lunedì 4 dicembre 2017

Cuori alle mandorle



Voi leggete, io volo.
O meglio noi voliamo: perchè con la sottoscritta anche l'augusto consorte e Macchia partono definitivamente dal deserto in cui questo blog è nato.
Se come si dice è il viaggio la vera avventura lo sarà certamente per noi tre oggi: 400 km di macchina, due ore di aereo più attese varie ci faranno sbarcare oltre 1500 km più lontani.
Sempre Arabia, sempre araba rimango.
Felice, lo spero.
Che se qualcuno mi avesse detto, anni fa, che mi sarebbe dispiaciuto lasciare la cittadina, o meglio dire lo sgraziato agglomerato urbano nato attorno ad una grande raffineria nel mezzo del nulla non ci avrei creduto.
Eppure, qui lascio il bellissimo compound che ci ha ospitato dandoci l'illusione di vivere altrove.
Gite nel deserto e salti sulle dune in fuoristrada di cui uno epocale dopo il quale ancora mi chiedo come sia stato possibile uscirne tutti interi.
Quella volta che la strada sulla montagna era larga esattamente quanto la macchina, e dall'altra parte lo strapiombo mi faceva tenere gli occhi fissi davanti pregando che finisse in fretta.
Giornate su spiagge vuote, bianche ed inaccessibili a tutti tranne al mio consorte che non so come si ricordava sempre quando andava lasciata la strada per buttarsi a sinistra nel nulla e spuntava davanti per magia, e la comitiva ogni volta non credeva ci saremmo arrivati sul serio.
O che avesse davvero preso un tonno, la volta che ci riuscì solo col fucile subacqueo.
Quel viaggio magnifico a Madein Saleh, e non ci volevo nemmeno andare perchè 6 ore di macchina su per le montagne con due macchine di amici non mi sembravano il massimo della sicurezza, visto che per la metà non ha preso il cellulare e per l'altra metà pure il GPS ha alzato le mani dicendoci "dove diamine siete finiti se manco vi rilevo col satellite".
Centinaia e centinaia di visi, decine di nazionalità ed altrettante lingue ed accenti.
Incontri che mi porto dietro, altri che mi lascio alle spalle volentieri.
Ricordi di risate, serate, qualche follia che mai vedrà queste pagine ed amici per la vita.
Un paio di eventi drammatici e spaventosi, che però provare a scriverne mi fa ancora salire l'ansia per cui niente,  magari un giorno.
I tramonti più belli del mondo, anche se l'augusto consorte li guarda sempre annoiato ovunque siamo (e intendo dalle Maldive alla Polinesia) dicendo sempre che sono tutti uguali a quelli della sua Livorno.
Una cucina da sessanta, e ripeto sessanta metri quadrati: irripetibile fortuna per una foodblogger, e per il porto di mare che è stata la mia casa.
Perchè una cosa splendida della vita expat è che si guadagna un po' di quell'atteggiamento easy going  tipico di altre culture, sebbene io la tovaglia sulla tavola la metta anche se dobbiamo mangiarci con le mani e tanti amici i falafel comprati sulla strada.
Ti annoi lì?
La domanda assurda che mi sono sentita rivolgere dall'Italia con più frequenza.
E la mia risposta sempre uguale: magari!
La vita nel nulla va un po' creata, l'ho raccontato spesso, e non capita a meno che non ve la cerchiate.
Ho insegnato per anni in una scuola internazionale, con la grande soddisfazione di rispondere no, inglese a chiunque mi chiedesse se insegnavo italiano.
Ho studiato e sono diventata Certified Proctor for SAT test, e ho quindi supervisionato ed amministrato i temibili SAT test nella scuola di cui sopra.
Sono diventata istruttrice certificata di Functional Training e Personal Trainer, perchè quello che era un hobby amatissimo potesse diventare un'occupazione.
Ed ovvio, ho tenuto lezioni di cucina per stranieri fino quasi all'ultimo giorno di permanenza.
La ricetta più richiesta, la focaccia Locatelli.
Un caldo tremendo, stupendo.
Le immersioni, gli squali, i delfini.
I cammelli, e lo so che sono dromedari.
Le strade senza nome, senza numero e senza asfalto.
La luce presto la mattina.
La sabbia.
E sopra ogni cosa le storie di cui questo blog è pieno.
E quelle di cui non è pieno perchè ho visto cose che voi umani...
Quindi se vi va, oggi incrociate le dita per me.
Che ci siano nella mia vita tante nuove storie da raccontare.
E che siano tutte belle :)



L'ultima ricetta dalla vecchia casa non a caso...un cuore.
E non a caso un biscotto di una bontà inaudita sempre colpa di quella solita criminale della mia amica Lu che me ne aveva parlato addirittura la scorsa estate dopo averli provati per lo Starbooks  (i suoi perfetti, i miei ciccioni :D e quindi mi aveva consentito di procurarmi la farina corretta per la loro realizzazione.
Fateli e regalateli per Natale: vi vorranno tutti bene!!!



ALMOND-RYE HEART COOKIES
per circa 20 pezzi
da A New Way to Bake di Martha Stewart 


70 gr di mandorle sgusciate e pelate
60 gr di farina di segale bianca (vedere la nota)
60 gr di farina 0
la punta di un cucchiaino di sale
la punta di un cucchiaino  di cannella in polvere
113 gr di burro a temperatura ambiente
60 gr di zucchero a velo, più altro per spolverizzare
1 tuorlo grande
 la punta di un cucchiaino di aroma di mandorle


Tostare le mandorle in forno preriscaldato a 180 gradi per circa dieci minuti, ma controllando perchè potrebbe volerci meno tempo. Sfornare e lasciar raffreddare completamente.
Nel robot con le lame mettere quindi le due farine e le mandorle ormai fredde e frullando solo a scatti per non surriscaldare il composto ridurre a polvere. Unire quindi sale e cannella, sempre frullando SOLO a scatti. Meno tempo ci mettete, meglio è!
A parte, usando le fruste elettriche, sbattere il burro con lo zucchero per qualche minuto, finchè il composto sarà soffice, chiaro e montato. Unire quindi tuorlo e aroma di mandorle frullando ancora un attimo.
Quindi usando sempre le fruste ma a bassa velocità unire il composto di farina e mandorla, giusto per amalgamare.
Il composto sarà molto morbido, metterlo quindi in frigo una decina di minuti.
Dopodichè prelevare un cucchiaio di impasto, lavorarlo tra le mani a formare un salsicciotto di circa 18 cm e largo circa mezzo (così dice la ricetta, i miei sono un po' più spessi e vengono bene lo stesso).
Appoggiare il salsicciotto sulla teglia coperta con carta forno e modellarlo a cuore.
Procedere finchè non finisce l'impasto e mettere la teglia in frigo una ventina di minuti (tengono meglio la forma così) oppure in freezer per dieci.
Cuocere a 180 gradi per circa 17 minuti, ruotando la teglia a metà cottura.
Dovranno risultare dorati.
Sfornare e trasferire la teglia su una gratella per far raffreddare i biscotti: non toccateli assolutamente per ora, si romperebbero.
Prima di servire cospargere con zucchero a velo.


NOTE

- la farina di segale bianca NON è la farina di segale che trovate comunemente al super, che infatti è più scura ;) in Italia l'ho trovata da Eataly, che vende anche on line. E' essenziale per la riuscita della ricetta e non sostituibile.

- i biscotti, specie se molto sottili, possono risultare fragili quindi attenti a maneggiarli.

- si conservano anche 4-5 giorni chiusi in una scatola di latta.

- la quantità di biscotti ottenuta dipende ovviamente dalle dimensioni dei salsicciotti. I miei sono più ciccioni :D quindi me n'è venuto qualcuno meno di quanto indicato nella ricetta originale.