo ad avere questa ricetta.
Le detentrice, una signora russa che per un periodo ha vissuto da queste parti, non mi diceva mai espressamente di no, peccato si divertisse molto a darmi indicazioni vaghe e francamente cosi' confusionarie da risultare errate, sempre con un sorrisino sadico che mi irritava parecchio.
Ora, non capiro' mai cosa spinga qualcuno ad essere tanto gelosi di una ricetta da non poterla condividere con nessuno. O meglio lo capisco se vi chiamate Heinz Beck e la ricetta in questione e' cio' per cui tanta gente viene al vostro ristorante ogni giorno, ma in caso contrario?
Eppure il mondo e' pieno di non solo chi le ricette non le da', ma le da' appositamente sbagliate, o peggio ancora, come mi accadde una volta con una signora libanese che si, quel dolce era una antica e preziosa ricetta di famiglia ma per, diciamo, 50 euro avrebbe potuto dimenticarlo...
Nel caso di questa crema, o meglio di tutto il dolce che poi questa crema contiene, la biblica epopea ha avuto luogo in circa sei mesi. Credo la signora si sia molto divertita il giorno in cui mi ha detto semplicemente di mescolare burro e latte condensato, dimenticando il piccolissimo particolare del procedimento che fa la differenza tra un miscuglio semiliquido finito nel lavandino e la crema lussuriosa che vedete in foto...
Fino al giorno che Allah deve avere rivolto il suo sguardo misericordioso da queste parti e deciso che si, la crema alla fine me la meritavo :-)
Metto un piede a casa dal lavoro e gia' sento il telefono che suona. E' lei con il suo inconfondibile e graziosissimo accento russo, ma con una voce concitata che di solito non le appartiene.
Stefania, puoi prestarmi le fruste elettriche? Le mie si sono appena rotte e non so come fare...
Avete presente quando nei film appaiono sulle spalle del protagonista davanti ad una scelta complicata un diavolo ed un angelo contemporaneamente a dare opposti consigli?
Beh, vi giuro che sulla mia, di spalla, mi e' sembrato di vederli per davvero, i due, e credo che quello con le corna e vestito di rosso abbia avuto leggermente la meglio quando ho risposto certo, te le porto subito, omettendo il piccolissimo particolare che non mi sarei mossa da quella cucina nemmeno se minacciata con le armi.
Sospettavo a cosa le servissero, dato che ero tra gli invitati alla cena che avrebbe dato da li' a poche ore e quel dolce mi era stato promesso.
Quindi in un lampo mi sono precipitata alla sua porta e con malcelato sadismo l'ho attentamente guardata preparare il tutto, e pesare accuratamente gli ingredienti. Eureka. Habemus crema.
Non credevo ai miei occhi, avendo per tanto tempo dubitato che potesse essere possibile che contenesse solo due ingredienti. Eppure non solo funziona, ma e' di una bonta', di una goduria, che a mio giudizio non ha pari, e cosi' versatile da meritare un post tutto per se'.
La signora non ha fatto una piega, ed io non ho detto una parola.
Nemmeno quando le mie fruste elettriche sono saltate in aria, dopo aver finito il lavoro, solo perche' lei le ha accidentalmente attaccate alla presa da 220 V invece che al 110 V...se Parigi e' valsa ben una messa, questa crema vale tutte le fruste elettriche di questo mondo ;-)

Come ho gia' accennato questa crema e' un mix perfetto di sapore e sensazioni. Puo' essere usata per farcire qualunque dolce, non solo quello per cui e' nata e che vedrete presto ;-), e secondo me da' il meglio di se' se non spalmata in strati troppo spessi.
In frigo rassoda parecchio, quindi consiglio di farla poco prima di utilizzarla. Il dolce cosi' farcito puo' aspettare in frigo, ma tiratelo fuori una ventina di minuti prima di servirlo se gradite la crema piuttosto morbida.
Quindi, via libera a tartellette, torte e tutto quello che la gola, o il diavoletto sulla spalla, vi suggeriscono :-)

IMPORTANTE: state andando avanti a sperimentare con le mele? Eh si, perche' alla fine del contest tutte le ricette arrivate faranno parte di un PDF curate niente di meno che da spaz, il geniale grafico che gentilmente ha  proposto di occuparsene. E dato che vorrebbe inserire i vostri post cosi' come sono e non solo le ricette nude e crude, ci serve il vostro permesso.
O meglio, fatemi sapere solo se non volete apparirvi, altrimenti chi tace acconsente ;-)


CREMA AL BURRO E LATTE CONDENSATO ( senza cottura )

una lattina di latte condensato da 397 grammi
250 g di burro freddo

Tagliate il burro freddo a pezzetti piccoli, e cominciate a montare con le fruste elettriche (io faccio nel Kenwood). Questa operazione deve durare circa 10 minuti, non barate, il burro deve montare e diventare quasi bianco, come vedete in questa foto:


Solo a questo punto e con la frusta in funzione cominciare ad aggiungere il latte condensato a poco a poco.
Far andare finche' il composto sara' ben amalgamato e risultera' ben montato, ancora pochi minuti:


Usare subito. I dolci farciti con questa crema e' preferibile che siano tenuti in frigo se intercorrono molte ore dal momento della preparazione a quella di servizio.

NOTE:
- nella coppetta della prima foto la crema e' stata fatta scendere da una sac-a-poche, per far rendere meglio conto della consistenza. Puo' quindi essere usata anche per creare dei decori.

- la ricetta e' semplice, ma non riesce se il burro non e' perfettamente montato, e' l'unico passaggio a cui fare attenzione, e nella mia esperienza il burro monta meglio se ben freddo di frigo.

giovedì 4 febbraio 2010

Trubichky


No...non mi sono messa a scrivere i titoli dei posts in arabo...bensi' in russo!
Questa ricetta viene infatti dalla mia solita amica moscovita, ottima cuoca, che tanto mi fa penare ogni volta per queste benedette dosi...e metti 200g di farina...ah no, scusa, erano 300g...e l'uovo non te l'ho detto?
Insomma a forza di interrogatori degni del KGB, anche i "trubichky" sono saltati fuori.
La parola in russo vuol dire "tubicini", ed e' facile capire perche' si chiamino cosi':  sono dei minicornettini di una pasta f-a-v-o-l-o-s-a, farciti solo di noci tritate e zucchero.
Si offrono dopo cena, con un buon caffe', ma li vedo benissimo per un the pomeridiano.
Provateli, sono di una semplicita' disarmante.

TRUBICHKY

per la pasta
250 g di burro
250g di panna acida
circa 400g di farina

per il ripieno
150 di noci tritate grossolanamente
150g di zucchero

zucchero a velo per la finitura

Lavorare la farina con il burro freddo tagliato a pezzetti, nello stesso modo in cui si fa per la frolla. Unire a questo punto unite la panna acida ( se non la trovate ecco come farla in casaqui ), a poco a poco, impastando con le mani finche' si ottiene un composto liscio e lavorabile. Impastare brevemente, avvolgere in pellicola e far riposare una mezz'ora in frigo.
Intanto preparare il ripieno, mescolando in una ciotola le noci tritate con lo zucchero.
Mi raccomando, che le noci non diventino polvere!
Prendere l'impasto dal frigo, tagliarlo in pezzi e stenderli a circa 3 mm di spessore. Tagliare quindi tanti triangolini ( i miei misurano 8cm di larghezza, 12 di lunghezza) e farcirli con una cucchiaiata abbondante di ripieno:



Quindi arrotolare il cornettino, cercando di far uscire meno ripieno possibile. Abbondate con il ripieno, il gusto e' tutto li'!
Rimettere i cornettini in frigo mezz'ora prima del forno, e' importante.
Cuocerli quindi in forno preriscaldato a 200 gradi, per circa 20 minuti, poi regolatevi un po' con il vostro forno.
Rimangono pallidini, e' cosi' che devono essere. Servire freddi, spolverizzati con zucchero a velo.

NOTE:
- la pasta cruda puo' essere surgelata

- i cornetti formati e non cotti durano anche due giorni in frigo!

- i cornetti cotti durano tranquillamente diversi giorni in una scatola di latta.
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